Anello della Sorgente Romita e Santa Margherita

Anello della Sorgente Romita e Santa Margherita

Un percorso tra boschi, antiche strade e memoria storica nel territorio di Rotzo (m 1001)

 

Zona: Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago
Ore a piedi: 1,50
Difficoltà: T - Turistico
Ulteriori dettagli ,    Mappa e GPX

Un percorso ad anello che intreccia natura, storia e memoria nel territorio di Rotzo. Dalla quiete della sorgente Romita si sale lungo antiche strade fino ai panorami di Punta Campo, per poi scendere tra calcàre, chiese secolari e segni profondi della Grande Guerra. Un cammino che racconta l’Altopiano passo dopo passo.

Dal parcheggio si attraversa la strada e si imbocca una mulattiera che sale verso nord, entrando subito nel bosco. Il percorso è ben segnalato da apposite tabelle e risulta facile da seguire fin dai primi metri.

Inizio del percorso

Inizio del percorso

Inizio del percorso

Inizio del percorso

La salita verso la Sorgente Romita è breve, ma la mulattiera, composta da sassi, rende il passo meno agevole e richiede un po’ di attenzione.

Dettaglio della mulattiera

Dettaglio della mulattiera

La sorgente si trova sulla sinistra della mulattiera: una piccola costruzione che emerge dalla roccia, al cui interno si intravede una breve galleria dalla quale sgorga l’acqua.

Sorgente Romita

Sorgente Romita

Sorgente Romita

Sorgente Romita

Il percorso prosegue verso nord fino a incrociare un altro sentiero che arriva da sinistra. Si continua quindi a destra, sbucando poco dopo su una strada asfaltata.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Sulla strada asfaltata si prosegue verso sinistra fino a raggiungere un tornante, dal quale si stacca una strada forestale con indicazioni “1° Strada”.

La strada in uscita dal tornante

La strada in uscita dal tornante

La strada forestale prosegue quasi pianeggiante per circa 2 km, sviluppandosi per lo più nel bosco, con alcuni scorci che si aprono sulla sinistra verso Rotzo.

Dettaglio della strada forestale

Dettaglio della strada forestale

Panorama verso Rotzo

Panorama verso Rotzo

Dettaglio della strada forestale

Dettaglio della strada forestale

Dettaglio della strada forestale

Dettaglio della strada forestale

Il percorso abbandona la strada principale imboccando un sentiero sulla destra, segnalato da una freccia bianca e azzurra fissata su un albero.

Proseguire a destra

Proseguire a destra

Dopo pochi minuti il sentiero si ricongiunge a un’altra strada nei pressi di un cancello. Volendo è possibile oltrepassarlo, grazie a un passaggio apposito, per raggiungere una piccola oasi con un fabbricato che, durante la nostra visita, risultava chiuso. L’area non offre particolari panorami.

Incrocio

Incrocio

Cancello con passaggio

Cancello con passaggio

Verso Punta Campo

Verso Punta Campo

Si prosegue quindi seguendo le indicazioni per la chiesetta di Santa Margherita; dopo una brevissima salita, il percorso inizia a scendere.

Indicazioni del percorso

Indicazioni del percorso

Dettaglio della mulattiera

Dettaglio della mulattiera

La mulattiera scende inizialmente verso sud, poi curva a sinistra dirigendosi a est. Poco dopo la curva si incontra un bivio che scende a destra, ma si prosegue dritti seguendo le indicazioni per la chiesetta.

Proseguire dritto

Proseguire dritto

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Lungo la discesa una tabella segnala una breve deviazione sulla sinistra che permette di raggiungere una calcara, a pochi minuti dal tracciato principale, utile per scoprire come avveniva un tempo la produzione della calce.

Incrocio verso la calcara

Incrocio verso la calcara

Dettaglio del percorso verso la calcara

Dettaglio del percorso verso la calcara

La calcara era una costruzione circolare in pietra a secco, utilizzata per la cottura dei sassi al fine di trasformarli in calce.

Resti della calcara

Resti della calcara

Dopo la visita alla calcara si ritorna sul percorso iniziale, uscendo rapidamente dal bosco e raggiungendo la chiesetta.

Verso la fine del bosco

Verso la fine del bosco

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Chiesetta di Santa Margherita

Chiesetta di Santa Margherita

Visitata la chiesetta di Santa Margherita, si attraversa la strada provinciale e si prosegue a sinistra lungo via dal Pozzo.

Via dal Pozzo

Via dal Pozzo

Dopo circa 200 metri si abbandona la via principale per imboccare una stradina di campagna che si stacca sulla destra.

Proseguire sulla strada a destra

Proseguire sulla strada a destra

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Questa stradina si ricongiunge poco dopo a via del Pozzo; si sale quindi fino a raggiungere la strada provinciale che conduce verso il centro di Rotzo, percorribile comodamente grazie al marciapiede.

Verso la strada provinciale

Verso la strada provinciale

Marciapiede

Marciapiede

Panorama

Panorama

Il percorso si conclude attraversando il centro di Rotzo, con la visita al monumento ai caduti della Grande Guerra, alla chiesa di Santa Gertrude e al Giardino della Memoria, situato nei pressi del punto di inizio dell’itinerario.

Monumento ai caduti della Grande Guerra

Monumento ai caduti della Grande Guerra

Chiesa di Santa Gertrude

Chiesa di Santa Gertrude

Ingresso del Giardino della Memoria

Ingresso del Giardino della Memoria


Come si raggiunge:

Da Roana (VI) in direzione Rotzo. Il parcheggio è poco prima dell'ingresso al paese, nei pressi della chiesa.

Apri la mappa Google per il calcolo itinerario


Mappa e traccia GPS:

Mappa e traccia Anello della Sorgente Romita e Santa Margherita

Anello della Sorgente Romita e Santa Margherita

SCHEDA PERCORSO

Zona:

Altopiano dei 7 Comuni o di Asiago

Provincia / Comune:

Vicenza / Rotzo

Categoria:

Montagne, Sacrari, Cimiteri e Lapidi di Guerra

Tipologia:

Naturalistico, Storico

Coordinate punto di arrivo:

45.863466 - 11.377933
(45°51'48" N - 11°22'40" E)

Coordinate parcheggio:

45.865117 - 11.402189
(45°51'54" N - 11°24'7" E)

Altitudine di partenza (m):

936

Altitudine di arrivo (m):

1001

Altitudine minima (m):

876

Altitudine massima (m):

1102

Dislivello (m):

233

Difficoltà del percorso:

T - Turistico

Ore a piedi:


(complessive, esclusa visita)
1 ora 50 minuti

Km totali:

5,60

Come si raggiunge:

A piedi

Tipo di tragitto:

Percorso ad anello

Storia:

Rotzo Rotz
Il più antico della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni 
La storia della Spettabile Reggenza, la federazione dei Sette Comuni vicentini di cui Rotzo fa parte, ha origini antiche e ci racconta di una comunità di montagna che parla una lingua derivata dall'alto tedesco, il cimbro, che si è organizzata nei secoli attraverso una propria forma di autogoverno impostata sulla proprietà collettiva dei beni agro-silvo-pastorali. Anche se non vi è certezza della data, la tradizione racconta che il 29 giugno del 1310, i Sette Comuni sottoscrissero un patto di fratellanza introdotto dall'articolo: "Dar Wohl de Volkes ist dar Wohl de Regierung un dar Wohl de Regierung ist dar Wohl de Volkes", "Il bene del popolo è il bene della Reggenza e il bene della Reggenza è il bene del popolo".
I Sette Comuni sono ancora oggi rappresentati da Asiago, Enego, Foza, Gallio, Lusiana-Conco, Roana e Rotzo. Quest'ultimo, essendo il comune più antico, venne raffigurato tra le 'sette teste' contenute nello stemma della Reggenza quale quella con la barba più lunga.

Rotz' come scoglio o rupe: dall'antico vocabolo tedesco 'Rotts'
Rotzo è collocato ai margini occidentali dell'Altopiano dei Sette Comuni. Fino al 1940 comprendeva anche le frazioni di Pedescala e San Pietro nella Valle dell'Astico. Oggi il suo territorio interessa le frazioni di Castelletto ad ovest e Albaredo ad est. È il più piccolo e antico borgo dei Sette Comuni, come testimoniano i ritrovamenti risalenti alla seconda Età del Ferro (V-I secolo a.C.) scoperti nel 1781 dall'abate Agostino Dal Pozzo Prunnar in località Bòstel nella frazione di Castelletto. Oggi il Bòstel di Rotzo è considerato tra i siti archeologici più importanti del Veneto.
Il nome di Rotzo compare in un documento datato 1231 in cui sono citati “otto mansi" con la chiesa dedicata al culto di Santa Gertrude. La sua posizione di confine e allo stesso tempo di dominanza sull'importante via di comunicazione tra la Serenissima e le terre imperiali, quale era la Valle dell'Astico, è particolarmente strategica per la protezione e lo sviluppo di tutti i Sette Comuni. Secondo lo storico abate Agostino Dal Pozzo Prunnar, originario proprio di Castelletto, Rotzo deriva dall'antico vocabolo tedesco 'Rotts', che con il significato di 'scoglio' o 'rupe' identifica l'aspetto orografico in cui si è sviluppato il piccolo centro. ..."Dentro nella Valle dell'Astego, questo luogo comparisce come piantato sopra una rupe", scrive il Dal Pozzo. Da sottolineare come proprio questa particolare conformazione di scoglio pianeggiante proteso verso sud con ripide scarpate e protetto a nord da alte montagne, rendesse questo territorio particolarmente sicuro per i suoi abitanti.
A sud dell'abitato si trova la Campagna di Rotzo 'Welle', un verde e fertile altopiano esposto al sole, zona di produzione delle rinomate patate a Denominazione Comunale. La Campagna è attraversata da una ricca rete di collegamenti rurali e percorsi ciclopedonali immersi nella natura tra cascate e suggestivi paesaggi terrazzati. A nord del borgo di Rotzo la natura ha disegnato luoghi leggendari che hanno ispirato l'immaginario degli antichi abitanti: l'Altaburg e l'Altar Knotto, raggiungibili attraverso i sentieri CAI. Tra il paese e la montagna alta crescono splendidi boschi di abete rosso e faggio attraversati dalle vie dell'alpeggio e dalla ciclopedonale degli Altipiani Cimbri.

 

Sorgente Romita
Romita è il nome attribuito alla piccola sorgente che si trova poco sopra alla contrada Valle. L'assegnazione è dovuta a una donna che a fine '800 viveva sola in una piccola abitazione di una sola stanza nei pressi della sorgente e che si guadagnava da vivere filando la canapa e lavorando al telaio. La donna, Maria Toniazzo, nata a Rotzo nel 1847 da Pietro e Maria Costa, veniva chiamata MARIA ROMITA e tale nome è stato dato con il passare del tempo sia alla fonte che al luogo.
Nel 'Dizionario Cimbro dei Sette Comuni vicentini' Umberto Martello Martalar (1899-1981) traduce in 'eremita' il cimbro ROMIT, ROMITTE. Certamente il nome è mutato in italiano con ROMITA.
L'Altopiano dei Sette Comuni è caratterizzato per la sua carsicità dalla rara presenza d'acqua. Diventa quindi fondamentale ricordare come tutte le sorgenti fossero importanti per la vita e la sopravvivenza di un tempo e come esse rimangano dei veri e propri capisaldi nel territorio, preziosi testimoni della vita di comunità e per questo motivo pregni di significati.

LA SIGNORINA MARIA ROMITA
"... Era una donna piuttosto anziana, alta, snella, occhi neri tristi e penetranti, vestita come le nostre nonne, sempre di nero, con gonne lunghe. Però era gentile con le bambine che volevano vedere tutto nel baito. In un angolo della cucina, il camino con gli attrezzi necessari per cucinare, di fianco, il secchiaio in pietra con l'occorrente per appendere il secchio di rame smaltato per l'acqua, che, nella bella stagione, faceva entrare sotto il secchiaio in una vaschetta di pietra rossa con un sistema di spole da lei inventato. In un angolo, di fronte all'ingresso, dietro un divisorio in legno, belava una capretta che le dava il latte con cui si faceva degli ottimi formaggini. La parete di fronte al camino era occupata da un telaio a mano di cui si serviva per confezionare tela di canapa che poi vendeva. Filava, riparava ombrelli ed oggetti di cucina per la gente del paese. Era, come si dice, un'autentica factotum. Ogni tanto scendeva in paese per consegnare gli oggetti riparati o per andare ad Arsiero, a piedi, per acquistare l'occorrente per la filatura. Tutto ciò non le impediva di coltivare i piccoli appezzamenti di terra davanti e dietro l'abitazione, che le davano i prodotti di cui abitualmente si ciba la gente di montagna. Ma un giorno di Maggio 1916, anche lei dovette partire profuga, come gli altri abitanti del paese e si rifugiò a Stradella, provincia di Pavia, dove morì nel 1928 all'età di 81 anni...."
Tratto dal libro "Voci dall'Altopiano" di Giovanni Dal Pozzo

"... La sorgente era ed è protetta da un manufatto in pietra, tuttora ben conservato, alto 2 metri, largo e profondo 3 metri, incassato un po' nel monte, con tetto spiovente in lastre di pietra. Sul davanti, una finestra da cui esce l'acqua che riempie 2 vaschette: una interna ed una esterna e poi corre lungo la valle detta del Pach...."
Tratto dal libro "Voci dall'Altopiano" di Giovanni Dal Pozzo

 

Hòoliga Margareta
Santa Margherita, la santa dei cimbri
L'antica chiesa è intitolata a Santa Margherita di Antiochia, nota anche con il nome di Marina, giovane martire del III secolo d.C. a cui i cimbri tributavano la loro devozione per l'esempio di straordinaria determinazione e coraggio dimostrati nella persecuzione e nel martirio. Santa protettrice delle partorienti viene ritratta con il drago che colpì a morte con il crocifisso.

La chiesa più antica dei Sette Comuni
La tradizione suole indicare come periodo di costruzione l'XI secolo, ma non esistono documenti che ne certifichino la vera data. È comunque accertato indicare la chiesa come la più antica dell'Altopiano dei Sette Comuni. Santa Margherita era il luogo di culto della comunità latina insediatasi a Castelletto nei primi decenni del X secolo prima dell'arrivo degli immigrati cimbri di lingua tedesca, i quali sarebbero invece stati i fondatori della chiesa di Santa Gertrude a Rotzo. L'edificazione di Santa Margherita dovette avvenire in una data compresa tra il 908, anno in cui le reliquie di Santa Margherita di Antiochia vennero portate in Italia e, il 1231, anno in cui parte delle reliquie furono trasferite a Venezia. È comunque significativo il fatto che la chiesetta sia stata costruita vicino a Castelletto, al culmine della salita della più importante strada di comunicazione tra la parte ovest dell'Altopiano e la pianura.

L'antica campana del 1439
Sulla destra della navata troverete esposta l'antica campana bronzea in stile gotico fabbricata nel 1439 nella fonderia dell'artigiano Marco Deleore nativo di Recoaro ma operante a Vicenza. Questa campana è sempre stata molto importante per la comunità di Rotzo perché la riteneva miracolosa: si diceva che al suo suono "si rompevano le tempeste che si formavano sull'Altaburg". Durante la Grande Guerra, nel 1916, la campana venne trafugata dall'esercito austriaco come bottino di guerra e portata in Austria dove stava per essere fusa per farne armi. Fortunatamente un ufficiale ne riconobbe il valore storico e venne quindi risparmiata. Dopo la guerra venne restituita alla sua sede originaria in segno di pace e conciliazione.

Il cammino di Santa Margherita
La commemorazione di Santa Margherita si festeggia il 20 luglio. Ogni anno fino a tutto il XIII secolo, in occasione della ricorrenza una delegazione di fedeli della chiesa di Santa Margherita di Rovegliana di Recoaro Terme, si recava in processione "alla chiesa madre" di Santa Gertrude di Rotzo, portando con sé in segno di tributo, un cero di sette libbre. Questa antica tradizione votiva della gente cimbra che abitava le montagne a ovest dei Sette Comuni si rinnova ancora oggi dal 2017 grazie al Gruppo Cimbro di Recoaro Terme. La processione si svolge interamente a piedi lungo carrarecce e sentieri per quaranta chilometri.

 

Kherchle von Hölighen Margareten
Santa Margherita I la chiesa più antica dei Sette Comuni
La tradizione indica Santa Margherita come la più antica chiesa dell'Altopiano dei Sette Comuni e come il luogo di culto della comunità latina, insediata nel Castelletto prima dell'arrivo degli immigrati cimbri di lingua tedesca, i quali sarebbero invece stati i fondatori della chiesa di Santa Gertrude a Rotzo. Non esistono documenti circa l'origine e la costruzione della chiesetta ma se ne può ipotizzare la fondazione tra il 908, anno in cui le reliquie di Santa Margherita di Antiochia vennero portate in Italia e il 1231, anno in cui alcune parti di esse vennero trasferite a Venezia.
Il primo documento scritto relativo alla chiesa di Santa Margherita a noi pervenuto è il resoconto della visita pastorale che si è svolta sull'Altopiano dei Sette Comuni, e in particolare a Rotzo in data 25 ottobre 1488, da parte del vescovo di Padova, Pietro Barozzi. Il vescovo si reca a Santa Margherita e la trova in stato di abbandono. I resoconti di questa e di una serie di altre visite pastorali operate nel corso dei secoli fino al nostro, costituiscono una documentazione che ci permette oggi di individuare con discreta completezza la serie di trasformazioni subite, nel tempo, dalla chiesetta.
Della chiesa originaria se ne è misurata la dimensione, oltre che comprovata l'esistenza, attraverso l'interpretazione delle tracce costruttive ancora presenti nelle murature, studiate nel corso degli studi preparatori del progetto di restauro avvenuto negli anni '90. Questa primitiva chiesetta era larga circa 4.20 metri e alta poco più di 3. Null'altro si sa della sua forma. Se ne può immaginare il tetto a capanna.
La chiesetta è oggi orientata ad est. Però, almeno dal 1488 al 1638, fu orientata ad ovest, come testimoniano le tracce di un arco absidale, leggibili sulle murature interne di quella che è oggi la parte d'ingresso.
La successiva chiesa quattrocentesca è abbastanza chiaramente descritta nei resoconti delle visite pastorali. Si trattava di un'aula di circa 7 metri di lunghezza per 5.25 di larghezza, per 4.20 di altezza. Era caratterizzata da una piccola abside e da un campaniletto a vela, collocato al vertice della facciata, nel quale era collocata una campana. Si tratta della stessa che porta la data del 1439, oggi visibile a destra della navata.
La chiesa del XV secolo possedeva anche decorazioni murali, un altare ligneo e una pala raffigurante Santa Margherita.
Durante il XVI secolo la chiesetta fu quasi abbandonata e nel corso delle visite pastorali se ne chiese con forza e insistenza un mantenimento più dignitoso, fino a quando, nel 1592, non vi fu addirittura sospeso il culto, a causa delle indecorose condizioni nelle quali si trovava.
Nel corso del XVII secolo fu ampliata, dotata di un'abside in muratura e, come si è precedentemente accennato, orientata ad est.
Nel XVIII secolo si desume che la chiesetta sia stata mantenuta in condizioni dignitose e non si ha notizie di lavori, ad eccezione di quelli di manutenzione al pavimento e della tinteggiatura di bianco delle pareti.
Nella seconda metà del XIX secolo viene arricchita di un campaniletto e della sacrestia.
Nel XX secolo, Santa Margherita subisce alcuni danni causati dal conflitto mondiale e l'asportazione della campana, che gli austriaci ritorneranno dopo la Grande Guerra.
Nel 1966, a causa di un uragano, perde il tetto e minaccia di rovinare. L'evento costringe a operare alcuni lavori urgenti di ristrutturazione, che ne hanno evitato il crollo e che hanno consentito, tra il 1995 e il 1998, di intraprendere le iniziative che hanno condotto al restauro dei nostri giorni.

 

Monumento ai Caduti di Rotzo
LA STORIA E IL PROGETTO
Il 12 ottobre 1920 viene costituito a Rotzo il comitato per la realizzazione di un monumento in memoria ai caduti della guerra 1915 - 18.
Il progetto viene pensato e disegnato dall'architetto Vincenzo Bonato e dall'ingegnere Antonio Saccardo, con la partecipazione dello scultore Egisto Caldana per le parti in bronzo della figura della Patria e le decorazioni a festoni e foglie di quercia. Il monumento, di sviluppo architettonico dalle linee classiche a forma di imponente ara semicircolare, sorge sulla cima di un declivio e si raggiunge tramite una scalinata. Un corpo centrale sale a gradoni a reggere un plinto con la dedica "Rotzo martoriato dalla guerra ai suoi caduti". Ai lati del cippo centrale, lungo l'emiciclo sono sistemate le lapidi con i nomi dei caduti. A chiudere le estremità dell'ara due cartelle su coroncine di alloro, con le date del conflitto (MCMXV e MCMXVIII).

LA FIGURA DELLA PATRIA
Al centro del monumento si innalza l'opera bronzea raffigurante una giovane donna, la Patria, che solleva con gesto rituale la corona d'alloro destinata ai gloriosi che si sacrificarono.

L'INAUGURAZIONE SOLENNE DEL MONUMENTO
La posa della prima pietra, da parte della ditta del sig. Matteo Stefani di Domenico, avviene il giorno 18 settembre 1921 e già nel giugno del 1922 Rotzo inaugura con solennità degna della circostanza il maestoso monumento.
Il comitato, nel manifesto che pubblicizza l'evento, scrive: "Cittadini, l'opera che con tanto ardore e con tanta fede venne iniziata un anno fa, è finalmente compiuta. Il maestoso monumento, che attesta della meravigliosa concordia e della ferrea volontà del nostro popolo, è il ricordo più duraturo e più nobile che i fratelli potevano consacrare ai fratelli caduti durante il più tragico e più doloroso periodo della storia mondiale."
Sul grande braciere di fronte, in primo piano, è sistemata una piccola lapide con i nomi dei dispersi in Russia e, nel corpo centrale del monumento originale, a lato di quelle già presenti, sono state aggiunte le lapidi in memoria dei caduti del secondo conflitto mondiale 1939 - 45.

 

Chiesa di Santa Gertrude
La Chiesa di Santa Gertrude sorge in posizione rialzata sulla costa di ponente della Valle del Pach. È dedicata alla Santa Gertrude del Brabante, territorio dell'attuale Belgio, badessa del Monastero di Nivelles.

LA STORIA
In un documento del 1231 la chiesa di Santa Gertrude è menzionata insieme ad 'otto mansi' facenti parte del territorio di Rotzo. Questo la fa annoverare tra le più antiche chiese erette nei Sette Comuni dai coloni bavaresi, che dall'XI secolo lasciarono le terre del Monastero di Benediktbeuern, tra Baviera, Svevia e Tirolo, per sfuggire alle carestie, stanziandosi sui monti Lessini, nei Sette Comuni e negli altipiani trentini da Luserna a Terragnolo.
Erano famiglie di coloni, in cerca di terra da coltivare per vivere, guidate spesso dai vescovi, dai rappresentanti imperiali, dagli ordini religiosi. Nei territori isolati come nei Sette Comuni, queste popolazioni, denominati Cimbri, dalla parola Tzimbar, attività di boscaiolo nella quale erano particolarmente abili, hanno trovato terre libere e una posizione sicura, dove dissodare, bonificare, roncare, stanziarsi attorno ad un maso e allevare bestiame, conservando nel relativo isolamento i caratteri della loro lingua e dei loro costumi.

LA FACCIATA
La chiesa viene completamente ricostruita negli anni 1761-63 e consacrata, alla fine dei lavori, dal vescovo di Torcello, Marco Corner. Viene eretta a chiesa arcipretale nel 1795 dal vescovo Nicolò Giustiniani. Oggi della chiesa ricostruita rimane solo la facciata, mirabile esempio di architettura settecentesca. È delimitata ai lati da due colonne e spartita da due semicolonne, tutte di stile ionico e in marmo bianco locale. Dello stesso materiale sono il basamento, la trabeazione e il portale. Da notare, sempre in marmo bianco, la "finta serliana" che la attraversa a metà.

LA RICOSTRUZIONE DEL DOPOGUERRA
Nel 1916 la chiesa e il campanile vengono gravemente danneggiati, come l'intero paese, dagli eventi bellici della Prima Guerra Mondiale. La ricostruzione avviene negli anni 1922-27 e interessa per prima la sommità del campanile che viene rifatto in stile veneziano al posto della precedente cupola in stile bavarese dalla forma a cipolla. La parte inferiore del campanile, costruito in marmo rosso locale e risparmiato dalla distruzione, è di epoca settecentesca. Gli interventi successivi interessano la chiesa che viene ricostruita in stile ionico a croce greca. Completata in tutte le sue parti, viene benedetta il 30 ottobre 1927 e consacrata dal vescovo Mons. Carlo Agostini il 21 luglio 1938.


Data visita: 21/09/25
Data pubblicazione: 14 Gennaio 2026

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