Ore a piedi: 4,00
Difficoltà: EE - Escursionisti Esperti
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
Il Monte Corno Battisti, nel Massiccio del Pasubio, domina la Vallarsa ed è una meta di grande interesse storico e panoramico. L'itinerario parte nei pressi di malga Cheserle e raggiunge la cima seguendo il sentiero SAT 122, attraversando luoghi profondamente segnati dagli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale.
La montagna deve il suo nome a Cesare Battisti, irredentista trentino catturato dagli austro-ungarici proprio sul Monte Corno il 10 luglio 1916 insieme a Fabio Filzi. Gli irredenti erano cittadini dell'Impero austro-ungarico che combattevano nell'esercito italiano con l'obiettivo di unire all'Italia i territori in cui vivevano. Per questo motivo, se catturati, venivano considerati traditori.
La storia della cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi è riportata nella sezione storica a fine pagina.
Partenza del sentiero SAT 122 nei pressi di malga Cheserle verso il Monte Corno Battisti
Inizio dell'itinerario per il Monte Corno Battisti da malga Cheserle
Partendo nei pressi di malga Cheserle si imbocca il sentiero SAT 122. Il percorso è ben segnalato e sale sulla destra rispetto alla strada principale.
Sentiero SAT 122 nel bosco verso il Monte Corno Battisti
Il sentiero inizialmente attraversa il bosco e presenta alcuni tratti piuttosto ripidi e impegnativi.
Tratto in salita nel bosco lungo il sentiero SAT 122
Sentiero nel bosco verso malga Zocchi
Al termine del bosco si raggiunge la radura di malga Zocchi. Qui il tracciato diventa un po' meno evidente e più fantasioso, ma la direzione da seguire rimane abbastanza intuitiva.
Radura nei pressi di malga Zocchi lungo il sentiero per il Monte Corno Battisti
Sentiero nella zona di malga Zocchi
Paesaggio nei pressi di malga Zocchi sul Massiccio del Pasubio
Superata la malga si prosegue fino a raggiungere la Bocchetta dei Foxi.
Arrivo alla Bocchetta dei Foxi lungo il sentiero SAT 122
Bocchetta dei Foxi sul percorso per il Monte Corno Battisti
Alla bocchetta si prosegue verso destra. Il sentiero continua prevalentemente allo scoperto, con solo un brevissimo tratto nel bosco, e iniziano ad aprirsi ampi panorami sulle valli sottostanti.
Panorama dalla zona della Bocchetta dei Foxi
Sentiero panoramico verso il Monte Corno Battisti
Il Corno Battisti è ormai in vista. Il sentiero si restringe e attraversa alcuni tratti molto esposti su ripidi pendii: è soprattutto questo tratto a richiedere passo sicuro ed esperienza e a giustificare la classificazione EE - Escursionisti Esperti.
Monte Corno Battisti visto dal sentiero di avvicinamento
Tratto stretto ed esposto del sentiero per il Monte Corno Battisti
Alla Selletta Battisti si trovano un altare e alcune lapidi dedicate alla memoria di Cesare Battisti e Fabio Filzi.
Selletta Battisti sul Monte Corno Battisti
Monumenti commemorativi alla Selletta Battisti
Altare commemorativo dedicato a Cesare Battisti e Fabio Filzi
La nostra escursione è capitata pochi giorni dopo il centenario della loro cattura. Ci siamo permessi di raddrizzare la bandiera italiana, che qualcuno aveva impropriamente sistemato con i colori al contrario, per onorare meglio gli irredenti che per quella bandiera avevano combattuto. Non proprio quella, naturalmente: la bandiera italiana dell'epoca portava al centro lo stemma sabaudo.
Bandiera italiana nei pressi della Selletta Battisti
Ancora pochi minuti di cammino e si raggiunge il Corno Battisti, passando accanto alle tracce di vecchi trinceramenti della Prima Guerra Mondiale.
Ultimo tratto del sentiero tra i resti di trinceramenti verso il Monte Corno Battisti
Tracce di opere militari lungo il tratto finale verso il Corno Battisti
Dai pressi di malga Cheserle al Corno Battisti abbiamo impiegato circa 1 ora e 20 minuti.
Dalla cima la vista è splendida sulla Vallarsa, sul Monte Zugna e sul Forte Pozzacchio. Osservando il territorio dall'alto si comprende facilmente anche l'importanza strategica che questo sperone roccioso ebbe durante la Prima Guerra Mondiale.
Panorama dal Monte Corno Battisti sulla Vallarsa
Vista panoramica sulla Vallarsa dal Corno Battisti
Forte Pozzacchio visto dal Monte Corno Battisti
Panorama sulla Vallarsa dal Monte Corno Battisti
Sul punto più estremo del Corno rimangono i resti di una piccola postazione militare.
Resti di una postazione militare sulla cima del Monte Corno Battisti
L'emozione più grande è stata però quella di conoscere quattro ragazzi che conoscevano molto bene il sito di Montagnando.
Per raggiungere il Corno Battisti esistono anche altri sentieri. Uno di questi segue una vecchia mulattiera militare con passaggi in galleria. Proprio sotto il Corno si trova inoltre il Pozzo della Carrucola, una particolare galleria verticale percorribile soltanto con esperienza e attrezzatura adeguata. Decidiamo quindi di raggiungerne l'ingresso per vederlo da vicino.
Tornati alla Selletta Battisti si devia a sinistra e si comincia a scendere.
Sentiero in discesa dalla Selletta Battisti verso il Pozzo della Carrucola
Percorso verso il Pozzo della Carrucola sotto il Monte Corno Battisti
Arrivati sotto il Corno bisogna inerpicarsi per un breve tratto lungo un ghiaione. La zona conserva ancora numerose testimonianze della Prima Guerra Mondiale.
Ghiaione sotto il Monte Corno Battisti verso il Pozzo della Carrucola
Sentiero sul ghiaione verso il Pozzo della Carrucola
Pendio roccioso sotto il Corno Battisti
Avvicinamento al Pozzo della Carrucola
Tratto finale verso il Pozzo della Carrucola
Ingresso del Pozzo della Carrucola sotto il Monte Corno Battisti
Interno del Pozzo della Carrucola
Galleria verticale del Pozzo della Carrucola sul Monte Corno Battisti
Non essendo adeguatamente attrezzati non siamo saliti attraverso il pozzo. Per raggiungerlo e tornare sui nostri passi fino alla Selletta Battisti abbiamo impiegato complessivamente circa un'ora.
Per il ritorno abbiamo scelto di allungare l'escursione passando per il Rifugio Lancia. Tornati alla Bocchetta dei Foxi abbiamo quindi imboccato il sentiero 102.
Sentiero 102 dalla Bocchetta dei Foxi verso il Rifugio Lancia
Tratto del sentiero 102 nel Massiccio del Pasubio
Panorama verso il Massiccio del Pasubio lungo il sentiero per il Rifugio Lancia
Sentiero panoramico verso il Rifugio Lancia
Percorso nel Massiccio del Pasubio verso Bocchetta delle Corde
Sentiero 102 verso Bocchetta delle Corde
Vista verso Bocchetta delle Corde nel Massiccio del Pasubio
Panorama da Bocchetta delle Corde
Resti di trinceramenti della Prima Guerra Mondiale a Bocchetta delle Corde
Bocchetta delle Corde lungo il percorso verso il Rifugio Lancia
Sentiero da Bocchetta delle Corde verso il Rifugio Lancia
Ecco finalmente il Rifugio Lancia. Era da tantissimo tempo che non tornavo qui, credo circa 35 anni. Da bambino salivamo in macchina fino a questo luogo, con mio padre alla guida e mia madre che mi accompagnava attraverso queste montagne. Mitica rimane l'escursione con partenza da Bocchetta Campiglia, lungo la Strada delle 52 Gallerie, attraversando il Dente Italiano e il Dente Austriaco fino ad arrivare proprio qui.
Adesso sono io ad accompagnare mio figlio e a condividere con lui la stessa passione.
Dal Corno Battisti al Rifugio Lancia abbiamo impiegato circa 1 ora e 15 minuti.
Arrivo al Rifugio Vincenzo Lancia nel Massiccio del Pasubio
Rifugio Vincenzo Lancia sul Pasubio
Rifugio Lancia lungo l'itinerario di ritorno dal Corno Battisti
Sfiorato il Rifugio Lancia abbiamo iniziato la discesa lungo la strada, impiegando altri 45 minuti circa per tornare alla macchina e concludere questo lungo itinerario tra panorami, ricordi personali e testimonianze della Grande Guerra.
Partenza dal Rifugio Lancia per il rientro verso malga Cheserle
Strada di rientro dal Rifugio Lancia
Come si raggiunge:
Da Schio (VI) in direzione Trento o da Rovereto (TN) in direzione Vicenza sulla SP46 si seguono le indicazioni per Trambileno e le successive tabelle che indicano "Rifugio Lancia". La strada è stretta dopo Trambileno e non è più asfaltata all'ultimo chilometro.
Salendo verso il rifugio Lancia si trova sulla destra il sentiero 122, si passa nei pressi di malga Zocchi fino ad arrivare a bocchetta dei Foxi dove si prosegue a destra seguendo sempre il sentiero 122. Si arriva a Corno Battisti in un'ora e venti minuti.
Per il ritorno è possibile ripercorrere lo stesso sentiero o a bocchetta dei Foxi seguire il sentiero 102 per raggiungere il rifugio Lancia e dal Lancia scendere a sinistra lungo la strada fino a raggiungere l'auto. In tutto per il ritorno ci vogliono circa due ore.
Mappa e traccia GPS:
Mappa e traccia Monte Corno Battisti - da malga Cheserle
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Piccole Dolomiti, Pasubio, Novegno |
Provincia / Comune: | Trento / Vallarsa |
Categoria: | Montagne |
Tipologia: | Storico, Panoramico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.810390 - 11.122940 (45°48'37" N - 11°7'22" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.832250 - 11.116030 (45°49'56" N - 11°6'57" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1404 |
Altitudine di arrivo (m): | 1762 |
Altitudine minima (m): | 1404 |
Altitudine massima (m): | 1894 |
Dislivello (m): | 758 |
Difficoltà del percorso: | EE - Escursionisti Esperti |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 4 ore |
Km totali: | 10,60 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Parte del percorso ad anello |
Storia:
(tratta da 1914-1918 La Grande Guerra sugli Altipiani - Gino Rossato Editore)
La notte è chiara, splendente di stelle, ma senza luna; i sentieri che si snodano sulle montagne biancheggiano a tratti, per brevi istanti, nel bagliore dei razzi. E' il tocco: le due prime compagnie del battaglione, la 59a e la 61a, iniziano la salita del canalone che porta alla selletta. La loro marcia si svolge in gran parte al coperto. Tuttavia esse procedono con cautela, fin presso la selletta. Qualche ombra si muove sulle trincee austriache, ma gli attaccanti non s'arrestano: i reticolati sono tosto tagliati: poche fucilate rompono bruscamente il profondo silenzio notturno: gli alpini piombano sui difensori della selletta, li mettono in fuga, occupano la posizione. La sorpresa è riuscita: all'artiglieria è già stato dato il segnale convenuto. Sono le due. Il capitano Modena, appostato con i suoi in una piccola caverna, sotto i dirupi del Corno, ode, ad un certo momento, la voce del maggiore Frattola, che lo chiama presso di sé; lungo il tragitto, incontra il tenente Brusa, aiutante maggiore, che scende ferito e che gli indica il luogo preciso dove si trova il comandante. Giunto sulla selletta, fa lanciare dal sergente Burba dietro ordine del maggiore, i razzi rossi per avvertire i reparti dell'operazione riuscita e schiera i suoi uomini in una trincea austriaca.
Ora gli austriaci sono tagliati in due parti; urge attaccare le posizioni che dominano la depressione della sella - quota 1801 e Monte Corno - dove già crepitano le mitragliatrici, anche per evitare di essere attanagliati.
Guai se l'alba, che già si annunzia a oriente, fra le creste dei Sogli Bianchi, sorprendesse gli attaccanti prima che l'impresa sia condotta a termine. Poiché i rinforzi della fanteria ritardano, il comandante decide diversamente, e dice ai suoi ufficiali; "Tentiamo di prendere la cima da soli". Il tenente Suppi punta immediatamente col suo plotone su Monte Corno, risoluto a qualsiasi audacia. Gli austriaci accolgono gli alpini con un intenso fuoco di fucileria. Ma i più audaci sono già presso le loro trincee. Col crepitio delle fucilate giungono i lamenti dei feriti e dei moribondi. All'improvviso, si ode il tenente Suppi lanciare per primo, il grido: "Savoia", al quale fa subito eco, dalla trincea austriaca, una voce impaurita che urla in cattivo italiano: "Non sbarate, Non sbarate" Ogni resistenza è venuta meno e il presidio nemico, ormai isolato completamente, si arrende. Venticinque uomini e un sottufficiale sono fatti prigionieri. Il bottino è discreto: una mitragliatrice, una quarantina di fucili e altro materiale. I prigionieri vengono disarmati e condotti sul rovescio della posizione.
Frattanto la 59a compagnia, metà della 61a e gli uomini della 60a si riordinano sulla selletta.
L'intervento dei battaglioni di fanteria dev'essere prossimo. Nell'attesa, il maggiore Frattola ordina al capitano Talamini, che comanda la 59a, e al capitano Righi, che comanda la 61a, di prendere posizione a cavaliere dello sperone che scende da quota 1801; la 60a rimane di riserva alla selletta.
Il successo dell'operazione pare ormai assicurato.
Ma gli austriaci, che difendono Quota 1801, passato il primo momento di sorpresa e di confusione, si preparano al contrattacco, iniziando a un tratto un violento fuoco di fucileria, di mitragliatrici e di artiglieria. Ci sono già numerosi feriti e alcuni morti. Quando. verso le 3, arrivano i primi uomini della compagnia comandata da Cesare Battisti coi sottotenenti Filzi e Vassallo, il maggiore Frattola, che comprende che la situazione si fa grave, dà ordine alla 61a di avanzare; al tenente Cesco Tomaselli, comandante del plotone esploratori, al tenente Solari e al comandante della sezione mitragliatrici, che si trovano sulla punta più bassa del Corno, dà ordine di raggiungere i reparti che puntano su Quota 1801. Ma il terreno, oltre che risalire quasi liscio e solo qua e là coperto da mughi, è continuamente battuto dal tiro radente delle mitragliatrici. Oramai è troppo tardi ed ogni movimento diventa quasi impossibile. I morti e i feriti sono numerosissimi. Anche il ripiegamento verso la selletta è ora molto difficile. il maggiore Frattola ordina al capitano Modena di recarsi coi suoi verso Monte Corno e di disporre gli uomini in modo che la selletta possa essere battuta efficacemente e sia evitato ogni pericolo di aggiramento. Il movimento viene eseguito rapidamente e silenziosamente: il nemico se ne accorge solo in ultimo. Il capitano Modena si affretta a riordinare i superstiti delle compagnie rimaste con un solo ufficiale; sulla destra, distende una quarantina di soldati agli ordini del sottotenente Ingravalle; alla sinistra ne manda altrettanti col sottotenente Domenico Manea, ed altrettanti al centro col Suppi. Vengono cominciate in fretta e furia anche talune opere di difesa e lo scavo di un camminamento che dovrebbe congiungere Monte Corno col canalone di sinistra, unica via di accesso.
Il capitano Righi, appostato coi suoi fra i massi e i mughi del costone, incarica Battisti di informare dell'aspra difficile resistenza il comandante del Battaglione.
"Battisti - così Achille Benedetti - stacca un foglio dal taccuino, scrive e conclude avvertendo che forse gli austriaci preparano un contrattacco".
Si deve risolvere un'altra difficoltà: far pervenire il biglietto al comando. Il terreno è tutto battuto. Gli altri alpini sulla destra sono impegnati anche essi. Un alpino si offre. Prende il biglietto, fa pochi passi carponi, discendendo il declivio, e poi ruzzola tra il polverone e il lampo di una granata.
"Maledizione - mormora il capitano - Me l'hanno ucciso"
"E' inutile. Ogni uomo è prezioso in una simile circostanza. E' un fucile in più." Il capitano si prepara a respingere le prime pattuglie nemiche, pur ripiegando lentamente senza scoprirsi. Con i suoi pochi uomini e con Battisti continua a sparare durante le soste. Il contrattacco in forze ancora non si pronunzia.
I cannoni austriaci sparano sempre. Una granata scoppia vicino al capitano che è riuscito a racimolare con Battisti alcuni altri alpini. Li dispone in vari punti, in modo da fronteggiare il primo assalto.
Ormai albeggia. La situazione grave del minuscolo reparto è facilmente accertabile dal nemico. Un'altra granata scoppia nel mezzo del gruppo dei soldati, del capitano e Battisti. Dieci uomini restano colpiti. Qualcuno geme in modo straziante, perdendo sangue. Anche il capitano resta ferito lievemente alla testa. Battisti è illeso. Pare che una divinità lo protegga, perché possa vivere la realtà del suo apostolato. Un amaro sorriso illumina il suo volto.
Il capitano vede balzare dal trinceramento nemico qualche austriaco. Impugna il fucile, Battisiti lo imita. Gli altri alpini cominciano a sparare. Verso quelle figure ritagliate nitidamente nel cielo ormai chiaro partono raffiche furiose. Battisti continua a scaricare il fucile.
I pochi austriaci si dileguano. Qualcuno cade. Il trinceramento torna immobile, ma se ne intende l'accresciuta difesa. Ormai sono più di cinquecento i fucili che sparano dalla posizione nemica sovrastante. Forse gli austriaci attendono altri rincalzi dal vicini accampamento di Zocchi per attaccare quel manipolo di uomini appiattati fra la terra, dietro qualche raro sasso, con la canna del fucile fremente
Le artiglierie nemiche intensificano i loro tiri. Cadono i grossi proiettili lacerando l'aria, squassando il terreno, sfracellando qualche alpino isolato. Per un'ora di seguito continua il tiro intensificato, preannunziante ormai il contrattacco. Le mitragliatrici fanno eco con il loro schioppettio. Le perdite sono rilevanti in quel pugno d'uomini che resistono alle raffiche infernali con gli occhi accesi dalla febbre.
I centoquaranta uomini di un'ora prima sono ridotti alla metà. "Attaccati di fronte - così il Modena - quei settanta eroi ributtarono gli austriaci"; ma la loro linea è troppo breve per non poter essere aggirata con la massima facilità. E così avvenne infatti. I difensori dell'ala destra si trovano a un tratto gli austriaci alle spalle. Ogni possibilità di ripiegamento è tagliate; pure il centro e l'ala sinistra non si arrendono: incalzanti, retrocedono fino alla vetta de Corno: e la difesa che non cede si fraziona in tanti piccoli focolari di lotta isolati tra i cespugli bassi. Sulla vetta del Corno sono catturati il maggiore Frattola, il capitano Modena, il sottotenente Filzi. Più in giù, verso il canalone, un piccolissimo numero d'italiani resiste ancora, isolato da tutte le parti. Pochi uomini si dibattono furiosamente: ma infine sono sopraffatti e catturati: il comandante di quest'ultimo pugno d'uomini è Cesare Battisti.
Il tenente Matteo Ingravalle, che partecipò all'azione, rimanendo, come il Vassallo, ferito gravemente e prigioniero, assistette alla cattura dell'eroe trentino: "Io vidi il Battisti - egli narra - quando il combattimento poteva dirsi finito; per la gravità delle mie ferite e per le forti sofferenze avevo quasi perduta ogni conoscenza: non potrei dire con certezza l'ora e mi trovavo sul dorso del monte sopra la selletta che sta tra il M.Corno e quota 1801, lo chiamai ed Egli premurosamente venne da me. In poche parole m'informò della situazione: non vi era più scampo; stretti da ogni parte i pochissimi superstiti, quasi tutti feriti, avevano ceduto. - Per me, - egli disse, - non rimane che la forca... - Ci guardammo in silenzio... Era sereno e taciturno come sempre, e per nulla stanco. Si preoccupò delle mie ferite e con affettuosità infinita volle medicarmi. Anima buona, gentile e generosa, anche in quell'ora terribile, che segnava il trapasso dalla vita al sacrificio, Egli pensava ai nostri gloriosi caduti e a quanti attorno a noi attendevano doloranti la morte."
"Il cadetto dei kaiseriager Brunetto Franceschini della valle del Non e quattro soldati si avvicinarono a noi. Indubbiamente egli riconobbe subito Cesare Battisti, ma non ebbe il coraggio di dirlo. Parlò prima con me, indi, rivoltosi al Battisti, gli chiese la pistola. Ma Battisti, alzatosi di scatto, rispose: -Mi sono battuto con onore, mi avete preso con le armi in pugno, ho diritto all'onore delle armi; consegnerò la pistola ad un superiore di grado, non mai ad un inferiore-. Il cadetto tacque per qualche istante, e poi rivoltosi nuovamente al Battisti gli chiese il binocolo:- No, - rispose - questo è proprietà personale -. Allora invitò il Battisti a seguirlo e ordinò ai quattro soldati di scortarlo."
Data visita: 30/07/2016
Data pubblicazione: 09 Gennaio 2017
Ultimo aggiornamento: 19 Settembre 2026
Autore: Corrado De Zanche