Ore a piedi: 2,10
Difficoltà: E - Escursionistico
Ulteriori dettagli , Mappa e GPX
L’anello del Monte Bi, conosciuto anche come Monte Katz, parte nei pressi di contrada Rodeghieri, a nord di Asiago, sull’Altopiano dei Sette Comuni. Il percorso passa vicino a contrada Bosco, sale tra i boschi e le testimonianze della Grande Guerra e raggiunge la croce panoramica affacciata su Asiago e sull’aeroporto.
L’itinerario è lungo circa 6 km, richiede circa 2 ore e 10 minuti di cammino ed è classificato E, escursionistico. Il dislivello indicato è di 301 m: la salita si svolge prevalentemente su strada forestale, mentre il rientro dalla croce segue un pendio erboso ripido, da affrontare con attenzione soprattutto quando è bagnato.
Si parte dal bivio per le contrade Rodeghieri e Bosco, poco fuori da Rodeghieri. Gli spazi per lasciare l’auto sono limitati: occorre mantenere liberi gli accessi e rispettare i posti necessari agli abitanti. Già dai prati iniziali si riconosce il dosso del Monte Bi con la sua croce.
Prati e rilievi nei dintorni di Asiago
La croce del Monte Bi sul dosso erboso
Strada verso contrada Rodeghieri
Si entra a Rodeghieri e si prosegue diritti, passando accanto al capitello e alla fontana della contrada.
Capitello di contrada Rodeghieri
Fontana di contrada Rodeghieri
Strada tra le case di Rodeghieri
La strada si restringe tra le ultime case e diventa a fondo naturale. Si continua tra i prati, lasciando sulla destra un piccolo edificio in legno. Il tracciato si inoltra in una valletta, tra pascoli e pendii boscosi.
Panorama verso il Forte Interrotto
Strada a fondo naturale
Dorsale del monte Bi
Dettaglio della strada verso contrada Bosco
Dettaglio della strada verso contrada Bosco
Al bivio si prende il ramo di sinistra, mantenendosi sulla strada meno ripida. Si prosegue fino alle prime case di contrada Bosco.
Bivio per contrada Bosco, proseguire a sinistra
Bivio della strada sterrata
Strada verso le case di contrada Bosco
Colori d'autunno
Raggiunta la strada asfaltata si gira a destra, senza entrare nel centro della contrada. Al successivo incrocio si continua diritti e si inizia a salire.
Dettaglio della strada asfaltata
Inizio della salita tra prati e alberi
Ai lati del percorso si osservano muri in pietra e piccoli terrazzamenti. Terminato l’asfalto, si raggiunge una strada bianca e si svolta a destra, continuando la salita.
Terrazzamenti sostenuti da muri in pietra
Case e prati di contrada Bosco
Si prosegue lungo la strada principale. Poco prima di un bivio, sulla destra, una figura in legno invita a una breve sosta.
Figura in legno al margine del bosco
Segnaletica della strada comunale Restlen
Figura con cappello e braccia aperte
Targhetta sulla figura in legno
Si torna sulla strada e si continua lungo il tracciato più ampio, senza prendere la scorciatoia. Si incontra così il cippo del tenente Benigno Dalmazzo, affiancato da un pannello che ne racconta la storia.
Cippo di Benigno Dalmazzo lungo la strada
Poco oltre, nel bosco sulla destra, si distinguono resti di murature in pietra. La strada continua a salire tra gli alberi, con una successione di tornanti.
Resti di murature in pietra nel bosco
Strada nel bosco dai colori autunnali
Accanto alla strada si notano due aperture nella roccia. Si prosegue lungo la forestale, seguendone i tornanti senza imboccare i sentieri laterali.
Apertura nella roccia accanto alla strada
Si raggiunge un bivio segnalato: si lascia la strada che continua verso sinistra e si prende a destra il sentiero indicato per Monte Katz, Rodeghieri e Asiago.
Bivio segnalato nel bosco
Il sentiero sale ancora per un breve tratto nel bosco. Su una pietra accanto al percorso è dipinta una croce rossa.
Croce rossa dipinta su una pietra
Al successivo bivio si tiene la destra e si inizia a scendere. Nel sottobosco compaiono scavi, avvallamenti e manufatti, in parte nascosti dalle foglie.
Cavità nel terreno tra gli alberi
Si seguono le indicazioni della strada comunale del Mor verso Monte Katz e Rodeghieri. Il sentiero continua nel bosco, dove le foglie possono nascondere sassi e irregolarità del terreno.
Segnaletica delle strade del Mor e Grölèkh
Si esce gradualmente tra i prati e si prosegue con il bosco sulla destra e il pascolo sulla sinistra. La vista si apre sull’Altopiano.
Pascoli e panorama oltre il limite del bosco
Al margine del bosco si incontra una pietra scolpita con una croce e uno scudo. Alla base si legge l’iscrizione “Sulle orme dei nostri padri”.
Pietra commemorativa al margine del bosco
Croce e scudo scolpiti sulla pietra
Si continua lungo il margine del prato, lasciando la deviazione che permetterebbe di rientrare direttamente a Rodeghieri. Si raggiunge così il dosso aperto sul quale sorge la grande croce del Monte Bi.
Croce del Monte Bi con Asiago sullo sfondo
Croce metallica sul dosso erboso
Sul basamento una lapide ricorda la volontà delle contrade limitrofe e riporta la data del 10 maggio 1977. Nelle vicinanze si trova anche un pannello dei luoghi di Mario Rigoni Stern.
Dalla croce il panorama abbraccia Asiago, l’aeroporto e i rilievi che circondano la conca. Sul pendio restano visibili solchi di trincea e altre testimonianze del passato.
Panorama verso Asiago e il suo aeroporto
Pietra commemorativa nei pressi della croce
Solco di trincea sul pendio erboso
Per il rientro si torna di pochi passi sul tracciato di accesso e si imbocca la traccia che scende a sinistra verso le contrade. La discesa è ripida e richiede attenzione, soprattutto con erba o foglie bagnate. Si segue il percorso tra i prati, che più in basso diventa una stradina delimitata in alcuni tratti da lastre di pietra.
Tracciato in discesa verso Asiago
Albero dai colori autunnali lungo la discesa
Sentiero coperto di foglie sotto un albero
Stradina tra i prati verso le case
Raggiunta la strada asfaltata si gira a destra e si torna al bivio di partenza. Nei pressi del parcheggio un monumento ricorda due militari morti in un incidente aereo.
Monumento ai militari caduti in un incidente aereo
Come si raggiunge:
Mappa e traccia GPS:
SCHEDA PERCORSO | |
|---|---|
Zona: | Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago |
Provincia / Comune: | Vicenza / Asiago |
Categoria: | Montagne, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra |
Tipologia: | Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico |
Periodo storico: | Prima Guerra Mondiale |
Coordinate punto di arrivo: | 45.893615 - 11.509970 (45°53'37" N - 11°30'35" E) |
Coordinate parcheggio: | 45.884827 - 11.507781 (45°53'5" N - 11°30'28" E) |
Altitudine di partenza (m): | 1014 |
Altitudine di arrivo (m): | 1211 |
Altitudine minima (m): | 1014 |
Altitudine massima (m): | 1315 |
Dislivello (m): | 301 |
Difficoltà del percorso: | E - Escursionistico |
Ore a piedi:(complessive, esclusa visita) | 2 ore 10 minuti |
Km totali: | 6,00 |
Come si raggiunge: | A piedi |
Tipo di tragitto: | Percorso ad anello |
Storia:
Monte Bi, Monte Katz e Mario Rigoni Stern
Monte Bi e Monte Katz sono due nomi dello stesso rilievo. La denominazione Bi richiama il disegno dei sentieri chiari che ne percorrono il pendio, formando una figura simile alla lettera B. Il monte è uno dei luoghi ricorrenti nei libri di Mario Rigoni Stern: in Storia di Tönle è legato alla vita del protagonista, ai suoi legami con la comunità e alle vicende dell’Altopiano.
Le tracce della Grande Guerra e Benigno Dalmazzo
Le trincee, gli scavi e i resti di costruzioni incontrati lungo il cammino ricordano la presenza del fronte sui rilievi a nord di Asiago. Non tutte queste opere possono essere attribuite allo stesso esercito o alla stessa fase del conflitto: sul Monte Katz è documentata anche la presenza di artiglierie italiane nel dicembre 1916, mentre le posizioni austro-ungariche si trovavano sul vicino Monte Rasta.
Ten. Benigno Dalmazzo: un nome, un volto, una storia
Trascrizione del testo stampato sul pannello collocato presso il cippo.
Le circostanze in cui cadde in combattimento il 1° luglio 1916, a soli 21 anni.
Era nato a Torino il 5 gennaio 1895 e all’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915 si arruolò volontario, inquadrato come Tenente di complemento nel 162° Reggimento fanteria della Brigata Ivrea. La Brigata fu impiegata dal maggio 1915 al 25 luglio 1916 sull’Altopiano di Asiago, da agosto a settembre sul Carso e da ottobre 1916 a fine guerra in Macedonia.
Gli spostamenti della Brigata Ivrea sull’Altopiano:
Nel maggio 1915 la Brigata viene inviata sull’Altopiano e dislocata nella zona nord-ovest. In maggio e agosto attacca le posizioni austriache nella zona di Passo Vezzena, ma il tiro dell’artiglieria avversaria ne impedisce l’avanzamento o il mantenimento delle conquiste e nell’inverno ’15-’16 rimane sulle stesse posizioni esercitando una costante pressione.Il 15 maggio 1916 gli austriaci lanciano la grande offensiva di primavera (Strafexpedition) e le azioni offensive e difensive si susseguono ininterrotte fino al 21 maggio. La pressione austriaca è tale da costringere ad un ripiegamento generale tutta la linea italiana tenuta dalla 34° divisione.
Il 28 maggio la Brigata Ivrea, duramente provata, viene inviata a riposo, ma la difficile situazione e l’attesa dell’arrivo delle Brigate dal fronte dell’Isonzo, obbligano la Ivrea a rientrare in linea e ai primi di giugno le sue truppe si schierano tra il Col del Rosso e il monte Fior integrando le Brigate Etna e Sassari e in seguito occupano la linea di difesa sul monte Valbella.Sferrata la controffensiva italiana, il 25 giugno la Ivrea riprende i monti Stenfle e Sisemol a Gallio e prosegue l’avanzata fino a zona Rodighieri - Bosco San Domenico a nord di Asiago.
Il 27 e il 28 il 161° reggimento tenta di forzare la linea austriaca sui monti Rasta e Interrotto. Il 29 il 161° è sostituito dal 162° che continua l’attacco nei giorni 30 e 1° luglio, scontrandosi con ripetuti assalti alla baionetta contro un’accanita resistenza avversaria.È il 1° luglio che il Ten. Dalmazzo cade in combattimento da prode guidando i suoi Fanti all’assalto. L’Atto di morte riporta:
“L’anno millenovecentosedici ed all’uno del mese di luglio sul Monte Interrotto (Contrà Bosco) mancava ai vivi alle ore undici in età d’anni ventuno il tenente Dalmazzo Benigno del centosessantadue fanteria quarta compagnia, nativo di Torino, figlio di fu Giuseppe e di Galoppo Secondina, celibe, morto in seguito a ferita da proiettile di mitragliatrice alla testa per fatto di guerra, sepolto a Monte Interrotto come consta dall’attestazione delle persone a piè del presente sottoscritte ........”
(Il suo nome non figura tra i Caduti all’Ossario di Asiago. Come in altri casi, è possibile che vi si trovi tra gli Ignoti o che forse la sua sepoltura sia ancora in questo bosco).
Due giorni dopo il 162° riceve il cambio dalla Brigata Acqui e viene dislocato nel bosco di Gallio. Il 161° rimane in prima linea da Case Carlini alla mulattiera Nette - monte Interrotto.
Il 5 tutta la Brigata Ivrea è dislocata nella valle di Campomulo e il 25 lascia definitivamente l’Altopiano trasferendosi sul fronte del Carso.
Dal 15 giugno ai primi di luglio la Brigata perde 50 ufficiali e 1.860 militari di truppa e per il suo contegno viene insignita della medaglia di bronzo alle bandiere di entrambi i reggimenti.Prima della guerra era un famoso calciatore, un attaccante della Juventus.
Fece parte della Juventus fin dalla giovane età e, considerato come il primo boy bianconero, fece il suo esordio a 16 anni nella partita contro il Piemonte Football Club il 12 febbraio 1911. La sua ultima partita fu contro il Genoa il 21 marzo 1915.
In cinque stagioni bianconere collezionò 38 presenze e ben 20 reti. La Federazione sospese il Campionato 1914-15 a causa dell’entrata in guerra dell’Italia e Benigno Dalmazzo si arruolò volontario.
All’inizio del conflitto erano 24 gli juventini al fronte: 6 soldati semplici e 18 tra allievi ufficiali, sottufficiali o addetti sanitari. In seguito diventarono 170.
La Juventus, per mantenere i contatti con i propri associati e con i tifosi bianconeri al fronte, il 10 giugno 1915 pubblicò per la prima volta il giornale ufficiale della società “Hurra! Juventus”.
Il patriottismo dei bianconeri al fronte rifletteva lo spirito borghese e studentesco dell’epoca e anche l’ambiente sociale a cui appartenevano. Le lettere inviate dai campi di battaglia a “Hurrà Juventus” offrono uno spaccato di cosa significava allora essere juventino dentro.Scriveva Benigno Dalmazzo:
“Non abbiamo premura di vincere, ma la vittoria la vogliamo completa. Il girone sarà lungo ma otterremo il campionato. Se non basta il tempo regolamentare faremo delle riprese supplementari, ma la débacle degli avversari sarà clamorosa e il capitano Cecco Beppe sarà costretto a dare le dimissioni.
I limiti del campo sono un po’ estesi: la Svizzera e la Serbia sono due buoni linesmen che come tutti gli altri si accontentano di gridare i loro falli, senza però poterli impedire;
Trento e Trieste i due pali del goal che noi, novelli Zio Bomba, sfonderemo. Se pensi poi che tutti i soldati hanno ormai la camicia bianca e nera (più nera che bianca) ti potrai figurare tutto lo slancio dei nostri vent’anni”.
La guerra portò tanti lutti anche alle società sportive italiane. In casa bianconera, il 5 luglio del 1919 l’Assemblea generale ordinaria della Juventus deliberò di raccogliere tutti i nomi dei Caduti in una lapide che fu posta sul campo di gioco il 10 gennaio 1920.Materiale documentario e fotografico raccolto grazie alla collaborazione di: Sig. Antolini del Museo del Risorgimento di Bologna,
Sigg. Achille Moiola e Paolo Terzi di “Grande guerra Photo Archive”, Europeana, siti web juventini.
Città di Asiago - Assessorato alla Cultura, con l’aiuto dell’Unione di contrade Hinterbech, in particolare degli abitanti di Contrada Bosco
Contrada Bosco
I pannelli del Comune di Asiago raccontano il paesaggio e la storia di contrada Bosco, vicino alla quale passa l’itinerario. La mappa illustra gli antichi collegamenti tra le contrade, percorsi da stradine, mulattiere e tratturi spesso delimitati da lastre di pietra.
Secondo il pannello storico comunale, il nome Bosco risale al Medioevo, quando l’area era ancora ampiamente boscosa. Già alla fine del Quattrocento il paesaggio comprendeva però terreni dissodati per la semina, prati e spazi destinati al pascolo.
La chiesetta della contrada fu eretta nel 1907 grazie all’offerta di Dorotea Paganin Raset e al contributo delle famiglie. Il pannello riferisce che nel 1916 venne utilizzata dagli austriaci come ospedaletto per i primi soccorsi ai feriti provenienti dal fronte. Danneggiata durante la guerra, fu ricostruita nello stesso luogo nel 1926. Dopo la Seconda guerra mondiale vi furono collocate le statue di sant’Antonio e santa Rita: quella di sant’Antonio fu donata da una famiglia ebrea di Milano sfollata in contrada durante il conflitto.
Pannello storico di contrada Bosco
Fotografia storica della contrada sul pannello
La minestra delle povere anime
Un altro testo esposto vicino alla chiesetta ricorda una tradizione di contrada Bosco legata alla commemorazione dei defunti. Alla vigilia dei Morti i ragazzi raccoglievano orzo, farina, patate e altri ingredienti per preparare un minestrone. La cottura avveniva di notte, all’aperto, e al mattino la minestra veniva distribuita ai ragazzi. Il ricordo dei morti diventava così anche un gesto concreto di solidarietà, soprattutto verso i bambini più poveri.
Testo sulla tradizione della minestra delle povere anime
Fonti
- Pannelli del Comune di Asiago fotografati lungo il percorso e presso la chiesetta di contrada Bosco; iscrizioni sui monumenti.
- I luoghi di Mario Rigoni Stern: il Monte Katz.
- I luoghi di Mario Rigoni Stern: toponomastica cimbra.
- Federico Cutolo, ricerca conservata nel repository della Scuola Normale Superiore, p. 243, con riferimento al diario di Gaspare Lenzi del 25 dicembre 1916.
- Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, sezione di Asiago: ricordo del tenente Benigno Dalmazzo.
Data visita: 01/11/2026
Data pubblicazione: 02 Novembre 2026
Autore: Corrado De Zanche