Ore a piedi: 3,20
Difficoltà: EE - Escursionisti Esperti
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
Un percorso poco frequentato che, dall'imbocco della Calà del Sasso in Val Scausse, attraversa i boschi fino a Col di Novanta e alla malga Col dei Remi di Sopra. Tra questi due punti il panorama si apre sulle montagne a nord dell’Altopiano, da Cima XII al Monte Fior. Il cammino prosegue poi lungo il Sentiero del Vù, un antico tracciato della Grande Guerra che conduce fino al margine della Valsugana.
Partendo dall'ex Casera Lobba, si scende lungo la scalinata che conduce verso l’inizio della Calà del Sasso e si prosegue a destra lungo la strada sterrata.
Inizio del percorso
La strada di Val Scausse
Si entra subito nel bosco, dove prevalgono i faggi. Lungo il tracciato che percorre la valle si possono scorgere numerose testimonianze della Grande Guerra, tra cui ricoveri scavati nella roccia e resti di trincee.
Dettaglio della strada
Dettaglio della strada
Dettaglio della strada
Raggiunta la Pozza della Siaresàra, una piccola radura nel bosco, si incontrano le indicazioni del sentiero CAI 800, che sale sulla sinistra. Per il momento si prosegue invece lungo la strada, mentre il percorso di ritorno ci riporterà in questo punto proprio attraverso quel sentiero.
Incrocio con il sentiero di ritorno
Dettaglio della strada
Superata un’altra radura, rientrando nel bosco si può scorgere sulla destra, a una decina di metri dalla strada, un cumulo di pietre disposto con cura, affiancato da una croce di legno di recente costruzione. Per la sua forma potrebbe ricordare un piccolo altare utilizzato per messe da campo, ipotesi resa plausibile anche dalla vicinanza con un cimitero che incontreremo più avanti lungo il percorso.
L'altare e la croce
Proseguendo lungo la strada per una cinquantina di metri, una tabella segnala sulla destra la presenza di un ex cimitero della Grande Guerra. Nel piccolo cimitero sono ancora visibili due lapidi dedicate ai soldati Caprioglio Lino e Suardi Angelo.
Sulla prima si legge: “SOLDATO CAPRIOGLIO LINO FIGLI E NEPOTI DEPONETE IL LAURO SULLA TOMBA DEL PRODE NATO IL 25-4-98 E MORTO IL 23-6-18 GLI UFFICIALI E SOLDATI DELLA COMPAGNIA”.
La seconda riporta: “PAX MARTIRE DEL DOVERE VIVRÀ NEI SECOLI sol. SUARDI ANGELO NATO A ROMASCO IL 10-7-95 MORTO A BUSO TONDO IL 15-6-18 GLI UFFICIALI E SOLDATI DELLA COMPAGNIA”.
Secondo i dati pubblicati nell’Albo d’Oro del Commissariato Generale Onoranze Caduti, entrambi appartenevano al 2° Reggimento Genio e morirono in seguito alle ferite riportate in combattimento.
Indicazione per il cimitero
Il cimitero
Le lapidi del cimitero
Dettaglio della strada
Superata una nuova radura, si raggiunge un incrocio. Qui si prende a sinistra, continuando in direzione sud-est.
Proseguire a sinistra
Dettaglio della strada
Dettaglio della strada
Al successivo incrocio si prende invece a destra, proseguendo in direzione sud-ovest.
Proseguire a destra
Dettaglio della strada
La strada continua a salire fino a raggiungere una cava di marmo rosa e bianco, ormai non più utilizzata. L’area è in fase di copertura e recupero ambientale: con il tempo il pendio dovrebbe tornare a ricoprirsi d’erba e, forse, lasciare nuovamente spazio al bosco.
Lavori nella cava
Con alcuni tornanti la strada continua a guadagnare quota, offrendo tra gli alberi piacevoli scorci panoramici verso nord.
Panorama preso da un tornante
Al successivo incrocio si prosegue ancora a sinistra, continuando a salire.
Proseguire a sinistra
Si esce dal bosco sul Col dei Novanta, dove inizia la discesa. Al primo tornante si prosegue dritti in direzione della malga, la si supera e si continua sul sentiero erboso verso nord-est.
Nel periodo estivo, volendo evitare di passare accanto alla malga — dove la presenza del bestiame porta con sé anche numerose mosche, che possono accompagnarci fino al successivo tratto nel bosco — è possibile seguire invece il tornante. Si continua quindi lungo la strada, si prende a sinistra e, poco dopo, ancora a sinistra in direzione di Malga Col dei Remi.
Uscita dal tornante verso la malga
Malga Col dei Novanta
Sentiero dopo la malga
Raggiunta la strada, si svolta a sinistra in direzione di Malga Col dei Remi, percorrendo un piacevole tratto pianeggiante accompagnato da un bellissimo panorama sulle montagne dell’Altopiano.
La strada verso malga Col dei Remi
Panorama
Panorama
Superata la malga, la strada inizia a scendere. In prossimità del tornante si abbandona la strada principale prendendo a destra, in direzione sud-est. La deviazione si trova una decina di metri prima delle indicazioni del sentiero.
Tornante, prendere il sentiero a destra
Dettaglio del sentiero che esce dalla strada
Per circa 400 metri la strada prosegue quasi pianeggiante, rientrando gradualmente nel bosco. Poco dopo inizia a scendere con un paio di tornanti, restringendosi fino a diventare un sentiero. La traccia sul terreno è ben evidente, anche se il percorso GPX si discosta leggermente da quello riportato sulla cartografia che probabilmente non è del tutto precisa.
Inizio del sentiero dopo l'uscita dalla strada della malga
Dettaglio del percorso
Superata una probabile piccola ex cava, si raggiunge il termine della strada. In questo piccolo pianoro si possono osservare le tracce di un muretto e l’ingresso di una galleria, testimonianze delle opere realizzate in passato in questa zona.
Passaggio in mezzo alla ex cava
Piccolo pianoro
Per proseguire si può superare il dosso oppure attraversarlo utilizzando la galleria passante. All'uscita una tabella descrive il “Sentiero del Vù” e il sistema difensivo realizzato tra il caposaldo del Col d’Astiago e Cima del Cimo.
Lungo questo collegamento si sviluppava una doppia linea di trincee, unita da almeno cinque gallerie passanti. Quella che attraversiamo è indicata come la più importante: misura complessivamente 21 metri e comprende un’ampia camera interna di circa 13 x 3 metri e una nicchia scavata nella roccia di 2 x 2 metri. Per le sue dimensioni fu successivamente utilizzata anche come ricovero temporaneo e deposito di materiali.
Ingresso della galleria
Uscita della galleria sul "Sentiero del Vù"
Il Sentiero del Vù segue un tratto della linea difensiva della Grande Guerra tra Cima del Cimo e Col d’Astiago, attraversando trincee, ricoveri e gallerie scavate nella roccia.
Sentiero del Vù
Sentiero del Vù
Si prosegue verso nord-ovest lungo il Sentiero del Vù, che corre sul margine della valle. Il versante precipita poco oltre il sentiero, anche se la fitta vegetazione impedisce quasi di vedere il fondovalle.
Lungo il percorso continuano ad apparire testimonianze della Grande Guerra: ricoveri in caverna, postazioni, brevi tratti di trincea e un muretto che segue il crinale sulla sinistra.
Una successiva tabella, posta a quota 1075 metri, descrive una serie di postazioni di tiro e di avvistamento appartenenti alla linea di sbarramento tra il caposaldo di Col d’Astiago e Cima del Cimo. Orientate verso est, in direzione di Carpanè, permettevano di controllare la valle sottostante.
Ricovero in caverna
Il muretto
Postazioni in trincea
Gradini verso altre postazioni in trincea
In prossimità di Cima del Cimo il sentiero si divide. La deviazione a destra è chiaramente interdetta, quindi si supera il crinale sulla sinistra fino a raggiungere la strada.
Anche da qui non è possibile proseguire verso la cima, trovandosi all'interno di una proprietà privata. Si continua quindi a sinistra lungo la strada.
Fine del sentiero
Meglio non passare!
Inizio della strada
Cima del Cimo, proprietà privata
La strada prima scende e poi torna a salire, uscendo dal bosco in prossimità di Malga Col dei Remi di Sotto. Poco più avanti si incontrano le indicazioni del sentiero CAI 800, che si imbocca sulla destra rientrando nel bosco. Seguendolo si ritorna alla radura con l’incrocio già incontrato durante l’andata.
Dettaglio della strada
Proseguire a destra lungo il sentiero CAI 800
Dettaglio del sentiero
Dettaglio del sentiero
Ricongiungimento del sentiero alla strada di Val Scausse
Un percorso vario e poco frequentato, capace di unire boschi, panorami sull'Altopiano e numerose testimonianze della Grande Guerra. Il tratto lungo il Sentiero del Vù, con le sue gallerie, trincee e postazioni affacciate sulla valle, rende questa escursione particolarmente interessante anche dal punto di vista storico.
Come si raggiunge:
Da Asiago (VI) si prende la strada provinciale in direzione Bassano del Grappa. Superata la località Turcio, si prosegue fino al bivio sulla sinistra per Sasso di Asiago. Poco prima di entrare in paese si svolta a destra in direzione del campo sportivo e si continua lungo la strada fino a raggiungere il parcheggio.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Da Val Scausse al Sentiero del Vù
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago |
Provincia / Comune: | Vicenza / Valbrenta |
Categoria: | Montagne, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra |
Tipologia: | Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.847044 - 11.633303 (45°50'49" N - 11°37'59" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.860082 - 11.614766 (45°51'36" N - 11°36'53" E) |
Altitudine di partenza (m): | 929 |
Altitudine di arrivo (m): | 1171 |
Altitudine minima (m): | 928 |
Altitudine massima (m): | 1197 |
Dislivello (m): | 347 |
Difficoltà del percorso: | EE - Escursionisti Esperti |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 3 ore 20 minuti |
Km totali: | 10,60 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Percorso ad anello |
Storia:
(tratta dai tabelloni in loco)
VAL SCAUSSE
All'inizio di dicembre del 1917 l'imperatore Carlo decideva la fine dell'offensiva (Waffentreu) contro l'Italia iniziata il 24 ottobre precedente a Caporetto. Dava peraltro facoltà ai comandi locali di tentare ancora azioni in grado di migliorare tatticamente il fronte. Ad approfittarne fu soprattutto il suo ex-capo di Stato Maggiore e all'epoca comandante del fronte del Trentino, Feldmaresciallo Franz Conrad von Hoetzendorff, che proseguì l'azione d'attacco sull'Altipiano, prima con la conquista delle Melette, il 4 e 5 dicembre, poi investendo Valbella, Col del Rosso e Stoccareddo. In alcuni dei combattimenti meno conosciuti della guerra venne completamente distrutta la 2a Divisione italiana (Gen. Nigra) e alimentata nelle truppe austro-ungariche la speranza di poter dare ancora una svolta decisiva al conflitto. Conrad chiese loro un ultimo sforzo per "passare il Natale a Bassano". Per farlo occorreva però occupare il paese di Sasso e forzare la Val Chiama, usando la sua rotabile per alimentare l'offensiva verso Rubbio. Ad impedirlo, opponendo una strenua resistenza che si consolidò alla fine tra Cima Cischetto e Col dei Noselari, proprio alle spalle di Val Scausse, furono una serie di reparti italiani di alpini, oltretutto dei battaglioni "di casa", fanti ed arditi. Tra tutti merita un ricordo particolare il 78° reggimento di fanteria della Brigata "Toscana". Proprio nella sfortunata quanto valorosa difesa dell'abitato di Sasso, poche centinaia di metri a nord della Val Scausse, i fanti della "Toscana" resero onore al loro soprannome di "lupi". Il natale del 1917 i pur valorosi reparti dell'11a Armata austro-ungarica poterono trascorrerlo tra quanto restava delle case e della parrocchiale di Sasso, ma la pianura come la fine vittoriosa del conflitto continuarono a restare un miraggio.
Foto storica
SENTIERO DEL VU'
Il Sentiero del Vù prende il nome da Albino Celi, un recuperante dell’Altopiano soprannominato “Vù” per l’abitudine di rivolgersi agli altri dando del “voi”. Nel primo dopoguerra i recuperanti percorrevano queste montagne alla ricerca di materiali e residuati bellici da recuperare e rivendere.
Il sentiero attraversa una zona fortemente interessata dalle opere difensive della Prima guerra mondiale. Tra Cima del Cimo e il caposaldo del Col d’Astiago correva una doppia linea di trincee, collegata da diverse gallerie passanti e accompagnata da ricoveri e postazioni scavate nella roccia. Ancora oggi numerose di queste strutture sono visibili lungo il percorso.
Albino Celi è inoltre ricordato come una delle figure che avrebbero ispirato Ermanno Olmi per il film I recuperanti del 1970, dedicato proprio a quel mondo di uomini che, dopo la guerra, tornarono sui campi di battaglia dell’Altopiano per cercare ferro, rame e altri materiali tra ciò che il conflitto aveva lasciato sulle montagne.
Data visita: 04/08/2026
Data pubblicazione: 09 Agosto 2026
Autore: Corrado De Zanche