Rifugio Cesare Battisti

Da Casare Asnecar su parte del sentiero dei Grandi Alberi (m 1252)

 

Dopo un'anomala ondata di caldo di fine dicembre 2021, era giusto andare a verificare la situazione. Il 31 dicembre partiamo per raggiungere il Rif.Battisti sulle Piccole Dolomiti.

Lasciata la macchina nei pressi di Casare Asnicar si prosegue sulla strada bianca in direzione ovest. L'inizio è ben segnato e ci sono le indicazioni per seguire il sentiero 120 che porta al rifugio.

Il percorso che abbiamo seguito è anche parte del Sentiero dei Grandi Alberi.

Vedendo le foto qui sotto potrebbe sembrare che in effetti era molto caldo .... ma queste sono di ottobre 2021 gentilmente concesse da Flavio.

Nei pressi di malga MorandoPanorama oltre malga MorandoParticolare del percorso

Vicino alla torbieraParticolare del percorso

Da qui le foto invernali. Il percorso era a tratti libero dalla neve e a tratti ghiacciato. In questa situazione sono consigliati dei ramponcini da indossare sotto agli scarponi.

Inizio del percorso

Con una leggera salita e un paio di tornanti si arriva facilmente a malga Morando. Al termine della salita il panorama si apre di fronte a noi su Cima Tre Croci, Monte Plische e Monte Obante.

Malga MorandoIncrocio dopo la malga

Appena oltre la malga un primo incrocio. Salendo a sinistra si prosegue per il Sentiero dei Grandi Alberi, a destra il sentiero 120 che porta al rifugio. Il Sentiero dei Grandi alberi comunque si ricongiungerà più avanti.

Particolare del percorsoParticolare del percorso

Il percorso prosegue sempre su strada "bianca" rimanendo coperti a sud dalle montagne e sebbene fosse quasi mezzogiorno il sole ne era sempre celato.

Particolare del percorsoParticolare del percorso

Si incontrano diverse malghe e baite e le indicazioni sono chiare fino a Monterove.

Particolare del percorsoParticolare del percorsoParticolare del percorso

Particolare del percorso

In località Monterove, in un ulteriore incrocio, le tabelle indicano chiaramente di proseguire in salita verso sinistra. La nostra traccia GPS vi porterà invece sulla strada a destra che risulta essere la più agevole. Seguendo il sentiero indicato dalle tabelle, dopo circa 2 km, si è costretti a prendere una deviazione per un divieto messo a causa di una frana che ha reso il sentiero pericoloso.

Incrocio di Monterove

Qui alcune foto del tratto che può essere evitato (anche se è l'unico modo di vedere la torbiera dall'alto).

TorbieraParticolare del percorsoParticolare del percorso

TorbieraDeviazione per pericolo caduta massiLa frana

Al ricongiungimento dei due percorsi si prosegue sempre su strada forestale fino alla strada principale asfalta che porta al rifugio.

Incrocio con la strada asfaltata

Un paio di tornanti e in pochi minuti si arriva.

Per arrivarci noi ci abbiamo messo 2 ore prendendo il percorso più lungo, presumibilmente seguendo la traccia GPS dovrebbero essere necessari 1 ora e 45 minuti.

Rifugio Cesare BattistiRifugio Cesare Battisti

Panorama dal rifugioPanorama dal rifugio

Nei pressi del rifugio un percorso storico ci porta alla scoperta del Colle della Gazza.

Trinceramenti sul Colle della GazzaTrinceramenti sul Colle della Gazza

Trinceramenti sul Colle della GazzaTrinceramenti sul Colle della Gazza

Il ritorno avviene per lo stesso percorso con un tempo un po' inferiore, circa un'ora e mezza.

 


 



Come si raggiunge:

Da Valdagno (Vi) in direzione Recoaro Terme, dopo circa 8 km si trovano le indicazioni verso sinistra per Recoaro 1000 e La Montagna Spaccata. Si prosegue e si supera la stazione sciistica di Recoaro 1000. Dopo circa 2 km si trova il parcheggio sulla destra come indicato sopra.


 



Mappe Interattive:



Rifugio Cesare Battisti
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Vicenza
Comune:Recoaro Terme
Coordinate punto di arrivo:45.69712 - 11.15176
(45°41'50" N - 11°9'6" E)
Coordinate parcheggio:45.68687 - 11.19604
(45°41'13" N - 11°11'46" E)
Altitudine di partenza (m):1043
Altitudine di arrivo (m):1252
Dislivello (m):375
Difficoltà del percorso:Turistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
3 ore 15 minuti
Km totali:12,0
Come si raggiunge:A piedi, In mountain bike, Ciaspole
Tipologia:Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico




Traccia GPS:



Storia: (tratta dai tabelloni in loco)

COLLE DELLA GAZZA

Il pianoro della Gazza, situato ai piedi della catena Zevola - Tre Croci - Plische in corrispondenza del Passo della Lora, già prima della guerra fu scelto come luogo di sorveglianza e difesa di questo tratto di frontiera tra il Regno d'Italia e l'Impero Asburgico. Il confine tra i due stati risaliva la Val del Diavolo, toccava il valico e proseguiva per la cresta Plische - Obante. Alla Gazza esisteva una casermetta della Guardia di Finanza che aveva un piccolo distaccamento sul Passo della Lora.

Nell'imminenza della guerra furono intensificati i lavori di protezione attorno alla caserma e, con trincee e camminamenti, fu costruito il grande muraglione difensivo della larghezza di quasi 2 metri e approntate piazzole per due pezzi di artiglieria, a salvaguardia di infiltrazioni nemiche dal Passo.

Linee telefoniche permanenti collegavano Recoaro con il Passo della Lora e la Gazza con malga Rove, mentre linee telefoniche volanti univano l'Osteria della Gazza con malga Campobrun.

Lungo la strada Recoaro - Gazza partivano due teleferiche per il passo Pelagatta: la prima dai Fienili Lambri (q. 821), con stazione intermedia a malga Langarte (q. 1237), poteva trasportare giornalmente 18 tonnellate di materiale, la seconda, da malga Laraute, aveva una portata massima giornaliera di 45 tonnellate. Le teleferiche che giungevano al Passo Pelagatta proseguivano con due tronchi in parallelo per cima Carega, lungo il cosiddetto vallone della Teleferica.

 

ASPETTI GEOLOGICI

L'assetto geologico di Recoaro e dell'alta Valle dell'Agno è caratterizzato dalla presenza di un basamento cristallino, costituito da filladi quarzifere risalenti all'Orogenesi Ercinica, sul quale poggiano le formazioni del Permiano e la serie completa del Triassico. Numerosi sono i motivi di interesse della zona, conosciuta fin dai secoli scorsi da studiosi e appassionati di Scienze della Terra.

La zona sommitale del Monte Rove è caratterizzata dall'affioramento del Calcare di Monte Spitz e di una piccola porzione della Formazione a Nodosus. Le rocce sono profondamente fessurate e il versante settentrionale presenta pareti rocciose e pendii molto impervi.

Il Calcare di Monte Spitz poggia sul sottostante Calcare di Recoaro ed è una delle formazioni più interessanti e studiate della serie triassica recoarese, depostasi circa 200 milioni di anni fa in ambiente marino di scogliera. Rappresenta una piattaforma carbonatica con frequenti variazioni di spessore, la potenza varia dai 200 metri nei pressi del Monte Spitz, del Monte Civillina e di Campogrosso ai 10 metri del Monte Rove e dell'area di Recoaro Mille.

Lo spessore del Calcare di Monte Spitz è collegato in modo inverso a quello della Formazione a Nodosus, unità pelagica del Triassico costituita da calcari micritici, seguiti da materiali vulcanodetritici e brecce.

Nelle pendici settentrionali del Monte Rove, in un punto molto conosciuto per l'abbondanza di fossili affiora un'altra importante unità rocciosa del Triassico, la Formazione a Gracilis, una formazione depostasi in un ambiente lagunare dominato da ingenti apporti terrigeni, importante per la sua ricchezza in fossili (crinoidi, lamellibranchi, gasteropodi, ofiuroidi). Negli strati a Gracilis sono abbondanti le marne, spesso associate a siltiti, calcari e localmente gessi.

Dal punto di vista geologico La Catena delle Tre Croci è costituita dalla più imponente formazione triassica affiorante nel recoarese, la Dolomia Principale. La Dolomia Principale si è deposta nel corso del Triassico Superiore e il suo notevole spessore (quasi mille metri nelle Dolomiti trentine e bellunesi) è dovuto all'instaurarsi di situazioni geodinamiche stabili per un lunghissimo lasso di tempo, con un'estesa piattaforma carbonatica pressoché inalterata durante tutto il Triassico Superiore. La formazione è caratterizzata da dolomia e calcari dolomitici, con una stratificazione spesso evidente e con un colore che va dal grigio al bianco e al rosa. Uno dei pochi fossili guida della formazione è un lamellibranco, il Neomegalodon gümbeli, dal caratteristico modello intero simile all'impronta di un ovino.

In questa zona affiorano anche rocce vulcaniche, sovrapposte alla Formazione a Nodosus e resti dell'attività eruttiva verificatasi nel Ladinico, alla fine del Triassico Medio, sia in ambiente subacqueo che subaereo. I primi prodotti vulcanici furono caratterizzati da un chimismo acido, seguirono materiali progressivamente più basici, per giungere agli ultimi prodotti vulcanici a composizione basaltica.


 



Natura e ambiente: (tratta dai tabelloni in loco)

ASPETTI FAUNISTICI

Nelle zone umide come le pozze d'alpeggio incontriamo numerosi anfibi, con varie specie di tritoni, rane e rospi. Nei boschi umidi, oltre alle specie di rane e rospi meno legate all'acqua, è frequente la salamandra pezzata. Ben rappresentati sono anche i rettili, con i sauri (lucertole, orbettino, ramarro) e gli ofidi (colubri, biacco, coronella, natrice dal collare, vipera comune e marasso).

Ricca e la presenza di uccelli, sia stanziali che di passo. Verso le cime più alte volteggia l'aquila, più in basso possiamo avvistare la poiana, il falco pecchiaiolo, lo sparviere, il gheppio e il nibbio bruno. Di notte il silenzio è rotto dai richiami e dallo sbattere d'ali dei rapaci notturni, soprattutto la civetta e l'allocco. Tra le aspre pendici rocciose possiamo incontrare il gallo forcello e la coturnice, mentre non è raro assistere al volo di grossi stormi di gracchi. Nel bosco si sentono i richiami delle cince, dell'usignolo, del pettirosso, della capinera e di moltissimi altri piccoli uccelli. Nel mezzo del bosco può accadere di sentire il tambureggiare dei picchi, mentre è ben conosciuto da tutti il caratteristico richiamo del cuculo. Durante il passo autunnale vi è un notevole transito di numerose specie che si involano verso i siti di svernamento.

Tra i mammiferi, scomparsi nei secoli scorsi i grandi carnivori, attualmente si conta la presenza della volpe e di diversi mustelidi (faina, donnola, martora, tasso e il raro ermellino). Sempre emozionante è l'incontro con il timido capriolo e, in alto tra le rocce, con l'agile camoscio. Nei pascoli e tra gli arbusti della fascia subalpina vi sono diverse colonie di marmotte, mentre più in basso si avvista frequentemente la lepre. Nei boschi possiamo incontrare scoiattoli, ghiri, moscardini e numerosi altri micromammiferi.

 

TORBIERA

La torbiera che si trova alle pendici del Monte Rove è l'unica torbiera di tutte le Piccole Dolomiti. Le torbiere sono dei particolari ambienti naturali che si creano laddove vi è uno scarso drenaggio con conseguente ristagno d'acqua. Le torbiere possono formarsi in seguito all'accumulo di sedimento fine sul fondo di bacini o dietro il vallo di una morena e sono caratterizzate da una rallentata decomposizione del materiale organico, con il conseguente accumulo dei resti vegetali che danno origine alla torba. Le torbiere possono essere alimentate da acqua sorgiva (torbiere fontinali), da acqua di falda (torbiere basse) e da acqua piovana (torbiere alte). In quest'ultime vi sono notevoli accumuli di sfagni, muschi che crescono a cuscinetto e si comportano come delle spugne, assorbendo grosse quantità di acqua, pari anche a venti volte il loro peso secco. L'elevata acidità dell'acqua delle torbiere alte determina un rallentamento della decomposizione con il conseguente accumulo di grossi spessori di torba.

Nelle torbiere troviamo piante che si sono specializzate al particolare ambiente acido e umido, vale a dire alcune graminacee, ericacee, ciperacee, giuncacee. Nella torbiera del Rove vegetano gli eriofori, ciperacee dal caratteristico pennacchio bianco, un tempo utilizzato come cotone per medicare le ferite, per preparare stoppini e per riempire i cuscini. Oltre all'Eriophorum latifolium e all'Eriophorum alpinum (Tricophorum alpinum), vegeta il raro Eriophorum vaginatum, con la caratteristica spiga solitaria all'apice del fusto.

Se osservate l'ampio ristagno della torbiera, nel pascolo circostante notate i solchi degli affluenti che convogliano l'acqua captata dai pascoli soprastanti. Non lontano dalla torbiera, alle pendici del Monte Rove, si notano affioramenti rocciosi costituiti dal biancastro Calcare di Monte Spitz.


 

Data visita: 31/12/2021
Creato il: 19/01/2022

Autore: Corrado De Zanche

 

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