Anello di Monte Corno - Percorso del rosso ammonitico

Anello di Monte Corno - Percorso del rosso ammonitico

Piccolo labirinto naturale, trincee e un cimitero militare Britannico (m 1383)

 

Zona: Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago
Ore a piedi: 1,10
Difficoltà: T - Turistico
Ulteriori dettagli ,    Mappa e GPX

Questo semplice itinerario ad anello sul Monte Corno, nel settore meridionale dell'Altopiano dei Sette Comuni, permette di scoprire in pochi chilometri alcuni aspetti molto diversi di questo territorio: il caratteristico labirinto naturale scavato nel Rosso Ammonitico, le trincee e le postazioni della Grande Guerra, il cimitero militare britannico di Granezza e ampi panorami sulla pianura veneta. Nelle giornate particolarmente limpide lo sguardo può arrivare fino alla laguna di Venezia e, talvolta, ancora più lontano.

Il percorso inizia nei pressi di Bocchetta Granezza, dove si trova il monumento commemorativo dedicato ai "14 della Speer", quattordici autisti italiani dell'Organizzazione Todt-Speer che, tra il 6 e il 7 settembre 1944, furono catturati e uccisi durante il rastrellamento nazifascista noto come Operazione Hannover. (fonte pietredellamemoria.it)

Monumento ai 14 della Speer a Bocchetta Granezza

Monumento ai 14 della Speer a Bocchetta Granezza

Da Bocchetta Granezza si prosegue in salita verso est, in direzione di Malga Monte Corno.

Strada verso Malga Monte Corno da Bocchetta Granezza

Strada verso Malga Monte Corno da Bocchetta Granezza

Raggiunta la malga si rimane sulla strada a sinistra, seguendo le indicazioni verso il grande monumento a forma di vele.

Malga Monte Corno e monumento al Caduto Ignoto

Malga Monte Corno e monumento al Caduto Ignoto

Indicazioni lungo il percorso presso Malga Monte Corno

Indicazioni lungo il percorso presso Malga Monte Corno

Una breve deviazione permette di avvicinarsi al monumento al Caduto Ignoto, eretto nel 1970 in memoria dei caduti della Seconda Guerra Mondiale. È formato da quattro grandi vele in cemento che si intrecciano sopra una base a forma di croce e raggiunge un'altezza di circa 26 metri. Le sue dimensioni lo rendono ben visibile anche dalla pianura sottostante.

Monumento al Caduto Ignoto di Monte Corno

Monumento al Caduto Ignoto di Monte Corno

Iscrizione Al Caduto Ignoto per la Libertà sul monumento di Monte Corno

Iscrizione Al Caduto Ignoto per la Libertà sul monumento di Monte Corno

Da qui ci dovrebbe essere un bel panorama, almeno così sembrerebbe dalle tabelle:

Tabella panoramica sul Monte Corno

Tabella panoramica sul Monte Corno

Tabella con indicazione delle montagne visibili dal Monte Corno

Tabella con indicazione delle montagne visibili dal Monte Corno

Quel giorno invece era così:

Panorama coperto dalle nuvole dal Monte Corno

Panorama coperto dalle nuvole dal Monte Corno

Ma posso assicurare che, nelle giornate più limpide, da qui si riesce a vedere anche la laguna di Venezia.

Il percorso prosegue sulla strada sterrata. Dopo un centinaio di metri, poco sopra la strada, si notano una tabella e alcune piccole costruzioni. Uscendo momentaneamente dal percorso è possibile raggiungere delle piazzole utilizzate come postazioni contraeree durante la Grande Guerra.

Postazione contraerea della Grande Guerra sul Monte Corno

Postazione contraerea della Grande Guerra sul Monte Corno

Resti di una postazione contraerea sul Monte Corno

Resti di una postazione contraerea sul Monte Corno

Ridiscesi sulla strada si continua fino a trovare, sulla destra, le indicazioni per il labirinto di Monte Corno.

Strada sterrata verso il labirinto di Monte Corno

Strada sterrata verso il labirinto di Monte Corno

Percorso nei pressi del labirinto di Monte Corno

Percorso nei pressi del labirinto di Monte Corno

Ingresso al percorso del labirinto di Monte Corno

Ingresso al percorso del labirinto di Monte Corno

Si segue il percorso all'interno del labirinto, segnalato da piccole tavolette rosse con il disegno di un'ammonite. Gli stretti corridoi tra i blocchi di Rosso Ammonitico rendono questo tratto uno dei più caratteristici dell'itinerario.

Passaggio tra le rocce del labirinto di Monte Corno

Passaggio tra le rocce del labirinto di Monte Corno

Corridoio naturale nel labirinto di Monte Corno

Corridoio naturale nel labirinto di Monte Corno

Queste formazioni naturali furono sfruttate durante la Grande Guerra anche a scopo militare, adattando e rinforzando alcuni passaggi per ricavarne trincee e postazioni.

Postazione per mitragliatrice scavata nella roccia del Monte Corno

Postazione per mitragliatrice scavata nella roccia del Monte Corno

Lungo gli stretti passaggi si raggiunge anche la cima del Monte Corno, a 1383 metri di quota, segnalata da una tabella.

Passaggio roccioso nel labirinto di Monte Corno

Passaggio roccioso nel labirinto di Monte Corno

Cima del Monte Corno a 1383 metri

Cima del Monte Corno a 1383 metri

Terminato il percorso nel labirinto ci si ricongiunge alla strada sterrata e si prosegue verso destra.

Incrocio con la strada sterrata dopo il labirinto di Monte Corno

Incrocio con la strada sterrata dopo il labirinto di Monte Corno

Dopo aver superato il Bosco degli Ingegneri, il percorso abbandona la strada e prosegue su un sentiero che si stacca sulla sinistra.

Bosco degli Ingegneri sul Monte Corno

Bosco degli Ingegneri sul Monte Corno

Inizio del sentiero verso le trincee di Monte Corno

Inizio del sentiero verso le trincee di Monte Corno

Si attraversa il bosco fino a raggiungere le prime trincee, ancora ben riconoscibili tra la vegetazione.

Ingresso nel bosco lungo il percorso delle trincee

Ingresso nel bosco lungo il percorso delle trincee

Sentiero nel bosco di Monte Corno

Sentiero nel bosco di Monte Corno

Resti di una trincea della Grande Guerra nel bosco

Resti di una trincea della Grande Guerra nel bosco

Trincea della Grande Guerra sul Monte Corno

Trincea della Grande Guerra sul Monte Corno

Proseguendo si raggiunge una trincea ricostruita, completa di cavalli di Frisia, sacchetti di sabbia e una postazione protetta da uno scudo per fuciliere.

Trincea ricostruita della Grande Guerra sul Monte Corno

Trincea ricostruita della Grande Guerra sul Monte Corno

Cavalli di Frisia e sacchetti di sabbia nella trincea ricostruita

Cavalli di Frisia e sacchetti di sabbia nella trincea ricostruita

Scudo per fuciliere nella trincea di Monte Corno

Scudo per fuciliere nella trincea di Monte Corno

Il 29 giugno 2025, grazie alla 22ª Compagnia Autonoma Skiatori, è stato possibile vedere una ricostruzione della vita dei soldati in trincea.

Rievocazione storica con fuciliere nella trincea di Monte Corno

Rievocazione storica con fuciliere nella trincea di Monte Corno

Fuciliere in postazione durante la rievocazione storica sul Monte Corno

Fuciliere in postazione durante la rievocazione storica sul Monte Corno

Proseguendo si incontra l'ingresso di una galleria. Dopo essere scesi lungo una scaletta, l'accesso richiede un po' di attenzione per lo spazio ridotto, ma la galleria può essere percorsa fino all'uscita situata in prossimità della strada.

Sentiero verso la galleria della Grande Guerra sul Monte Corno

Sentiero verso la galleria della Grande Guerra sul Monte Corno

Scaletta di accesso alla galleria di Monte Corno

Scaletta di accesso alla galleria di Monte Corno

Ingresso della galleria della Grande Guerra

Ingresso della galleria della Grande Guerra

Interno della galleria della Grande Guerra sul Monte Corno

Interno della galleria della Grande Guerra sul Monte Corno

Uscita della galleria verso la strada

Uscita della galleria verso la strada

Uscita della galleria di Monte Corno

Uscita della galleria di Monte Corno

Non è comunque necessario entrare nella galleria: chi preferisce evitarla può continuare seguendo il sentiero esterno.

Raggiunta la strada si prosegue verso sinistra.

Strada lungo il percorso verso il cimitero britannico di Granezza

Strada lungo il percorso verso il cimitero britannico di Granezza

Poco prima di raggiungere la strada asfaltata, il sentiero devia a sinistra per raggiungere il cimitero di guerra britannico di Granezza.

Sentiero verso il cimitero militare britannico di Granezza

Sentiero verso il cimitero militare britannico di Granezza

Cimitero militare britannico di Granezza visto dal sentiero

Cimitero militare britannico di Granezza visto dal sentiero

Una tabella riporta: "Il suolo di questo cimitero è stato donato dal popolo italiano per l'eterno riposo dei soldati delle armi alleate caduti nella guerra 1914-1918 e che sono qui onorati".

Cimitero militare britannico di Granezza sul Monte Corno

Cimitero militare britannico di Granezza sul Monte Corno

Tombe dei soldati britannici nel cimitero di Granezza

Tombe dei soldati britannici nel cimitero di Granezza

Dopo la visita al cimitero si scende verso la strada asfaltata e si prosegue a sinistra. In breve si ritorna verso Bocchetta Granezza e al punto di partenza, concludendo questo breve itinerario tra geologia, panorami e testimonianze delle due guerre mondiali.

Tattenham Corner nei pressi del cimitero britannico di Granezza

Tattenham Corner nei pressi del cimitero britannico di Granezza


Come si raggiunge:

Usciti dal centro abitato di Asiago (VI) in direzione di Bassano, passato l'ospedale, proseguite per altri 500 mt e prendete la strada a fondo naturale sulla destra. Proseguite la strada per altri 5 km fino al rifugio di Monte Corno. Proseguite a piedi verso il monumento ai caduti e al primo incrocio tenete la sinistra.

 

Apri la mappa Google per il calcolo itinerario


Mappa e traccia GPS:

Mappa e traccia Anello di Monte Corno - Percorso del rosso ammonitico

Anello di Monte Corno - Percorso del rosso ammonitico

SCHEDA PERCORSO

Zona:

Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago

Provincia / Comune:

Vicenza / Lusiana

Categoria:

Montagne

Tipologia:

Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico

Periodo storico:

Prima Guerra Mondiale

Coordinate punto di arrivo:

45.812962 - 11.536680
(45°48'46" N - 11°32'12" E)

Coordinate parcheggio:

45.805541 - 11.533994
(45°48'19" N - 11°32'2" E)

Altitudine di partenza (m):

1265

Altitudine di arrivo (m):

1383

Altitudine minima (m):

1258

Altitudine massima (m):

1378

Dislivello (m):

119

Difficoltà del percorso:

T - Turistico

Ore a piedi:


(complessive, esclusa visita)
1 ora 10 minuti

Km totali:

3,70

Come si raggiunge:

A piedi, In mountain bike

Tipo di tragitto:

Percorso ad anello

Natura e Ambiente:

(tratta dai tabelloni in loco)

MALGA CORNO
LE MALGHE E I PASCOLI DEI VERSANTI MERIDIONALI.
Ci troviamo nei pressi di Malga Corno, a quota 1327 m, nella quale, nell'estate del 1946, fu inventato il formaggio a latte crudo chiamato "Grasso Monte", oggi conosciuto in tutto il mondo come "Pressato di Asiago". L'ambiente è caratterizzato, sia ad est che ad ovest di Bocchetta Granezza, dalla presenza di diverse altre malghe (Malga Mazze superiori e inferiori, Malga Campo est, l'ex Malga Campo ovest); i relativi pascoli sono prevalentemente rivolti a mezzogiorno e questo garantisce, nonostante la quota, un clima piuttosto mite ed una minore persistenza della copertura nevosa durante la stagione invernale. Anche per questo i prati presentano una varietà di colori e aromi che si susseguono dagli albori della primavera fino all'autunno.
I terreni, poco profondi, sono spesso ingombri di massi affioranti in disfacimento di rosso ammonitico, la roccia giurassica qui ben rappresentata. A rompere la continuità dei prati vi sono poi, ben visibili nonostante il tempo trascorso, i solchi delle trincee, dei camminamenti e delle postazioni d'artiglieria che l'esercito italiano e gli alleati inglesi e francesi scavarono ed utilizzarono durante la Grande Guerra.
Di assoluto interesse il panorama che da qui si può godere: la vista spazia infatti sulla pianura veneta fino alla laguna di Venezia e, nelle giornate più limpide, all'Istria e all'Appennino tosco romagnolo e tosco-emiliano.

IL LABIRINTO DI MONTE CORNO
Ci troviamo nelle vicinanze della massima elevazione di Monte Corno (1383 m). Qui la natura ha scavato dei profondi solchi nei duri calcari di Rosso Ammonitico (roccia del periodo giurassico caratterizzata generalmente da una notevole frequenza di ammoniti fossili), formando corridoi che attraversano blocchi squadrati di roccia.
Percorrere questi camminamenti è come attraversare le vie anguste di una città con quartieri di roccia abitati da piante e animali. In questa città non mancano punti panoramici, verso ovest, dove si apre l'ampia area prativa derivante dalla ricomposizione di una ex cava di marmo; sulla parte più orientale della stessa è stato salvaguardato l'accesso alla voragine carsica denominata "Buso del Corno", esplorata dal Gruppo speleologico Settecomuni, che presenta uno sviluppo di 134 metri ed una profondità di 71 metri.
Ai margini di questa piccola area si trovano due interessanti postazioni a forma circolare, con relativi gradini di accesso, scavate durante la Grande Guerra direttamente sui blocchi di roccia affioranti, ideali per l'osservazione delle sottostanti vallate e per l'eventuale posizionamento di mitragliatrici.

MONTE CORNO E IL ROSSO AMMONITICO
Proseguendo il percorso in direzione Sud si perviene alla cima del Monte Corno (1383 m), una zona di grande interesse dal punto di vista geologico. Qui infatti la natura ha scavato dei profondi solchi nei duri calcari di Rosso Ammonitico, formando corridoi che attraversano blocchi squadrati di roccia. 

Il rosso ammonitico
Con il termine "rosso ammonitico" si identifica una roccia costituita da calcari e calcari marnosi mal stratificati caratterizzati dal colore rosso o rosato e, generalmente, da una notevole frequenza di ammoniti fossili.
Le ammoniti erano animali di ambiente marino, caratterizzati da una conchiglia esterna composta prevalentemente di carbonato di calcio; costituivano un gruppo di molluschi cefalopodi estinti, comparsi nel Devoniano Inferiore (circa 400 milioni di anni fa) ed estintisi intorno al limite Cretaceo Superiore-Paleocene (65 milioni di anni fa) senza lasciare discendenti noti. 
La conchiglia delle ammoniti ha in generale la forma di una spirale avvolta su un piano, ed è proprio questa caratteristica ad aver determinato il loro nome. L'aspetto di questi animali, infatti, ricorda vagamente quello di un corno arrotolato, come quello di un montone; essendo il dio egizio Amon comunemente raffigurato come un uomo con corna di montone, il celebre studioso romano Plinio il Vecchio (autore del trattato Naturalis Historia) definì i fossili di questi animali ammonis cornua, "corni di Ammone".
Le ammoniti sono considerate i fossili per eccellenza, tanto da essere spesso utilizzati come simbolo grafico della paleontologia. Per la loro straordinaria diffusione nei sedimenti marini di tutto il mondo e la loro rapida evoluzione, con variazioni nette nella morfologia e nell'ornamentazione della conchiglia, le ammoniti sono fossili guida di eccezionale valore e sono utilizzate in stratigrafia per la datazione delle rocce sedimentarie.

 


Storia:

(tratta dai tabelloni in loco)

MONTE CORNO
Nessun evento della sua storia recente modificò radicalmente la morfologia dell'Altopiano dei Sette Comuni quanto la Prima Guerra Mondiale. Prati, boschi, accessibilità, forniture idriche, la stessa planimetria degli insediamenti urbani, per non parlare dei singoli edifici, uscirono dal conflitto completamente trasformati. Della metà della sua superficie che prima della guerra era ricoperta di boschi, l'80% cadde vittima del conflitto: buona parte venne utilizzata per ricavarne il materiale indispensabile alla costruzione delle baracche e dei depositi; un'altra considerevole percentuale venne distrutta dalle preparazioni di artiglieria, soprattutto del 10 e 19 giugno del 1917; si salvò soltanto, e anch'essa non completamente, grazie alla protezione e al mascheramento che offriva alle linee e alle piazzole delle artiglierie, la forestazione del bordo meridionale dell'Altipiano. Se un guadagno ci fu, esso riguardò, come ricordava l'altopianese Vittorio Corà, uno degli studiosi più attenti e sensibili di questi aspetti, la rete stradale che, limitata in precedenza al complesso di soli tre accessi principali dalla pianura e dalla Val d'Astico, vide la realizzazione della "strada della fratellanza", da Bassano, e la moltiplicazione delle vie d'approccio sia alla parte meridionale, sia a quella settentrionale, qui ad opera anche dell'esercito austro-ungarico, per uno sviluppo complessivo di quasi 400 km di strade che, a distanza di un secolo dalla loro realizzazione, appaiono in uno stato di conservazione straordinario. Meno evidente oggi, anche per le successive distruzioni, ma di importanza essenziale all'epoca, fu la realizzazione di una rete di acquedotti e di condotte idriche, capaci di superare il momento critico iniziale prodotto dall'invasione austro-ungarica del 1916 e di garantire l'indispensabile rifornimento a truppe e quadrupedi fino alle estreme posizioni settentrionali di cima della Caldiera.

Foto storica

Foto storica

LOCALITÀ GRANEZZA
Alla fine di marzo del 1918 la 23a Divisione di fanteria britannica abbandonava la pianura vicentina per salire sull'Altopiano, dove avrebbe combattuto per il resto della sua permanenza sul fronte italiano. Dobbiamo le impressioni di quel primo contatto con la montagna al diario di uno dei suoi ufficiali, Norman Gladden: "I piccoli ma potenti automezzi Fiat filavano sulle strade in salita e in breve superammo le colline e ci trovammo in piena montagna. Fu un viaggio emozionante.
Il sole scomparve e un freddo penetrante ci avvolse. Sui pendii apparvero le prime chiazze di neve e un vento gelido ci fischiò agli orecchi. Arrivati a una svolta brusca della strada, fummo depositati ai nostri accantonamenti, che erano baracche sepolte nella neve. La nostra, divisa orizzontalmente per raddoppiare i posti letto, non era certo a prova di intemperie, ma eravamo abbastanza stipati per scaldarci a vicenda. [...] L'indomani mattina ci trovammo a marciare per la prima volta fra abeti e grossi massi, su una strada di montagna coperta di ghiaccio e ondulata.
Dovevamo fare proprio la figura di alpinisti da quattro soldi, slittando e scivolando col nostro pesante carico sull'insidiosa superficie stradale. Ma intorno non c'era anima viva e nessun occhio indiscreto assisté alla nostra penosa esibizione. Poi naturalmente diventammo esperti. Raggiungemmo la posizione delle riserve alle due del pomeriggio [...] Faceva un freddo terribile e ripensavamo con molta nostalgia al bel sole di Quinto [vicentino]. Gli abeti, che si ergevano come nere sentinelle minacciose fra le rocce nude, non sembravano promettere alcunché di buono. Eppure non c'erano tracce di attività nemica nei dintorni."

Foto storica

Foto storica

BRITANNICI A GRANEZZA 1918
In questo cimitero di guerra britannico della Prima Guerra Mondiale, la prima lapide della seconda fila a sinistra, reca inciso il nome di Edward Brittain, Capitano degli "Sherwood Foresters", caduto nelle prime fasi dell'attacco austriaco, il 15 Giugno 1918. Il suo ricordo è legato alla sorella Vera, che nel 1933 diede alle stampe il libro "Testamento di gioventù", che divenne in breve tempo un best seller nei paesi di lingua inglese. Vera Brittain, crocerossina volontaria sul Fronte Occidentale in Francia, in questa lucida e appassionata autobiografia, narra con sensibilità tutta femminile, l'immane tragedia di una guerra che inghiottì un'intera generazione, "La Generazione Perduta". Vera Brittain, perse il fratello, il fidanzato Roland Leighton e numerosi cari amici, appena ventenni. In Francia, lei ragazza dell'agiata borghesia inglese, visse gli orrori della guerra come testimonia questa lettera alla madre: "In questo momento abbiamo molti casi di colpiti da gas. Chi scrive così inconsciamente di questa guerra come se fosse una guerra santa, e gli oratori che esortano ad andare avanti, potessero vedere un caso di avvelenamento a gas irritante nella prima fase, potessero vedere i poveretti ricoperti da vesciche e bruciature, accecati, talvolta in modo momentaneo, talvolta permanentemente, con gli occhi incollati, col respiro affannoso, sussurrando che la gola si chiude e che sanno di soffocare".

Poi, come accadde milioni di volte in quegli anni, il pomeriggio del 22 Giugno 1918, mentre assieme al padre stava per finire il Tè, furono interrotti da un improvviso e deciso bussare sulla porta. Vera si recò ad aprire l'uscio, e le venne consegnato un telegramma, che aprì e lesse con angoscia lacerante: "Siamo spiacenti di informarvi che il Capitano Edward H.Brittain è stato ucciso in azione. Italia, 15 Giugno". Visitò la tomba del fratello a Granezza nel 1921, e dopo una vita dedicata all'impegno politico e sociale oltre che alla sua attività di scrittrice, morì il 29 Marzo 1970. Il suo desiderio, espresso poco dopo la morte di Edward fu esaudito, e dopo la cremazione, nel Settembre dello stesso anno, le sue ceneri furono portate in Italia dalla figlia Shirley, e sparse accanto alla lapide del fratello nel cimitero di Granezza. In questo gesto estremo, è racchiuso il profondo affetto di Vera, per l'amato fratello Edward.

Nel visitare un cimitero di guerra britannico, in questo caso risalente alla Prima Guerra Mondiale, non è raro trovare, appoggiati ad una lapide o al monumento che si trova sul lato opposto all'entrata, dei papaveri di plastica in forma di singolo fiore o in forma di corona, oppure una piccola croce di legno, la "Poppy Cross", con al centro un elemento di colore rosso che rappresenta appunto il papavero. Talvolta questi oggetti sono accompagnati da un biglietto con qualche frase, lasciato dai discendenti del soldato o ufficiale che perse la vita in Italia nel 1918. Il papavero è infatti, nel Regno Unito, il simbolo dei caduti di tutte le guerre. Questa usanza risale alla fine della Grande Guerra e ogni anno, nel giorno 11 novembre, data dell'Armistizio, si celebra quella ricorrenza portando sull'abito qualcosa che ricorda il fiore scarlatto. Il papavero cresce anche in condizioni difficili, come ad esempio sulle piatte distese di fango delle Fiandre, tra Francia e Belgio, dove le armate britanniche combatterono dal 1914 al 1918, in gigantesche battaglie alle quali parteciparono, prima di giungere in Italia, alcuni dei caduti che riposano in questo cimitero e fra questi Edward Brittain e il Tenente Colonnello Knox.
Il suo colore ricorda il sangue versato su quelle terre e fu un ufficiale medico canadese, John McCrae, a comporre già nel Dicembre del 1915 una poesia che è diventata simbolo di quel simbolo.

Sui Campi delle Fiandre
Sui Campi delle Fiandre sbocciano i papaveri 
Tra le croci che ci segnano il posto, 
Una fila dopo l'altra; e nel cielo volano
Le allodole, cantando impavide, 
Appena udite tra i cannoni, in basso.
Noi siamo i Morti. Pochi giorni fa eravamo vivi, 
Ci sorrideva l'alba, ci affascinava il tramonto, 
Amavamo ed eravamo amati.
E adesso riposiamo sui Campi delle Fiandre. 
Riprendete voi la lotta col nemico:
A voi passiamo la torcia, con le nostre 
Mani cadenti, e sian le vostre a tenerla alta.
E se non ci ricorderete, noi che moriamo 
Non dormiremo, anche se i papaveri 
Cresceranno sui Campi delle Fiandre.


Da Marzo a Novembre dell'anno 1918, Granezza fu sede e comando di una delle tre Divisioni che costituivano il "Corpo di Spedizione Britannico", giunto dalla Francia in aiuto degli italiani, dopo l'emergenza creatasi con la sconfitta di Caporetto. Oltre ai comandi, ai depositi e agli alloggiamenti per le truppe, a Granezza si trovava anche un piccolo teatro, che assieme alle partite di calcio tra i vari battaglioni, rappresentavano lo svago per le truppe in riposo nelle retrovie. Le prime linee venivano raggiunte percorrendo la strada del Barenthal. Nei giorni 15 e 16 Giugno 1918, quando infuriò la battaglia, in quest'area si trovava la 23° Divisione, schierata lungo la prima linea di S.Sisto, (dietro l'attuale ospedale di Asiago) e composta dai seguenti battaglioni: 10/11 Northumberland Fusiliers; 12/13 Durham Light Infantry; 11 West Yorkshires; 8/9 Green Howards; 10 Duke of Wellington's; 11 Sherwood Foresters; 8/9 York & Lancaster; 8 Koyli; 9 South Staffordshires (genieri). Ecco la testimonianza di un mitragliere dell'11 Northumberland Fusiliers, Norman Gladden, che ricorda l'arrivo a Granezza: "Fummo accolti al nostro arrivo da una razione di pane vero, che non mangiavamo da giorni, ma per il resto c'era poco da stare allegri. In questa stagione Granezza era molto triste. L'indomani del nostro arrivo era la domenica di Pasqua e ci allineammo sulla neve per il servizio religioso. Ci sentivamo gelare a poco a poco e temo che alle preghiere si mescolassero parecchi moccoli, ma il cappellano fece del suo meglio".

Il Tenente Colonnello James Meldrum Knox, fu un coraggioso e capace ufficiale britannico, che si distinse nei violentissimi scontri del 15-16 Giugno 1918, quando gli austriaci sferrarono su tutto il fronte italiano, l'offensiva poi denominata "Battaglia del Solstizio". Nel settore tenuto dai britannici sull'Altopiano dei Sette Comuni, gli austro-ungarici sfondarono nell'area della 48° Divisione, alla quale apparteneva Knox, avanzando dalle prime linee britanniche del Gelpach, per oltre 2 Km, nell'area del Boscon, nei pressi di Cesuna. Fra le varie azioni di resistenza, particolarmente incisiva fu quella del 7° Royal Warwickshire Regiment, comandato dal Tenente Colonnello Knox, che arginò e poi respinse l'offensiva nemica con un energico contrattacco. Nato a Nuneaton, in Inghilterra, nel 1878, morì il 23 Settembre 1918, durante un bombardamento d'artiglieria austriaca, nelle prime linee di S.Sisto, e per questo è sepolto nel cimitero militare britannico di Granezza. Nell'immediato dopoguerra, per volontà della famiglia, venne eretta una stele commemorativa, in memoria del proprio caro e dei caduti della 143° Brigata, alla quale apparteneva il 7° Royal Warwickshire Regiment.

 

I POILUS
"Les Poilus", in italiano i pelosi. Così venivano chiamati i soldati francesi della Prima Guerra Mondiale, poiché avevano quasi tutti barba e baffi. Dalla primavera del 1918 questi soldati erano impegnati, assieme agli inglesi, a dar man forte all'esercito italiano a seguito dell'avanzata austro-ungarica, quando la linea di difesa si era spostata a sud e si sviluppava dalla Val d'Astico alla Valle del Brenta sul bordo meridionale dell'Altopiano dei Sette Comuni, come ultimo baluardo e difesa della sottostante pianura. Lungo tale linea si trovarono a combattere un totale di circa 60.000 soldati di varie nazionalità, a testimoniare in modo emblematico il carattere mondiale del conflitto.
L'area di M.te Corno e Granezza, dopo essere stata nel 1916 un importante nodo logistico dell'esercito italiano e sede del comando di divisione, fu pertanto interessata dalla presenza del XII° corpo d'armata francese, con due divisioni di fanteria oltre alle batterie di artiglieria dislocate in prossimità della linea di resistenza predisposta sulla dorsale tra Monte Corno e Cima Mosca, e di un corpo d'armata britannico con tre divisioni.
A testimonianza di tali vicende rimangono, talvolta celate nell'ombra dei boschi, evidenti resti di opere, trincee, postazioni di mitragliatrice, di contraerea, caverne, osservatori e cimiteri di guerra, che si susseguono per chilometri e chilometri lungo tutto il fronte.
Proseguendo si giunge ad un breve tratto di trincea che è stato recuperato e allestito sulla base della documentazione fotografica disponibile e della suggestiva descrizione della "Feritoia 14" sul fronte di Monte Zebio fornita da Emilio Lussu in "Un Anno sull'Altipiano": Passammo di fronte alla feritoia n. 14. - Questa, - spiegai, - è la più bella feritoia del settore, ma serve solo di notte, quando gli austriaci impiegano i razzi. Di giorno, è proibito guardare. Parecchi ufficiali e soldati vi sono stati uccisi o feriti. Il nemico vi ha aggiustato il tiro con un fucile a cavalletto e vi è in permanenza un tiratore. I soldati, per divertirsi, vi fanno apparire dei pezzi di legno o di carta, delle monete fissate a un bastoncino, e il tiratore infila sempre il foro della feritoia e colpisce il bersaglio.
Guardammo entrambi la feritoia. Essa non era piú, come una volta, praticata nel muro e chiusa con un sasso. I soldati vi avevano collocato una feritoia scudata, trovata nelle rovine d'Asiago. Era una pesante lastra d'acciaio con un foro per l'osservazione, che si poteva aprire e chiudere con un otturatore egualmente d'acciaio. lo sollevai l'otturatore, tenendomi discosto e attesi il colpo. Ma il tiratore non sparò. -La vedetta dorme, - disse il tenente.
Lasciai cadere l'otturatore sul foro e lo risollevai di nuovo. La luce del sole passò nel foro come il fascio luminoso d'un riflettore. Un fruscio attraversò l'aria, accompagnato da un colpo di fucile. La pallottola aveva infilato il foro.

 

AEROPLANI
Il compartimento aereonautico italiano nella fase iniziale della Grande Guerra era assai poco sviluppato e disponeva di pochi mezzi e scarsa esperienza; con l'avvicinarsi della fine del conflitto le cose cambiarono in fretta e le battaglie nei cieli, le attività di ricognizione ed i bombardamenti assunsero maggiore importanza. Per contrastare l'attività aerea nemica furono realizzate diverse postazioni contraeree come quella di Monte Corno, qui visibile, o quelle di Monte Foraoro o Monte Xausa.
In tali postazioni potevano essere usate le mitragliatrici, come le Lewis o la S.Etienne, o dei cannoncini che sparavano shrapnel, dei particolari proietti dotati di spolette a tempo e caricati con palle di piombo.
"Gli austriaci erano in piena attività. Il 3 giugno tornammo di nuovo a Granezza, più che mai formicolante di traffico militare. Il tempo si era rimesso al freddo e un pomeriggio, sotto una tormenta di neve, assistei a una partita di calcio fra la 48a e la 7a divisione, che vinse la coppa in palio. Fortunatamente il freddo durò poco. L'8 giugno la sezione mitraglieri Lewis andò ad occupare una postazione contraerea sulle alture che dominavano a nord la piana di Granezza e a sud l'immensa pianura sottostante che si stendeva a perdita d'occhio. Lassù ci riposammo piacevolmente al sole, con sufficienti razioni e abbondanti ghiottonerie comprate allo spaccio. Le ore passarono tranquille, a parte un'apparizione di un ricognitore nemico presto messo in fuga dagli sbuffi bianchi dei colpi d'artiglieria. Era troppo lontano da noi perchè dovessimo sprecare munizioni. La sera che tornammo giù al campo, ci fu una partita di calcio fra il nostro Decimo Battaglione e quelli della Sanità, che terminò in pareggio."
Dalle memorie di Norman Gladden

POSTAZIONE
"Il giorno 11 verso le una dopo pranzo, dalla parte della Canonica assistiamo ad una battaglia di aeroplani; un Italiano contro un falco tedesco. Si udiva la mitragliatrice, si vedevano le esplosioni che partivano dall'uno e dall'altro aeroplano.
Si trovavano su S. Giacomo di Lusiana, verso Valpigia. Ad un tratto il tedesco s'incendiò e lo vedemmo cadere precipitosamente in fiamme e vedemmo pure due corpi gettarsi fuori dall'apparecchio. Uno scoppio di applausi partì da quanti assistevano, applausi per la vittoria, ma accompagnata da due vittime degli aeroplani! Che cosa è mai la guerra!
Il 14 gennaio dopo l'Obito di Dal Ponte Valentino, della contrada Moncenigo, morto quasi improvvisamente, mi portò a Laverda per una visita al caro Parroco Don Cristiano, e giunto alla contrada Luppiari ho saputo che proprio vicino alla Valpigia cadde l'aeroplano dell'undici ed in esso vi erano due Ufficiali tedeschi, i quali furono trovati carbonizzati e trasportati al Cimitero di S. Giacomo di Lusiana."
Dal Diario di guerra di Don Bortolo Vidale, Parroco di Salcedo - 11.01.1918- Battaglia di aeroplani.

"Il 1 Giugno, verso le quattro del mattino, ci furono bombardamenti di aeroplani nemici in direzione di Breganze, Marostica.Tale bombardamento si rinnovò pure nella notte dall'uno al due giugno, alla medesima ora. Quanto panico in chi avvertì tali spettacoli. Quanto si sta tranquilli sapere essere lontani! Basta interrogare quelli di Vicenza, Verona, Padova, Venezia, che non potevano sloggiare di notte, per capire quanta paura invadeva loro. Si capisce che durante la guerra non si rispetta nessuna legge e nessun trattato internazionale. È pur vero, che chi può più, piange meno."
Sempre dal Diario di guerra di Don Bortolo Vidale, Parroco di Salcedo - 05.06.1918 - Bombardamento aereo.


Data visita: 15/08/2008, 08/06/2025, 19/09/2026
Data pubblicazione: 30 Dicembre 2008
Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2026

Autore:

Altri itinerari nelle vicinanze

Granezza - Cima del Porco - Monte Raitertal
Granezza - Cima del Porco - Monte Raitertal

Percorso ad anello con tracce storiche delle guerre mondiali
E - Escursionistico - 2 ore 30 minuti
Inizio percorso a: 0.0 Km

Anello di monte Gusella
Anello di monte Gusella

Percorso nella zona francese della Grande Guerra
T - Turistico - 3 ore 10 minuti
Inizio percorso a: 2.3 Km

Monte Bertiaga
Monte Bertiaga

Osservatorio strategico della Grande Guerra
E - Escursionistico - 2 ore 45 minuti
Inizio percorso a: 3.1 Km

Commenti