Ore a piedi: 4,55
Difficoltà: E - Escursionistico
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
Questo ampio anello escursionistico parte dalla Val di Nos, poco sopra Gallio, e attraversa alcuni degli ambienti più interessanti dell'Altopiano dei Sette Comuni. Il percorso risale la valle fino alle dorsali del Monte Cimon e del Monte Baldo, alternando boschi, pascoli e ampi panorami, ma soprattutto numerose testimonianze della Prima Guerra Mondiale: trincee, vecchie strade militari, resti di baraccamenti e l'ex cimitero militare della Val di Nos.
Dal parcheggio dell'area attrezzata si può seguire direttamente la strada bianca oppure, come in questo caso, utilizzare per il primo tratto il percorso didattico della Val di Nos, che permette di entrare subito nel bosco evitando la strada.
Ingresso del percorso didattico della Val di Nos a Gallio
Sentiero didattico nel bosco della Val di Nos
Uscita del percorso didattico sulla strada della Val di Nos
Raggiunta nuovamente la strada principale, si gira a destra e si risale la valle con pendenza regolare. Il fondo è comodo e il percorso rimane a lungo immerso nel bosco. In alcuni punti la vegetazione si apre lasciando intravedere i versanti che racchiudono la Val di Nos.
Sulla sinistra della strada si incontra un grosso masso sul quale sono incise due croci, visibili su facce differenti. Poco distante si trova anche un piccolo manufatto in pietra di forma quasi circolare, probabilmente una vecchia calchera.
Masso con due croci incise lungo la Val di Nos
Probabile vecchia calchera lungo la Val di Nos
Strada forestale nella parte alta della Val di Nos
Continuando a salire, la strada raggiunge un tratto più aperto e quasi pianeggiante. Sulla destra si trova l'ex cimitero militare di Val di Nos: oggi rimangono la croce lignea con la targa commemorativa, alcuni tratti del basso muro perimetrale e leggere depressioni nel terreno che lasciano ancora intuire l'ordinamento delle sepolture.
Poco oltre, nel bosco a sinistra della strada, è visibile anche un vecchio manufatto in calcestruzzo, probabilmente utilizzato come vasca per l'acqua.
Resti dell'ex cimitero militare della Val di Nos
Croce lignea dell'ex cimitero militare della Val di Nos
Dopo il cimitero la salita riprende più decisa, ma il tratto ripido è relativamente breve. Superati alcuni tornanti si raggiunge un importante incrocio a quattro vie: a sinistra si sale verso il Monte Zebio, mentre proseguendo diritti si raggiunge Casara Busette. Il nostro percorso svolta invece a destra.
La strada continua con altri tornanti nel bosco. Alcuni affioramenti rocciosi a lato della carreggiata assumono forme particolari e, salendo, alle conifere si mescolano sempre più faggi, rendendo questo tratto particolarmente suggestivo nel periodo autunnale.
Segnaletica al bivio per Casara Busette e Monte Zebio
Panorama sulla Val di Nos durante la salita
Affioramenti rocciosi lungo la strada forestale
La strada termina su un'altra forestale: si prende a destra seguendo le indicazioni verso Monte Baldo, Croce di Ongara e Gallio lungo il sentiero 850. Nei pressi dell'incrocio si incontrano alcune sculture in legno. Poco dopo una trincea attraversa chiaramente il terreno: è una delle prime tracce evidenti della Grande Guerra che accompagneranno buona parte del percorso successivo.
Si rimane sulla strada principale, prima in leggera discesa e poi nuovamente in salita, incontrando resti di murature e altre piccole testimonianze lungo il cammino. A un bivio si lascia infine la strada più larga e si segue il percorso erboso indicato verso Monte Baldo e Croce di Ongara.
Segnaletica del sentiero 850 verso Monte Baldo e Croce di Ongara
Scultura lignea nei pressi dell'incrocio
Trincea della Prima Guerra Mondiale lungo il percorso
Resti di murature militari nel bosco
Bivio dove si lascia la strada forestale verso Monte Baldo e Croce di Ongara
Il sentiero sale nel bosco lungo quella che conserva chiaramente l'aspetto di una vecchia strada militare. Ai lati compaiono muretti, resti di baraccamenti e piccole opere ormai quasi completamente assorbite dalla vegetazione.
Usciti dal bosco il paesaggio cambia: si attraversano prati e pascoli e il panorama inizia ad aprirsi sull'Altopiano. Si continua sulla traccia erbosa fino al bivio per l'osservatorio di Monte Cimon.
Sentiero erboso nel bosco verso Monte Cimon
Vecchia strada militare nel bosco
Panorama dai pascoli nella parte alta dell'itinerario
Lungo la deviazione che porta all'osservatorio sono ben visibili lunghi tratti di trincea. In più punti l'andamento spezzato del trinceramento mostra le caratteristiche traverse, realizzate per limitare la propagazione delle schegge e degli effetti delle esplosioni all'interno della linea.
Indicazioni per l'osservatorio di Monte Cimon
Panorama verso le Melette e Monte Fior dal Monte Cimon
Resti di trincea nei pressi dell'osservatorio di Monte Cimon
L'osservatorio di Monte Cimon occupa una posizione dominante dalla quale si possono osservare la conca di Asiago, la Val di Nos e, sul versante opposto, il Monte Zebio. Anche attorno all'osservatorio rimangono evidenti trincee e altre opere militari, testimonianza dell'importanza strategica di questa dorsale durante la Grande Guerra.
Osservatorio militare di Monte Cimon
Panorama sulla conca di Asiago dall'osservatorio di Monte Cimon
Vista sulla Val di Nos e sul Monte Zebio dal Monte Cimon
Pannello panoramico dell'osservatorio di Monte Cimon
Si ritorna per lo stesso sentiero fino al bivio precedente e si prosegue a destra verso la zona del monumento dedicato a Papa Giovanni Paolo II. Il luogo è aperto e panoramico; poco sotto il monumento meritano attenzione anche i curiosi affioramenti di roccia stratificata che emergono dai prati.
Targa del monumento dedicato a Papa Giovanni Paolo II
Monumento a Papa Giovanni Paolo II con panorama sull'Altopiano
Affioramenti di roccia stratificata nei pascoli presso il monumento
Dal monumento si riprende la strada sulla dorsale. A un all'incrocio si tiene la destra e, poco più avanti, si abbandona per un tratto la strada principale seguendo una traccia che sale sui prati. Anche qui il terreno conserva numerose depressioni, trincee e postazioni della Prima Guerra Mondiale.
Il percorso segue quindi l'ampia dorsale erbosa, molto panoramica, per poi ricongiungersi alla strada che porta verso Malga Longara Davanti.
Deviazione dalla strada verso la dorsale erbosa
Postazione e trincea sulla dorsale del Monte Baldo
Resti di trincee della Grande Guerra nei pascoli del Monte Baldo
Prima di raggiungere la malga si incontra una curiosa piccola biblioteca ricavata in un tronco scolpito, con una panchina accanto. Poco dopo si arriva a Malga Longara Davanti e si continua sulla strada in discesa.
Piccola biblioteca ricavata in un tronco lungo il percorso
Malga Longara Davanti sull'Altopiano dei Sette Comuni
Al tornante successivo si lascia la strada e si imbocca sulla destra il sentiero 850B in direzione Gallio. Da questo punto inizia la parte più impegnativa della discesa.
Segnaletica del sentiero CAI 850B verso Gallio
Il sentiero 850B entra nel bosco seguendo inizialmente una vecchia strada forestale. Il fondo è molto sconnesso e in più punti segnato dall'acqua e dal passaggio dei mezzi forestali. Più in basso la strada si restringe fino a diventare un vero sentiero; alcuni tratti corrono direttamente sugli affioramenti rocciosi e richiedono attenzione, soprattutto in discesa.
La traccia non è sempre evidente. I segnavia bianco-rossi aiutano a mantenere la direzione, ma nei tratti interessati dai lavori forestali è opportuno seguire con attenzione la segnaletica e la traccia GPS.
Sentiero 850B sulla roccia affiorante durante la discesa verso Gallio
Bivio dove il sentiero 850B lascia la strada forestale
Tratto sconnesso del sentiero 850B nel bosco
Uscendo progressivamente dal bosco si apre la vista sulla conca di Gallio. Si raggiunge la località Le Tese, dove rimangono anche alcuni vecchi ruderi, e si continua a scendere lungo il sentiero 850B verso le prime abitazioni di Xebbo.
Panorama sulla conca di Gallio durante la discesa
Vecchi ruderi in località Le Tese
Panorama sulla località Xebbo
Superate le case, una stradina porta alla viabilità asfaltata. Si gira a destra e si scende fino a incontrare, sulla sinistra, un capitello datato 1957. Dalla parte opposta della strada si prosegue su una via più piccola caratterizzata dai tradizionali stoan platten, le lastre di pietra utilizzate un tempo per delimitare terreni e proprietà sull'Altopiano.
Capitello del 1957 nella località di Xebbo
Strada con gli stoan platten nei pressi di Xebbo
Al termine della strada asfaltata si prosegue a sinistra su un sentiero erboso.
Segnaletica sopra Xebbo per il rientro verso la Val di Nos
Rientrati nel bosco, il percorso torna a salire dolcemente. Al primo bivio bisogna tenere la destra: il ramo a sinistra può trarre in inganno, ma non è il percorso corretto. Più avanti si continua diritti seguendo le indicazioni per Val di Nos.
Panorama sulla località Xebbo durante il rientro
Bivio nel bosco con indicazioni verso la Val di Nos
Il sentiero confluisce infine sulla strada bianca principale. Qui si gira a destra e si segue comodamente la forestale fino all'area attrezzata della Val di Nos e al punto di partenza.
Ultimo tratto nel bosco verso l'area attrezzata della Val di Nos
Si conclude così un anello piuttosto lungo e vario, interessante non solo per i panorami e gli ambienti attraversati, ma soprattutto per il continuo incontro con le testimonianze della Grande Guerra. La parte alta tra Monte Cimon e Monte Baldo è sicuramente la più panoramica, mentre il sentiero 850B richiede maggiore attenzione per il fondo sconnesso e per alcuni tratti in cui la traccia è meno evidente.
Come si raggiunge:
Da Gallio (VI) si procede in direzione Asiago e alla rotatoria si esce alla terza uscita in via Rotz verso contrada Zebbo (Xebbo). Si rimane su via Ragazzi del Duemila fino al parcheggio.
Area pic-nic nei pressi del parcheggio
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Anello Val di Nos – Monte Cimon – Monte Baldo
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago |
Provincia / Comune: | Vicenza / Gallio |
Categoria: | Montagne, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra |
Tipologia: | Paesaggistico, Storico, Panoramico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.931349 - 11.535934 (45°55'52" N - 11°32'9" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.905882 - 11.530366 (45°54'21" N - 11°31'49" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1162 |
Altitudine di arrivo (m): | 1688 |
Altitudine minima (m): | 1138 |
Altitudine massima (m): | 1697 |
Dislivello (m): | 610 |
Difficoltà del percorso: | E - Escursionistico |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 4 ore 55 minuti |
Km totali: | 16,10 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Percorso ad anello |
Natura e Ambiente:
La Val di Nos è una valle di origine glaciale. Lungo il percorso si osservano affioramenti rocciosi, depositi morenici e massi erratici, mentre i versanti sono coperti soprattutto da estesi boschi di conifere. Salendo di quota compaiono anche numerosi faggi, che in autunno aggiungono colori molto diversi al bosco.
Nella parte alta il paesaggio forestale lascia spazio ai pascoli e alle dorsali erbose del Monte Ongara. Gli affioramenti calcarei, spesso stratificati in forme particolari, diventano uno degli elementi più caratteristici del paesaggio, soprattutto nei pressi del monumento a Papa Giovanni Paolo II e lungo la discesa verso Le Tese.
Storia:
La Val di Nos conserva numerose testimonianze della Prima Guerra Mondiale. L'ex cimitero militare, oggi riconoscibile dalla croce lignea e dai resti del muro perimetrale, fu utilizzato negli anni del conflitto e nel primo dopoguerra. Nel 1923 risultavano sepolti qui 1.646 militari italiani e 485 austro-ungarici. Il luogo era inserito lungo la catena di sgombero sanitario proveniente dal fronte e divenne noto localmente anche come “Cimitero dei Turchi”, per la presenza di militari bosniaci dell'esercito austro-ungarico. Negli anni successivi le salme furono trasferite nei grandi sacrari e cimiteri militari dell'Altopiano.
Più in alto il percorso entra in una zona fittamente organizzata durante il conflitto con strade militari, trincee, camminamenti, ricoveri e postazioni. L'osservatorio di Monte Cimon faceva parte del sistema difensivo italiano contrapposto alla linea austro-ungarica della Winterstellung. La posizione permetteva di controllare la Val di Nos, il settore del Monte Zebio e gran parte della conca di Asiago. L'opera è stata ripulita dalla vegetazione e consolidata nel 2014.
Nella parte alta dell'anello si incontra inoltre il monumento che ricorda la visita di Papa Giovanni Paolo II sull'Altopiano nel 1988.
Data visita: 03/10/2026
Data pubblicazione: 17 Ottobre 2026
Autore: Corrado De Zanche