Ore a piedi: 5,50
Difficoltà: EE - Escursionisti Esperti
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
La Val Gulva è una delle valli più nascoste e selvagge del massiccio del Pasubio. L'itinerario parte da Malga Borcola e risale la valle fino a Sorgente, attraversando un ambiente poco frequentato e quasi completamente immerso nella natura.
Il vecchio sentiero della Val Gulva non è più segnato dal CAI e in diversi tratti si trova in stato di abbandono. La percorrenza richiede quindi esperienza, buon senso dell'orientamento e capacità di individuare la traccia. È vivamente sconsigliato affrontare l'itinerario con previsioni di maltempo, sia per la conformazione stretta della valle sia per il possibile pericolo di caduta sassi, anche a causa della presenza della fauna selvatica.
Proprio il suo isolamento rende però questo percorso particolarmente suggestivo: la Val Gulva conserva un aspetto selvaggio, con estesi boschi e pochissimi segni della presenza umana. Non è raro incontrare i camosci, che in questa zona trovano un ambiente particolarmente favorevole.
Da Malga Borcola, a circa 1.200 metri di quota, si scende verso la Val Gulva seguendo il sentiero CAI 148 fino a Malga Gulva, dove si incontra la strada sterrata proveniente da Terragnolo.
Ponte lungo il sentiero CAI 148 verso Malga Gulva
Sentiero CAI 148 tra Malga Borcola e Malga Gulva
Giunti a Malga Gulva si lascia il sentiero CAI e si segue la strada sterrata che sale verso le valli boscose davanti a noi. Dopo circa 10-15 minuti la strada termina e si prosegue sul sentiero.
Da questo punto seguire la traccia diventa più difficile. Piogge e valanghe hanno cancellato il sentiero in diversi punti e servono un occhio attento e una buona esperienza di montagna per individuarne il percorso. Al termine della strada si rimane sulla destra orografica della valle, quindi sulla sinistra per chi sta salendo.
Si continua per una decina di minuti mantenendosi sulla destra orografica e sempre in vista del greto del torrente. Successivamente si attraversa il fondo ghiaioso e si passa sulla sinistra orografica, lato che si manterrà durante la risalita della valle. Nell'attraversamento del torrente sono presenti alcuni ometti di pietra che aiutano a individuare il percorso. Di tanto in tanto si riescono ancora a riconoscere i vecchi segnavia, ormai quasi completamente sbiaditi.
Traccia del sentiero nel tratto selvaggio della Val Gulva
Il sentiero diventa quindi più visibile e si riesce a seguirlo con maggiore facilità, anche se è sempre necessario prestare attenzione. Si sale con decisione attraverso il bosco, allontanandosi progressivamente dal torrente.
Dopo circa un'ora di cammino e alcuni suggestivi scorci sulla valle si raggiunge Malga Belvedere, o meglio quel poco che oggi ne rimane.
Panorama sulla Val Gulva durante la salita verso Malga Belvedere
Sentiero nel bosco della Val Gulva
Ambiente selvaggio lungo la risalita della Val Gulva
Dalla zona di Malga Belvedere si può osservare buona parte della vallata appena percorsa. Dopo circa mezz'ora si affronta una salita impegnativa, con il sentiero molto ghiaioso, al termine della quale si raggiunge un prato e quindi il bivio di Sorgente.
Panorama della Val Gulva dalla zona di Malga Belvedere
Salita ghiaiosa verso il bivio di Sorgente
Prati nei pressi del bivio di Sorgente sul Pasubio
Da qui si torna sui sentieri CAI. In circa un'ora e mezza è possibile raggiungere sia il Rifugio Papa sia il Rifugio Lancia. Noi abbiamo proseguito lungo il sentiero CAI 147, raggiungendo il punto più alto dell'escursione, a circa 1.950 metri di quota.
Sentiero CAI 147 nella parte alta dell'itinerario sul Pasubio
Panorama dal punto più alto dell'escursione a circa 1950 metri
Seguendo le indicazioni per Malga Bisorte si imbocca quindi il sentiero CAI 144 e, in circa mezz'ora, si raggiunge la malga.
Sentiero CAI 144 in direzione di Malga Bisorte
Percorso nei pressi di Malga Bisorte sul Pasubio
Panorama lungo la discesa verso Malga Bisorte
Tratto dell'itinerario tra Malga Bisorte e Passo del Lucco
Si prosegue lungo la strada o seguendo il sentiero fino al Passo del Lucco, dove si riprende il sentiero CAI 148 che riporta a Malga Gulva. Da qui rimane la risalita finale verso Malga Borcola, punto di partenza dell'escursione.
L'ultimo tratto comporta circa 100 metri di dislivello in salita e richiede una ventina di minuti: dopo diverse ore di cammino possono sembrare più impegnativi del previsto.
È un itinerario che permette di conoscere uno degli angoli più selvaggi e meno frequentati del Pasubio, attraversando una valle praticamente priva di altri sentieri. La Val Gulva merita certamente di essere scoperta, ma non va sottovalutata: per affrontarla sono necessari esperienza, capacità di orientamento e una buona conoscenza dell'ambiente montano.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Monte Pasubio - Val Gulva - Sorgente
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Piccole Dolomiti, Pasubio, Novegno |
Provincia / Comune: | Trento / Terragnolo |
Categoria: | Montagne |
Tipologia: | Paesaggistico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.821035 - 11.171057 (45°49'15" N - 11°10'15" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.831833 - 11.203537 (45°49'54" N - 11°12'12" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1158 |
Altitudine di arrivo (m): | 1946 |
Altitudine minima (m): | 1010 |
Altitudine massima (m): | 1946 |
Dislivello (m): | 1030 |
Difficoltà del percorso: | EE - Escursionisti Esperti |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 5 ore 50 minuti |
Km totali: | 12,30 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Parte del percorso ad anello |
Storia:
La Val Gulva, oggi caratterizzata da un ambiente particolarmente selvaggio e poco frequentato, è in realtà inserita in un territorio utilizzato dall'uomo da molti secoli, soprattutto per l'allevamento e lo sfruttamento dei pascoli d'alta quota.
Le prime testimonianze documentarie relative ai pascoli della zona del Pasubio risalgono almeno al XIV secolo. In un documento del 1379 vengono già citate le aree di Bisorte, Buse Bisorte, Pasubio e Campiluzzi, utilizzate per il pascolo e successivamente soprattutto per l'allevamento ovino e la produzione di formaggio.
Una testimonianza particolarmente interessante è la Carta Ichnografica del Monte Bisorte, realizzata nel 1772 in seguito a una controversia sui confini e sui diritti di pascolo tra la comunità di Terragnolo, appartenente ai territori asburgici, e quella di Posina, allora sotto la Repubblica di Venezia. Nella carta la Val Gulva è già chiaramente indicata insieme alla Val Zuccaria, a Bisorte, Buse Bisorte, Malga Costa e Passo Borcola.
La carta mostra anche una rete di collegamenti utilizzata per raggiungere le malghe e i pascoli. Dalla zona di Bisorte un sentiero aggirava Cima Bisorte e percorreva la dorsale sopra la Val Gulva, passando per il Lago Secco e raggiungendo Buse Bisorte. Alcuni di questi antichi percorsi pastorali furono successivamente riutilizzati e adattati durante la Prima guerra mondiale.
La Val Gulva aveva inoltre una particolare importanza per la presenza dell'acqua. Nella cartografia settecentesca sono rappresentate con precisione le sorgenti e i corsi d'acqua della zona: proprio dalle sorgenti della Val Gulva prende origine il corso superiore del torrente Leno di Terragnolo.
Durante la Prima guerra mondiale il massiccio del Pasubio divenne uno dei principali settori del fronte tra l'esercito italiano e quello austro-ungarico. Anche le zone attorno a Bisorte, Sorgente e alle valli laterali furono interessate dalla realizzazione e dall'adattamento di strade, sentieri e opere militari. Ancora oggi diversi percorsi della zona seguono almeno in parte tracciati utilizzati durante il conflitto.
Riferimenti:
Marco Avanzini, Una mappa e il suo territorio: il Pasubio in un'istantanea del 1772, in Memorie di terre alte. Archeologia di un paesaggio pastorale tra Pasubio e Piccole Dolomiti, MUSE - Museo delle Scienze di Trento, 2022.
Marco Avanzini, Isabella Salvador, Due millenni di pastorizia in Pasubio: storia e tracce materiali, MUSE - Museo delle Scienze di Trento.
Isabella Salvador, Marco Avanzini, Dalle sorgenti alle pozze: storia dell'approvvigionamento idrico nei pascoli alti del Pasubio e delle Piccole Dolomiti trentine, MUSE - Museo delle Scienze di Trento.
Data visita: 02/06/2016
Data pubblicazione: 20 Agosto 2016
Ultimo aggiornamento: 19 Settembre 2026
Autore: Matteo C.
Coautore: Corrado De Zanche