Ore a piedi: 5.15
Difficoltà: EE - Escursionisti Esperti
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
Questo lungo itinerario ad anello sull'Altopiano dei Sette Comuni è un'alternativa al sentiero CAI 833 dei 5 Cimiteri, che collega la Val Galmarara al Monte Zebio. Il percorso proposto parte invece dal Forte Interrotto e attraversa alcuni dei luoghi più significativi della Grande Guerra tra il Monte Mosciagh, il Monte Zebio e la Val Galmarara.
Lungo il cammino si incontrano il Cimitero Mosciagh n. 3, i due cimiteri della Brigata Sassari, Selletta Lussu, la Mina di Scalambron, gli Albi di Pastorile, i Forni di Zingarella, il cimitero austro-ungarico di Val Galmarara e infine i cimiteri Mosciagh n. 1 e n. 2. Un percorso impegnativo, ma particolarmente ricco di testimonianze storiche ancora visibili sul terreno.
Dietro al Forte Interrotto si imbocca la strada che porta direttamente ai cimiteri Mosciagh n. 1 e n. 2 e che utilizzeremo al ritorno. La percorriamo per circa 300 metri, quindi scendiamo a destra seguendo l'indicazione per Tunkelbalt.
Inizio dell'itinerario dietro al Forte Interrotto
Deviazione a destra verso Tunkelbalt
Strada nel bosco lungo il percorso dei cimiteri del Mosciagh
All'incrocio successivo si prosegue in salita a sinistra lungo la strada comunale Restlen.
Incrocio sulla strada comunale Restlen, si sale a sinistra
Dettaglio dell'incrocio lungo la strada Restlen
In località Wassar Gruba proseguiamo dritti seguendo le indicazioni per il Cimitero del Mosciagh. A pochi metri dall'incrocio, nel bosco sulla sinistra, si trovano due lapidi austro-ungariche.
Indicazioni verso il Cimitero del Mosciagh
Lapidi austro-ungariche della Grande Guerra nel bosco del Mosciagh
Dopo circa 200 metri si svolta sulla strada a destra, seguendo l'indicazione per il Cimitero Mosciagh n. 3.
Deviazione a destra verso il Cimitero Mosciagh numero 3
Attenzione all'incrocio successivo, dove è necessario proseguire dritti lungo la strada principale. Il palo della segnaletica è presente, ma manca l'indicazione.
Incrocio non segnalato dove proseguire dritti
Strada principale verso il Cimitero Mosciagh numero 3
Ad un altro incrocio poco evidente continuiamo a destra lungo la strada principale. Sono presenti alcune frecce arancioni che indicano a sinistra e che non dobbiamo seguire. In caso di errore, comunque, il percorso intercetta successivamente il sentiero CAI 833, da seguire verso destra in direzione est.
Incrocio dove mantenere la destra verso il Mosciagh
Proseguendo lungo la strada principale, dopo un ampio curvone verso destra, incontriamo una voragine trasformata in cisterna d'acqua.
Voragine trasformata in cisterna d'acqua sul Monte Mosciagh
Dettaglio della cisterna ricavata nella voragine
Voragine lungo il percorso verso il Cimitero Mosciagh numero 3
La strada diventa più stretta e, superato un tornante, ritroviamo le indicazioni per il cimitero. Da questo punto iniziamo a seguire il sentiero CAI 833.
Tornante lungo il percorso verso il Cimitero Mosciagh numero 3
Indicazioni del sentiero CAI 833 verso il Cimitero del Mosciagh
Raggiungiamo così il Cimitero Mosciagh n. 3, dove riposano 209 soldati dell'esercito austro-ungarico caduti durante la Grande Guerra.
Cimitero austro-ungarico Mosciagh numero 3
Croci del Cimitero Mosciagh numero 3
Cimitero Mosciagh numero 3 sull'Altopiano dei Sette Comuni
Proseguiamo lungo il sentiero e incontriamo una grotta dove una tabella ricorda il tenente Igino Giordani, gravemente ferito in azione sul Monte Mosciagh il 7 luglio 1916, Medaglia d'Argento al Valor Militare e in seguito scrittore, giornalista, deputato e cofondatore del Movimento dei Focolari.
Sentiero CAI 833 dopo il Cimitero Mosciagh numero 3
Grotta della Grande Guerra sul Monte Mosciagh dedicata alla memoria di Igino Giordani
Il sentiero attraversa una strada forestale e poco dopo esce dal bosco.
Attraversamento della strada forestale sul Monte Mosciagh
Sentiero CAI 833 verso il Monte Zebio
In questo tratto i segnali bianco-rossi non sono molto evidenti e il sentiero può confondersi con le tracce lasciate dai mezzi utilizzati per rimuovere gli schianti della tempesta Vaia. È comunque difficile perdersi, ma conviene seguire gli "ometti" di pietra per rimanere sul percorso corretto e poter osservare alcune trincee e postazioni della Grande Guerra.
Ometto di pietra che indica il sentiero verso il Monte Zebio
Postazione militare con vista verso Asiago
Raggiungiamo quindi il bivacco Stalder, ai piedi del Monte Zebio.
Incrocio nei pressi del bivacco Stalder sul Monte Zebio
Bivacco Stalder ai piedi del Monte Zebio
Nei pressi del bivacco, le indicazioni per il cimitero della Brigata Sassari ci portano ad attraversare un piccolo ponte costruito sopra una trincea.
Indicazioni verso il cimitero della Brigata Sassari sul Monte Zebio
Ponticello sopra una trincea della Grande Guerra sul Monte Zebio
Sentiero verso il cimitero della Brigata Sassari
Superato il ponte si raggiunge in breve il primo cimitero della Brigata Sassari. Per approfondimenti: Monte Zebio - Cimitero Brigata Sassari.
Cimitero A della Brigata Sassari sul Monte Zebio
Scendendo ancora incontriamo un secondo cimitero, al momento della nostra visita interessato da lavori di sistemazione.
Cimitero B della Brigata Sassari sul Monte Zebio
Area del secondo cimitero della Brigata Sassari
Dopo la visita ritorniamo sui nostri passi, superiamo nuovamente il primo cimitero e le trincee e raggiungiamo l'incrocio dove prendiamo a sinistra, in direzione del bivacco Stalder e della lapide dedicata alla Brigata Sassari.
Strada tra i due cimiteri della Brigata Sassari
Incrocio dopo il Cimitero A della Brigata Sassari
Lapide dedicata alla Brigata Sassari sul Monte Zebio
Proseguiamo lungo il sentiero che inizia sulla destra della lapide.
Inizio del sentiero a destra del monumento alla Brigata Sassari
Sentiero lungo le posizioni italiane del Monte Zebio
Il sentiero, non segnalato, segue parte della prima linea italiana e conduce alla Selletta Lussu, uno dei luoghi più significativi di questo settore del Monte Zebio.
Resti della prima linea italiana sul Monte Zebio
Selletta Lussu sul Monte Zebio
Trincee e postazioni presso Selletta Lussu
Dalla selletta, in pochi minuti, si raggiunge il monumento che ricorda la tragica esplosione della Mina di Scalambron.
Sentiero da Selletta Lussu verso la Mina di Scalambron
Monumento presso la Mina di Scalambron sul Monte Zebio
Dal monumento proseguiamo in direzione nord-ovest lungo il sentiero CAI 832, dirigendoci verso la cresta del Monte Zebio e gli Albi di Pastorile.
Sentiero CAI 832 verso la cima del Monte Zebio
Vista verso Malga Zebio
Crocetta di Zebio lungo il percorso
Sentiero sulla cresta del Monte Zebio
Percorso lungo il Monte Zebio verso Albi di Pastorile
Sentiero CAI 832 sul Monte Zebio
In corrispondenza del cartello altimetrico di Albi di Pastorile usciamo dal sentiero per pochi metri per raggiungere l'omonima fontanella.
Indicazione di Albi di Pastorile sul Monte Zebio
Fontanella di Albi di Pastorile
Ritorniamo sul sentiero CAI 832 e proseguiamo lungo un tratto pianeggiante, delimitato in parte da un caratteristico muretto.
Sentiero CAI 832 dopo Albi di Pastorile
Muretto lungo il sentiero verso Zingarella
Quando sulla sinistra incontriamo una casetta da caccia e un roccolo, abbandoniamo il sentiero segnalato e prendiamo a sinistra la stradina che conduce alla postazione.
Deviazione a sinistra dal sentiero CAI 832 verso Zingarella
Stradina nei pressi del roccolo verso Zingarella
Dopo circa un centinaio di metri raggiungiamo un altro incrocio, dove proseguiamo a sinistra verso nord. Anche qui alcune frecce arancioni indicano la direzione corretta. Resta il mistero di chi le abbia realizzate, ma questa volta ci sono utili.
Strada verso Zingarella
Percorso nel bosco in direzione Zingarella
Una bella strada nel bosco conduce allo Zingarella, dove giriamo a sinistra in direzione della Val Galmarara. All'incrocio con Casara Zingarella abbandoniamo momentaneamente la strada per visitare i Forni di Zingarella, interessanti testimonianze della logistica austro-ungarica durante la Grande Guerra.
Incrocio dello Zingarella verso Val Galmarara
Forni militari austro-ungarici di Zingarella
Resti dei Forni di Zingarella della Grande Guerra
Superati i forni, il percorso ritorna sulla strada principale, che seguiamo fino all'inizio di una leggera salita. Qui lasciamo nuovamente la strada e prendiamo a sinistra un sentiero, ancora una volta indicato dalle frecce arancioni.
Strada dallo Zingarella verso la Val Galmarara
Deviazione sul sentiero verso la mulattiera militare di Val Galmarara
Il sentiero, ben evidente, inizia a scendere e dopo un tornante raggiunge una vecchia mulattiera militare austro-ungarica. Lungo il tracciato sono ancora visibili diverse opere, resti di costruzioni e grotte. La mulattiera corre quasi parallela alla strada della Val Galmarara, ma circa 100 metri più in alto.
Sentiero verso la mulattiera militare di Val Galmarara
Tratto nel bosco sopra la Val Galmarara
Tornante che conduce alla mulattiera austro-ungarica
Mulattiera militare austro-ungarica sopra la Val Galmarara
Resti di baraccamenti militari lungo la mulattiera
Ad un certo punto compare un cartello con la scritta "ATTENZIONE". Attenzione a cosa? All'albero? Alla strettoia? Procedendo a piedi non è immediato comprenderne il motivo. Forse è rivolto soprattutto alle mountain bike che percorrono questo tratto.
Cartello di attenzione lungo la mulattiera sopra Val Galmarara
Ci ripariamo sotto una roccia per proteggerci da una leggera pioggia e poco dopo scopriamo, forse, il motivo di quei segnali: nonostante l'ambiente e le normative, sul sentiero transitano due moto da cross senza targa. Passate le moto e, soprattutto, terminato l'odore dei gas di scarico, riprendiamo il cammino lungo la mulattiera.
Resti di baraccamenti militari ricavati sotto la roccia
Mulattiera militare verso il cimitero di Val Galmarara
Raggiungiamo infine il cimitero austro-ungarico di Val Galmarara, dove riposano 121 soldati caduti durante la Grande Guerra.
Cimitero austro-ungarico di Val Galmarara
Croci del cimitero militare di Val Galmarara
Cimitero di Val Galmarara sull'Altopiano dei Sette Comuni
Dal cimitero torniamo ad intercettare il sentiero CAI 833 e lo seguiamo in salita verso il Monte Mosciagh.
Incrocio con il sentiero CAI 833 verso il Monte Mosciagh
Per un breve tratto la salita diventa decisamente impegnativa.
Ripida salita sul sentiero CAI 833 verso il Mosciagh
Reperti della Grande Guerra appoggiati su una roccia lungo il percorso
Terminato il sentiero raggiungiamo finalmente la strada che conduce direttamente al Forte Interrotto.
Inizio della strada verso il Forte Interrotto
In pochi minuti arriviamo ai cimiteri Mosciagh n. 1 e n. 2, ultime due importanti testimonianze di questo lungo percorso tra i luoghi della Grande Guerra. Per approfondimenti: Monte Mosciagh.
Cimiteri militari Mosciagh numero 1 e numero 2
Croci dei cimiteri austro-ungarici del Monte Mosciagh
Da qui non resta che proseguire lungo la strada verso il Forte Interrotto. Uno sguardo verso Asiago accompagna l'ultimo tratto dell'itinerario prima di ritornare al punto di partenza, chiudendo un anello lungo e impegnativo che attraversa alcuni dei luoghi più significativi della Grande Guerra sull'Altopiano dei Sette Comuni.
Panorama verso Asiago lungo il ritorno al Forte Interrotto
Come si raggiunge:
Da Camporovere di Roana (VI) si seguono le indicazioni che dal centro del paese portano al Forte Interrotto.
Dopo i primi due tornanti la strada non è più asfaltata.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Percorso ad anello dei 5 cimiteri + 1
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago |
Provincia / Comune: | Vicenza / Asiago |
Categoria: | Montagne, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra |
Tipologia: | Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.931267 - 11.503156 (45°55'52" N - 11°30'11" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.897698 - 11.481428 (45°53'51" N - 11°28'53" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1380 |
Altitudine di arrivo (m): | 1775 |
Dislivello (m): | 655 |
Difficoltà del percorso: | EE - Escursionisti Esperti |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 5 ore 15 minuti |
Km totali: | 15,90 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Percorso ad anello |
Storia:
(tratta dai tabelloni in loco)
SELLETTA LUSSU q.ta 1640 s.l.m.
Tratto da "Un anno sull'Altopiano" di Emilio Lussu pag. 107 - 108.
"... Si era, mi pare, al 16 luglio (1917 ndr). lo avevo ricevuto l'ordine di accompagnare il comandante della 9a in linea e di dargli tutti gli schieramenti necessari alla conoscenza del terreno e delle linee nemiche. Egli era arrivato il giorno in cui era morto Santini e aveva anch'egli, dalle feritoie della nostra trincea, assistito alla sua morte. Ne era rimasto profondamente impressionato."
Dopo una breve scambio di opinioni Emilio Lussu riprende
" - i reticolati sono dappertutto... E' perfettamente inutile che io mi studi il terreno. E' indifferente che si attacchi a sinistra o a destra. E per me è tutt'uno morire a destra oppure a sinistra. Ma se il comandante del battaglione lo desidera, vediamo pure."
"Potevano essere le cinque del pomeriggio. lo intendevo accompagnarlo a destra, nel punto più elevato delle nostre trincee. Di là, si poteva dominare tutto il terreno posto fra le nostre e le trincee nemiche e si vedeva, distintamente, guardando a sinistra verso Monte Interrotto, l'andamento dei reticolati e della trincea, nel punto che la 9a avrebbe dovuto attaccare. V'era là, nella nostra trincea, la feritoia n. 14, la migliore feritoia d'osservazione di tutto il settore. Era stata costruita su una roccia che sporgeva, formando un angolo acuto, verso il nemico. Quella feritoia non era adatta per il terreno che stava di fronte e più a destra verso Casara Zebio, ma, per quanto distante, spiava, più in basso, a sinistra, in alcuni tratti, persino il movimento degli austriaci nella trincea e nei camminamenti. lo vi ero stato quasi tutti i giorni e avevo anche potuto farvi dei rilievi per il comando di reggimento. La nostra trincea, in quel punto era presidiata dalla 12 compagnia. Avevamo già percorso gran parte della linea e ci avvicinavamo al punto più elevato, quando ci venne incontro l'Ufficiale di servizio della 12. Gli chiesi che ci accompagnasse alla feritoia n. 14.
- Di giorno è chiusa, ci rispose. - Non serve più.
Gli austriaci l'hanno individuata, e vi tengono puntato un fucile a cavalletto. Ieri, abbiamo avuto una vedetta uccisa, stamattina una ferita. Il comandante di compagnia ha ordinato di chiuderla con un sasso, di giorno."
Il capitano dopo una vivace discussione volle guardare ugualmente dalla feritoia 14. "Fu questione di pochi secondi. Il capitano era di fronte alla feritoia. Con una mossa rapida, tolse il sasso e guardò. Un colpo di fucile risuonò nell'aria e il capitano cadde a terra. Una pallottola esplosiva gli aveva spezzato la mascella destra, asportandogliela in gran parte."
Tratto da "Fanterie Sarde" di Alfredo Graziani pag. 212 - 213
"Sulla primissima linea una delle nostre feritoie è stata individuata. Una pallottola trapassa alla vedetta, per tutta la sua lunghezza, il braccio destro, dal polso al gomito, scheggiandoglielo. Mordendosi le labbra per non urlare dallo spasimo, il fante si ritira lasciando il fucile infilato nella feritoia ...
... un soldato si piazza alla feritoia, senza che nessuno gli dicesse nulla; dietro di lui il caporale Thiana, di Bortigali, appoggiato alla sua spalla Anedda che cerca di vedere. Guardo la linea, pensando come si è diradata la cortina degli uomini che la difendono; te n'è uno qua, uno là, a distanza di cinque metri uno dall'altro."
… un urlo mi fa voltare dall'altra parte; il soldato che era alla feritoia è riverso per terra e su di lui Thiana pare che dorma, con l'elmetto, forato da parte a parte, calato sugli occhi; e, più in là, Anedda, il povero Anedda, giace, disteso, per il camminamento, con la faccia inondata di sangue. Mi assale un impeto di furore selvaggio e mi viene alle labbra una maledizione che fa fremere d'orrore. Urlo, digrignando i denti, al più vicino, di tappare quella maledetta feritoia e mi chino sui caduti."
Questi brevi tratti di racconti ci riportano alla "famosa" feritoia 14, richiamata anche nel film di G. Rosi "Uomini contro". Da un'attenta lettura delle memorie esistenti e soprattutto dai racconti dei recuperanti, questa feritoia dovrebbe essere stata collocata nei rilievi sopra l'attuale bivacco Stalder dove vi è ancora una caverna/galleria che conserva la scritta "412 sez. mitragliatrici".
Come si evince, da un'analisi del territorio circostante, la Brigata Sassari aveva le trincee ad una quota più bassa rispetto a quelle Austro Ungariche, tanto da dover rinforzare con sacchi a terra e tronchi di legno. Soltanto questo punto poteva garantire le vedute che Emilio Lussu riporta nel suo libro.
In qualche autore è la convinzione che i fatti narrati siano da portare al periodo in cui la Brigata Sassari è stata dislocata sul Carso.
Noi non siamo in grado di dimostrare o accertare fatti e memorie storiche. Lasciamo ai lettori/visitatori ogni giudizio ed interpretazione. Crediamo comunque che, indipendentemente dai luoghi, le suggestive narrazioni riportate meritino una riflessione della vita di trincea vissuta dai soldati e di quanto precaria fosse l'esistenza quotidiana durante la Grande Guerra.
A testimoniare il dramma della Brigata Sassari in questo luogo riportiamo il diario di G. Tommasi "Brigata Sassari. Note di guerra"
"11 giugno 1917 Trincee di Monte Zebio.
Il bosco non esiste più, e neanche la trincea. Dire rovina è poco, quello di ieri è stato un annientamento.
Oggi ci guardiamo come una famiglia raccolta su cui sia piombata la sventura. E' stato un tragico destino.
Una poltiglia di ogni cosa. I brandelli umani sono per terra commisti con i frantumi delle cose, confusi nella polvere. Molti cadaveri sono irriconoscibili, molti sono così informi e maciullati che li portano a seppellire (quanti, quanti sono i nostri cimiteri di Monte Zebio?) con i teli da tenda: sulle barelle non sarebbe possibile. Ma non piango i nostri morti: sono già tutti degli eroi.
... E la maggior parte dei reparti stavano allo scoperto, in balia del fuoco, senza speranza e senza salvezza, come una carovana sperduta in mezzo al mezzo al deserto sotto l'infuriare del ghibli."
Dopo la conclusione del conflitto, molti soldati sono ritornati su questi luoghi: soltanto il silenzio e qualche lacrima hanno fatto intuire a chi accompagnò (i recuperanti asiaghesi) il dramma vissuto da questi eroi.
FORNI DI ZINGARELLA
La vita in guerra non è fatta solo di combattimenti, essa anzi prevede la soluzione migliore possibile di tutta una serie di problemi quotidiani, di cui il confezionamento e la distribuzione del rancio non costituivano certo il meno importante. E questo tanto più per un esercito, come quello austro-ungarico, che nel corso dei primi tre anni di guerra aveva perso ben oltre il milione di uomini. Chi ancora restava disponibile per servire al fronte, per lo più appartenenti alle classi più giovani o uomini maturi, e spesso precocemente invecchiati, doveva contare ogniqualvolta ciò era possibile sul confezionamento e la possibilità di consumare un rancio caldo; dove il calore aveva anche il compito di compensare la scarsa qualità e la quantità sempre decrescente di quello che il Commissariato era in grado di fornire. Ecco quindi che in mancanza, o in sostituzione, dei Goulaschkanonen, le mitiche cucine da campo rotabili attorno cui, nelle foto di guerra, non manca mai il classico capannello di militari, in attesa quanto meno di un po' di brodaglia scura chiamata pomposamente "caffè nero", venivano ricavati nella roccia o costruiti col cemento dei forni campali permanenti. Su di essi venivano collocate la grandi marmitte per la zuppa e con essi si provvedeva in qualche modo a biscottare il pane, non di rado altrimenti quasi immangiabile, che giungeva dalle retrovie. Come ricorda Fritz Lederhaas, del 27° reggimento fanteria austro-ungarico, la fame sapeva essere più forte anche della paura della morte:
"Alla 5a compagnia in linea viene distribuito il rancio. 30 uomini si raccolgono attorno alle casse di cottura - All'improvviso [...] una granata nemica da 180 mm impatta nel terreno a 5 m di distanza dal gruppo. Zolle di terra e pezzi di ghisa sibilano all'intorno - ma come per miracolo nessuno viene ferito. Solo il rancio contenuto nelle casse è diventato inutilizzabile per la sporcizia e la terra."
Foto storica
Data visita: 21/07/2024
Data pubblicazione: Oct. 8, 2024
Ultimo aggiornamento: Sept. 22, 2026
Autore: Corrado De Zanche