Monte Civillina

Una vista spettacolare sulle Piccole Dolomiti (m 953)

 

Siamo a fine gennaio e la giornata è a dir poco primaverile. Parcheggiamo l'auto nei pressi della tabella che racconta la storia della Linea Ortogonale 1 (vedi sotto) e saliamo in direzione nord ovest sul proseguo della strada sterrata.

Inizio del percosoStrada verso la fonte

Dopo pochi minuti si arriva ad un incrocio di strade con una bella pietra che indica "MCMXVI R.ESERCITO ITALIANO". Prendete la strada che scende a sinistra per arrivare alla fonte Civillina.

Pietra storicaIncrocio, rimanere a sinistraCostruzione vicino alla fonte

Si continua a salire agevolmente lungo la strada militare. Ogni tanto qualche bello scorcio sulle valli ci fa pregustare il panorama che vedremo dalla cima.

Strada verso la cimaPanorama della valle da un tornante

Quando ormai sembra essere vicini alla meta, sull'ultimo tornante che volge a destra verso nord-est, troviamo un piccolo cartello in legno che indica "Croce Capitello". Lo seguiamo per arrivare sulla cima del Monte Sentinello.

Ultimo tornante e incrocio per il sentiero del SentinelloVerso la croce del Sentinello

E già qui è bellissimo .... le Piccole Dolomiti e il Pasubio sono di fronte a noi.

Croce del SentinelloPanorama dal Sentinello

Torniamo indietro a riprendere la strada principale ed in pochi minuti si apre di fronte a noi un pianoro.

Ultimo pezzo di stradaPianoro e bandiera

Non siamo ancora in cima ma già ci piace l'ambiente. Sulla destra una bandiera italiana e sulla sinistra una baita, dove il sentiero proseguendo a sinistra gli passa davanti. Già si iniziano a trovare alcune tabelle sulla storia del luogo (vedi sotto).

La baitaStrada oltre la baita

Proseguendo troviamo sulla destra delle gallerie, depositi munizione e trincee. Di fronte si vede il punto più alto con tre tabelle ed una vista aperta verso nord.

TrinceaDeposito munizioni

Magnifico, sul Pasubio si riesce a percepire (senza binocoli) la strada delle 52 gallerie dove in alcuni punti è messa in risalto dalla neve.

Spostando lo sguardo a sinistra il Baffelan ed il Cornetto e poi Cima Carega. Con i binocoli si vede anche il rifugio Fraccaroli.

Monte CivillinaNovegno e monte EnnaPasubio

Dettaglio del PasubioCornetto e BaffelanCima Carega e rif.Fraccaroli

Tornando indietro troviamo le postazioni di artiglieria in barbetta e altri depositi. Seguendo la trincea si ritorna al pianoro.

Postazione di artiglieria in barbettaTrinceaTrincea

Prendendo il sentiero S4 che indica "Spigolo sud-est, Fonte civillina" passiamo a fianco di una costruzione che da "deposito munizioni" è stata trasformata in bagno.

Inziio del sentiero di ritorno e deposito munizioniSentiero di ritorno

Rispetto alla strada della salita questo è proprio un sentiero.

Sentiero di ritornoSentiero di ritorno

Dopo 13 tornanti in discesa fate attenzione a seguire una piccola tabella che indica "Fonte Civillina". Qui c'è un incrocio che può causare confusione, ma il sentiero adesso è in piano e rimane per qualche centinaio di metri sempre sulla stessa quota.

Tabella da seguireTratto pianeggiante

Arrivati al vecchio rifugio di Fonte Civillina, potete seguire la tabella per la fonte e ritrovarvi subito sulla strada già percorsa dove inizia il divieto di circolazione.

Ex rifugioIncrocio, prendere quello in salita

Lasciando il rifugio sulla destra un altro incrocio di strade poco segnalato. Portano entrambi alla Ortogonale, ma conviene prendere la strada di destra che sale leggermente e termina ad un centinaio di metri dall'inizio del nostro percorso.

Arrivo


 



Come si raggiunge:

Da Valdagno (VI) in direzione Recoaro, passato l'abitato di San Quirico si procede per circa 1,5 km, si arriva ai Bonomini dove, lasciando la strada principale, si scende a destra in direzione Rovegliana. Si prosegue per circa 1 km fino al primo tornante che sale a sinistra. Subito dopo si prende la strada a destra con indicazione Contrada Retassene.

Superata la contrada si trova un primo parcheggio. Volendo iniziare da qui l'escursione calcolate almeno un'ora in più di cammino. Proseguendo, dopo il primo tornate, la strada non è più asfaltata ma percorribile. Si sale ancora per altri 12 tornanti per circa 2 km dove la strada si incrocia con la "Ortogonale 1" (c'è una tabella che indica la posizione) dove noi abbiamo lasciato la macchina per fare un percorso ad anello.

E' possibile proseguire per altri 400 mt fino alla fonte Civillina dove si può trovare posto per parcheggiare (oltre c'è un divieto di circolazione).

La strada è stretta e non è agevole in caso si incontrino veicoli in senso opposto.

Monte Civillina - primo parcheggio


 



Mappe Interattive:



Monte Civillina
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Vicenza
Comune:Recoaro Terme
Coordinate punto di arrivo:45.69933 - 11.27639
(45°41'58" N - 11°16'35" E)
Coordinate parcheggio:45.69763 - 11.28494
(45°41'51" N - 11°17'6" E)
Altitudine di partenza (m):723
Altitudine di arrivo (m):953
Dislivello (m):500
Difficoltà del percorso:Turistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
1 ora 50 minuti
Km totali:5,0
Come si raggiunge:A piedi, In mountain bike, Ciaspole
Tipologia:Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico




Traccia GPS:



Storia: (tratta dai tabelloni in loco)

Monte Civillina

MONTE CIVILLINA

Il Monte Civillina era servito da una camionabile che portava alla batteria dal Passo Zovo attraverso Castrazzano. Sulla cima, protetta da elementi di trincea utili in caso di attacco della fanteria nemica, oltre alle postazioni per cannoni, esistevano riservette per le munizioni, una polveriera, ricoveri per gli artiglieri e per il presidio della posizione, costituito dalle compagnie n. 2 e n. 3 del 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza. La guarnigione di Civillina usufruiva dell'acqua portata sulla sommità, con un acquedotto per sollevamento, da contrada Retassene. Per cause sconosciute la polveriera di Civillina esplose il 20 novembre 1915. Nel 1918 nelle baracche di Civillina erano alloggiati anche 157 uomini della 113a compagnia zappatori del Genio.

Il Monte Civillina, già prima della guerra, faceva parte del sistema di difesa della viabilità vicino al confine. Per questo scopo, diventò sede di una batteria da fortezza che avrebbe dovuto proteggere la Valle dell'Agno da eventuali infiltrazioni nemiche provenienti dal Passo di Campogrosso.

Soprattutto dopo la Strafexpedition del 1916, il Monte Civillina, divenne sempre più importante, assumendo la funzione di perno della linea di resistenza ad oltranza, nonché rilevante stazione di smistamento per segnalazioni ottiche di artiglieria.

Monte Civillina

Il forte caposaldo di Civillina era posizionato all'incrocio delle linee strategiche d'armata, le cosiddette Ortogonale 1 (Campogrosso - Passo Xon - M. Civillina - M. Magrè - M. Faedo - Creazzo) e Ortogonale 2 (M. Obante - Cima Campodavanti - M. Spitz - Cima Bocchese - M. Civillina - M. Enna - M. Novegno), quest'ultima a sbarramento delle valli Agno e Leogra.

Sul Civillina operava la 502a batteria da fortezza (d'assedio) con quattro cannoni da 149G; era una batteria detta "in barbetta" cioè non riparata da caverne o strutture fortificate, ma a "cielo aperto" nascosta da terrapieni o sacchi di terra. I cannoni in ghisa (149G), pesanti complessivamente 5297 kg in batteria, avevano una bocca da fuoco lunga 3 metri e 429 mm, dal peso di 3390 kg, con una gittata massima di 9300 metri. L'alzo di tiro variava da - 10° a + 35°. I pezzi potevano sparare proietti di vario tipo, il cui peso, a seconda delle caratteristiche, variava da un minimo di 30,42 kg ad un massimo di 39,14 kg.

 

Monte Civillina

MONTE "SENTINELLO"

La linea di Monte "Sentinello" era servita sul rovescio da una mulattiera di arroccamento che iniziava nei pressi della contrada Retassene e saliva fino alla cima del monte Civillina avvolgendosi in una quarantina di tornanti. Sui cocuzzoli rocciosi della fiancata occidentale del monte erano stati ricavati e predisposti appostamenti per tiratori, piccoli posti di osservazione, postazioni per mitragliatrici ed armi automatiche, numerose caverne ricovero. Lungo il sentiero si trovava una cisterna in cemento per l'approvvigionamento dell'acqua. La linea, che poteva essere occupata ed armata in breve tempo, aveva l'importante funzione di sorvegliare e difendere la vallata dell'Agno da eventuali provenienze nemiche che avessero superato le difese di Campogrosso.

 

Monte CivillinaMonte Civillina

LE STRADE DEI CAPOSALDI

Lungo la grande linea strategica Ortogonale 1 il Monte Civillina (Quota 964), con la sua batteria di cannoni da 149G, costituiva un importante snodo della difesa in caso di crollo del fronte del Pasubio. Qui l'Ortogonale 1 incrociava l'Ortogonale 2 che bloccava trasversalmente le valli dell'Agno e del Leogra. Lungo quest'ultima linea, che nel 1918 correva da Campodavanti e Campetto toccando lo Spitz di Recoaro, i Bonomini, il Civillina per proseguire in Val Leogra fino al Monte Enna e le pendici del Novegno, era stato realizzato l'importante caposaldo del Monte Cengio (Quota 838) che con le sue batterie batteva il fondo valle del Leogra e costoni antistanti il Civillina e il Monte Enna.

Per lo spostamento di uomini e mezzi e per il rifornimento delle linee il Genio della prima Armata aveva progettato e costruito a partire dal 1916 un importante sistema viario a ridosso delle linee e di risalita dal fondovalle.

In alternativa alla camionabile Magrè - Passo Zovo - Passo del Colombo - Cima Civillina, costruita prima della guerra ma esposta al tiro delle artiglierie nemiche, fu costruita la strada Passo Zovo - Castrazzano - passo di Civillina che in questo punto si collegava alla precedente.

Una nuova camionabile, che da Novale passava per località Viola per risalire poi la Valle dei Retassene, incontrava a Q 750 le due strade provenienti da Castrazzano e dal Passo del Colombo a ridosso del passo di Civillina.

In caso di avanzata del nemico erano stati predisposti fornelli da mina e depositi di esplosivo per l'interruzione delle tre strade che portavano al Civillina. Anche il ponte tra San Quirico e contrada Seladi poteva essere fatto saltare.

A memoria del completamento della nuova strada proveniente dal fondovalle dell'Agno nel 1916 venne posto un cippo ancor oggi ben conservato con la scritta MCMXVI / R-ESERCITO ITALIANO / 1A ARMATA.

 

Monte Civillina

LE LINEE ORTOGONALE 1 E ORTOGONALE 2

Nel 1918 erano state costruite tra le valli dell'Agno e del Leogra due grandi linee strategiche: l'Ortogonale 1, lungo lo spartiacque tra le due vallate, aveva inizio a Campogrosso e tagliava i passi dello Xon, dello Zovo e di Priabona proseguendo poi in cresta per Monte Pulgo, Torreselle e Monteviale.

L'Ortogonale 2 si staccava da Campobrun, attraversava il passo della Lora e proseguiva in cresta fino monte Falcone per scendere fino allo Spitz di Recoaro e a cima Bocchese. Scendeva poi fino al torrente Agno per risalire lungo il Monte Sentinello fino alla cima del Monte Civillina. Proseguiva quindi verso est fino al monte Cengio per scendere in val Leogra e risalire fino al Passo di Santa Caterina e collegarsi alle difese del monte Novegno. Le due grandi linee, che si intersecavano sul Civillina, formavano una grande X e costituivano più compartimenti difensivi "corrispondenti ugualmente bene a tutte le ipotesi strategiche possibili, non escluse le più catastrofiche ed inverosimili, quale ad esempio la caduta dell'intera barriera Pasubio-Novegno".

I caposaldi di Civillina (quota 951) e del Cengio (quota 840) si davano reciproca protezione e controllavano il passo di Manfron fortificato con interessanti opere in cemento armato.

MONTE CIVILLINA - ARCHEOLOGIA

Il Monte Civillina (circa 950 m s.l.m.), di origine vulcanica, sulla sinistra idrografica del torrente Agno, è una delle cime in cui culmina lo spartiacque tra il bacino dell'Agno e quello del Leogra. La posizione è strategica: è infatti posto a ridosso del Passo Zovo, uno dei punti chiave per la comunicazione tra le due vallate dell'Agno e del Leogra; alla sua base scorre il Retassene, uno degli affluenti più importanti della sinistra Agno; sul versante verso il Leogra domina la valle dei Mercanti e la zona di Pievebelvicino, ricche di resti archeologici.

Sulla cima si rinvenne a più riprese materiale archeologico, che venne depositato presso la sezione archeologica del Museo Civico "Dal Lago" di Valdagno dove è ora esposto. I primi rinvenimenti sporadici risalgono al 2007; altri furono effettuati nel 2010 durante la fase di recupero delle testimonianze belliche attuate nel quadro dei lavori previsti dal progetto Regionale denominato "Ecomuseo della Grande Guerra sulle Prealpi Vicentine". Nel 2011 una campagna di scavo condotta dal Museo Civico "Dal Lago" di Valdagno con l'Università di Padova ha permesso il rinvenimento di nuovi materiali. Nel complesso si tratta di numerosi frammenti ceramici il cui impasto, costituito prevalentemente da piccoli cristalli di quarzo, lamelle di mica chiara e abbondanti frammenti di chamotte, è stato ottenuto da materie prime reperibili localmente. Esso risulta privo di rivestimento ed eventuali tracce di lisciatura suggerendo la pertinenza dei frammenti a recipienti di fattura grossolana ed uso quotidiano.

Alcuni di essi sono riconducibili ad un'olla decorata da una cordonatura nel punto di massimo restringimento del collo, a bordo arrotondato ispessito esternamente, databile, grazie a confronti con materiali provenienti da abitati pedemontani e di pianura, ad una fase compresa tra età del Bronzo finale e prima età del Ferro, cioè tra X e VIII-VII secolo a.C.

Il rinvenimento risulta significativo perché suggerisce che la ricchezza di giacimenti minerari della zona fosse nota e sfruttata già nel passaggio tra età del Bronzo ed età del Ferro. Nell'area di Pievebelvicino, sul versante del Civillina che guarda la Val Leogra, si sono infatti rinvenute due asce in bronzo, una databile all'età del Bronzo recente (XIII - XII a. C.), l'altra al VII sec. a. C. Due asce pressappoco coeve (fine VIII-VI sec. a.C.) sono state rinvenute l'una a San Quirico, sulla destra idrografica dell'Agno, l'altra a Novale, sulla sinistra idrografica del torrente. Evidentemente, la zona delle medie valli era sistematicamente esplorata per attività di disboscamento, che serviva per aprire spazi ai pascoli e ai coltivi, ma anche per ottenere legname, fondamentale (direttamente e sotto forma di carbone di legna) per la raffinazione e prima lavorazione del minerale estratto. Sul versante della Val Leogra il Civillina domina anche la zona di Magrè, dove, in località Castello, scavi di inizi '900 portarono alla luce i resti di un insediamento presente già nell'età del Bronzo medio-finale, interpretabile poi, nella seconda età del Ferro, come importante centro cultuale per il rinvenimento di 21 corna di cervo iscritte a caratteri retici, utilizzati dalle popolazioni che allora abitavano le aree montane attualmente pertinenti al Trentino.


 



Natura e ambiente: (tratta dai tabelloni in loco)

MONTE CIVILLINA - GEOLOGIA

Il territorio di Recoaro Terme è caratterizzato da abbondanti affioramenti delle filladi quarzifere, normalmente ubicate a profondità di migliaia di metri, risalenti al periodo Pre-Permico (300-250 Milioni anni fa). Sono rocce scistose, di color grigio-verdastro, talora argenteo conosciute localmente come "lardàro". Ed è proprio in corrispondenza delle filladi quarzifere a contatto con i filoni eruttivi basici, delle cui sostanze chimiche le acque si appropriano, che sgorgano le sorgenti minerali di Recoaro. Tale basamento è osservato e studiato da generazioni di geologi convenuti da ogni parte del globo.

Al di sopra di questo più antico strato, si sono sovrapposte altre sequenze stratigrafiche che a partire dalle quote di fondovalle sono oggi rappresentate fino alla cima del monte Civillina, dal potente strato che, dal punto di vista geologico, fa parte del Ladinico inferiore (228-235 Milioni anni fa), appartenente all'era Mesozoica, periodo Triassico. Esso è costituito da un calcare dolomitico bianco detto Calcare di monte Spitz, le cui rocce sono state interessate da attività eruttive e quindi dall'intrusione di una serie di filoni magmatici (porfiriti e melafiri) che per contatto hanno determinato numerose cristallizzazioni a solfuri misti e a barite a cui si alternano delle lenti di silicati manganesiferi, analogamente ai contigui monti Varolo, Cengio, Naro in comune di Torrebelvicino.

Ciò ha dato origine ad un'attività estrattiva nota fin dal tempo dei Romani, che ha avuto il suo sviluppo maggiore ad opera della Serenissima Repubblica di Venezia, la quale, attraverso le "investiture", cioè delle concessioni ai privati per la ricerca e la coltivazione delle miniere, favorì il sorgere di varie società per l'estrazione di argento, piombo, zinco, bario e altri minerali. L'attività proseguì fino a tempi relativamente recenti, per l'estrazione della galena e del manganese (concessione Soc. Montecatini 1922 e Dal Lago 1937), del caolino (1938), della quarzite (1969). Oggi non vi è più alcuna attività estrattiva; rimangono, anche se non sempre facilmente individuabili, numerose tracce di questa attività come gallerie ancora aperte o chiuse, avvallamenti nella costa del monte, accumuli di materiale di escavazione in alcune aree.

Il monte Civillina è oggi meta di appassionati e collezionisti per la varietà di minerali presenti. I più importanti sono: analcime, arsenopirite, auricalcite, barite, blenda, brochantite, calcite, cerussite, emimorfite, galena, galena argentifera, gesso, goetite, linarite, pirite, quarzo alpino, quarzo ialino, quarzo ametista, rodonite, smithsonite. Assai famoso per il Civillina è un raro silicato manganesifero, la johannsenite, scoperto da Schaller nel 1938 in un giacimento americano; altri ritrovamenti sporadici dello stesso minerale sono stati segnálati in Messico, nell'Oregon (USA) e a Broken Hill (Australia).

 

Aspetti geologici e minerali

Il Distretto Metallifero delle Alpi Vicentine, che si estende dalla Valle dell'Agno alla Valle di Posina, è caratterizzato da un gran numero di mineralizzazioni piombo-zinco-argentifere, di pirite, di ossidi di ferro, barite e di giacimenti di argille da ceramica, gessi e rocce industriali. Le attività minerarie si sono concentrate in particolare nelle zone di Valle dei Mercanti, Val dei Zuccanti, Val Riolo, Monte Naro, Monte Trisa, Monte Civillina, Monte Castello, Monte Guizza-Faedo.

Il monte Civillina, dal punto di vista geologico, fa parte del periodo Ladinico inferiore, appartenente al mesozoico. È costituito da un calcare dolomitico bianco detto Calcare di monte Spitz, le cui rocce sono state interessate dall'intrusione di una serie di filoni magmatici (porfiriti e melafiri) che per contatto ne hanno provocato il metamorfismo rendendo la struttura cristallina e determinando numerose cristallizzazioni a solfuri misti e a barite a cui si alternano delle lenti di silicati manganesiferi. Nel Ladinico superiore si assiste alla comparsa di numerosi centri vulcanici che determinano la formazione di coltri di lave e materiali vulcanoclastici che colmeranno i bacini; la conseguenza di questa attività vulcanica è la mobilizzazione di minerali all'interno delle rocce con la comparsa di aree minerarie.

Ciò ha dato origine ad un'attività estrattiva nota fin dal tempo dei Romani, che ha avuto il suo sviluppo maggiore nel corso del '400 - 500 ad opera della Serenissima Repubblica, la quale, attraverso la ricerca di "investiture", cioè delle concessioni ai privati per la ricerca e la coltivazione delle miniere, favorì il sorgere di varie società per l'estrazione di argento, piombo, zinco, bario e altri minerali. L'attività proseguì con meno intensità anche nei secoli successivi, fino a tempi relativamente recenti, per l'estrazione della galena e del manganese, del caolino e della quarzite. Oggi non vi è più alcuna attività estrattiva; rimangono, alcune tracce di questa attività come gallerie ancora aperte o chiuse, avvallamenti nella costa del monte, accumuli di materiale di escavazione in alcune aree.

 

Monte Civillina

Attività estrattiva

La zona del Civillina interessata dalla presenza di minerali, si estende sia verso Val Retassane che verso il Monte Cengio. Pietro Maraschin, geologo e abate scledense, nel 1818 pubblica "Osservazioni litologiche intorno ad alcuni monti del distretto di Schio, dipartimento del Bacchiglione", nel quale descrive i siti minerari attivi redigendone anche una mappa nella quale sono identificabili i siti dell'area del Civillina.

Sin dal 1500 nei pressi dell'ex rifugio Civillina fu impostata una galleria denominata Santa Barbara riattivata nel XX secolo insieme alla Sant'Anna. Nelle relazioni inviate al Corpo delle Miniere di Padova, l'ing. A. Zucali descrive l'avanzamento dei lavori nelle gallerie Sant'Anna 1° e Santa Barbara 3°.

Durante il dominio della Serenissima e fino alla fine dell'800 furono effettuati gli scavi per la ricerca del manganese per le vetrerie di Murano, utilizzato come sbiancante per il vetro. Nel XX secolo si avvicendarono numerose società con concessioni per la ricerca di manganese, barite e zinco.

Di notevole importanza fu l'attività iniziata nel 1801 dallo scledense Giovanni Catullo nei pressi del rifugio Fonte Civillina. Inizialmente Catullo coltivò la pirolusite (un ossido di manganese) lavorando su scavi antichi e aprendo nuove gallerie. Successivamente, conoscendo le proprietà curative dell'acqua che sgorgava nel fondo di cui aveva l'investitura, decise di sfruttarla commercialmente. Si trattava di un'acqua ferruginosa-arsenicale e, nel 1818, dopo aver effettuato le opportune analisi, l'acqua fu ritenuta curativa ed ottenne la licenza dalla sanità Continentale per la vendita.

In quella che fu denominata Fonte Catulliana vennero realizzate delle opere al fine di raccogliere e convogliare l'acqua che trasudava dalla roccia e dirigerla in una vasca di raccolta che inizialmente era in legno e creta e successivamente in pietra.

Nel 1888 la fonte divenne di proprietà del comune di Recoaro, che la cedette per alcuni anni in locazione. In questo periodo la fonte del Civillina era una località rinomata per i benefici delle acque che si potevano consumare fino alla metà del XX secolo quando l'area e l'albergo vennero chiusi.


 

Data visita: 22/01/2022
Creato il: 11/02/2022

Autore: Corrado De Zanche

 

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