Ore a piedi: 2,00
Difficoltà: EE - Escursionisti Esperti
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
L'escursione da Campomulo al Labirinto Brustolà di Monte Fiara, sull'Altopiano dei Sette Comuni, nel territorio di Gallio (Vicenza), è un itinerario ad anello che unisce natura, ambienti rocciosi e testimonianze della Prima Guerra Mondiale. Il percorso parte dal Rifugio Campomulo e attraversa boschi e vecchie postazioni militari fino a raggiungere uno spettacolare labirinto naturale formato da strette fessure e alte pareti di roccia.
Questo anello rappresenta un'alternativa più lunga rispetto al percorso Labirinto Brustolà di Monte Fiara e permette di scoprire anche numerose testimonianze della Grande Guerra presenti lungo il sentiero.
Nonostante la lunghezza contenuta, il percorso presenta alcuni passaggi impegnativi all'interno del labirinto, dove è necessario aiutarsi con le mani per superare gli ostacoli. Per questo motivo l'escursione è indicata a escursionisti esperti.
Si parte dal parcheggio del Rifugio Campomulo, salendo lungo la strada bianca in direzione sud-ovest.
Inizio del percorso dal Rifugio Campomulo verso il Monte Fiara
Al primo e al secondo incrocio si prosegue a destra, seguendo le indicazioni per Malga Fiara.
Primo incrocio da Campomulo: proseguire a destra verso Malga Fiara
Secondo incrocio: seguire a destra le indicazioni per Malga Fiara
Superata la caratteristica installazione a forma di cuore, si imbocca il sentiero sulla destra, seguendo sempre le indicazioni per Malga Fiara e Rifugio Campomuletto.
Installazione a forma di cuore lungo la strada da Campomulo
Inizio del sentiero per Malga Fiara e Rifugio Campomuletto
Già all'inizio del sentiero si incontrano numerose trincee della Prima Guerra Mondiale, sia a destra che a sinistra, che ci accompagneranno per un lungo tratto del percorso.
Resti di trincee della Grande Guerra lungo il sentiero del Monte Fiara
Trincee militari nel bosco lungo il percorso verso il Labirinto Brustolà
Lungo il cammino si incontrano anche i resti di altre strutture militari, tra cui vecchi baraccamenti che testimoniano l'intensa presenza di soldati in questa zona durante la Grande Guerra.
Resti di baraccamenti militari della Prima Guerra Mondiale sul Monte Fiara
Altri resti di strutture e baraccamenti militari nel bosco
Dopo una faticosa salita, il sentiero compie una brusca svolta a destra. Questo passaggio è poco evidente e bisogna prestare attenzione: il segnavia bianco-rosso si trova su un albero piuttosto distante e potrebbe non essere immediatamente visibile.
Bivio poco segnalato lungo la salita al Monte Fiara: svoltare a destra
Dettaglio del bivio e del sentiero da seguire verso il Labirinto Brustolà
Superato questo punto, si raggiunge in breve tempo una grande parete rocciosa, dove inizia il Labirinto Brustolà. Da qui bisogna abbandonare il sentiero segnato in bianco-rosso e seguire i punti azzurri dipinti sulle rocce, che indicano il percorso attraverso il labirinto.
Grande parete rocciosa che segna l'inizio del Labirinto Brustolà
Percorso tra le rocce verso l'ingresso del Labirinto Brustolà
Avvicinamento all'ingresso del labirinto naturale del Monte Fiara
Attenzione: all'interno del labirinto alcuni passaggi sono stretti e impegnativi. In diversi punti è necessario superare ostacoli rocciosi aiutandosi con le mani. Occorre quindi procedere con prudenza, soprattutto in presenza di rocce bagnate o scivolose.
L'ingresso è una stretta fessura nella roccia, così angusta che per attraversarla bisogna togliersi lo zaino.
Stretta apertura nella roccia a destra che conduce al Labirinto Brustolà
Ingresso del Labirinto Brustolà di Monte Fiara tra alte pareti rocciose
Stretto passaggio tra le pareti rocciose del Labirinto Brustolà
Interno del labirinto naturale tra grandi blocchi di roccia
Uno dei punti più suggestivi si trova poco oltre la deviazione indicata da un punto azzurro, che farebbe invece proseguire a destra. Vale la pena osservare questo ambiente straordinario: due altissime pareti rocciose si innalzano ai lati di uno stretto passaggio, facendoci sentire davvero piccoli di fronte alla montagna!
Imponenti pareti verticali all'interno del Labirinto Brustolà di Monte Fiara
Superata la prima parte, si esce temporaneamente dal labirinto per poi rientrare in altri ambienti rocciosi, più ampi e simili a grandi stanze naturali.
Qui si incontrano anche interessanti testimonianze della Prima Guerra Mondiale, tra cui una galleria scavata nella roccia che permetteva di raggiungere le trincee soprastanti. Altri particolari presenti nella zona fanno pensare che questi ambienti siano stati utilizzati anche come ricoveri o postazioni militari.
Tratto esterno tra i diversi ambienti del Labirinto Brustolà
Ambienti rocciosi e passaggi all'interno del labirinto di Monte Fiara
Dettagli delle cavità e delle pareti rocciose del Labirinto Brustolà
Il percorso attraverso il labirinto termina con una scalinata che permette di uscire dalla zona rocciosa e riprendere il sentiero nel bosco.
Scalinata di uscita dal Labirinto Brustolà
Gradini nel tratto finale del labirinto roccioso di Monte Fiara
Rientrati nel bosco, il sentiero scende con una pendenza abbastanza accentuata. Non ci sono molti riferimenti, ma il tracciato è abbastanza evidente e facile da seguire.
Terminata la discesa si raggiunge una strada forestale, dove si svolta a destra.
Uscita dal sentiero nel bosco e raccordo con la strada forestale
Strada forestale da seguire a destra per rientrare verso Campomulo
Si continua lungo la strada forestale, evitando così di percorrere la strada principale aperta al traffico automobilistico.
Quando si arriva poco sopra il secondo tornante della strada asfaltata, il nostro percorso si ricongiunge alla strada e prosegue dritto, in uscita dal tornante.
Raccordo con la strada asfaltata nei pressi del secondo tornante verso Campomulo
Dopo una decina di metri si imbocca il sentiero che scende sulla sinistra e lo si segue fino al rifugio.
Strada in uscita dal secondo tornante prima della deviazione a sinistra
Sentiero di discesa verso il Rifugio Campomulo
Tratto finale del sentiero di rientro a Campomulo
Poco sopra il Rifugio Campomulo si incontrano altre testimonianze della Grande Guerra: i resti di un ex cimitero militare, zone dove sorgevano baraccamenti e alcuni ricoveri scavati nella roccia.
Resti dell'ex cimitero militare della Prima Guerra Mondiale sopra Campomulo
Ricoveri militari in caverna nei pressi del Rifugio Campomulo
Arrivo al Rifugio Campomulo e al parcheggio, punto di partenza dell'escursione
Si conclude così un itinerario particolarmente interessante, che in pochi chilometri permette di scoprire due aspetti molto diversi del Monte Fiara: le spettacolari formazioni rocciose del Labirinto Brustolà e le numerose testimonianze lasciate dalla Prima Guerra Mondiale.
Un'escursione affascinante, nella quale la bellezza della natura si intreccia continuamente con la storia dell'Altopiano dei Sette Comuni. Il percorso richiede però attenzione e una buona esperienza escursionistica, soprattutto nell'attraversamento del labirinto.
Come si raggiunge:
Da Gallio (VI) in direzione di Enego, dopo circa 300 metri sulla sinistra troverete le indicazioni per Melette/Campomulo. Si parcheggia nell'area del rifugio.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Campomulo - Labirinto Brustolà
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago |
Provincia / Comune: | Vicenza / Gallio |
Categoria: | Montagne, Grotte e Voragini, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra |
Tipologia: | Naturalistico, Storico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.947600 - 11.548090 (45°56'51" N - 11°32'53" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.939141 - 11.550857 (45°56'20" N - 11°33'3" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1528 |
Altitudine di arrivo (m): | 1760 |
Dislivello (m): | 250 |
Difficoltà del percorso: | EE - Escursionisti Esperti |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 2 ore |
Km totali: | 4,60 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Percorso ad anello |
Natura e Ambiente:
IL LABIRINTO BRUSTOLÀ E LA SUA ORIGINE GEOLOGICA
Il Labirinto Brustolà, conosciuto anche come Labirinto di Costa Brustolà, è una delle formazioni rocciose più particolari dell'Altopiano dei Sette Comuni. Si presenta come un intricato insieme di stretti corridoi, profonde fenditure e ambienti racchiusi tra alte pareti di roccia, tanto da ricordare un vero e proprio labirinto naturale.
La sua formazione è legata ai fenomeni carsici che caratterizzano gran parte dell'Altopiano. Le rocce calcaree, formatesi milioni di anni fa dall'accumulo di sedimenti in antichi ambienti marini, sono lentamente trasformate dall'azione dell'acqua.
L'acqua piovana, resa leggermente acida dall'anidride carbonica presente nell'atmosfera e nel terreno, penetra nelle fratture della roccia e ne dissolve lentamente il carbonato di calcio. Nel corso di tempi geologici molto lunghi, questo processo può allargare progressivamente le fessure, dando origine a profonde spaccature e passaggi tra grandi blocchi rocciosi.
È probabile che anche nel Labirinto Brustolà l'acqua abbia agito su un sistema di fratture preesistenti, modellando progressivamente le pareti e creando gli ambienti che possiamo osservare oggi. La precisa evoluzione geologica di questo particolare labirinto richiederebbe tuttavia uno studio specifico.
Non si tratta quindi di un canyon scavato da un torrente, ma di un ambiente roccioso nel quale le fratture e la dissoluzione carsica hanno avuto un ruolo fondamentale.
La vegetazione contribuisce a rendere questo luogo ancora più suggestivo. All'interno delle fessure, dove la luce arriva con difficoltà e l'umidità può mantenersi più a lungo, si creano condizioni differenti rispetto alle zone esterne, favorendo la presenza di muschi e altre piante adatte agli ambienti ombrosi.
Durante la Prima Guerra Mondiale alcune di queste conformazioni naturali furono sfruttate e modificate dai soldati per realizzare ripari, trincee e collegamenti tra le postazioni. Il risultato è un ambiente dove le opere dell'uomo si inseriscono in una struttura naturale molto più antica.
Fonti:
- Montagnando – Labirinto Brustolà di Monte Fiara
- Montagnando – Castelloni San Marco
- Asiago Guide – Escursione geologica al Brustolà
Storia:
(tratta dai tabelloni in loco)
CAMPO MULO
La valle di Campo Mulo e in particolare la sua testata si trovarono al centro di importanti operazioni belliche nel triennio 1916-1918. Caduta in mani austriache al momento dell'offensiva di primavera del 1916, tornò in quelle italiane in seguito alla controffensiva del giugno, trasformandosi in un importante centro di retrovie che riforniva un fronte estremamente vasto, che andava inizialmente dallo Zebio alla Caldiera. Nuovamente occupato dai reparti imperial-regi nel novembre 1917, servi da base ai Kaiserjaeger per i combattimenti che all'inizio di dicembre li portarono alla conquista di Monte Zomo ai danni dei fanti della Brigata "Liguria". Fino al termine del conflitto svolse poi la funzione di importante base avanzata per la fallita "operazione Radetzky" del giugno 1918 e per l'ultima difesa delle linee austriache sull'Altopiano nei giorni di Vittorio Veneto. Ernst Wissaupt, nella sua storia "ufficiale" dei reggimenti Kaiserjaeger tirolesi nel corso della guerra, la ricordava così, dopo la conquista del nodo delle Melette: "Poi i battaglioni della 56a brigata da montagna e con essi i tre battaglioni Kaiserjaeger vennero ritirati dal fronte e fatti ripiegare nella valle di Campo Mulo per riposarsi e ripianare le proprie perdite. Il soggiorno nell'accampamento di baracche delle riserve non era affatto piacevole. In quella zona elevata, quanto mai inospitale, in parte già coperta di neve non c'erano altri ricoveri che pochi gruppi di baracche lasciativi dalle truppe italiane capaci di garantire protezione dal freddo intenso di quelle lunghe notti. Il freddo si faceva sentire tanto più in quanto le truppe mancavano ancora di indumenti caldi.
Gli allontanati per malattia erano davvero numerosi."
Foto storica
MONTE FIARA E COSTA BRUSTOLÀ DURANTE LA GRANDE GUERRA
Durante la Prima Guerra Mondiale anche il Monte Fiara e la vicina Costa Brustolà furono coinvolti nelle operazioni militari che interessarono la parte orientale dell'Altopiano dei Sette Comuni.
Nel maggio 1916, durante la grande offensiva austro-ungarica conosciuta come Strafexpedition, l'avanzata delle truppe imperiali raggiunse anche la zona di Campomulo. Le posizioni del Monte Fiara e di Costa Brustolà assunsero così un'importanza militare nella difesa del settore orientale dell'Altopiano.
Secondo la ricostruzione pubblicata dall'Archivio Storico Galvanin, all'inizio di giugno 1916 il settore compreso tra Costa Alta e Monte Brustolà era presidiato dal 14° Reggimento Bersaglieri e dai battaglioni alpini Val Cenischia e Saccarello.
Le caratteristiche naturali del terreno offrivano possibilità di protezione e occultamento. Ancora oggi, lungo l'itinerario, si incontrano numerose trincee, resti di baraccamenti e ricoveri scavati nella roccia. Anche all'interno del Labirinto Brustolà sono presenti opere che testimoniano l'utilizzo militare della zona.
Nel novembre 1917, dopo la ritirata italiana seguita alla battaglia di Caporetto, le truppe austro-ungariche tornarono a occupare il settore del Monte Fiara e di Campomulo, che rimase coinvolto nelle operazioni militari fino al termine del conflitto.
Fonte: Archivio Storico Galvanin – Gallio nella Grande Guerra 1915-1918.
Data visita: 11/08/2024
Data pubblicazione: 23 Agosto 2024
Ultimo aggiornamento: 08 Ottobre 2026
Autore: Corrado De Zanche