Anello preistorico della Val d'Assa

Anello preistorico della Val d'Assa

Un viaggio nella preistoria lungo il sentiero CAI 801 tra Bisele, Romita e S.Antönle (m 792)

 

Zona: Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago
Ore a piedi: 3,30
Difficoltà: E - Escursionistico
Ulteriori dettagli ,    Mappa e GPX

L’Anello preistorico della Val d'Assa è un percorso che parte dalla chiesa di Canove e scende progressivamente verso uno degli ambienti più suggestivi dell’Altopiano dei Sette Comuni.

Seguendo il sentiero CAI 801, si attraversano luoghi spettacolari, dove la natura della valle si intreccia con antiche tracce lasciate dall'uomo. È un itinerario che non offre solo il piacere della camminata, ma anche la sensazione di compiere un piccolo viaggio nel tempo, fino alla preistoria dell’Altopiano.

La lunga discesa conduce fino al greto del torrente Assa, nel cuore della valle. Da qui il percorso cambia ritmo e risale lungo una vecchia strada comunale, riportandoci gradualmente verso Canove e alla chiesa da cui eravamo partiti.

Un giro ad anello vario e affascinante, adatto a chi vuole scoprire un angolo particolare della Val d'Assa, tra boschi, rocce, silenzi e testimonianze antichissime.

 

Dal parcheggio vicino alla chiesa di Canove si prosegue verso sud lungo via XX Maggio, fino a raggiungere la rotatoria che porta in direzione Cesuna.

La chiesa di Canove

La chiesa di Canove

Via XX Maggio

Via XX Maggio

Alla rotatoria si prende la strada verso Cesuna e si continua per circa 20 metri, fino a individuare una cabina elettrica sulla destra. Subito dopo la cabina si imbocca la strada che scende, lasciando la viabilità principale.

Rotatoria per Cesuna

Rotatoria per Cesuna

Inizio del percorso dopo la cabina elettrica

Inizio del percorso dopo la cabina elettrica

Panorama della valle

Panorama della valle

Si continua a scendere mantenendo la direzione sud-ovest, attraversando una zona aperta e soleggiata, caratterizzata da ampi pascoli, qualche raro caseggiato e una malga.

Dettaglio del percorso tra i pascoli

Dettaglio del percorso tra i pascoli

Proseguire sulla strada a sinistra

Proseguire sulla strada a sinistra

La strada, a tratti sassosa e a tratti asfaltata, perde quota con gradualità e termina in prossimità di una cava, non lontano dal ponte sul Ghelpach, lungo la strada che da Treschè Conca porta a Canove.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Ponte sul Ghelpach

Ponte sul Ghelpach

Qui è necessario attraversare la strada e superare il ponte, prestando attenzione al traffico. Subito dopo si imbocca a sinistra la strada del Bisele, pianeggiante, tranquilla e chiusa al traffico.

Ponte sul Ghelpach

Ponte sul Ghelpach

Inizio della strada del Bisele

Inizio della strada del Bisele

Dopo la discesa iniziale, questo tratto permette di camminare con calma in un ambiente più appartato, seguendo una strada comoda e silenziosa.

Questo tratto pianeggiante si sviluppa principalmente nel bosco e offre uno dei passaggi più affascinanti del percorso: un breve transito sotto un tetto naturale di roccia, che rende l’ambiente particolarmente suggestivo.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Lungo la strada si incontrano numerose tabelle informative e le indicazioni per l’eventuale deviazione verso la misteriosa Grotta del Popolo. Questa variante è però consigliata solo a escursionisti esperti, per la difficoltà del percorso e dell’ambiente in cui si sviluppa.

Con un’ampia curva verso destra, la strada inizia progressivamente a scendere e a trasformarsi in sentiero.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

In questo punto è bene prestare attenzione all'incrocio con un altro sentiero, che potrebbe trarre in inganno. Si deve proseguire a sinistra, continuando in discesa e cercando tra rocce e alberi gli immancabili segnali bianco-rossi, che confermano la direzione corretta del percorso.

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Il sentiero si fa più stretto: a destra si alzano le pareti rocciose, mentre a sinistra il pendio scende ripido nel bosco.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Qui l’ambiente cambia in modo netto. L’aria sembra diversa, le sensazioni si fanno più intense e si ha davvero l’impressione di entrare in un luogo particolare, quasi separato dal resto dell’Altopiano.

La valle ci accoglie con il suo fascino selvaggio, ma allo stesso tempo invita alla prudenza: il sentiero richiede attenzione e passo sicuro, soprattutto nei tratti più esposti, dove è importante non distrarsi e non fare passi falsi.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Tra le rocce sulla destra si incontrano alcune aree ben segnalate, tra cui quelle della Romita e del Rössle, dove si conservano numerose incisioni rupestri.

Zona delle incisioni rupestri

Zona delle incisioni rupestri

È uno dei tratti più interessanti dell’intero percorso: sulle pareti rocciose si sovrappongono segni di epoche diverse, dalle incisioni più antiche a quelle lasciate nei secoli successivi, fino al Settecento, all'Ottocento e al periodo della Grande Guerra.

Purtroppo lo stato di conservazione dell’area non è sempre all'altezza del suo valore. In alcuni punti le recinzioni di protezione risultano danneggiate e, accanto alle incisioni storiche, si notano anche segni molto più recenti di inciviltà. Un motivo in più per avvicinarsi a questi luoghi con rispetto, senza uscire dal sentiero e senza oltrepassare le eventuali delimitazioni presenti.

Incisioni rupestri

Incisioni rupestri

Incisioni rupestri

Incisioni rupestri

Incisioni rupestri

Incisioni rupestri

Superate le incisioni rupestri, si raggiungono alcune postazioni italiane della Grande Guerra, testimonianza di un’altra epoca che si è sovrapposta alla storia più antica della valle.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Postazioni della Grande Guerra

Postazioni della Grande Guerra

Postazioni della Grande Guerra

Postazioni della Grande Guerra

Da qui il sentiero inizia una breve salita e conduce a un successivo incrocio. Si prosegue a sinistra, continuando a seguire le indicazioni del percorso.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Zona dell'incrocio, su questa foto si arriva da sinistra e si prosegue a destra

Zona dell'incrocio, su questa foto si arriva da sinistra e si prosegue a destra

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Il sentiero esce gradualmente dal bosco e apre la vista davanti a noi. In lontananza si riconosce il campanile di Camporovere, che compare come un piccolo punto di riferimento tra il verde e il profilo dell’Altopiano.

Camporovere

Camporovere

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Sul greto dell'Assa

Sul greto dell'Assa

Arrivati sul greto del torrente Assa, normalmente asciutto, si può raggiungere un luogo decisamente particolare: S. Antönle.

È una piccola area di riposo e di incontro, raccolta e suggestiva, dove il silenzio della valle viene interrotto dal rumore dell’acqua di un piccolo torrente e dalle sue cascatelle.

Dopo il lungo tratto nel bosco e tra le rocce, questo angolo appare quasi inatteso: un punto tranquillo in cui fermarsi qualche minuto, ascoltare l’acqua e osservare l’ambiente particolare che caratterizza il fondo della Val d'Assa.

Verso S. Antönle

Verso S. Antönle

Raggiungere S. Antönle, però, non è del tutto immediato.

Dal greto dell’Assa si scende leggermente verso valle e, poco prima del ruscello, si sale a destra. Dopo pochi metri si individua una traccia di sentiero che prosegue verso sinistra: la si segue, si attraversa il ruscello e poi si sale nuovamente a destra per pochi metri, fino a raggiungere la piccola area di S. Antönle.

Salire a destra

Salire a destra

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Attraversamento del torrente

Attraversamento del torrente

S. Antönle

S. Antönle

S. Antönle

S. Antönle

S. Antönle

S. Antönle

Terminata la visita a S. Antönle, si torna sui propri passi fino al greto dell'Assa e si prosegue verso nord lungo il letto del torrente.

Dopo circa 400 metri il sentiero ufficiale salirebbe a destra, ma noi abbiamo preferito rimanere ancora per un tratto nel greto, fino a incrociare la strada della Sbarra. Qui si prende a destra in salita per pochi metri, fino a incontrare sulla sinistra il sentiero che conduce verso le incisioni rupestri del Tunkelbald.

Sul greto dell'Assa

Sul greto dell'Assa

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Strada della Sbarra, proseguire a destra

Strada della Sbarra, proseguire a destra

Le incisioni rupestri del Tunkelbald si raggiungono in pochi minuti. Anche qui la valle si restringe e l’ambiente torna a farsi più raccolto e suggestivo.

Purtroppo le passerelle in legno e le recinzioni che un tempo proteggevano l’area non esistono più. Il sito risulta quindi completamente aperto, non solo ai curiosi, ma anche a chi ha lasciato segni moderni e scritte che si mescolano, in modo irrispettoso, alle testimonianze storiche presenti sulle rocce.

In assenza delle passerelle è necessario prestare molta attenzione: camminare direttamente sulle rocce può essere pericoloso, perché sono spesso umide e scivolose.

Incrocio per le incisioni rupestri del Tunkelbald

Incrocio per le incisioni rupestri del Tunkelbald

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Incisioni rupestri del Tunkelbald

Incisioni rupestri del Tunkelbald

Incisioni rupestri del Tunkelbald

Incisioni rupestri del Tunkelbald

Incisioni rupestri del Tunkelbald

Incisioni rupestri del Tunkelbald

Dopo la visita al Tunkelbald si ritorna alla strada della Sbarra e si prosegue salendo a sinistra, in direzione dell’abitato di Canove.

Da qui inizia la parte di rientro verso il paese. La strada sale con decisione e in alcuni tratti la pendenza si fa impegnativa.

Strada della Sbarra

Strada della Sbarra

Campanile di Canove

Campanile di Canove

Si chiude così un anello sorprendente, capace di unire natura, preistoria, Grande Guerra e angoli nascosti dell’Altopiano. La Val d'Assa si conferma un luogo affascinante e fragile, da percorrere con attenzione e rispetto, lasciandosi guidare dal silenzio della valle e dalle tracce che il tempo ha inciso sulle sue rocce.



Mappa e traccia GPS:

Mappa e traccia Anello preistorico della Val d'Assa

Anello preistorico della Val d'Assa

SCHEDA PERCORSO

Zona:

Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago

Provincia / Comune:

Vicenza / Roana

Categoria:

Montagne

Tipologia:

Naturalistico, Storico

Periodo storico:

Prima Guerra Mondiale

Coordinate punto di arrivo:

45.865652 - 11.460229
(45°51'56" N - 11°27'36" E)

Coordinate parcheggio:

45.864989 - 11.473385
(45°51'53" N - 11°28'24" E)

Altitudine di partenza (m):

993

Altitudine di arrivo (m):

792

Altitudine minima (m):

792

Altitudine massima (m):

993

Dislivello (m):

320

Difficoltà del percorso:

E - Escursionistico

Ore a piedi:


(complessive, esclusa visita)
3 ore 30 minuti

Km totali:

10,30

Come si raggiunge:

A piedi

Tipo di tragitto:

Percorso ad anello

Natura e Ambiente:

(tratta dai tabelloni in loco)

La vegetazione
Il bosco occupa oltre tre quarti della superficie della Val d'Assa, soprattutto il fondovalle e i versanti scoscesi. Nelle aree a valle dei centri abitati prevalgono i prati ed i pascoli. Il clima, la quota ed il suolo plasmano diversi tipi di bosco e l'uomo modifica la dinamica naturale di questi ambienti utilizzandoli in vario modo. I boschi risentono comunque della difficoltà di accesso che rende difficili le utilizzazioni e gli interventi colturali.
Sui versanti occidentali, fino ai 1.000 m. s.l.m. si trovano il carpino nero, l'orniello, la roverella, il sorbo montano, talvolta il pino silvestre e lo scotano (Orno - Ostrieto tipico). Lo sbocco delle vallecole secondarie del versante sinistro, con esposizione a nord, è dominato dal carpino nero associato al carpino bianco, dal tiglio platifillo, dall'acero montano e dal tasso (Ostryo - Querceto a Carpino bianco). L'Ostrieto si situa nel fondovalle, sostituito nell'ultimo tratto, dal saliceto a Salix eleagnos. Vi si trovano il carpino nero, vari salici, l'orniello, la robinia, il frassino, gli aceri (Ostrieto di forra e Saliceto).
Alla Faggeta submontana con Ostrya si associano picea, larice, orniello, ciliegio, olmo montano e maggiociondolo alpino, mentre allo stato arbustivo si aggiungono l'acero montano, il sorbo degli uccellatori e l'abete bianco.
Nella metà orientale della valle, per lo più al di sotto dei 1.000 metri, il faggio è associato alla picea e, sporadicamente, all'orniello con il ciliegio, l'acero di monte e il pioppo tremulo. Allo stato arbustivo dominano il nocciolo e il viburno lantana (Faggeta submontana tipica).
A monte del ponte di Roana, sulla destra e sinistra orografica, il faggio è misto a picea e, sporadicamente, all'abete bianco. Allo stato arbustivo spicca il viburno lantana (Faggeta montana xerica).
Numerose peccete artificiali, sono state messe a dimora dopo la Grande Guerra nelle aree maggiormente danneggiate dagli scontri bellici. Altre formazioni più giovani (20- 40 anni) hanno trovato posto su ex coltivi, abbandonati perché scomodi o scarsamente remunerativi. Questi popolamenti sono diffusi lungo la sinistra orografica e nelle vicinanze di Roana.

Geologia e idrografia
Il massiccio dell'Altopiano è costituito dalla serie di formazioni carbonatiche del Mesozoico, appartenenti soprattutto alla Dolomia principale, ai Calcari Grigi, al Rosso Ammonitico e al Biancone.
Le formazioni di età giurassica coprono gran parte della superficie del massiccio, mentre la Dolomia principale affiora estesamente solo nell'Altopiano settentrionale.
Essendo i calcari del Giurese e del Cretaceo particolarmente sensibili al carsismo, nella parte meridionale e centrale il paesaggio presenta declivi con pendenze poco accentuate e dossi arrotondati. Diventa invece più aspro, con pareti ripide e scoscese a nord, dove l'erosione ha inciso la Dolomia.
La parte occidentale dell'Altipiano è incisa dalla Val d'Assa, una profonda frattura del tipo canyon-carsico di origine glaciale, formatasi durante la glaciazione di Würm che fino a 10.000 anni fa modellò l'arco alpino.
Il canyon attuale è dato dalla originaria presenza di un corso d'acqua regolare, dal successivo sollevamento del massiccio e dal conseguente abbassamento del letto dell'Astico, unito ad azioni di erosione di tipo fluviale prima, e di tipo carsico poi.
Il carsismo infatti condiziona in modo determinante l'idrografia dell'Altopiano, in quanto le acque meteoriche trovano immediatamente la via di penetrazione nel sottosuolo, perciò la presenza di corsi d'acqua superficiali è un evento raro.
Il Ghelpach, torrente che nasce sul versante occidentale del Monte Ongara, in comune di Gallio, attraversa la conca asiaghese e confluisce in Val d'Assa, formando un vero e proprio canyon, profondo 350 mt.
Nella Valle confluiscono altri pluvi, come la Valdesele, che origina dal deposito fluvioglaciale prewürmiano su cui sorge l'abitato di Roana, in passato utilizzata per far funzionare un mulino per la macinazione di cereali o la Pachaltal, sulla destra orografica, a Rotzo, là cui acqua compie un salto sulle cengie rocciose, formando della cascate, cosa rara nel paesaggio altopianese.


Storia:

(tratta dai tabelloni in loco)

La preistoria
La Val d'Assa racchiude le tracce più suggestive degli "uomini altopianesi" delle epoche più remote. Le prime tracce della presenza dell'uomo si trovano proprio in questa valle: risalgono al Paleolitico medio, nell'interstadio tra la 1° e la 2° fase della glaciazione di Würm, tra i 50.000 e i 35.000 anni fa. Esse appartengono al Musteriano (facies culturale del Paleolitico Medio, definita in base ai materiali rinvenuti in una piccola grotta della Dordogna, detta di Le Moustier), come risulta dal ritrovamento di manufatti litici e resti di animali (tra cui Orso delle Caverne) nei siti denominati Cava degli Orsi e Grotta Obar de Leute, in località Bisele, lungo il fianco destro della valle del Ghelpach.
Altri siti ritrovati sull'Altopiano, appartenenti al Paleolitico Superiore, sono: il Riparo Battaglia (bosco del Prunno vicino ad Asiago) dove sono stati ritrovati 24.000 prodotti di lavorazione della selce; il Riparo Dalmeri (parte settentrionale della piana di Marcesina) che ha restituito una serie di focolari, resti di fauna cacciata e una abbondante industria litica; il sito di Val Lastaro (territorio di Conco) deve è stato rinvenuto un deposito di 56 blocchi di selce disposti l'uno accanto all'altro, in file sovrapposte, che mostra le strategie adottate dai paleolitici nell'approvvigionamento della selce.
Al Mesolitico appartengono i siti di Cima XII e della Grotta d'Ernesto, occasionale bivacco di caccia usato da un gruppo di cacciatori, tra i 9.100 e gli 8.200 anni fa. Probabilmente i cacciatori frequentavano stagionalmente i territori di montagna quando questi offrivano condizioni favorevoli. Infatti, dopo questa prima fase di frequentazione, nel territorio altopianese mancano le testimonianze di tutta la fase appartenente alla seconda parte del Mesolitico, al Neolitico e alle prime fasi dell'età dei metalli, per riprendere in seguito, in modo stabile, con nuclei abitati come i Villaggi protostorici del Bostel (Rotzo) e del Cornion (Lusiana). Questa dinamica trova una esauriente spiegazione nelle modificazioni climatiche degli ultimi 100.000 anni, poiché l'uomo dipende dall'ambiente nella stessa misura in cui questo dipende dal clima. Quindi i periodi di non frequentazione dipendono da fasi del clima troppo fredde o troppo aride.

INCISIONI RUPESTRI DEI SITI "ROMITA" E "RÖSSLE"
Le pareti rocciose della "Romita" e del "Rössle" appaiono interamente "scritte" da una miriade di incisioni di età diverse: simboli solari, figurazioni vegetali e animali, coppelle, simboli cristiani, croci commemorative e altri disparati segni. La lettura risulta a prima vista difficoltosa, anche perché le incisioni più recenti sono state spesso sovrapposte alle più antiche, cancellandone i tratti.
Le incisioni sono talora isolate, talora associate in gruppi esigui o ammassate e numerosissime. Alcune sono grossolane e di difficile comprensione, altre invece di grande finezza grafica. Dal punto di vista della tecnica di esecuzione va rilevato che non sono picchiettate o martellinate, come la maggior parte delle altre nell'arco alpino, ma incise in genere in maniera profonda, con strumenti litici o metallici, a seconda dell'epoca di esecuzione.
Sono eseguite con le tecniche dette a Graffito e a Polissoire. Nel primo caso l'incisione è eseguita graffiando una sola volta la roccia con uno strumento litico, costituito da schegge di selce facilmente reperibili in loco. Con la tecnica a Polissoire il segno è invece eseguito con una ripetizione del gesto, ottenendo così un segno più profondo e marcato, spesso con errori dovuti a deviazioni dal tracciato iniziale. Le rappresentazioni sono in genere più elaborate che non quelle che utilizzano la tecnica del graffito.
Altre incisioni, eseguite in epoca più recente, reminiscenze inconsce dell'antico bisogno di incidere, sovrapposte in maniera disordinata a quelle precedenti più antiche, riferibili anche alle truppe dislocate in questi luoghi durante la prima guerra mondiale, sono state eseguite con strumenti metallici. Si possono riconoscere infatti segni lasciati da lame, bulini e scalpelli usati in diversi modi.
La datazione di questi segni è materia di discussioni talora molto accese tra studiosi e per molti di essi non si è giunti ad una esatta determinazione. Comunque, pochi petroglifi sembrano assegnabili con certezza ad epoca pre-protostorica e la maggior parte o non è attribuibile, data la genericità iconografica, o è attribuibile ad epoca tardo-medievale e moderna.

Figure geometriche varie: sono molto numerose, spesso in relazione con micro coppelle. Di particolare importanza un cerchio contenente due segni lineari che si incrociano, con le estremità terminanti ciascuna con tre segni divergenti, interpretato come simbolo solare;
Figurazioni vegetali: incisioni verticali da cui si dipartono tratti inclinati verso il basso e che possono essere considerati come raffigurazioni di conifere. Queste figure sono abbastanza rare nella cultura figurativa preistorica e protostorica.
Figurazioni zoomorfe: la figura più significativa di questo tipo è una testa di cavallo abbastanza recente, da cui lo stesso sito ha preso il nome, infatti Rössle in cimbro significa "cavallino";
Simboli solari: tra croci e micro coppelle spicca una grande Simbolo solare e incisioni cruciformi figura di teomorfo (divinità solare) con due dischi minori, affiancati a quello rispondente alla testa, uno chiaro e uno reso scuro da incisioni concentriche, che rappresenterebbero il giorno e la notte o il bene ed il male. Probabilmente il Sole, per gli uomini di questi luoghi, rappresentava una divinità regolatrice e fautrice di vita.
Incisioni cruciformi: sono assai frequenti e la tipologia individuata è vastissima. Alcune sono corredate da nomi, iscrizioni, sigle e date, come appare dalle croci cristiane di probabile origine medioevale e più recente, rinvenute in questo sito, con datazioni riferibili al 1737, al 1875 e al 1894; 
Figurazioni di armi: pugnali a lama triangolare breve o allungata, con o senza nervatura centrale e impugnatura a pomo dritta o più semplicemente arcuata che appartengono all'Età del Bronzo. La maggior parte di queste figure sono rappresentate isolate o avulse dal contesto nel quale sono inserite. Solamente una è in chiara relazione con ricorrenti linee disposte a gruppi di tre.
Puntuazioni e micro coppelle: piccole escavazioni di qualche millimetro di diametro, coniche o emisferiche, eseguite con strumenti appuntiti, litici e metallici, impugnati saldamente tra le dita e fatti ruotare sulla punta. La disposizione delle coppelle sulla roccia è molto varia: si inseriscono in figure geometriche o come componenti nelle forme reticolari oppure si dispongono all'interno di figure animali.

Le antiche vie della Val d'Assa
L'avvento della Serenissima (anno 1404) favorisce in Val d'Astico e sugli adiacenti altipiani, un intenso sviluppo economico ed un rilancio delle attività artigianali e commerciali. La Val d'Astico diventa un'importante via di transito per i prodotti che dagli altipiani scendono in pianura: attrezzi di legno lavorato, pelli, lana grezza, formaggi, carbone e soprattutto legname.
La più importante via di transito per il legname era la Val d'Assa: per l'Altopiano dei 7 Comuni, il centro di Pedescala rappresentava il porto fluviale della Val d'Astico, come Valstagna lo era per la Val Brenta. L'importanza di questo commercio fa sì che alla fine del '500 la Val d'Astico sia detta «felice... poscia che, dentro vi concorre grandissimo traffico di legnami». Per secoli, da Pedescala il legname veniva fatto fluitare fino a Passo di Riva da dove, con carri, veniva portato a Vicenza e quindi per il Bacchiglione verso Padova e poi Venezia.
In seguito all'estendersi del «diritto di pensionatico» nel territorio della Serenissima a favore dei pastori dell'Altopiano, diventò pure ingente il numero delle greggi che transitavano per la vallata. A tutte queste attività commerciali devono aggiungersi quelle che erano sorte già da tempo legate alla presenza d'acqua nel fondovalle (mulini, segherie, filande).
La gente dell'Altopiano scendeva in valle per fruire di questi servizi, creando una fitta rete di collegamenti: il Sentiero del Rapàro e la Mulattiera salivano alle contrade di Conca; il sentiero d'Albaredo portava a Rotzo; la mulattiera di fondo della Val d'Assa fungeva da asse di collegamento; le strade del Castagnero e della Sbarra, portavano a Roana, Camporovere e Canove; la mulattiera delle Banchette saliva da Pedescala a Castelletto, esternamente alla Val d'Assa. L'alluvione del 1966 ha in parte distrutto questi collegamenti e, a risentirne maggiormente, è stata la mulattiera di fondovalle, da sempre usata per il trasporto del legname e della carbonèla prodotta in loco. I lavori di ripristino eseguiti in seguito, ne hanno modificato il tracciato, deviandone il corso, dove questa attraversava l'Assa con un ponte.
Mentre soltanto più tardi sorgeranno sull'Altipiano alcune industrie, il commercio dei prodotti caseari e del legname cominciò assai presto e certamente appena costituita la Reggenza. Il commercio delle lane grezze e dei latticini non importava certe difficoltà di trasporto, perché per piccoli carriaggi esistevano diverse vie o mulattiere che comunicavano col piano. Ricordiamo quella della Valdassa che, partendo da Camporovere si portava, nei pressi del Ghértele, alla destra della valle e scendeva nel Astico (...).

 


Data visita: 23/05/2026
Data pubblicazione: 20 Giugno 2026

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