Ore a piedi: 3.40
Difficoltà: E - Escursionistico
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
Questo percorso ad anello tra Pian delle Fugazze e Campogrosso, nelle Piccole Dolomiti, è una variante dell'Anello Pian delle Fugazze - Campogrosso. La principale differenza riguarda il ritorno dal Rifugio Campogrosso: invece di seguire la strada, l'itinerario passa per Malga Boffetal e rientra prevalentemente su sentiero. Il percorso attraversa il Ponte AVIS e offre ampi panorami sul gruppo del Carega, sul Pasubio e, nelle giornate più limpide, fino all'Adamello-Brenta.
Questa volta siamo partiti dal parcheggio lungo la strada che da Pian delle Fugazze porta verso Campogrosso e Camposilvano. Tornati indietro verso il passo, abbiamo svoltato a destra e subito ancora a destra, seguendo le indicazioni per l'Ossario del Pasubio e il Ponte AVIS.
La strada fino all'Ossario del Pasubio è aperta anche al traffico automobilistico.
Vista del Rifugio Papa alle Porte del Pasubio
Fino al Ponte AVIS si procede su strada asfaltata.
Strada verso il Ponte AVIS
Strada pedonale tra Pian delle Fugazze e il Ponte AVIS
L'attraversamento del Ponte AVIS è regolato da alcune norme indicate all'ingresso, tra cui la distanza da mantenere tra una persona e l'altra.
Ingresso del Ponte AVIS tra Pian delle Fugazze e Campogrosso
Attraversato lo stretto e un po' ballerino ponte, il percorso prosegue per un tratto su strada bianca, per poi continuare su asfalto fino al Rifugio Campogrosso.
Ponte AVIS lungo l'itinerario Pian delle Fugazze - Campogrosso
Panorama verso il Novegno e il Monte Enna
Strada verso il Rifugio Campogrosso
Rifugio Campogrosso nelle Piccole Dolomiti
Poco prima del rifugio, sulla destra, inizia il sentiero 170 che porta verso Malga Boffetal.
Inizio del sentiero 170 verso Malga Boffetal
Dopo circa 300 metri di salita si raggiunge un incrocio dove le indicazioni non sono particolarmente chiare, perché il sentiero 170 non viene più riportato. È necessario mantenersi sul sentiero di destra che continua in salita.
Bivio sul sentiero 170, proseguire a destra in salita
Il sentiero entra ed esce dal bosco e, superato questo incrocio, la segnaletica risulta chiara.
Sentiero nel bosco tra Campogrosso e Malga Boffetal
Durante la salita si aprono bellissimi scorci sul gruppo del Carega e, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino al più lontano gruppo dell'Adamello-Brenta.
Panorama sul gruppo del Carega dal sentiero per Malga Boffetal
Sentiero panoramico sopra Campogrosso
Panorama verso il gruppo dell'Adamello-Brenta
Sentiero tra Campogrosso e Malga Boffetal
Usciti dal bosco, il sentiero prosegue attraverso un'ampia zona prativa.
Sentiero sui prati verso Malga Boffetal
Percorso tra i prati nei pressi di Malga Boffetal
Si raggiungono quindi un piccolo laghetto e il Bovetal Boulder Park, dove dieci grandi massi sono utilizzati per la pratica del bouldering.
Laghetto e Bovetal Boulder Park nei pressi di Malga Boffetal
Massi del Bovetal Boulder Park
All'incrocio subito dopo il laghetto si prosegue verso Malga Boffetal, che si raggiunge in circa cinque minuti.
Malga Boffetal nelle Piccole Dolomiti
Lasciata Malga Boffetal, il sentiero prosegue in discesa compiendo un'ampia curva verso ovest. Il panorama si apre sulla valle e verso il Coni Zugna.
Panorama sulla valle e verso il Coni Zugna da Malga Boffetal
Sentiero in discesa da Malga Boffetal
Percorso di rientro verso Pian delle Fugazze
All'incrocio successivo è necessario prendere il sentiero sulla destra, seguendo la direzione dei fili dell'alta tensione. I segnavia bianco-rossi sono un po' nascosti e bisogna prestare attenzione. Se si dovesse proseguire dritti, è comunque possibile ritrovare il percorso corretto svoltando a destra al successivo incrocio.
Bivio dove seguire a destra i fili dell'alta tensione
Incrocio con la strada forestale nel percorso di rientro
Strada forestale verso Pian delle Fugazze
Per circa 200 metri il percorso segue la strada forestale. Al primo incrocio bisogna quindi lasciarla e imboccare il sentiero sulla sinistra. Fortunatamente è presente una tabella che indica la direzione, perché in questo punto è facile sbagliare.
Bivio dove lasciare la strada forestale e proseguire a sinistra
Dopo altri 200 metri si incontra un ulteriore bivio poco evidente. Bisogna prestare attenzione ai segnavia bianco-rossi e proseguire a destra, verso nord. Continuando dritti si raggiunge comunque la strada asfaltata che riporta al parcheggio, ma si perde l'ultimo tratto del sentiero.
Bivio poco evidente, proseguire a destra verso Pian delle Fugazze
Strada da non seguire al bivio nel tratto di rientro
Il sentiero continua nel bosco, mantenendosi più in alto rispetto alla strada asfaltata, alla quale si ricongiunge dopo circa 800 metri.
Sentiero nel bosco sopra la strada per Pian delle Fugazze
Ricongiungimento del sentiero con la strada asfaltata
Raggiunta la strada asfaltata si svolta a destra e, con un ultimo breve tratto, si ritorna al punto di partenza.
Strada finale verso il parcheggio di Pian delle Fugazze
Questa variante rende l'anello tra Pian delle Fugazze e Campogrosso più escursionistico e vario rispetto al percorso che rientra interamente su strada. Il passaggio sul Ponte AVIS, i panorami sul Carega, il tratto per Malga Boffetal e i sentieri nel bosco accompagnano per quasi tutto il percorso, lasciando l'asfalto soprattutto alla parte iniziale e finale dell'itinerario. È necessario prestare un po' di attenzione ai bivi nel tratto di ritorno, dove alcuni segnavia non sono immediatamente visibili.
Come si raggiunge:
Da Schio (VI) si prende la SP46 che porta a Valli del Pasubio - Rovereto.
Dopo l'ultimo tornante (il 14°) si attraversa il confine Veneto-Trentino arrivando a Pian delle Fugazze.
Ci sono molti parcheggi, tutti a pagamento.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Anello Pian delle Fugazze - Campogrosso (variante malga Boffetal)
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Piccole Dolomiti, Pasubio, Novegno |
Provincia / Comune: | Vicenza - Trento / Valli del Pasubio - Vallarsa |
Categoria: | Montagne, Rifugi |
Tipologia: | Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.728540 - 11.173260 (45°43'42" N - 11°10'23" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.759612 - 11.171894 (45°45'34" N - 11°10'18" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1162 |
Altitudine di arrivo (m): | 1545 |
Dislivello (m): | 420 |
Difficoltà del percorso: | E - Escursionistico |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 3 ore 40 minuti |
Km totali: | 11,70 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Percorso ad anello |
Storia:
PONTE AVIS
Questo ponte è intitolato ad AVIS (associazione volontari italiani sangue), in memoria del tragico evento che, il primo settembre 1956, avvenne proprio su questa strada.
Alle 15,30, in seguito al maltempo e ad una manovra errata dell'autista, un pulmino con a bordo 27 persone provenienti da Recoaro Terme, precipitò tragicamente nella scarpata.
Grazie alla presenza di alcuni operai che stavano eseguendo dei lavori di manutenzione al manto stradale, venne dato immediatamente l'allarme. Si mobilitò chiunque fosse in grado di dare il proprio contributo: vigili del fuoco, carabinieri, gruppi alpini, ecclesiastici e privati.
Il pulmino si era capovolto più volte nella caduta, provocando la morte di 15 persone. I feriti furono 11 e vennero trasportati d'urgenza all'ospedale di Schio.
I medici, vista la gravità della situazione, lanciarono immediatamente un appello alla popolazione per la raccolta urgente di sangue per fronteggiare l'emergenza.
La generosità di chi era già donatore di sangue e di chi lo diventò quel giorno, contribuì alla salvezza dei feriti.
Nessuno dei donatori, in ossequio ai principi fondamentali del dono, chiese un compenso o chiese a quale dei feriti fosse destinato il suo sangue.
In ricordo al tragico evento e della straordinaria generosità dimostrata dalla popolazione, questi donatori decisero di associarsi ed il 26 maggio 1957 veniva costituita la Sezione Comunale AVIS di Schio.
Con la speranza che il loro esempio ricordi alle generazioni future l'importanza del nobile gesto del "Dono del Sangue".
AVIS SCHIO-ALTOVICENTINO
ALPE DI CAMPOGROSSO
SISILLA
Il Sengio della Sisilla (q. 1621), ottimo osservatorio ideale per osservare l'intera sistemazione difensiva del sottostante passo, fu il primo caposaldo ad essere organizzato a difesa del settore di Campogrosso e comprendeva l'elemento difensivo di raccordo con le trincee del Baffelan e del Cornetto. Sulla selletta che precede la sommità, raggiungibile per un sentiero realizzato in gran parte su roccia in posizione defilata, inizialmente fu ricavata una trincea per un plotone (50 uomini) con fronte sud-ovest. Nel 1917, quando fu completata la linea definitiva, sulla Sisilla vi era un trinceramento coperto con un piccolo baraccamento e una nicchia per deposito munizioni e attrezzi. Il limitato presidio che poteva alloggiare sulla Sisilla doveva difendere l'Osservatorio, che era dotato di un apparato fotoelettrico ed una postazione di riflettori. Alla base della strapiombante parete sud, in posizione riparata dall'osservazione e dal tiro avversari, furono costruiti ricoveri per comando, deposito e riserva truppe. Si tratta di quattro caverne scavate nella roccia, lunghe m. 14 e larghe m. 4,50 capaci di ospitare fino a 100 persone ciascuna e munite di opere di difesa dell'accesso. Nelle immediate vicinanze furono infine realizzati altri appostamenti in caverna e postazioni in roccia per mitragliatrice.
Foto storica
ORTOGONALE 1
CAMPOGROSSO - UNA LINEA DIFENSIVA STRATEGICA
Le valli dell'Agno e del Leogra già prima della Grande Guerra erano state oggetto di programmi di fortificazione per la difesa dei valichi della Lora, di Campogrosso e del Pian delle Fugazze a causa della loro vicinanza al confine con l'Austria.
Nel maggio 1915 la rapida avanzata delle truppe italiane in Vallarsa e sul massiccio del Pasubio allontanò la linea del fronte.
La situazione cambiò radicalmente dopo l'offensiva sferrata dagli Austriaci il 15 maggio 1916 (la Strafexpedition) sul fronte degli Altipiani Vicentini.
Dopo sanguinosi combattimenti, la manovra austriaca fu bloccata con gravi perdite in Vallarsa, a pochi chilometri dal passo di Campogrosso.
Era dunque evidente l'importanza strategica del passo di Campogrosso così come la necessità di una linea di difesa nord-sud che potesse contenere, in caso di crollo del Pasubio, l'avanzata austriaca nelle valli dell'Agno e del Leogra.
Di conseguenza il Comando della 1a Armata fece realizzare una serie di linee difensive nell'alta Vallarsa e una di massima resistenza (Seconda Linea) sul crinale tra Campogrosso e Pasubio. Nel febbraio del 1917 era in costruzione una Terza Linea dal Passo della Lora per il caposaldo della Gazza, Le Some, le colline a sud di Valli dei Signori e monte Novegno. Compare in questo periodo una Quarta linea strategica di resistenza costituita da due linee ortogonali che diventeranno le prime versioni delle linee Ortogonale 1 e Ortogonale 2. A fine inverno del 1917 la prima linea strategica, denominata inizialmente Destra Leogra, risulta ben delineata sulla destra orografica del torrente Leogra dallo sbocco della Valle di Manfron fino a Case di Malo, correndo sempre ai piedi delle colline.
La seconda linea strategica trasversale alla Destra Leogra, che prese poi il nome di Ortogonale 2, modificata nel tracciato nella seconda metà del 1917, tagliava le valli dell'Agno e del Leogra e incrociava la Destra Leogra al Ponte delle Capre per risalire il versante opposto verso il Novegno. All'inizio di aprile del 1917 il generale Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, riconoscendo l'importanza strategica del settore, ordinò il completamento della Destra Leogra fino al Campo trincerato di Vicenza e la costruzione di una nuova linea difensiva (Ortogonale 1) sullo spartiacque tra le valli dell'Agno e del Leogra da Campogrosso fino a Monteviale. Il comando del Genio del V Corpo d'Armata predispose immediatamente un nuovo progetto dove le due grandi linee Ortogonali si intersecavano sul Monte Civillina e costituivano più compartimenti difensivi integrati con altre linee avanzate nella pianura vicentina ("Linea del Piano") fino a collegarsi al campo trincerato di Vicenza.
Dopo i bombardamenti aerei austriaci del 1916 si diffuse l'impiego delle batterie contraeree a difesa delle trincee e dei centri abitati. A ridosso dell'Ortogonale 1 furono attivati ben tre campi d'aviazione militari a Castelgomberto, a Sovizzo e a Trissino.
L'Ortogonale 1 realizzata sul contrafforte montano Agno-Leogra era diventata così una fondamentale linea di arresto in previsione di un eventuale arretramento del fronte sulla linea Mincio-Po.
L'importanza di queste linee strategiche fu confermata alla fine di ottobre del 1917 quando gli Austriaci sfondarono il fronte a Caporetto e arrivarono al Piave e sul Grappa.
Data visita: 10/11/2024
Data pubblicazione: Nov. 20, 2024
Ultimo aggiornamento: Sept. 25, 2026
Autore: Corrado De Zanche