Ore a piedi: 5,00
Difficoltà: EE - Escursionisti Esperti
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
Questo itinerario si sviluppa nella parte settentrionale dell'Altopiano dei Sette Comuni, tra il Monte Ortigara, il Monte Forno, la Busa del Cavallo e Campigoletti, attraversando alcuni dei luoghi più segnati dalla Grande Guerra. Il percorso alterna strade militari, sentieri CAI e tratti non segnati, passando tra bivacchi, resti di baraccamenti, cimiteri di guerra e numerose testimonianze del fronte austro-ungarico.
Per affrontare questo percorso è necessario avere con sé una carta topografica 1:25.000 della zona e saperla consultare. È inoltre consigliabile utilizzare la traccia GPX o KML disponibile a fondo pagina, caricandola sul proprio cellulare o navigatore. Una parte dell'itinerario si svolge infatti su sentieri privi di segnavia.
Dal Piazzale Lozze si prosegue in direzione Malga Moline / Rifugio Adriana, seguendo la strada verso Piazza delle Saline. È la strada che parte a sinistra rispetto alla salita diretta verso la cima dell'Ortigara. Dopo circa 500 metri si raggiunge l'incrocio visibile nella foto, dove si prende a destra la strada con divieto di circolazione.
Incrocio sul percorso da Piazzale Lozze verso Campoluzzo, prendere a destra
Si rimane su questa strada militare fino a incontrare sulla sinistra un sentiero che porta rapidamente verso il bivacco Campoluzzo. Se si prosegue lungo la strada non è comunque un grosso problema, perché poco più avanti si incontra un'altra indicazione per il bivacco.
Strada militare verso il bivacco Campoluzzo
Monumento lungo la strada verso Campoluzzo
Deviazione a sinistra sul sentiero per il bivacco Campoluzzo
Bivacco Campoluzzo sull'Altopiano dei Sette Comuni
Bivacco Campoluzzo lungo l'itinerario
Superato il bivacco si procede verso sud-ovest lungo il sentiero 839 per circa 200 metri. A questo punto bisogna lasciare il sentiero segnato e tenersi sulla destra, imboccando una salita rocciosa.
Deviazione a destra dal sentiero 839
Salita rocciosa sul sentiero non segnato
Il sentiero, pur non essendo segnato, è ben battuto dai numerosi passaggi. Superata la prima salita diventa piacevole da percorrere, soprattutto per l'ambiente che lo circonda.
Sentiero non segnato tra Campoluzzo e Monte Chiesa
Tratto del sentiero non segnato sull'Altopiano dei Sette Comuni
Il sentiero si ricongiunge al segnavia 839, che porta verso il Monte Chiesa. Da qui si procede verso nord-ovest proprio in direzione del monte.
Ricongiungimento al sentiero 839 con il Monte Chiesa sullo sfondo
Resti del complesso logistico di Malga Pozze
Raggiunta la zona logistica di Malga Pozze si lascia il sentiero segnato e si prosegue verso la malga.
Complesso logistico nei pressi di Malga Pozze
Corno di Campo Bianco visto dalla zona di Malga Pozze
Resti del complesso logistico di Malga Pozze
Malga Pozze sull'Altopiano dei Sette Comuni
Da Malga Pozze si prosegue lungo la strada passando sotto al Monte Forno. Volendo raggiungerne la cima e visitarla bisogna considerare circa 20 minuti in più.
All'incrocio si gira a destra e si continua lungo la strada in direzione del bivio Conrad, che però non raggiungeremo.
Incrocio nei pressi di Malga Pozze, prendere la strada a sinistra nella foto
Voltandosi indietro si comprende bene la posizione strategica del Monte Forno rispetto al territorio circostante.
Monte Forno visto dalla strada verso il bivio Conrad
Si passa sopra alla chiesetta del Monte Forno e si continua fino a incontrare il comando del 27° reggimento "König der Belgier".
Chiesetta del Monte Forno
Strada militare verso il bivio Conrad
Percorso verso il bivio Conrad
Resti del comando del 27° reggimento König der Belgier
Foto storica del comando del 27° reggimento König der Belgier
Qui si incontra un'altra importante deviazione. Poco prima che la strada affronti una marcata doppia curva, prima a sinistra e poi a destra, si trova il sentiero visibile nella foto. Bisogna lasciare la strada e proseguire sulla destra.
Deviazione dalla strada sul sentiero verso la Kaiser Karl Strasse
Il sentiero è in alcuni punti un po' impervio, soprattutto per la presenza dei mughi cresciuti lungo il tracciato, ma permette di raggiungere la Kaiser Karl Strasse.
Sentiero tra i mughi verso la Kaiser Karl Strasse
Vista su Cima XII dal sentiero verso la Kaiser Karl Strasse
Raggiunta la Kaiser Karl Strasse si prende a destra e si procede verso nord-ovest.
Kaiser Karl Strasse sull'Altopiano dei Sette Comuni
Percorso lungo la Kaiser Karl Strasse
Kaiser Karl Strasse verso la Busa del Cavallo
Strada militare Kaiser Karl Strasse
Kaiser Karl Strasse nel settore dell'Ortigara
La strada prosegue verso l'Ortigara attraversando la zona logistica della Busa del Cavallo e passando nei pressi del cimitero Cuvolin.
Kaiser Karl Strasse nella zona della Busa del Cavallo
Busa del Cavallo lungo la Kaiser Karl Strasse
Cimitero Cuvolin con Cima XII sullo sfondo
Nei pressi della Busa del Cavallo si trova il bivacco Bordignon, utile come riparo in caso di maltempo, oltre a un tavolino da pic-nic.
Bivacco Bordignon presso la Busa del Cavallo
La strada continua a salire passando vicino al Baito Cuvolin e al Fontanello del Cuvolin.
Kaiser Karl Strasse verso il Cuvolin
Baito Cuvolin lungo la Kaiser Karl Strasse
Baito Cuvolin nel settore dell'Ortigara
Fontanello del Cuvolin
Kaiser Karl Strasse verso Campigoletti
In questa zona è difficile trovare un punto dal quale non sia visibile qualche manufatto della Grande Guerra. La conformazione della montagna offriva riparo e permetteva di realizzare ricoveri, baraccamenti e altre strutture praticamente ovunque, tanto che ancora oggi le tracce del conflitto accompagnano continuamente il percorso.
Resti della Grande Guerra lungo la Kaiser Karl Strasse verso Campigoletti
Kaiser Karl Strasse nel tratto verso Campigoletti
A un certo punto arriva una sorpresa: una tabella dedicata a Gianni Pieropan. La memoria mi ha riportato agli anni Ottanta, quando guardavo su qualche televisione privata i suoi documentari dedicati ai luoghi della Grande Guerra. Oggi forse il suo nome è meno conosciuto, ma Pieropan ha fatto molto per far conoscere e preservare la memoria di queste montagne.
Kaiser Karl Strasse nei pressi della targa dedicata a Gianni Pieropan
Targa in memoria di Gianni Pieropan
Kaiser Karl Strasse verso Campigoletti e Monte Ortigara
Colonna Mozza sulla cima del Monte Ortigara vista dal percorso
Zona di Campigoletti sull'Altopiano dei Sette Comuni
Cimitero di Campigoletti
Resti del cimitero di Campigoletti
Superato il cimitero di Campigoletti si continua in direzione della Val Agnella.
Sentiero da Campigoletti verso la Val Agnella
Sentiero verso la Val Agnella nel settore dell'Ortigara
Campana del Monte Ortigara vista dal percorso
Seguendo il sentiero 839 si scende attraverso la Val Agnella e si prosegue verso Piazza delle Saline.
Val Agnella sull'Altopiano dei Sette Comuni
Discesa lungo la Val Agnella
Sentiero 839 nella Val Agnella
Si passa nuovamente vicino alla deviazione per il bivacco Campoluzzo, ma questa volta si prosegue dritti. Poco dopo ci si ricongiunge alla strada percorsa all'andata e, seguendola, si ritorna verso Piazzale Lozze, chiudendo così l'anello.
Incrocio finale verso Piazzale Lozze, proseguire dritti
Come si raggiunge:
Da Gallio(VI) in direzione di Enego, a circa 300 metri dal centro di Gallio sulla sinistra troverete le indicazioni per il monte Ortigara. La strada a tratti non è asfaltata.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Busa del Cavallo - Campigoletti
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago |
Provincia / Comune: | Vicenza / |
Categoria: | Montagne, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra |
Tipologia: | Paesaggistico, Storico, Panoramico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.989430 - 11.486970 (45°59'21" N - 11°29'13" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.996098 - 11.530952 (45°59'45" N - 11°31'51" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1752 |
Altitudine di arrivo (m): | 2083 |
Dislivello (m): | 600 |
Difficoltà del percorso: | EE - Escursionisti Esperti |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 5 ore |
Km totali: | 15,00 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Parte del percorso ad anello |
Storia:
(tratta dai tabelloni in loco del Ecomuseo della Grande Guerra)
LA SISTEMAZIONE TATTICO-LOGISTICA DELLA CONCA DI MALGA POZZE
La cortina difensiva che univa il caposaldo di Monte Forno a quello di Monte Chiesa costituiva uno dei tratti maggiormente "sensibili" della linea difensiva austro-ungarica sull'Altipiano (Winterstellung) tra l'estate del 1916 e l'autunno del 1917. Ad essa andava pertanto riservata la massima attenzione da parte della 6a Divisione e del superiore III C.d.A. austriaco. Occorreva infatti provvedere non solo ad un'adeguata sistemazione tattica della linea, in grado di garantire al presidio il massimo di protezione ed il più efficace sfruttamento del terreno in chiave difensiva, ma anche ad un'impeccabile organizzazione logistica. Le condizioni dell'esercito austro-ungarico al quarto anno di guerra imponevano di fare tutto quanto umanamente possibile per offrire ai combattenti condizioni di vita accettabili, sia sotto il profilo fisico, sia sotto quello morale. I resti delle moltissime costruzioni, dei baraccamenti e delle cucine di cui è cosparso il margine sud-orientale della grande conca di Malga Pozze, mostrano ancor oggi il livello e l'accuratezza di tale sforzo. Al confine d'impiego di due dei più noti reparti dell'esercito comune, il 27° Rgt. (il König der Belgier) ed il 17° Rgt. (il Kronprinz, dedicato quindi al principe ereditario), a prevalente reclutamento sloveno, questa serie di baracche costituisce un complesso esemplare di organizzazione logistica di una posizione in quota. Anche nelle peggiori condizioni climatiche, quelle che si verificheranno ad esempio nell'inverno 1916-17, le truppe qui dislocate potranno, grazie ad essa, non solo sopravvivere in condizioni accettabili, ma anche mantenere un atteggiamento aggressivo nei confronti degli italiani che si concretizzerà in audaci assalti mediante tunnel scavati nella neve.
CHIESETTA DI MONTE FORNO
Realizzata all'interno della Busa della Pesa dai reparti del 27° Reggimento "König der Belgier" la Cappella di Monte Forno venne pesantemente danneggiata da un colpo di grosso calibro sparato dalle artiglierie italiane durante la battaglia del giugno 1917. Alle spalle della chiesetta venne realizzato il cimitero dove furono sepolti complessivamente 121 caduti austriaci e 21 italiani tra i quali 4 ufficiali. Il crocifisso ligneo, di cui rimane il basamento originale, venne portato dagli austriaci in ritirata a Graz dove ora è custodito presso la Belgierkaserne.
La chiesetta ridotta a poco più di un rudere è stata invece ricostruita nel 1988 dal reparto Pionieri del Landwehrstammregiment n.54 di Graz, erede naturale del 27° Reggimento, ed inaugurata con una solenne cerimonia il 27 agosto 1988 alla presenza delle rappresentanze civili e militari di Austria ed Italia.
Foto storica - Chiesetta di Monte Forno
LA BUSA DEL CAVALLO
La sistemazione logistica della Busa del Cavallo rappresenta un ottimo esempio di organizzazione dei baraccamenti, dei magazzini e dei servizi (innanzitutto medico e veterinario) a livello di Brigata. Posta in prossimità di una delle principali funivie austriache che da località Larici, attraverso la zona del Portule, consentiva l'arrivo alle linee di quanto necessario a vivere e combattere in ogni periodo dell'anno, sfruttava il riparo offerto dalla conformazione del terreno per sfuggire al tiro dell'artiglieria nemica. Il massiccio utilizzo della ricognizione aerea da parte italiana prima e durante l'offensiva dell'estate del 1917, rese peraltro possibile all'artiglieria a lunga gittata italiana e agli stessi bombardieri Caproni, impiegati per la prima volta in masse consistenti, di procurare danni anche di un certo rilievo a baracche e ricoveri.
Dall'estate del 1916 all'autunno del 1917, la zona ospitava la sede del comando della 12a Brigata di fanteria austroungarica e quella del 17° Reggimento "Kronprinz"
Foto storica - Busa del Cavallo
CIMITERO MILITARE DEL CUVOLIN
Da maggio a novembre del '19 - dal disgelo alla caduta della prima neve - i reparti militari che erano rimasti in Altopiano attesero alla bonifica dei campi di battaglia, da ordigni inesplosi, da munizioni ed esplosivi, da armi e materiali, così come al recupero delle migliaia di salme sparse e alla loro inumazione nei cimiteri esistenti sul posto.
Questi lavori ripresero nel maggio del '20, ma da questo momento in poi il recupero delle salme e il riordino dei cimiteri fu diretto e coordinato da uno speciale Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle salme dei caduti in guerra, emanazione del Ministero della Guerra con sede a Udine.
I suoi obiettivi furono da un lato dare capillare sistematicità alla ricerca, dall'altro mettere ordine nella grande dispersione dei cimiteri spontanei esistenti, con accorpamenti e anche trasferimenti in zone di più facile accesso. La maggior parte dei cimiteri era infatti in luoghi lontani dai centri abitati, in zone impervie, difficilmente raggiungibili dai familiari, dai compagni, dalle associazioni di reduci che cominciavano sempre più spesso ad arrivare in visita. E poi erano costruiti come era stato allora possibile vicino alla linea del fuoco, a volte anche con cura, attenzione e pietà, ma più spesso con un senso di provvisorietà. Molti erano stati poi sconvolti dalle granate, altri erano troppo piccoli per poter accogliere le salme recuperate attorno. Nel Cimitero del Cuvolin erano inumate 900 salme austriache.
Foto storica - cimitero del Cuvolin
CIMITERO AUSTROUNGARICO DI MONTE CAMPIGOLETTI
Nel novembre del 1918 al termine della guerra, i cimiteri sparsi sull'Altopiano erano molti di più di quei 41 che verranno definitivamente sistemati dopo il lavoro di recupero e di riordino, durato per qualche anno, coordinato da uno speciale Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze della salme dei caduti in guerra.
Quasi certamente qualche centinaio, solo qualcuno grande e già ben definito nei centri logistici di seconda linea, per la maggior parte piccoli, cento o duecento sepolture, ma anche semplici gruppi di tombe e fosse comuni.
Si può dire che ogni tratto di fronte, di trincea, come anche ogni ospedaletto da campo, avesse accanto il suo cimitero.
E poi vi erano, sparsi ovunque, singoli tumuli, solo un palmo di terra o di pietre, inumazioni di necessità oltre che di pietà, fatte magari di fretta e precariamente sul luogo di una morte o di un ritrovamento, quando non era possibile pensare a un trasporto e a una sepoltura più dignitosa. E corpi ancora insepolti, celati in anfratti nascosti, in buche solo parzialmente ricoperte, fra i mughi.
Il cimitero di Monte Campigoletti, uno dei più interessanti e struggenti esempi di sepoltura in prima linea, raccoglieva le salme di 23 ufficiali austriaci e 400 soldati italiani tra i quali 7 caduti di morte bianca.
Foto storica - cimitero Campigoletti
Data visita: 13/06/2020
Data pubblicazione: 07 Luglio 2020
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre 2026
Autore: Corrado De Zanche