Monte Cecilia - Sentiero nr.8

Monte Cecilia - Sentiero nr.8

Un anello facile tra bosco e splendidi panorami sui Colli Euganei (m 193)

 

Zona: Colli Euganei e Berici
Ore a piedi: 1,45
Difficoltà: T - Turistico
Ulteriori dettagli ,    Mappa e GPX

Il Monte Cecilia è uno dei rilievi più particolari dei Colli Euganei, non solo per il panorama che offre, ma anche per la sua stessa origine geologica. Questo colle, alto 199 metri, rappresenta infatti uno degli esempi più significativi di laccolite: una formazione vulcanica in cui la lava non è fuoriuscita in superficie, ma si è raffreddata lentamente sotto le rocce soprastanti, dando origine a quello che viene definito un vero e proprio “vulcano sepolto”. La roccia che caratterizza il monte è la latite, visibile in diversi punti del percorso insieme alla curiosa esfoliazione cipollare, un fenomeno che spezza la pietra in strati concentrici simili alle bucce di una cipolla.

Dal punto di vista paesaggistico il versante più suggestivo è quello esposto a est, dove il sentiero attraversa ampi vegri e pianori calcarei aperti. Da qui lo sguardo si allarga sulla zona compresa tra Monselice, Arquà Petrarca e i colli circostanti, arrivando fino ai monti Rusta e Gemola, per poi toccare anche Cero e Castello. Un itinerario che regala scorci molto belli in ogni stagione, con il giallo acceso della ginestra in primavera e i toni caldi dello scotano, del viburno, dei frassini e degli aceri in autunno.

 

Dal parcheggio si procede verso est fino a raggiungere la strada provinciale 21, Via Maso. Qui si svolta a sinistra e, dopo circa 100 metri, si prende sulla destra Via Val Lucerna, che sale verso il monte.

Incrocio con la strada provinciale

Incrocio con la strada provinciale

Inizio di via Val Lucerna

Inizio di via Val Lucerna

Via Val Lucerna

Via Val Lucerna

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dopo poco l’asfalto lascia spazio a una strada dal fondo naturale. La salita è regolare e mai troppo impegnativa. Superato un uliveto, il percorso si inoltra nel bosco.

Vicino agli ulivi

Vicino agli ulivi

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Giunti ad un primo incrocio, si tiene la destra. La segnaletica è chiara e rende facile seguire il sentiero n. 8.

Proseguire a destra

Proseguire a destra

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Ad un secondo incrocio si lascia la strada per imboccare il sentiero a destra. In questo punto è indicato anche il sentiero n. 8A, che ritroveremo nella parte finale dell’itinerario.

Proseguire a destra

Proseguire a destra

Proseguire dritto

Proseguire dritto

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Proseguendo nel bosco si raggiunge un sentiero che si stacca sulla sinistra e sale fino alla cima di Monte Cecilia, un luogo che in passato ospitava un castello.

Nei pressi dell'incrocio verso il castello

Nei pressi dell'incrocio verso il castello

Proseguire a sinistra verso i ruderi del castello

Proseguire a sinistra verso i ruderi del castello

In cima si incontra l’immancabile croce, mentre della presenza dell’antico castello non resta nulla di facilmente riconoscibile. Da questo punto alcuni sentieri proseguono verso sud, ma in assenza di indicazioni chiare abbiamo scelto di ridiscendere fino al precedente incrocio, dove si svolta a sinistra per proseguire l’itinerario.

Superamento di un vecchio muro del castello

Superamento di un vecchio muro del castello

La croce di monte Cecilia

La croce di monte Cecilia

Lungo il sentiero si trovano infatti altre indicazioni di un percorso che sale sulla sinistra verso il castello. Con ogni probabilità si tratta dell’uscita dei sentieri incontrati poco prima sulla cima.

Proseguire dritto

Proseguire dritto

Con un’ampia curva verso sinistra il percorso cambia direzione e punta a nord-est. Di tanto in tanto il bosco si apre, lasciando spazio a qualche scorcio sulla pianura.

Panorama

Panorama

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Panorama

Panorama

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Arrivati nei pressi di un edificio diroccato, Casa Bolcato, si prosegue svoltando ancora a sinistra. Da qui il sentiero diventa molto più dolce, con un andamento quasi pianeggiante.

Casa Bolcato

Casa Bolcato

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Poco oltre si trova sulla sinistra il sentiero n. 8A, che permette di chiudere l’anello tornando all'incrocio incontrato all'andata ed evitando circa 500 metri di strada provinciale priva di marciapiede. Il nostro percorso prosegue invece lungo il sentiero principale n. 8. Vale però la pena continuare ancora per circa 200 metri prima di prendere l’8A, perché il sentiero esce dal bosco e offre un panorama davvero fantastico.

Incrocio con il sentiero nr.8A

Incrocio con il sentiero nr.8A

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Come anticipato, a un certo punto il bosco si apre completamente e la vista diventa meravigliosa.

Monselice e la rocca

Monselice e la rocca

Monte Ricco

Monte Ricco

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Il sentiero scende ancora per un tratto e, quando ricomincia la salita, si incontra un nuovo incrocio. Anche qui si tiene la sinistra.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Panorama

Panorama

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Proseguire a sinistra

Proseguire a sinistra

Si continua lungo una strada bianca che, poco alla volta, diventa prima cementata e poi asfaltata. Raggiunta la strada provinciale, si svolta a sinistra per rientrare al parcheggio.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Incrocio con la strada provinciale, proseguire a sinistra

Incrocio con la strada provinciale, proseguire a sinistra

Dettaglio della strada provinciale

Dettaglio della strada provinciale

Come anticipato, per il ritorno può essere conveniente scegliere il sentiero 8A, ma vale la pena passare prima per il tratto panoramico.

 


Come si raggiunge:

Dal centro di Baone (PD) si prosegue in direzione nord lungo la strada provinciale 21 (via Maso). Dopo 350 metri si trova sulla sinistra via Monte Gula e subito il parcheggio.

Apri la mappa Google per il calcolo itinerario


Mappa e traccia GPS:

Mappa e traccia Monte Cecilia - Sentiero nr.8

Monte Cecilia - Sentiero nr.8

SCHEDA PERCORSO

Zona:

Colli Euganei e Berici

Provincia / Comune:

Padova / Baone

Categoria:

Montagne

Tipologia:

Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico

Coordinate punto di arrivo:

45.243772 - 11.697333
(45°14'37" N - 11°41'50" E)

Coordinate parcheggio:

45.245420 - 11.687853
(45°14'43" N - 11°41'16" E)

Altitudine di partenza (m):

14

Altitudine di arrivo (m):

193

Altitudine minima (m):

14

Altitudine massima (m):

193

Dislivello (m):

180

Difficoltà del percorso:

T - Turistico

Ore a piedi:


(complessive, esclusa visita)
1 ora 45 minuti

Km totali:

5,90

Come si raggiunge:

A piedi, In mountain bike

Tipo di tragitto:

Percorso ad anello

Natura e Ambiente:

(tratta dai tabelloni in loco)

Flora 
Il sentiero si snoda per la maggior parte nel bosco prevalentemente di robinia, con la presenza in più tratti di altre specie di alberi e arbusti, tra cui l'olmo, il gelso della Cina (Broussonetia papyrifera), l'orniello (Fraxinus ornus), il bagolaro (Celtis australis), il sambuco (Sambucus nigra), l'acero campestre, tra i cespugli, il biancospino (Crataegus monogyna) e la rosa di macchia (Rosa canina). Presso la cima il bosco è prevalentemente formato da ornielli, carpini neri e qualche roverella. Il sottobosco abbonda di pungitopo e fusaggine (Euonimus europaeus) detta anche "berretta del prete" per la caratteristica forma del frutto.
L'area più caratteristica e interessante è senz'altro quella rivolta a Est, dove si attraversano ampi vegri con vegetazione arbustiva di tipo mediterraneo, ginestra, scotano (Cotinus coggygria), viburno (Viburnum lantana) e, soprattutto, è segnalata la presenza della Ruta patavina (Haplophyllum patavinum), importante specie endemica.

Fauna
Il sentiero attraversa diversi habitat, distinguibili in bosco di robinia, vegri e macchia mediterranea. Il bosco ospita la ghiandaia (Garrulus glandarius), il piccolo scricciolo (Troglodytes troglodytes) e al suo limitare, spesso posato a terra, il succiacapre (Caprimulgus europaeus). Raro e nidificante il torcicollo (Jynx torquilla) e tra i rapaci il gheppio (Falco tinnunculus), il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), la poiana (Buteo buteo) e lo sparviere (Accipiter nisus). Tra i rettili è possibile incontrare, mentre si scaldano al sole, il saettone (Elaphe longissima) detto "ansa", la biscia dal collare (Natrix natrix), il biacco (Coluber viridiflavus carbonarius) chiamato volgarmente "scarbonasso" e più raramente la vipera (Vipera aspis). Insetti di ogni tipo vivacizzano i vegri, cavallette (ortotteri), mosche (ditteri), bellissime farfalle, come il macaone (Papilio machaon) e la Vanessa io mescolate, tra i più comuni impollinatori, vespe e api (imenotteri).

Aspetti micologici
Da segnalare l'Entoloma sepium di colore bianco e che si colora di giallo-arancio allo sfregamento della carne, rinvenibile sotto Rosaceae (es. Prunus spinosa) e l'Armillariella mellea di colore giallastro e striato al margine presente su ceppaie di Robinia pseudoacacia.

Geologia
Il Monte Cecilia è una collina di modeste dimensioni, ma presenta una caratteristica assai significativa nel panorama euganeo: il magma ha sollevato le rocce sedimentarie creando una sorta di "camera" superficiale all'interno degli strati e rimanendo racchiuso tra quelli orizzontali della parte inferiore e quelli, sollevati e inclinati dalla pressione del magma in risalita, della porzione superiore, che di fatto costituì la sommità della collina sottomarina al momento della sua formazione. Un corpo vulcanico così generato, senza eruzione di lava all'esterno ma con il raffreddamento del magma in camere chiuse vicine alla superficie terrestre, è chiamato in geologia laccolite, letteralmente "vulcano sepolto". Fino ad alcuni anni fa si riteneva che la maggior parte dei Colli Euganei fossero laccoliti, ma lo studio dei rapporti tra le rocce vulcaniche e le rocce sedimentarie in affioramento e in profondità ha dimostrato che i meccanismi furono di vario tipo e il laccolite classico rappresenta in realtà una situazione più rara e puntiforme. Con il tempo, il sollevamento dell'attuale Pianura Padana, il trasporto dei sedimenti fluviali che la formano e l'assestamento della linea di costa del mare verso est, ha portato ad un ambiente collinare di tipo terrestre nel quale prevalgono i lenti ma inesorabili fenomeni di erosione dovuti agli agenti atmosferici. La sommità sedimentaria originaria del Monte Cecilia, costituita da materiali teneri e facilmente erodibili, è stata in buona parte smantellata mettendo a nudo il cuore vulcanico della collina; la roccia che costituisce la sua cima è la latite, meno frequente nel comprensorio euganeo rispetto alle più conosciute trachite e riolite. L'origine del colle come laccolite è ben visibile nel fronte cava delle Moschine, situata nella parte settentrionale del percorso, dove la roccia vulcanica è ancora chiaramente racchiusa dai soprastanti strati sedimentari.
L'erosione ha messo in luce un altro fenomeno molto curioso del vulcanesimo euganeo: l'esfoliazione cipollare. Si tratta di un'alterazione progressiva che interessa blocchi di roccia compatta esposti in superficie agli agenti atmosferici e frequente soprattutto nella latite e nel basalto. La roccia si desquama in superfici concentriche, dalla parte più esterna verso il nucleo centrale, proprio come i "gusci" di una cipolla.
Molto visibili nel Monte Cecilia e sicuramente i più evidenti dei Colli Euganei, sono i fenomeni di esfoliazione cipollare nel tratto iniziale del sentiero a ridosso delle coltivazioni.

Le Latiti
Fanno parte di quelle rocce povere in silice, ma ricche di minerali calcio e sodio (plagioclasi) e ferro e magnesio (miche, anfiboli, pirosseni). Sono rocce di origine magmatica effusiva (da un magma che si consolida e cristallizza in superficie) e presentano una struttura porfirica (grossi isolati cristalli in una pasta di fondo vetrosa).
La latite che si trova lungo il sentiero mostra "esfoliazioni cipollari" (la roccia sembra sfaldarsi a strati come le cipolle). Si tratta di una forma prodotta dall'alterazione delle rocce, in tempi molto più recenti rispetto alla loro messa in posto.
Le esfoliazioni cipollari si formano a partire da fratture lungo le quali penetra acqua piovana. Quest'ultima entra per alcuni millimetri nella roccia e si combina con alcuni suoi minerali, che quindi nel tempo alterano e formano argille. Le argille occupano più volume dei minerali originari, e quindi un primo strato di roccia si espande e si stacca dal nucleo - si è formato lo strato più esterno della "cipolla". Ora l'acqua piovana penetra anche sotto questo strato, e altera in argilla alcuni minerali anche di uno strato più interno. Più il processo procede, più il nucleo di roccia inalterato che rimane al centro diventa tondo.


Storia:

(tratta dai tabelloni in loco)

Toponomastica
M. Cecilia da Cecilia, figlia di Manfredo da Baone, che all'inizio del '200, per primo nel territorio euganeo, piantò sul colle una varietà di uva detta "'s-ciava". Viene anche detto "Monte Castèo de Baón".

Storia e arte
Sulla sommità del colle si trovano i ruderi di un'antica fortificazione di epoca medievale di proprietà dei Conti da Baone, distrutta dagli Ezzelini in conflitto con i Camposampiero. Una leggenda narra che la causa scatenante fosse proprio una bellissima giovane di nome Cecilia. Nei pressi di una seconda cima più bassa poco a nord della prima, nel corso di ricognizioni archeologiche, che hanno portato alla luce resti di ceramiche e tegole, è stata segnalata la presenza dell'antica chiesa di San Fidenzio.

Ruderi del Castello del Monte Cecilia, verso Este
Il castello di Baone era a guardia dell'accesso orientale della città di Este, dall'altro lato s'innalzava il castello sulla cima del Monte Cero che controllava la via che collegava Este, Cinto e Lozzo e in posizione centrale la fortificazione di Calaone a protezione della città. La famiglia da Baone, proprietaria del feudo rurale, era originaria di Padova e nel 1183 cedettero a Obizzo marchese d'Este il castrum Baonis e la signoria territoriale. La vicenda del castello di Baone è strettamente legata alle alterne sorti del castello di Este, il centro politico da cui i marchesi esercitavano la loro autorità.
Costruito in pietra di trachite vi era all'interno un camminamento, una o più porte con serratura e chiave e un'imponente torre che serviva anche come dimora per il signore e che si trovava al centro di un "larghissimo spazio di terreno tutto ripieno di viti" ai limiti del quale vi erano "in diversi lochi li muri del castello quali erano assai grandi".
Presso la Biblioteca Civica di Padova si conserva un manoscritto di autore ignoto (probabilmente l'estense Biasio Lombardo) dal titolo "Marmi, sepolture, vasi, statue, idoli, lumi eterni, lacrimari et altre antichità atestine" databile alla seconda metà del XVII sec. che offre un contributo molto prezioso per lo studio della storia e l'archeologia del territorio di Baone. In particolare il ricercatore si sofferma sulle rovine del castello medievale e sull'antica chiesa di S. Fidenzio e la descrizione del sito evidenzia che a metà del '600 era completamente distrutto e lo spazio, un tempo delimitato dalla cinta muraria, fu trasformato in vigneto.

"Monte di Baone":
"Il Monte di Baone ha un castello nella sommità distrutto et ancora vi si vede un grosso muro in piedi, di larghezza piedi 5, qual era della torre che sta nella somità, la qual ha dentro ancora alcuni compartimenti di muro nel modo infrascritto et è come il disegno in piato

Schizzo dei "compartimenti di muro"

Schizzo dei "compartimenti di muro"

Schizzo del "muro roto"

Schizzo del "muro roto"

Chiesa di Baon vecchia
Sotto poi vi è una chiesa la qual era la cattedrale ma avendo gli abitanti per loro comodo fabbricatane un'altra, al basso dove ora sono le case, al presente non vanno se non il S. Natale i popoli processionalmente di sopra, nel rimanente non è ofiziata ma resta alla custodia d'un eremita che sta in una casetta vicina alla chiesa.
Vi è un campanile dentro del quale vi è un marmo rotto scritto antico nel fondamento che tocca terra, ma dalla parte e sopra la scala dell'eremo un altro marmo rotto con lettere e nel muro della casa di altri marmi scritti rotti, et un grande intiero nella caneva et un segno di ceneri rotto, et in un muro una statua in piedi rotta dal mezzo in su, messa distesa nel muro.
Questo era un castello e terra popolatissimo anticamente come si vede dai marmi antichi che vi si ritrovano come ne parlano le historie, et il romito che vi è al presente ha detto a me, e l'attesto con mio giuramento, che nel fabbricar una stanza per comodo della chiesa ha fatto metter nei fondamenti una grandissima quantità di marmi scritti di diverse sorte, cosa da me intesa con gran dispiacere.
Nota:
devesi vedere e dimandare a nome di qual santo è eretta essa chiesa sul Monte di Baone."

 


Data visita: 18/04/2026
Data pubblicazione: 26 Aprile 2026

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