Ore a piedi: 0,20
Difficoltà: T - Turistico
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
Forte Cherle, conosciuto durante la Prima Guerra Mondiale come Werk San Sebastian, è una delle fortificazioni austro-ungariche dell'Alpe Cimbra. Situato nel territorio di Folgaria, in posizione dominante verso l'alta Val d'Astico e l'altopiano dei Fiorentini, il forte è facilmente raggiungibile e permette ancora oggi di osservare fossati, casematte, postazioni d'artiglieria e numerosi resti della struttura originaria.
Dalle mie prime visite, nel 1987, Forte Cherle è migliorato molto: negli anni è stato fatto un buon lavoro di pulizia e di messa in sicurezza delle zone visitabili.
Sentiero di accesso a Forte Cherle presso Folgaria
Facciata del corpo casematte di Forte Cherle
Resti della facciata del corpo casematte di Forte Cherle
Il forte, dalla caratteristica pianta triangolare, venne pesantemente smantellato nel periodo tra le due guerre per recuperare ferro e altri materiali. Nonostante le demolizioni, ciò che rimane permette ancora di comprendere la complessità e le notevoli dimensioni della struttura originaria.
Un profondo fossato circonda il forte e costituiva uno degli elementi principali della difesa ravvicinata. Un eventuale assalitore che fosse riuscito a superare i reticolati e a raggiungerlo si sarebbe trovato esposto al fuoco delle postazioni difensive e delle mitragliatrici.
Profondo fossato difensivo che circonda Forte Cherle
Fossato di Forte Cherle e resti delle strutture difensive
La zona delle batterie è stata in parte sistemata e alcune tabelle informative aiutano a comprendere come erano disposte le artiglierie e come funzionavano le postazioni degli obici.
Postazione per obice nella zona delle batterie di Forte Cherle
Resti di una postazione per obice di Forte Cherle
Accesso alla postazione per obice di Forte Cherle
Purtroppo gran parte delle strutture interne che permettevano al forte di funzionare autonomamente non è più visitabile o è andata distrutta. Non possiamo quindi vedere com'erano la sala macchine, la centrale telefonica, le camerate e molti degli altri locali di servizio. Visitando Forte Cherle insieme alle altre fortificazioni dell'Alpe Cimbra e degli Altipiani è però possibile farsi un'idea abbastanza precisa di come dovevano essere organizzati questi complessi militari.
Resti della casamatta principale di Forte Cherle
Passaggi interni tra le strutture di Forte Cherle
Resti della copertura in cemento di Forte Cherle
Particolare delle strutture interne di Forte Cherle
Altre foto dell'esterno del forte, del fossato, della zona batterie e della casamatta principale
Una piccola struttura rivestita ancora in parte con piastrelle ci ha incuriosito particolarmente. Durante la visita avevamo pensato che potesse trattarsi di una zona destinata ai servizi igienici o alle docce, anche se senza una documentazione specifica è difficile stabilirne con certezza la funzione originaria.
Locale piastrellato all'interno di Forte Cherle
Particolare del locale piastrellato di Forte Cherle
Vasca all'interno dei resti di Forte Cherle
Un passaggio oggi sbarrato conduce verso i livelli sotterranei, il cofano di difesa del fossato e le riservette per le munizioni. Queste parti del forte non sono normalmente visitabili e alcuni ambienti risultano allagati o interessati da crolli.
Passaggio chiuso verso i sotterranei di Forte Cherle
Passaggi sotterranei allagati e non visitabili di Forte Cherle
Galleria sotterranea verso le riservette delle munizioni
Riservetta per le munizioni nei sotterranei di Forte Cherle
Altri passaggi permettono di intuire quanto fosse articolato il sistema interno, anche se oggi diverse zone sono franate e non consentono di proseguire.
Galleria interna di Forte Cherle
Passaggio franato all'interno di Forte Cherle
Interessante anche l'ingresso principale, che merita di essere osservato con attenzione. Un robusto portone d'acciaio permetteva di chiudere l'accesso al forte, mentre le feritoie per i fucilieri contribuivano alla sua difesa ravvicinata. Prima ancora di arrivare alla porta, un eventuale attaccante avrebbe dovuto superare reticolati, fossati e il fuoco delle diverse postazioni difensive.
Osservando ciò che rimane è difficile non pensare alle condizioni in cui vivevano e combattevano i soldati della Prima Guerra Mondiale. Al di là degli aspetti tecnici delle fortificazioni, visitare questi luoghi aiuta soprattutto a comprendere meglio le difficoltà e le sofferenze affrontate dai militari di entrambi gli schieramenti.
Porta dell'ingresso principale di Forte Cherle
Feritoia per fuciliere a difesa dell'ingresso di Forte Cherle
Altre foto dei corridoi, sotterranei e ingresso
Le immagini dal drone realizzate nel 2022 permettono infine di osservare dall'alto la particolare pianta del forte e di comprendere meglio la disposizione delle sue strutture rispetto al terreno circostante.
Come si raggiunge:
Sulla strada che da Folgaria (TN) porta a S.Sebastiano, al passo del Sommo, seguire le indicazioni per il Forte Cherle, ci si arriva dopo circa 5 Km. Prima si incontra il cimitero militare austriaco, con un piccolo parcheggio e la possibilità di raggiungere il forte a piedi in meno di 10 minuti, oppure si può proseguire fino all'albergo Cherle e anche da li in pochi minuti a piedi si arriva al forte.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Forte Cherle - S.Sebastiano
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Alpe Cimbra, Tonezza, Arsiero |
Provincia / Comune: | Trento / Folgaria |
Categoria: | Fortificazioni |
Tipologia: | Storico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.915522 - 11.229127 (45°54'55" N - 11°13'44" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.913408 - 11.234172 (45°54'48" N - 11°14'3" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1418 |
Altitudine di arrivo (m): | 1430 |
Altitudine minima (m): | 1415 |
Altitudine massima (m): | 1435 |
Dislivello (m): | 26 |
Difficoltà del percorso: | T - Turistico |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 20 minuti |
Km totali: | 1,20 |
Come si raggiunge: | A piedi, In mountain bike |
Tipo di tragitto: | Percorso di ritorno coincide con quello di andata |
Storia:
(tratta dai tabelloni trovati in loco)
Costruito tra il 1909 e il 1914, venne in seguito ribattezzato "Werk San Sebastian" (dal nome del paese che si trova al di là della valle) per evitare che nelle comunicazioni militari venisse confuso con Forte Busa Verle. Progettista e direttore dei lavori fu l'Ing. Eugen Luschiniski, tenente dello Stato Maggiore del Genio militare austriaco.
Nella sua struttura di base Forte Cherle ricalca il modello delle fortezze austro-ungariche degli Altipiani: ampio blocco casematte in pietra, spessa copertura in cemento rinforzata con putrelle di acciaio e - a distanza di sicurezza - blocco batterie munito di obici in cupola corazzata, cannoncini a tiro rapido, cupole osservatorio e postazioni di mitragliatrice. La difesa passiva era costruita dal fossato e da ampi fasci di reticolati che fasciavano tutta l'area circostante. Assieme a Forte Sommo alto (1614 m), opera intermedia che teneva sotto controllo gli accessi da Val Orsara - Passo Coe e Forte Dosso del Sommo (1670 m) che controllava l'accesso dal Passo della Borcola, Forte Cherle (1455 m) costituiva uno dei principali punti di forza dello schieramento fortificato dell'altopiano di Folgaria. In combinazione con Forte Gschwent Belvedere dominava il solco dell'alta Val d'Astico e in concerto con Forte Sommo alto sbarrava l'accesso dal Passo della Vena e dall'altopiano dei Fiorentini. Fu sottoposto al fuoco delle artiglierie italiane dislocate a Forte Campomolon.
A pianta triangolare, il forte è circondato su tutti i lati da un profondo fossato di gola. Il corpo casematte, lungo circa 80 m e largo 16 m, si sviluppa su due piani ed era protetto da una copertura di 2,5 m di cemento rinforzata con putrelle d'acciaio. A Forte Cherle si contrapponeva il forte italiano di Campomolon, situato a sud-est in posizione più elevata (1853 m) e armato con obici e mortai mobili di grosso calibro che più volte lo presero di mira come testimoniano i crateri delle granate ancora visibili sui pascoli circostanti il forte. Tra il maggio 1915 e l'offensiva austro-ungarica del maggio 1916 Forte Cherle intervenne coi propri pezzi a sostegno delle operazioni condotte nell'area compresa tra il Durer e il monte Coston. Non subì mai attacchi diretti da parte della fanteria italiana: comandante era il capitano Edmund Prosch. Nel novembre 1918 venne abbandonato dalla guarnigione e venne occupato dalle truppe italiane avanzanti dal Passo della Vena.
Forte Cherle - Mappa
grLa struttura fortificata
Al piano terra i locali di servizio (centrale elettrica, centrale telefonica, depositi, cucina, infermeria, officina etc.), al primo piano gli alloggi della guarnigione, copertura in cemento e - a distanza di sicurezza - il blocco batterie dotato di corridoio di collegamento, scale di accesso alle torri corazzate e cupole osservatorio. Il forte era autonomo, capace di operare in assoluto isolamento per oltre trenta giorni senza rifornimenti né di viveri né di munizioni.
Disponeva di un capiente deposito d'acqua alimentato da un acquedotto che la prelevava dal torrente Astico, cisterne di carburante per il funzionamento del gruppo elettrogeno, deposito di munizioni, stazione telefonica e due postazioni ottiche orientate verso Forte Sommo Alto e monte Rust. Verso est si avvaleva di una postazione avanzata a quota 1446 m: in caso di necessità un tunnel sotterraneo permetteva la rapida evacuazione del personale.
Dalla frazione Cùeli una teleferica saliva il versante settentrionale dell'altura fino a poche decine di metri dal complesso fortificato permettendo il veloce approvvigionamento di materiali e munizioni: forte Cherle era infatti un forte di "prima linea", il più vicino alle posizioni italiane nel settore Campomolon - Coston d'Arsiero - Costa d'Agra.
Nei pressi si trovano le caserme di servizio, il cimitero militare e, in cima alla cosiddetta Scala dell'Imperatore, l'ospedale militare di Val Fredda.
Forte Cherle - Obice
Forte Cherle rappresentò il principale ostacolo per un'avanzata italiana verso l'altopiano di Folgaria dall'altopiano dei Fiorentini e del Passo della Vena. I suoi obici, le molte postazioni di mitragliatrici e un articolato sistema di difesa avanzato basato su ridotte e ampia fasce di reticolati scoraggiarono l'avanzata nemica tant'è che non vi furono attacchi significativi. Gli obici da 10 cm in cupola corazzata, di piccolo calibro e della gittata massima di 7 km, non avevano un potenziale offensivo rilevante, erano adatti soprattutto ad impedire un' eventuale avanzata nemica, tuttavia entrarono in funzione nel maggio 1916 a sostegno dell'Offensiva di Primavera (Strafexpedition).
Forte Cherle - Obice
Nelle cupole corazzate stavano alloggiati gli obici, che potevano essere di modelli diversi (M99, M5, M6 e M9). Erano pezzi di modeste dimensioni adatti soprattutto all'azione difensiva, non concepiti per azioni offensive di rilievo, da contrapporre ad esempio ai cannoni da 149 mm installati sui forti italiani. Il modello M9, in dotazione a Forte Cherle, era installato su un affusto a deformazione. Munito di due freni idraulici per il recupero dell'assetto di tiro, aveva un alzata che andava da -15° a +45°. Le granate utilizzate erano di quattro tipi, in particolare granate ad ecrasite, molto utilizzate sugli Altipiani e note per il fuma giallo che provocavano e il puzzo acre conseguente lo scoppio; erano utilizzate inoltre granate a "shrapnel", usate in funzione anti-fanteria (granate a pallettoni) e proiettili illuminanti, utili per fare luce sui campi trincerati e sul terreno antistante la fortezza.
Forte Cherle - Cannoncino
Mitragliatrice Schwarzlose
Completavano l'armamento del forte vari pezzi atti alla difesa ravvicinata, soprattutto cannoncini da 60 e da 80 mm. Non erano pezzi molto moderni, comunque adatti a postazione di fortezza. I pezzi da 60 mm erano capaci di 12 colpi al minuto con una gittata massima di 1,5 Km e sparavano granate e shrapnel. Erano montati in casamatta su affusti deformabili e muniti di scudo protettivo. I cannoni da 80 mm, i più diffusi in casamatta, avevano una gittata di 2,5 Km e sparavano lo stesso tipo di proiettili. Le mitragliatrici erano invece rappresentate dalle moderne Schwarzlose M07/12 e M07/8.
Data visita: 24/07/2007 - 16/07/2022
Data pubblicazione: 02 Settembre 2007
Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2026
Autore: Corrado De Zanche