Busa delle Dodese e il suo bivacco

Busa delle Dodese e il suo bivacco

Da Galmarara lungo strade e mulattiere militari, fino all'avvallamento tra Cima XII e Cima XI con vista sulla Valsugana. (m 2082)

 

Zona: Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago
Ore a piedi: 5,10
Difficoltà: EE - Escursionisti Esperti
Ulteriori dettagli ,    Mappa e GPX

Questo percorso ci porta nell'avvallamento tra Cima XII e Cima XI, denominato Busa delle Dodese, con vista sulla Valsugana. È un itinerario più breve rispetto alle normali vie di accesso lungo i sentieri CAI.

Dal “quasi” parcheggio di Val Galmarara, posto al termine della strada consentita alle auto, si sale verso nord in direzione di Bivio Italia. Per raggiungerlo è possibile seguire il sentiero con segnavia 830-835 che, sebbene sulla carta sembri più corto e veloce, preferisco evitare a favore della strada, decisamente più panoramica.

Inizio del percorso

Inizio del percorso

Panorama su Val Galmarara

Panorama su Val Galmarara

Busa della Pesa, proseguire lungo la strada

Busa della Pesa, proseguire lungo la strada

Dettaglio della strada

Dettaglio della strada

Panorama

Panorama

Nei pressi di Bivio Conrad

Nei pressi di Bivio Conrad

A Bivio Italia si prosegue a destra, continuando verso nord lungo la strada militare che porta verso Cima XII e il monte Ortigara.

Bivio Italia

Bivio Italia

Bivio Italia

Bivio Italia

Dettaglio della strada

Dettaglio della strada

All'incrocio con il sentiero che sale verso Cima XII si prosegue ancora lungo la strada principale. 

Incrocio per Cima XII, proseguire sulla strada principale

Incrocio per Cima XII, proseguire sulla strada principale

La salita verso Busa del Cavallo

La salita verso Busa del Cavallo

Il sentiero in costa visto dalla strada

Il sentiero in costa visto dalla strada

Il dosso prima della Busa del Cavallo

Il dosso prima della Busa del Cavallo

Raggiunto il culmine della leggera salita, con la Busa del Cavallo ormai in vista, si abbandona la rotabile svoltando a sinistra su un sentiero inizialmente erboso.

Dettaglio dell'inizio del sentiero

Dettaglio dell'inizio del sentiero

Il sentiero diventa quasi subito ben evidente, mostrando chiaramente l’aspetto di una vecchia mulattiera militare risalente alla Grande Guerra.

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Per un breve tratto la mulattiera prosegue in costa, ricavata sul fianco della montagna.

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Vista sull'uscita della teleferica del Monte Pallone

Vista sull'uscita della teleferica del Monte Pallone

Gallerie ricovero sotto la strada

Gallerie ricovero sotto la strada

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Il sentiero, ben battuto, prosegue verso nord fino a incrociare un altro sentiero che scende verso sud-est. Dopo circa 200 metri si abbandona il tracciato principale salendo a destra, seguendo una traccia poco evidente.

Questa breve deviazione permette di raggiungere una piccola voragine caratterizzata da un arco in pietra. È comunque possibile proseguire direttamente lungo il sentiero principale, che conduce al bivacco e che verrà percorso anche al ritorno.

L'incrocio invisibile, salire a destra

L'incrocio invisibile, salire a destra

Dettaglio dopo la deviazione

Dettaglio dopo la deviazione

L'arco di pietra

L'arco di pietra

La voragine e l'arco di pietra

La voragine e l'arco di pietra

In vista del bivacco

In vista del bivacco

Arrivati al bivacco ci si trova in un particolare avvallamento tra Cima XII e Cima XI. Il nome delle due cime deriva dal fatto che, viste da Borgo Valsugana, il sole si trova sopra di esse rispettivamente alle ore 12 e alle ore 11. Possiamo quindi immaginare che, verso le 11:30, si trovi proprio sopra la Busa delle Dodese e il suo bivacco.

Il bivacco

Il bivacco

Cima XII

Cima XII

Cima XI

Cima XI

Immagini dal Drone

Immagini dal Drone

Immagini dal Drone

Immagini dal Drone

Immagini dal Drone

Immagini dal Drone

 

Spostandosi ancora verso valle si apre una visuale più ampia sulla Valsugana, permettendo di apprezzare meglio il panorama sottostante.

Vista verso valle

Vista verso valle

Vista verso valle

Vista verso valle

Per il ritorno si segue per circa 200 metri il sentiero in direzione di Cima XII, quindi si svolta verso sud per ricongiungersi al percorso seguito all'andata.

Sentiero del ritorno

Sentiero del ritorno

Svoltare a sinistra

Svoltare a sinistra

Un’escursione piacevole e panoramica che, attraverso vecchie strade e mulattiere militari, conduce in uno degli angoli più particolari dell’Altopiano. La Busa delle Dodese, con il suo piccolo bivacco e la vista sulla Valsugana, ripaga ampiamente della camminata.


Come si raggiunge:

Da Asiago in direzione Trento. Usciti dall'abitato di Camporovere dopo circa 3 km e subito dopo una curva a destra sempre sulla destra inizia una strada a fondo naturale con indicazione Galmarara. Si prosegue per questa strada fino al termine della stessa per circa 7 km. Non è messa molto bene, soprattutto dopo i tornanti.

Apri la mappa Google per il calcolo itinerario


Mappa e traccia GPS:

Mappa e traccia Busa delle Dodese e il suo bivacco

Busa delle Dodese e il suo bivacco

SCHEDA PERCORSO

Zona:

Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago

Provincia / Comune:

Vicenza - Trento / Asiago - Borgo Valsugana

Categoria:

Montagne, Grotte e Voragini

Tipologia:

Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico

Periodo storico:

Prima Guerra Mondiale

Coordinate punto di arrivo:

46.001202 - 11.480557
(46°0'4" N - 11°28'50" E)

Coordinate parcheggio:

45.952592 - 11.495519
(45°57'9" N - 11°29'43" E)

Altitudine di partenza (m):

1614

Altitudine di arrivo (m):

2082

Altitudine minima (m):

1614

Altitudine massima (m):

2096

Dislivello (m):

485

Difficoltà del percorso:

EE - Escursionisti Esperti

Ore a piedi:


(complessive, esclusa visita)
5 ore 10 minuti

Km totali:

16,90

Come si raggiunge:

A piedi

Tipo di tragitto:

Percorso di ritorno coincide con quello di andata

Storia:

(tratta dai tabelloni in loco)

VAL GALMARARA (CIMITERO)

Anche se la Grande Guerra si presentò ai contemporanei come un'immane tragedia, rispetto a tutti i conflitti precedenti, in considerazione semplicemente del numero dei caduti, o forse proprio per le dimensioni assunte da tale sacrificio, i cimiteri di guerra costituivano una delle installazioni più curate. In essa trovava espressione quella pietà per i commilitoni morti in battaglia, che spesso era negata a quegli stessi combattenti da vivi. Le vicende politiche del dopoguerra, con la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico e la nascita dalle sue rovine di stati nazionali che si presentarono, come nel caso della futura Jugoslavia, come paesi vincitori, segnò peraltro il destino della maggior parte di tali sistemazioni cimiteriali anche in Altopiano. Esse finirono infatti per essere sostanzialmente abbandonate ed esposte all'inevitabile degrado dell'esposizione in alta quota alle variabili stagionali. Negli anni '30 la realizzazione dell'Ossario monumentale di Asiago ne determinò l'eliminazione, con la traslazione delle salme cui non venne peraltro riservata, come nel caso dell'analoga sistemazione sulla cima del Monte Grappa, una collocazione autonoma chiaramente riconoscibile. Solo in anni recenti l'individuazione sul terreno di questi cimiteri di guerra è stata resa possibile da apposite croci riportanti, nella maggior parte dei casi, il numero dei caduti che vi risultavano sepolti. All'inizio della Val Galmarara e nel caso dei tre cimiteri del Moschiagh le installazioni conservano ancora le sepolture originarie, oggetto a loro volta - almeno per i cimiteri del Moschiagh - di recenti lavori di ripristino che ne hanno restituito almeno parzialmente il decoro originario e il rispetto dovuto al visitatore odierno.

 

MECENSEFFY

Arthur Edler von Mecenseffy cadeva vittima il 6 ottobre 1917 di un colpo di artiglieria italiano, tirato sulla selletta che da quel momento le sue truppe gli intitolarono, ponendo una lapide ancor oggi esistente. Non si trattò di un colpo tirato a caso. Il comandante della 6a Divisione di fanteria k.u.k. si muoveva infatti spesso in automobile da Campo Gallina o dal comando di Dosso del Fine verso le sue linee più avanzate. Gli artiglieri italiani ne erano a conoscenza e il loro fu niente meno che un "tiro d'agguato" ai danni del comandante che dal settembre dell'anno precedente, e in particolare nel corso dell'offensiva italiana del giugno-luglio 1917, aveva conteso alle forze italiane della 6a Armata la riconquista del Portule. Segaligno, con i capelli a spazzola spruzzati di grigio e i grandi baffi a manubrio, Mecenseffy era nato a Vienna nel 1865 ed aveva raggiunto il grado di Feldmarschalleutnant (comandante di Divisione o di Corpo d'Armata) nel 1915 partendo dal gradino più basso, quello di soldato semplice. Sull'Altopiano era giunto al comando della 10a Divisione nel corso dell'offensiva di primavera del 1916, dopo alterne vicende sul fronte orientale (era stato anche allontanato dall'incarico di capo di Stato Maggiore della 2a Armata), dove aveva combattuto nelle offensive di Gorlice-Tarnow e del Bug. Pur mantenendo costantemente il comando delle forze austro-ungariche schierate sulla parte nord-orientale dell'Altopiano, si vide preferito il Gen. Ludwig Goiginger, la cui competenza tattica era tenuta in grande considerazione, per guidare la riconquista delle posizioni Ortigara-Le Pozze perse il 10 e quindi il 19 giugno del 1917. Sepolto inizialmente in loco, per ordine esplicito del Gen. Conrad von Hötzendorf venne traslato a Vienna, dove tuttora riposa nel cimitero di Döbling.

 

BIVIO ITALIA

Bivio Italia, posto alla sommità di Val Galmarara, non era soltanto l'incontro di una serie di importanti strade in quota del sistema di trasporti realizzato dall'imperiale regio esercito nella parte nord-orientale dell'Altopiano dei Sette Comuni: la "Mecenseffy Stasse" in arrivo da Campo Gallina e dedicata al comandante, ivi caduto, della 6a Divisione; la "Kaiser Karl Strasse" che conduceva al comando del 27° reggimento stiriano e alle prime retrovie di Monte Forno; la strada in arrivo da Malga Galmarara. Esso rappresentava al contempo la fine per tutti i trasporti destinati al rifornimento delle truppe in linea di muoversi con relativa facilità e sicurezza. Da qui in avanti infatti gli italiani erano in grado di esercitare una tale sorveglianza da intervenire direttamente con le artiglierie su qualsiasi movimento potesse rappresentare un bersaglio appetibile. In certi periodi esso poteva essere rappresentato anche da un singolo portaordini. In particolare nel corso dell'attacco italiano dell'estate del 1917, che doveva passare alla storia come battaglia dell'Ortigara, prima per il successo e quindi per il sacrificio degli alpini della 52a Divisione sulle quote 2003, 2101 e 2105 del sistema trincerato austro-ungarico Ortigara-Lepozze, tanto i trasporti delle salmerie, quanto l'afflusso dei rincalzi - come viene restituito con toni e tratti di alta drammaticità nel diario del 14° reggimento k.u.k. di Linz - potevano avvenire solo notte tempo ed anche in quel caso sotto l'incubo costante dei tiri dell'artiglieria italiana e dell'obice di grosso calibro francese su affusto ferroviario appostato in Valsugana, che alternavano spesso l'impiego delle granate ad alto esplosivo a quelle a "liquidi speciali", caricate cioè a gas vescicanti a lunga persistenza.


Data visita: 07/08/2026
Data pubblicazione: 16 Agosto 2026

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