Cima XII - Cima Dodici o Ferozzo

Cima XII - Cima Dodici o Ferozzo

La cima più alta dell'Altopiano dei Sette Comuni (m 2336)

 

Zona: Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago
Ore a piedi: 5,15
Difficoltà: E - Escursionistico
Ulteriori dettagli ,    Mappa e GPX

Cima XII, conosciuta anche come Cima Dodici o Ferozzo, con i suoi 2336 metri è la vetta più alta dell'Altopiano dei Sette Comuni. Questa escursione, con partenza dal bivio di Malga Galmarara, permette di raggiungere una delle cime più panoramiche dell'Altopiano di Asiago, attraversando luoghi ricchi di testimonianze della Prima Guerra Mondiale. Il percorso, lungo circa 16,7 km tra andata e ritorno, presenta un dislivello di circa 730 metri e richiede un buon allenamento, soprattutto per la lunghezza e per la salita finale.

Raggiungere Cima Dodici era una meta che desideravamo da tempo. Per affrontare questa escursione, l'ultima delle nostre vacanze estive, ci siamo preparati gradualmente con diversi percorsi, in modo da arrivare sufficientemente allenati e ricordarla come una bella giornata in montagna, anziché come una faticosa impresa.

Esistono diverse alternative per raggiungere Cima Dodici. Una delle meno impegnative, almeno per il dislivello, è quella che parte dalla zona di Monte Forno, ma per arrivarci da Asiago occorre quasi un'ora di macchina. Noi abbiamo preferito partire dal bivio di Malga Galmarara, più facilmente raggiungibile.

Bivio di Malga Galmarara, punto di partenza dell'escursione a Cima Dodici

Bivio di Malga Galmarara, punto di partenza dell'escursione a Cima Dodici

Lasciata l'auto al bivio di Malga Galmarara, dove inizia il divieto di transito per i veicoli a motore, abbiamo seguito la strada militare che sale costantemente verso Bivio Italia. È possibile utilizzare anche il sentiero CAI 830, che si stacca dalla strada e attraversa una zona di mughi, ma personalmente lo sconsiglio: oltre a presentare continui saliscendi che lo rendono più faticoso, è anche meno panoramico.

Lungo la strada si incontra il bivio per la Mina della Botte, un interessante sito della Prima Guerra Mondiale raggiungibile attraverso un sentiero poco battuto e non segnalato.

Tabella informativa presso il bivio per la Mina della Botte

Tabella informativa presso il bivio per la Mina della Botte

Bivio per la Mina della Botte lungo la strada militare della Val Galmarara

Bivio per la Mina della Botte lungo la strada militare della Val Galmarara

Dopo circa 40 minuti di cammino si arriva nei pressi del bivacco Tre Fontane, che lasciamo sulla sinistra continuando la salita.

Bivacco Tre Fontane lungo la salita da Malga Galmarara a Cima Dodici

Bivacco Tre Fontane lungo la salita da Malga Galmarara a Cima Dodici

Area del bivacco Tre Fontane sull'Altopiano di Asiago

Area del bivacco Tre Fontane sull'Altopiano di Asiago

Dopo circa 45 minuti dalla partenza cominciamo finalmente a scorgere la nostra destinazione. La forma piramidale di Cima XII, con una piccola altura sulla sinistra, è inconfondibile. È una sagoma che si può riconoscere persino da Padova, nelle giornate particolarmente limpide, purtroppo sempre più rare.

La caratteristica sagoma piramidale di Cima XII vista dalla Val Galmarara

La caratteristica sagoma piramidale di Cima XII vista dalla Val Galmarara

Lungo il percorso incontriamo altre tabelle che indicano importanti località militari della Grande Guerra, come il Corno di Campo Bianco. Voltandoci indietro possiamo anche osservare la strada appena percorsa e la zona del bivacco Tre Fontane.

Indicazioni escursionistiche per il Corno di Campo Bianco

Indicazioni escursionistiche per il Corno di Campo Bianco

Panorama sulla strada percorsa verso il bivacco Tre Fontane

Panorama sulla strada percorsa verso il bivacco Tre Fontane

Dopo circa un'ora e 15 minuti raggiungiamo Bivio Conrad, a 1937 metri di quota. Qui inizia la Mecenseffy Strasse, una strada militare costruita dall'esercito austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale. La strada conduce verso Monte Forno e Piazza delle Saline, dove si collega alla viabilità militare diretta verso Monte Ortigara.

Noi invece continuiamo in direzione di Bivio Italia.

Bivio Conrad e inizio della strada militare Mecenseffy Strasse

Bivio Conrad e inizio della strada militare Mecenseffy Strasse

Strada militare in salita da Bivio Conrad verso Bivio Italia

Strada militare in salita da Bivio Conrad verso Bivio Italia

Dopo altri 15 minuti arriviamo a Bivio Italia, a 1987 metri di altitudine. Si tratta di un importante crocevia della viabilità militare austro-ungarica, oggi punto di incontro di diversi itinerari escursionistici. Da qui seguiamo il sentiero CAI 835 in direzione di Cima Dodici.

Bivio Italia con Cima Dodici sullo sfondo

Bivio Italia con Cima Dodici sullo sfondo

Percorso dal Bivio Italia in direzione di Cima Dodici

Percorso dal Bivio Italia in direzione di Cima Dodici

Proseguendo incontriamo i resti del comando della 12ª Brigata di Fanteria austro-ungarica. Una fotografia storica permette di confrontare l'aspetto che queste strutture avevano durante la guerra con ciò che rimane oggi.

Fotografia storica del comando della 12ª Brigata di Fanteria austro-ungarica

Fotografia storica del comando della 12ª Brigata di Fanteria austro-ungarica

Resti del comando austro-ungarico della 12ª Brigata di Fanteria

Resti del comando austro-ungarico della 12ª Brigata di Fanteria

Sentiero e paesaggio lungo la salita verso Cima Dodici

Sentiero e paesaggio lungo la salita verso Cima Dodici

Dopo circa 20 minuti da Bivio Italia raggiungiamo il bivio di quota 1985 metri, dove abbandoniamo la strada per proseguire lungo il sentiero. Da questo punto il percorso cambia carattere: la salita diventa progressivamente più impegnativa e, soprattutto nell'ultimo tratto, richiede un maggiore sforzo fisico.

Sentiero di salita verso la vetta di Cima Dodici

Sentiero di salita verso la vetta di Cima Dodici

Terreno roccioso lungo la salita a Cima Dodici

Terreno roccioso lungo la salita a Cima Dodici

Ultimo tratto della salita alla vetta di Cima Dodici

Ultimo tratto della salita alla vetta di Cima Dodici

Lungo il sentiero incontriamo anche una profonda voragine naturale, al cui interno è ancora presente della neve. Un particolare interessante che ricorda quanto a queste quote il clima e il terreno siano diversi rispetto alle zone più basse dell'Altopiano.

Voragine naturale con neve residua lungo il percorso per Cima Dodici

Voragine naturale con neve residua lungo il percorso per Cima Dodici

Ed eccoci finalmente in cima! Abbiamo impiegato circa tre ore dalla partenza, anche se devo ammettere che sono arrivato dieci minuti dopo il resto del gruppo!

Arrivo sulla vetta di Cima XII a 2336 metri

Arrivo sulla vetta di Cima XII a 2336 metri

Croce di vetta di Cima Dodici sull'Altopiano dei Sette Comuni

Croce di vetta di Cima Dodici sull'Altopiano dei Sette Comuni

Veduta aerea della vetta di Cima Dodici o Ferozzo

Veduta aerea della vetta di Cima Dodici o Ferozzo

Croce di Cima Dodici e panorama aereo verso Borgo Valsugana

Croce di Cima Dodici e panorama aereo verso Borgo Valsugana

Il nome Cima Dodici è legato a un'antica tradizione locale: vista da Borgo Valsugana, la montagna veniva utilizzata come riferimento per le ore del giorno, poiché la posizione del sole rispetto alla sua cima indicava il mezzogiorno. Anche la vicina Cima Undici deve il proprio nome a questo particolare sistema di orientamento.

Dalla vetta il panorama è veramente spettacolare. Lo sguardo può spaziare dalla Valsugana ai rilievi del Trentino, fino alle montagne dell'Altopiano di Asiago.

Panorama da Cima Dodici verso il lago di Caldonazzo e la Valsugana

Panorama da Cima Dodici verso il lago di Caldonazzo e la Valsugana

Poco più in basso si distingue il Bivacco delle Dodese.

Bivacco delle Dodese visto dall'alto di Cima Dodici

Bivacco delle Dodese visto dall'alto di Cima Dodici

Di fronte a noi si riconosce Cima Undici, il cui nome, secondo la stessa tradizione, è legato alle undici del mattino viste da Borgo Valsugana.

Cima Undici vista dalla vetta di Cima Dodici

Cima Undici vista dalla vetta di Cima Dodici

Un altro punto facilmente riconoscibile è il Corno di Campo Bianco, importante posizione militare durante la Prima Guerra Mondiale.

Corno di Campo Bianco visto dalla vetta di Cima Dodici

Corno di Campo Bianco visto dalla vetta di Cima Dodici

Sulla cima si trovano due croci, una in legno e una in metallo, poste nei pressi del confine tra Veneto e Trentino. La croce in legno si trova nel territorio della provincia di Vicenza, mentre quella metallica è in provincia di Trento.

Le croci di vetta di Cima Dodici al confine tra Veneto e Trentino

Le croci di vetta di Cima Dodici al confine tra Veneto e Trentino

Croci e paesaggio sommitale di Cima XII

Croci e paesaggio sommitale di Cima XII

Da quassù possiamo anche osservare buona parte della strada percorsa durante la salita, rendendoci conto della distanza affrontata per raggiungere questa cima.

Panorama dalla vetta di Cima Dodici verso la Val Galmarara

Panorama dalla vetta di Cima Dodici verso la Val Galmarara

Vista panoramica del percorso di salita da Cima XII

Vista panoramica del percorso di salita da Cima XII

Tra le rocce e i prati d'alta quota troviamo anche alcune stelle alpine, fiori simbolo della montagna che è sempre emozionante incontrare nel loro ambiente naturale. Sono piante protette, da osservare e fotografare senza raccoglierle.

Stella alpina nel suo ambiente naturale sulle pendici di Cima Dodici

Stella alpina nel suo ambiente naturale sulle pendici di Cima Dodici

Stelle alpine tra le rocce di Cima XII

Stelle alpine tra le rocce di Cima XII

Prima di iniziare la discesa ci fermiamo ancora ad ammirare gli straordinari panorami. Verso ovest si distinguono il Monte Portule, lo Spitz Verle e la zona del lago di Caldonazzo; verso est lo sguardo spazia sul Lagorai e su Cima Undici.

Panorama da Cima Dodici verso Monte Portule, Spitz Verle e lago di Caldonazzo

Panorama da Cima Dodici verso Monte Portule, Spitz Verle e lago di Caldonazzo

Panorama da Cima Dodici verso il Lagorai e Cima Undici

Panorama da Cima Dodici verso il Lagorai e Cima Undici

Per il ritorno ripercorriamo lo stesso itinerario dell'andata, impiegando circa due ore e mezza per raggiungere nuovamente il bivio di Malga Galmarara.

È stata un'escursione lunga e impegnativa, ma la soddisfazione di raggiungere la cima più alta dell'Altopiano ripaga ampiamente della fatica. Oltre agli splendidi panorami, lungo il percorso si incontrano numerose testimonianze della Grande Guerra, che ricordano quanto queste montagne siano state importanti durante il conflitto.

Cima Dodici è una di quelle mete che meritano di essere raggiunte con calma, concedendosi il tempo di osservare il paesaggio, scoprire i resti delle opere militari e godersi il silenzio dell'alta montagna. Una giornata che, grazie anche alla preparazione delle settimane precedenti, ricorderemo soprattutto per la bellezza dei luoghi attraversati.


Come si raggiunge:

Da Asiago in direzione Trento. Usciti dall'abitato di Camporovere dopo circa 3 km e subito dopo una curva a destra sempre sulla destra inizia una strada a fondo naturale con indicazione Galmarara. Si prosegue per questa strada fino al termine della stessa per circa 7 km. Non è messa molto bene, soprattutto dopo i tornanti.

Apri la mappa Google per il calcolo itinerario


Mappa e traccia GPS:

Mappa e traccia Cima XII - Cima Dodici o Ferozzo

Cima XII - Cima Dodici o Ferozzo

SCHEDA PERCORSO

Zona:

Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago

Provincia / Comune:

Vicenza / Asiago

Categoria:

Montagne

Tipologia:

Paesaggistico, Storico, Panoramico

Periodo storico:

Prima Guerra Mondiale

Coordinate punto di arrivo:

45.997500 - 11.467500
(45°59'51" N - 11°28'2" E)

Coordinate parcheggio:

45.952602 - 11.495554
(45°57'9" N - 11°29'43" E)

Altitudine di partenza (m):

1614

Altitudine di arrivo (m):

2336

Dislivello (m):

730

Difficoltà del percorso:

E - Escursionistico

Ore a piedi:


(complessive, esclusa visita)
5 ore 15 minuti

Km totali:

16,70

Come si raggiunge:

A piedi

Tipo di tragitto:

Percorso di ritorno coincide con quello di andata

Storia:

(tratta dai tabelloni in loco)

VAL GALMARARA (CIMITERO)

Anche se la Grande Guerra si presentò ai contemporanei come un'immane tragedia, rispetto a tutti i conflitti precedenti, in considerazione semplicemente del numero dei caduti, o forse proprio per le dimensioni assunte da tale sacrificio, i cimiteri di guerra costituivano una delle installazioni più curate. In essa trovava espressione quella pietà per i commilitoni morti in battaglia, che spesso era negata a quegli stessi combattenti da vivi. Le vicende politiche del dopoguerra, con la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico e la nascita dalle sue rovine di stati nazionali che si presentarono, come nel caso della futura Jugoslavia, come paesi vincitori, segnò peraltro il destino della maggior parte di tali sistemazioni cimiteriali anche in Altopiano. Esse finirono infatti per essere sostanzialmente abbandonate ed esposte all'inevitabile degrado dell'esposizione in alta quota alle variabili stagionali. Negli anni '30 la realizzazione dell'Ossario monumentale di Asiago ne determinò l'eliminazione, con la traslazione delle salme cui non venne peraltro riservata, come nel caso dell'analoga sistemazione sulla cima del Monte Grappa, una collocazione autonoma chiaramente riconoscibile. Solo in anni recenti l'individuazione sul terreno di questi cimiteri di guerra è stata resa possibile da apposite croci riportanti, nella maggior parte dei casi, il numero dei caduti che vi risultavano sepolti. All'inizio della Val Galmarara e nel caso dei tre cimiteri del Moschiagh le installazioni conservano ancora le sepolture originarie, oggetto a loro volta - almeno per i cimiteri del Moschiagh - di recenti lavori di ripristino che ne hanno restituito almeno parzialmente il decoro originario e il rispetto dovuto al visitatore odierno.

 

MECENSEFFY

Arthur Edler von Mecenseffy cadeva vittima il 6 ottobre 1917 di un colpo di artiglieria italiano, tirato sulla selletta che da quel momento le sue truppe gli intitolarono, ponendo una lapide ancor oggi esistente. Non si trattò di un colpo tirato a caso. Il comandante della 6a Divisione di fanteria k.u.k. si muoveva infatti spesso in automobile da Campo Gallina o dal comando di Dosso del Fine verso le sue linee più avanzate. Gli artiglieri italiani ne erano a conoscenza e il loro fu niente meno che un "tiro d'agguato" ai danni del comandante che dal settembre dell'anno precedente, e in particolare nel corso dell'offensiva italiana del giugno-luglio 1917, aveva conteso alle forze italiane della 6a Armata la riconquista del Portule. Segaligno, con i capelli a spazzola spruzzati di grigio e i grandi baffi a manubrio, Mecenseffy era nato a Vienna nel 1865 ed aveva raggiunto il grado di Feldmarschalleutnant (comandante di Divisione o di Corpo d'Armata) nel 1915 partendo dal gradino più basso, quello di soldato semplice. Sull'Altopiano era giunto al comando della 10a Divisione nel corso dell'offensiva di primavera del 1916, dopo alterne vicende sul fronte orientale (era stato anche allontanato dall'incarico di capo di Stato Maggiore della 2a Armata), dove aveva combattuto nelle offensive di Gorlice-Tarnow e del Bug. Pur mantenendo costantemente il comando delle forze austro-ungariche schierate sulla parte nord-orientale dell'Altopiano, si vide preferito il Gen. Ludwig Goiginger, la cui competenza tattica era tenuta in grande considerazione, per guidare la riconquista delle posizioni Ortigara-Le Pozze perse il 10 e quindi il 19 giugno del 1917. Sepolto inizialmente in loco, per ordine esplicito del Gen. Conrad von Hötzendorf venne traslato a Vienna, dove tuttora riposa nel cimitero di Döbling.

Foto storica

Foto storica

BIVIO ITALIA

Bivio Italia, posto alla sommità di Val Galmarara, non era soltanto l'incontro di una serie di importanti strade in quota del sistema di trasporti realizzato dall'imperiale regio esercito nella parte nord-orientale dell'Altopiano dei Sette Comuni: la "Mecenseffy Stasse" in arrivo da Campo Gallina e dedicata al comandante, ivi caduto, della 6a Divisione; la "Kaiser Karl Strasse" che conduceva al comando del 27° reggimento stiriano e alle prime retrovie di Monte Forno; la strada in arrivo da Malga Galmarara. Esso rappresentava al contempo la fine per tutti i trasporti destinati al rifornimento delle truppe in linea di muoversi con relativa facilità e sicurezza. Da qui in avanti infatti gli italiani erano in grado di esercitare una tale sorveglianza da intervenire direttamente con le artiglierie su qualsiasi movimento potesse rappresentare un bersaglio appetibile. In certi periodi esso poteva essere rappresentato anche da un singolo portaordini. In particolare nel corso dell'attacco italiano dell'estate del 1917, che doveva passare alla storia come battaglia dell'Ortigara, prima per il successo e quindi per il sacrificio degli alpini della 52a Divisione sulle quote 2003, 2101 e 2105 del sistema trincerato austro-ungarico Ortigara-Lepozze, tanto i trasporti delle salmerie, quanto l'afflusso dei rincalzi - come viene restituito con toni e tratti di alta drammaticità nel diario del 14° reggimento k.u.k. di Linz - potevano avvenire solo notte tempo ed anche in quel caso sotto l'incubo costante dei tiri dell'artiglieria italiana e dell'obice di grosso calibro francese su affusto ferroviario appostato in Valsugana, che alternavano spesso l'impiego delle granate ad alto esplosivo a quelle a "liquidi speciali", caricate cioè a gas vescicanti a lunga persistenza.

Foto storica

Foto storica

Cima XII: una montagna di confine

Cima XII, conosciuta anche come Cima Dodici o Ferozzo, con i suoi 2336 metri è la montagna più alta dell'Altopiano dei Sette Comuni e dell'intera provincia di Vicenza. La sua posizione lungo la dorsale che separa l'Altopiano dalla Valsugana l'ha resa per secoli un importante punto di riferimento geografico e un luogo di confine.

Prima dell'unificazione italiana, questa dorsale segnava la separazione tra territori appartenenti alla Repubblica di Venezia e quelli del Tirolo. Dopo il 1866, con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, divenne parte del confine internazionale con l'Impero austro-ungarico.

La montagna divideva quindi due territori amministrati da Stati diversi, ma frequentati da generazioni di pastori, cacciatori, boscaioli e contrabbandieri, per i quali questi luoghi erano soprattutto spazi di lavoro e di vita quotidiana.

Perché si chiama Cima Dodici?

Il nome Cima Dodici deriva da un curioso sistema utilizzato dagli abitanti di Borgo Valsugana per riconoscere le ore del giorno osservando la posizione del sole rispetto alle montagne.

La catena montuosa a sud del paese costituiva infatti una sorta di meridiana naturale. Cima Dieci, Cima Undici e Cima Dodici erano punti di riferimento che indicavano approssimativamente il passare delle ore.

In particolare, a mezzogiorno il sole si trova in direzione di Cima Dodici e, in determinati periodi dell'anno, la montagna può arrivare a nasconderlo temporaneamente alla vista degli abitanti della valle.

Questa denominazione, nata sul versante trentino, è diventata nel tempo quella maggiormente utilizzata anche sull'Altopiano.

Il nome Ferozzo e la tradizione cimbra

Prima della diffusione del nome Cima Dodici, sull'Altopiano la montagna era conosciuta soprattutto come Ferozzo, un toponimo legato all'antica tradizione linguistica cimbra dei Sette Comuni.

Una delle interpretazioni più suggestive collega il nome al termine Freyjoch, traducibile come "giogo di Freya", divinità della mitologia germanica associata all'amore e alla fertilità.

Questa interpretazione compare anche negli scritti di Mario Rigoni Stern, profondamente legato alla storia e alle tradizioni dell'Altopiano. Non si tratta però di un'etimologia universalmente riconosciuta: altri studiosi hanno proposto origini differenti, tra cui un possibile collegamento con l'abbondanza di fiori presenti sulla montagna.

Lo storico Ottone Brentari riportava inoltre le denominazioni Fiorotz e Gallmarer, quest'ultima collegata alla sottostante Val Galmarara.

La presenza di nomi differenti testimonia come questa montagna sia appartenuta per secoli alla geografia culturale di comunità diverse.

Le due croci sulla vetta

Una delle particolarità di Cima XII è la presenza di due croci sulla sommità, una in legno sul versante vicentino e una metallica verso la Valsugana. La loro storia è strettamente legata all'antico confine tra il Regno d'Italia e l'Impero austro-ungarico.

La prima croce in legno venne collocata nel 1900. Le ricostruzioni storiche ne attribuiscono l'iniziativa a Giuseppe Dalmaso, del Consorzio dei Sette Comuni, mentre alcune testimonianze ricordano la partecipazione della comunità di Asiago e il legame con l'Anno Santo.

Quella croce rappresentava anche un simbolo dell'appartenenza della montagna alla comunità dell'Altopiano, in un periodo nel quale le questioni di confine assumevano un'importanza politica e nazionale sempre maggiore.

La croce originale venne sostituita nel 1946 dal Club Alpino Italiano di Asiago. Secondo le ricostruzioni disponibili, nella nuova struttura sarebbe stato conservato anche un piccolo elemento decorativo ricavato dal crocifisso in ghisa della precedente croce.

La seconda croce, realizzata con tubi metallici, venne invece eretta dalla sezione di Borgo Valsugana della Società degli Alpinisti Tridentini (SAT). Le fonti riportano date differenti, il 1969 oppure il 1973, ma concordano nell'attribuire l'iniziativa agli alpinisti trentini.

Ancora oggi le due croci guardano in direzioni differenti e ricordano il legame della montagna con entrambi i versanti.

Le contese di confine raccontate da Mario Rigoni Stern

La presenza delle croci richiama anche un episodio curioso della storia di Cima XII, raccontato da Mario Rigoni Stern nel testo "Sfida a Cima XII", contenuto nel libro "Amore di confine".

Nei primi anni del Novecento la vetta fu teatro di una singolare rivalità tra irredentisti italiani e sostenitori dell'autorità austro-ungarica.

Gruppi provenienti dal versante italiano raggiungevano la cima per innalzare bandiere tricolori o dipingere la croce con i colori nazionali. Dal versante opposto intervenivano altri gruppi per cancellare quei segni e ripristinare i colori imperiali, il giallo e il nero.

Le controversie coinvolgevano anche autorità amministrative e religiose, con benedizioni e relazioni ufficiali che oggi possono apparire quasi paradossali.

Rigoni Stern racconta questi avvenimenti con ironia, contrapponendo le dispute nazionalistiche alla vita degli abitanti delle montagne, che continuavano a percorrerle senza attribuire ai confini lo stesso significato delle autorità politiche.

Queste rivalità, apparentemente innocue, appartenevano però a un periodo nel quale le tensioni nazionali tra Italia e Austria-Ungheria stavano diventando sempre più forti. Pochi anni dopo, la Grande Guerra avrebbe trasformato queste montagne in un immenso campo di battaglia.

Cima XII durante la Prima Guerra Mondiale

Con l'entrata in guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915, la dorsale settentrionale dell'Altopiano dei Sette Comuni assunse un'importanza militare ancora maggiore.

La posizione dominante di Cima XII, affacciata sulla Valsugana e sulle montagne circostanti, offriva possibilità di osservazione e controllo del territorio. Il settore era inoltre collegato alle principali vie di comunicazione che attraversavano l'Altopiano.

Nel maggio 1916 l'esercito austro-ungarico avviò una grande offensiva, ricordata in Italia come Strafexpedition, che portò all'occupazione di una vasta parte dell'Altopiano. Dopo l'arresto dell'avanzata e il successivo ripiegamento, il fronte si stabilizzò più a nord, lasciando importanti settori montani sotto il controllo austro-ungarico.

La zona di Cima XII venne così inserita nel sistema militare che comprendeva Monte Forno, Monte Chiesa, il Portule e le posizioni dell'Ortigara.

Particolarmente importanti erano le strade militari realizzate e utilizzate dagli austro-ungarici, tra cui la Kaiser Karl Strasse e la Mecenseffy Strasse. Questi collegamenti consentivano il trasporto di uomini, viveri, munizioni e materiali verso le posizioni più avanzate.

Lungo l'attuale itinerario di salita da Malga Galmarara si possono ancora riconoscere testimonianze di questa organizzazione militare. Nei pressi di Bivio Italia, per esempio, si trovano i resti del comando della 12ª Brigata di Fanteria austro-ungarica.

Durante la battaglia dell'Ortigara del giugno 1917, l'intero settore delle retrovie austro-ungariche fu sottoposto a una forte pressione. L'artiglieria italiana cercava di colpire le vie di rifornimento, rendendo particolarmente pericolosi i movimenti di uomini e materiali verso la prima linea.

Per questo motivo, numerosi trasporti dovevano essere effettuati durante la notte, quando la visibilità era ridotta, anche se il rischio dei bombardamenti rimaneva elevato.

È importante distinguere Cima XII dai vicini campi di battaglia dell'Ortigara: la montagna faceva parte di un più ampio sistema territoriale e militare, ma i combattimenti più sanguinosi del giugno 1917 si concentrarono soprattutto sulle posizioni dell'Ortigara e delle quote circostanti.

Dalla rivalità di confine alla memoria della guerra

La storia di Cima XII assume un significato particolare se si confrontano gli episodi avvenuti sulla vetta prima della guerra con ciò che accadde pochi anni dopo.

Le dispute per il colore di una croce e per una bandiera, raccontate da Mario Rigoni Stern, sembrano quasi insignificanti di fronte alle migliaia di uomini che persero la vita sulle montagne dell'Altopiano tra il 1915 e il 1918.

Le due croci che oggi si incontrano sulla cima possono quindi essere viste anche come testimonianza delle diverse tradizioni delle comunità dell'Altopiano e della Valsugana, un tempo separate da un confine internazionale e oggi unite dalla memoria di quei luoghi.

Fonti e approfondimenti


Data visita: 20/08/2011, 16/08/2024
Data pubblicazione: 28 Dicembre 2011
Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2026

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