Cima Socede

Cima Socede

Tra laghi, trincee e panorami del Lagorai (m 2171)

 

Zona: Dolomiti di Fiemme (Lagorai)
Ore a piedi: 4,15
Difficoltà: E - Escursionistico
Ulteriori dettagli ,    Mappa e GPX

Il percorso raggiunge Cima Socede e prosegue passando nei pressi di due dei Laghetti di Lasteati, attraversando una zona panoramica e ricca di testimonianze storiche.
L’itinerario disegna una sorta di otto, con un breve tratto in comune tra il Rifugio Malga Conseria e Passo Cinque Croci. Abbiamo scelto il senso di percorrenza cercando di affrontare le salite nel modo più graduale possibile.
Qui la montagna è anche un vero museo all'aperto della Grande Guerra: trincee, ricoveri, postazioni e resti di opere militari raccontano ancora oggi quanto questo settore del Lagorai sia stato importante durante il conflitto.

 

Da Ponte Conseria torniamo indietro per un breve tratto lungo la strada asfaltata fino a raggiungere l’area picnic, dove svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni verso Malga Caserine.

Al primo tornante abbandoniamo la strada principale e proseguiamo sulla strada che sale a sinistra. Poco dopo termina l’asfalto e il percorso continua su una comoda strada bianca.

Il torrente di Ponte Conseria

Il torrente di Ponte Conseria

Le indicazioni alla partenza della salita

Le indicazioni alla partenza della salita

La strada prosegue con salita costante nel bosco fino a raggiungere un altro incrocio. Qui lasciamo la strada principale, che continua salendo verso destra, e proseguiamo invece dritti seguendo le indicazioni per il Rifugio Malga Consèria.

La strada bianca sale nel bosco

La strada bianca sale nel bosco

Al bivio proseguiamo verso il Rifugio Malga Consèria

Al bivio proseguiamo verso il Rifugio Malga Consèria

La strada scende leggermente fino a raggiungere il greto di un torrente, che al momento della nostra escursione era completamente in secca. È possibile attraversarlo utilizzando un piccolo ponticello in legno oppure, senza difficoltà, direttamente sul letto del torrente.

Superato il corso d’acqua, la strada riprende a salire verso sinistra. Poco dopo arriva una sorpresa: una staccionata sembra chiudere il passaggio e un vecchio cartello segnala il sentiero come chiuso per frana. Vedendo però altre persone salire decidiamo di proseguire anche noi, pronti comunque a tornare indietro qualora il percorso fosse risultato realmente impraticabile.

Il piccolo ponte in legno permette di superare il torrente

Il piccolo ponte in legno permette di superare il torrente

Con alcuni tornanti il sentiero risale una radura priva di alberi, per poi rientrare nel bosco e continuare a guadagnare quota, alternando la salita a qualche breve tratto pianeggiante.

Usciti dal bosco, ormai con la malga in vista, incontriamo il punto che probabilmente aveva causato la chiusura del sentiero. In un tratto leggermente più scosceso, protetto anche da una staccionata in legno, il fondo è stato rinforzato con alcuni tronchi disposti a terra, già in parte ricoperti da sassi e terreno. Il passaggio ci è sembrato quindi stabile e sicuro.

Era davvero questa la frana indicata dal vecchio cartello? Difficile dirlo. Superato comunque questo breve tratto, bastano ancora pochi minuti di salita per raggiungere Malga Consèria.

Il sentiero continua a salire nel bosco

Il sentiero continua a salire nel bosco

Usciti dal bosco il panorama inizia ad aprirsi

Usciti dal bosco il panorama inizia ad aprirsi

Il tratto protetto dalla staccionata

Il tratto protetto dalla staccionata

Il punto rinforzato con tronchi lungo il sentiero

Il punto rinforzato con tronchi lungo il sentiero

Raggiunta la strada, svoltiamo a destra e continuiamo a salire per circa 300 metri. Poco dopo, le indicazioni verso il cimitero di guerra ci fanno lasciare la strada e proseguire sul sentiero.

Questo breve tratto è quello che percorreremo nuovamente anche al ritorno, diventando il punto in comune delle due parti dell’itinerario a forma di otto.

Le indicazioni verso Passo Cinque Croci

Le indicazioni verso Passo Cinque Croci

Dettaglio della strada e dell'inizio del sentiero

Dettaglio della strada e dell'inizio del sentiero

Malga Consèria vista dall'alto

Malga Consèria vista dall'alto

Nel cimitero una lapide invita alla riflessione con queste parole:
“Qui sul ‘Cocuzzolo dei Morti’, rifletti un attimo fratello, e ricorda coloro che questa soffice terra ha accolto insieme, eroi non più divisi dal colore dell’uniforme ma uniti nell'essere solo uomini.”

La croce sul Cocuzzolo dei Morti

La croce sul Cocuzzolo dei Morti

Il piccolo cimitero di guerra del Cocuzzolo dei Morti

Il piccolo cimitero di guerra del Cocuzzolo dei Morti

Dal cimitero si prosegue verso est, seguendo le indicazioni per Passo Cinque Croci.

Indicazioni verso il Passo 5 Croci

Indicazioni verso il Passo 5 Croci

Arrivati a Passo Cinque Croci troviamo un caratteristico manufatto in ferro formato da cinque piccole croci fissate a un unico supporto.
Non sarebbero però queste a dare origine al nome del passo: il toponimo deriverebbe dalla convergenza in questo punto di cinque antichi pascoli, Valcion, Socede, Valsorda, Cengello e Consèria.

Le cinque croci che caratterizzano Passo Cinque Croci

Le cinque croci che caratterizzano Passo Cinque Croci

Panorama dal Passo Cinque Croci

Panorama dal Passo Cinque Croci

Dal passo imbocchiamo il sentiero che prosegue verso sud e, continuando in salita, raggiungiamo Cima Socede in circa 30 minuti.

Dal passo iniziamo la salita verso Cima Socede

Dal passo iniziamo la salita verso Cima Socede

Il sentiero sale sulle pendici di Cima Socede

Il sentiero sale sulle pendici di Cima Socede

Il panorama si apre durante la salita

Il panorama si apre durante la salita

Gli ultimi metri prima della cima

Gli ultimi metri prima della cima

Poco prima della cima incontriamo una trincea, rinforzata con tavole di legno probabilmente per ricostruirne l’aspetto originario, che devia verso sinistra conducendo a un osservatorio.

In posizioni più riparate rimangono evidenti anche le tracce dei baraccamenti: delle costruzioni sono rimaste soprattutto le pietre che costituivano la parte inferiore dei muri.

Una cosa che ci ha particolarmente colpito è il colore della roccia, molto cupo, con tonalità che vanno dal rosso scuro quasi al nero. Sono le caratteristiche rocce vulcaniche del Lagorai, comunemente indicate come porfidi quarziferi, formatesi circa 270 milioni di anni fa durante una lunga fase di intensa attività vulcanica.

La croce vista da poco sotto Cima Socede

La croce vista da poco sotto Cima Socede

I primi resti dei baraccamenti militari

I primi resti dei baraccamenti militari

La trincea ricostruita con tavole di legno

La trincea ricostruita con tavole di legno

Uno dei ricoveri militari di Cima Socede

Uno dei ricoveri militari di Cima Socede

Vista verso i laghi

Vista verso i laghi

Cima Socede e il panorama sul Lagorai

Cima Socede e il panorama sul Lagorai

Panorama da Cima Socede

Panorama da Cima Socede

Dai resti dei baraccamenti raggiungiamo in pochi minuti Cima Socede, posta appena qualche metro più in alto. Da qui il panorama è magnifico: verso est si innalza imponente Cima d’Asta, mentre a nord la Valle del Vanoi ci separa da un’altra lunga catena montuosa, con numerose cime che superano i 2500 metri.

Sulla sommità è installato anche un particolare visore panoramico girevole: orientando il mirino verso una cima è possibile individuarne il nome sulla tavola circolare sottostante.

Il visore panoramico girevole sulla cima

Il visore panoramico girevole sulla cima

La sommità di Cima Socede

La sommità di Cima Socede

Dalla cima torniamo sui nostri passi, ripassando tra i resti dei baraccamenti fino a raggiungere la zona della cucina. Poco distante è stato recentemente recuperato anche un piccolo bivacco, che si inserisce tra le testimonianze ancora visibili dell’insediamento militare.

Proseguiamo quindi verso la polveriera, dove si incontrano i resti di altre costruzioni. Una in particolare ci colpisce: la trincea sembra uscire direttamente dall'interno dell’edificio e continua verso alcune postazioni di batteria ricavate in caverna, mostrando quanto fossero strettamente collegati tra loro ricoveri, camminamenti e opere difensive.

Il piccolo bivacco recuperato nei pressi della cucina

Il piccolo bivacco recuperato nei pressi della cucina

Il panorama incorniciato dall’interno del bivacco

Il panorama incorniciato dall’interno del bivacco

Caminetto

Caminetto

Trincee e resti degli edifici militari

Trincee e resti degli edifici militari

Ingresso di uno dei ricoveri

Ingresso di uno dei ricoveri

I resti dei baraccamenti nella zona della polveriera

I resti dei baraccamenti nella zona della polveriera

Una trincea che inizia dai resti degli edifici

Una trincea che inizia dai resti degli edifici

Ingresso della postazione in caverna

Ingresso della postazione in caverna

Dall’interno di una delle postazioni in caverna

Dall’interno di una delle postazioni in caverna

Le trincee seguono ancora il profilo della montagna

Le trincee seguono ancora il profilo della montagna

Immagini dal drone

Immagini dal drone

Immagini dal drone

Immagini dal drone

Immagini dal drone

Immagini dal drone

Immagini dal drone

Immagini dal drone

Scendiamo dalla zona della polveriera seguendo il sentiero che prosegue verso sud-est e rimaniamo sul tracciato fino a incontrare le indicazioni per i Laghi di Lasteati.

Dopo una breve salita raggiungiamo il primo laghetto e, poco più avanti, il secondo, più grande e aperto.

Dettaglio del sentiero che scende verso i laghi

Dettaglio del sentiero che scende verso i laghi

Cima d’Asta domina il panorama

Cima d’Asta domina il panorama

Le indicazioni verso i Laghi di Lasteati

Le indicazioni verso i Laghi di Lasteati

Il sentiero verso i Laghi di Lasteati

Il sentiero verso i Laghi di Lasteati

Il bivio per i Laghi di Lasteati

Il bivio per i Laghi di Lasteati

Il bivio per i Laghi di Lasteati

Il bivio per i Laghi di Lasteati

Il primo dei Laghi di Lasteati

Il primo dei Laghi di Lasteati

Cima d'Asta si specchia

Cima d'Asta si specchia

Per raggiungere il secondo laghetto è necessario deviare brevemente dal tracciato principale; dopo la visita si torna quindi sui propri passi.

Il percorso riprende poi in discesa, entrando nel bosco. Incrociato un altro sentiero, continuiamo verso nord-ovest fino a sbucare nei pressi del Cocuzzolo dei Morti. Da qui ripercorriamo il tratto dell’andata e torniamo al Rifugio Malga Consèria, dove ci concediamo un’ulteriore pausa.

Il secondo lago

Il secondo lago

Il sentiero di ritorno entra nel bosco

Il sentiero di ritorno entra nel bosco

Al bivio proseguiamo verso il Cocuzzolo dei Morti

Al bivio proseguiamo verso il Cocuzzolo dei Morti

Il cimitero di guerra visto durante il ritorno

Il cimitero di guerra visto durante il ritorno

Dal rifugio il sentiero passa necessariamente all'interno del recinto della malga. Superato il recinto inizia una discesa piuttosto impegnativa, che termina su una strada forestale; qui svoltiamo a destra.

La strada confluisce poco dopo in corrispondenza di un tornante di un’altra strada forestale. Subito sulla sinistra imbocchiamo l’ultimo tratto di discesa, che ci riporta infine a Ponte Conseria, chiudendo l’anello.

Il sentiero attraversa il recinto della malga

Il sentiero attraversa il recinto della malga

Il piccolo ponte lungo la discesa

Il piccolo ponte lungo la discesa

Inizia il tratto più ripido della discesa

Inizia il tratto più ripido della discesa

La discesa verso Ponte Conseria

La discesa verso Ponte Conseria

Raggiunta la strada forestale proseguiamo verso destra

Raggiunta la strada forestale proseguiamo verso destra

La Val Campelle durante gli ultimi metri del percorso

La Val Campelle durante gli ultimi metri del percorso

Un’escursione varia e molto interessante, che unisce panorami aperti, piccoli laghi alpini e numerose testimonianze della Grande Guerra. La salita a Cima Socede regala una vista davvero ampia sul Lagorai e su Cima d’Asta, mentre trincee, ricoveri e resti dei baraccamenti trasformano buona parte del percorso in un vero museo all'aperto.

La particolare forma a otto dell’itinerario permette inoltre di affrontare le salite in modo abbastanza graduale, lasciando i tratti più impegnativi soprattutto alla discesa. Un giro completo, ricco di storia e di ambienti diversi, che merita sicuramente una giornata senza fretta.


Come si raggiunge:

Da Borgo Valsugana (TN) percorrere la SS47 della Valsugana in direzione Bassano e uscire a Strigno–Scurelle. Seguire le indicazioni per Scurelle, quindi per Spera e Val Campelle. Raggiunto il Rifugio Crucolo, svoltare a sinistra sulla strada che passa sotto la caratteristica tettoia del ristorante e continuare risalendo la valle fino al parcheggio in località Hotel.

Dal parcheggio a pagamento (5 € giornalieri) è disponibile una navetta gratuita che porta fino all'inizio del percorso. In base alle informazioni ricevute, il servizio è attivo nei fine settimana da giugno a ottobre e tutti i giorni nel mese di agosto.

Per eventuali aggiornamenti: Mobilità in Val Campelle

Parcheggio in località Hotel, punto di partenza della navetta per Ponte Conseria

Parcheggio in località Hotel, punto di partenza della navetta per Ponte Conseria


Mappa e traccia GPS:

Cima Socede

SCHEDA PERCORSO

Zona:

Dolomiti di Fiemme (Lagorai)

Provincia / Comune:

Trento / Scurelle

Categoria:

Montagne, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra

Tipologia:

Naturalistico, Storico, Panoramico

Periodo storico:

Prima Guerra Mondiale

Coordinate punto di arrivo:

46.171870 - 11.554720
(46°10'18" N - 11°33'16" E)

Coordinate parcheggio:

46.146835 - 11.517113
(46°8'48" N - 11°31'1" E)

Altitudine di partenza (m):

1459

Altitudine di arrivo (m):

2171

Altitudine minima (m):

1459

Altitudine massima (m):

2171

Dislivello (m):

714

Difficoltà del percorso:

E - Escursionistico

Ore a piedi:


(complessive, esclusa visita)
4 ore 15 minuti

Km totali:

9,80

Come si raggiunge:

A piedi

Tipo di tragitto:

Percorso ad anello

Storia:

Durante la Prima Guerra Mondiale l'area compresa tra Passo Cinque Croci, Cima Socede e i Laghetti di Lasteati assunse una notevole importanza strategica. Il passo costituiva infatti un punto di collegamento tra la Val Campelle e il versante del Tesino, mentre le alture circostanti permettevano di controllare i movimenti delle truppe verso Forcella Magna, Cengello e Buse Todesche.

All'inizio del conflitto le forze austro-ungariche si erano ritirate sulle posizioni più facilmente difendibili del Lagorai, consentendo agli italiani di avanzare nella zona. La situazione cambiò radicalmente nel maggio del 1916, durante la grande offensiva austro-ungarica conosciuta come Strafexpedition.

Il 15 maggio 1916 circa 700 uomini agli ordini del capitano Beck, tra ungheresi, Standschützen e Landsturm, attaccarono le posizioni italiane attorno a Passo Cinque Croci. Dopo i combattimenti proseguiti nella notte, il 16 maggio gli italiani furono costretti a ripiegare verso Forcella Magna. Gli austro-ungarici occuparono così il Colle di San Giovanni, Cima Socede e la zona dei Laghetti di Lasteati, spingendosi successivamente fino alle rocce che dominano i laghetti.

Cima Socede, indicata nelle carte militari italiane semplicemente come quota 2179, divenne una posizione avanzata particolarmente importante. La sua sommità permetteva di osservare buona parte dello schieramento italiano e venne protetta con trincee, reticolati e altre opere difensive.

Nel giugno del 1916 gli italiani tentarono di riconquistare il terreno perduto. Gli alpini del Battaglione Val Brenta, partendo dalle posizioni di Forcella Magna, attaccarono tra il 16 e il 17 giugno in direzione dei Laghetti di Lasteati e di Cima Socede. L'avanzata avvenne sotto il fuoco delle postazioni austro-ungariche e alcuni reparti riuscirono a raggiungere e occupare parte delle posizioni nemiche.

L'azione non ebbe però successo. Il fuoco delle mitragliatrici, l'intervento dell'artiglieria e il rischio di essere aggirati costrinsero gli alpini a ripiegare nuovamente verso Forcella Magna. Fu uno scontro particolarmente duro, ricordato anche dallo scrittore e alpino Paolo Monelli, che in Le scarpe al sole descrisse amaramente il combattimento di Cima Socede come un'azione terminata con nuove perdite per il Battaglione Val Brenta.

La situazione cambiò nuovamente all'inizio di luglio 1916. Esaurita la spinta dell'offensiva austro-ungarica, la crescente pressione italiana costrinse i reparti avversari ad arretrare verso il torrente Maso. Il 5 luglio gli italiani trovarono abbandonata quota 2179 e, nonostante condizioni meteorologiche molto difficili, tornarono ad occupare le trincee di Passo Cinque Croci. Il giorno successivo venne riconquistato anche il Colle di San Giovanni.

Da quel momento la zona rimase sotto controllo italiano e venne progressivamente trasformata in un articolato sistema difensivo. Dall'autunno del 1916 una linea di trincee collegava Cima Socede, Passo Cinque Croci e Colle di San Giovanni; al passo venne realizzato anche un blockhaus, mentre sulle alture furono costruiti ricoveri, postazioni per mitragliatrici, camminamenti e opere protette da reticolati.

Anche il territorio verso Cima Lasteati, Cengello e Forcella Buse Todesche si riempì di strade militari, baracche, caverne, trincee e postazioni di artiglieria, trasformando queste montagne in una vera cittadella militare d'alta quota.

La guerra da queste parti non fece vittime soltanto durante i combattimenti. L'inverno tra il 1916 e il 1917 fu caratterizzato da nevicate eccezionali e nella primavera successiva numerose valanghe travolsero le postazioni italiane. Molti dei soldati morti furono sepolti in un piccolo cimitero lungo il percorso tra Malga Consèria e Passo Cinque Croci, nel luogo dove oggi sorge il Monumento ai Caduti di tutte le Guerre.

Le posizioni italiane furono infine abbandonate solamente dopo la disfatta di Caporetto: tra il 5 e il 6 novembre 1917 le truppe lasciarono il gruppo di Cima d'Asta e del Lagorai per ripiegare verso la nuova linea difensiva del Monte Grappa e del Piave.

Oggi le trincee, le caverne, i resti delle baracche e le mulattiere militari che incontriamo lungo il percorso permettono ancora di leggere sul terreno le tracce di quei mesi di combattimenti e della lunga permanenza dei soldati su queste montagne.

Fonti

- Trentino Grande Guerra, Luca Girotto, Valsugana e Lagorai occidentale – ricostruzione delle operazioni militari del maggio, giugno e luglio 1916.
- Val Campelle, Percorso della memoria L38 – Rifugio Malga Consèria – Cima Socede – approfondimento storico su Cima Socede, Passo Cinque Croci e Colle di San Giovanni.
- APT Valsugana, Passo Cinque Croci – Cima Lasteati – cronologia degli avvenimenti del 1916 e descrizione delle opere militari ancora presenti.
- Fronte del Piave, storia del Battaglione Alpini Val Brenta – operazioni del battaglione nel settore di Cima d'Asta e quota 2179 nel giugno 1916.

 

EX CIMITERO DI GUERRA DEL "COCUZZOLO DEI MORTI"

Il 16 giugno 1916, gli alpini del battaglione Valbrenta, partendo dalle trincee tra Cima Lasteati e forcella Magna, avevano tentato di rioccupare Passo Cinque Croci attaccando allo scoperto e su terreno ancora innevato nella regione dei laghetti dei Lasteati. L'azione era sanguinosamente fallita dinnanzi all'avamposto austriaco di Cima Socede (all'epoca q. 2179) e solamente la salma del s.ten. Paolo Marconi era stata recuperata per essere sepolta nel cimitero del Valbrenta a Malga Sorgazza. Rimasti padroni del caposaldo, gli austriaci del presidio avevano provveduto a raccogliere le salme degli altri caduti, seppellendone alcune in tombe singole, nella terra soffice di questo luogo defilato, immediatamente a Sud del sistema trincerato che difendeva il valico. Il ripiegamento austriaco che il 4 luglio 1916 permise la rioccupazione di Cima Socede, Passo Cinque Croci e Col San Giovanni da parte delle regie truppe, riportò il piccolo camposanto entro le posizioni italiane. Nell'inverno 1916-1917 il cimitero venne utilizzato per la sepoltura provvisoria in neve dei "morti da valanga", in attesa dell'inoltro delle salme ai cimiteri a bassa quota. Ma i pochi caduti del giugno 1916 vennero lasciati ove giacevano. Nel luglio del 1917 don Amilcare Boccio, cappellano del btg Valbrenta, durante un pattugliamento trova " ... un cimiterino di cinque tombe, tre con i piedi verso l'italia, due verso l'Austria. Penso tre siano italiani e due austriaci. Tentiamo la esumazione della salma di Kemello (esploratore) e si estrae una gamba. Constatiamo l'impossibilità...".

Grazie alle ricerche compiute è stato ora possibile risalire ai nomi dei soldati qui sepolti:
- CHEMELLO Gaetano, di Francesco Giuseppe e Mottin Maria Teresa, nato a Marostica (VI) (4 luglio 1892-16 giugno 1916), alpino del plotone esploratori del Valbrenta.
- FRANCO Antonio, di Paolo nato a Vas (BL) (10 agosto 1890 16 giugno 1916) caporale degli alpini del plotone esploratori Valbrenta. Medaglia d'argento al Valor Militare.
- PANTE Giuseppe, di Francesco e Panté Anna, nato a Lamon (BL) (10 febbraio 1894 - 16 giugno 1916) alpino della 263a del battaglione Valbrenta.
CSERMELY Nándor, nato in Ungheria (25 dicembre 1879 16 giugno 1916) K.u.K Infanterist, 2° battaglione del 29° reggimento della riserva (schierato nel settore di Valsorda)
- GERGELY Zoltán, nato in Ungheria (17 maggio 1896 16 giugno 1916) K.u.K Infanterist, 2° battaglione del 29° reggimento della riserva (schierato nel settore di Valsorda)

Per la presenza di queste poche sepolture, il cocuzzolo del cimitero prese il nome di "Cocuzzolo dei morti" presso gli alpini ed i tanti del presidio della "regione dei Coll', l'area trincerata che si estendeva dal Col di Socede a Costone Copolà attraverso Col San Giovanni, San Giovannino (oggi Col della Palazzina), Col degli Uccelli e Col del Latte. Sul modesto rilievo, tra rododendri e larici, venne tosto insediato un avamposto trincerato ancor oggi identificabile, a dominio della sottostante Malga Consèria. La ritirata conseguente a Caporetto e l'abbandono italiano della regione di Passo Cinque Croci e Forcella Magna lasciarono scivolare nell'oblio il defilato camposanto, che negli anni '20 venne frettolosamente dismesso con l'approssimativa esumazione delle poche salme e la cancellazione di qualsiasi riferimento che ne tramandasse il ricordo al di là della memoria dei cacciatori e dei pastori locali. Riscoperto e curato sin dagli anni '90 del secolo scorso dagli alpini del Gruppo di Scurelle, il cimitero mostra ancora gli avvallamenti del terreno laddove avvennero le sepolture dei soldati dei due eserciti.


Data visita: 18/08/2026
Data pubblicazione: 06 Settembre 2026

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