Monte Cimone

Una cima devastata dallo scoppio di una mina (m 1226)

 

23 settembre 1916 l'esplosione sconvolse la cima, producendo un cratere di circa 50 metri di diametro e 22 di profondità .... le perdite subite dai reparti italiani assommarono complessivamente a 19 ufficiali e 1.118 uomini di truppa (il resto della storia a fondo pagina).

 

Deve essere stata un'esplosione incredibile, viene la pelle d'oca a pensarci e ancor di più visitando questa cima. Si può raggiungere molto facilmente con una breve passeggiata arrivando in auto, ma noi, abbiamo preferito partire dalla Batteria S.Rocco sotto al Monte Caviojo.

Monte CimoneMonte Cimone

Il sentiero 542 è praticamente tutto in salita e parte dallo spiazzo nei pressi della Batteria.

Monte CimoneMonte Cimone

La salita offre belle prospettive di Arsiero e di manufatti della Grande Guerra

Monte CimoneMonte Cimone

ma anche vedute del Forte Cornolò, e della croce del Monte Caviojo che ci accompagna lungo il percorso.

Monte Cimone - Forte CornolòMonte Cimone - Croce dal Caviojo

Monte Cimone - sentiero arroccatoMonte CimoneMonte Cimone

Monte Cimone - sentiero arroccatoMonte Cimone - sentiero arroccatoMonte Cimone - sentiero arroccato

Seguiamo sempre il sentiero 542 e una piccola deviazione di un centinaio di metri ci porta ad un cimitero italiano.

Monte CimoneMonte CimoneMonte Cimone - cimitero di guerra

Al Baito Smaniotto, dopo circa 2 ore dalla partenza, si prosegue a sinistra verso Cima Neutra.

Monte Cimone - Baito SmaniottoMonte Cimone

Noi abbiamo deviato a destra con l'intenzione di salire sul Caviojo che non abbiamo mai raggiunto in quanto attratti da una lunga galleria posta sotto di esso.

Monte Cimone - ingresso galleria sotto al monte Caviojo

La galleria è decisamente lunga con diverse feritoie e postazioni. La forma è all'incirca quella di una U, infatti all'uscita ci siamo ritrovati poco sopra al sentiero che avevamo percorso all'andata.

Monte Cimone - dentro il CaviojoMonte Cimone - dentro il CaviojoMonte Cimone - dentro il Caviojo

La nostra esplorazione sotto al Caviojo ci ha tenuto impegnati per circa un'ora. Torniamo quindi al Baito Smaniotto per riprendere verso Cima Neutra e il Monte Cimone.

Monte CimoneMonte Cimone - cisterna

Monte Cimone

Troviamo ancora molti resti di manufatti della Grande Guerra e dopo 10 minuti raggiungiamo un bivio che indica "Galleria Cima Neutra". Il sentiero comunque prosegue se si vuole evitare questa galleria, ma, visto che è stata recentemente ripulita e che eravamo attrezzati con torce elettriche, la deviazione è ovvia.

Monte Cimone - inizio sentiero per la GalleriaMonte Cimone - ingresso Galleria Cima Neutra

La galleria è molto impegnativa con una ripida salita ma la corda che hanno messo aiuta molto.

Monte Cimone - Galleria Cima NeutraMonte Cimone - Galleria Cima Neutra

Monte Cimone - Galleria Cima NeutraMonte Cimone - Galleria Cima Neutra

Usciti dalla galleria proseguiamo il sentiero verso Monte Cimone passando nei pressi di un avamposto.

Monte Cimone

Dalla galleria arriviamo alla cima dopo circa 20 minuti.

Monte CimoneMonte Cimone

Monte CimoneMonte Cimone

Monte Cimone

Monte Cimone - Fontana NicolòMonte Cimone - lapide commemorativaMonte Cimone - lapide commemorativa

Tabelle e panorami

Monte Cimone - tabelleMonte Cimone - tabelle

Monte Cimone - Sacrario di AsiagoMonte Cimone - Forte InterrottoMonte Cimone - Monte Toraro e Forte Campomolon

Monte Cimone - Forte CorbinMonte Cimone - Monte Cengio e Monte Summano

Terminata la visita alla cima proseguiamo lungo la strada che parte dal monumento.

Monte Cimone

Incontriamo il punto logistico austro-ungarico detto "La bolgia delle streghe".

Monte Cimone - Bolgia delle StregheMonte Cimone - Bolgia delle StregheMonte Cimone - Bolgia delle Streghe

Visitato anche questo sito logistico torniamo leggermente indietro e riprendiamo la strada principale da dove subito inizia il sentiero 536. Queste sentiero è una scorciatoia rispetto alla strada principale.

Monte Cimone - Piazzale degli AlpiniMonte Cimone - inizio della Strada degli Alpini

Arrivati al Piazzale degli Alpini percorriamo la Strada degli Alpini con il segnavia 540.

Monte Cimone - lungo la Strada degli AlpiniMonte Cimone - Strada degli AlpiniMonte Cimone - Strada degli Alpini

Seguendo il sentiero si arriva dopo un'ora e quaranta minuti al punto di partenza.


 



Come si raggiunge:

Da Arsiero (VI) si prende la SP81 in direzione Posina (dal centro del paese in direzione Tonezza, appena terminato l'abitato la strada sale a sinistra). Dopo circa 2 km, poco prima della galleria, sulla destra si trova una strada sterrata (Via Piaggio). Si prosegue per Via Piaggio passando vicino alla chiesetta di S.Rocco fino alla fine della stessa.

Lasciata l'auto si prosegue a piedi per il sentiero 542 che porta fino alla cima del Monte Cimone. Si prosegue poi per il sentiero 536 fino al Piazzale degli Alpini da dove inizia la discesa con il sentiero 540. In tutto circa 4,20 ore di cammino.


 



Mappe Interattive:



Monte Cimone
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Vicenza
Comune:Tonezza del Cimone
Coordinate punto di arrivo:45.82155 - 11.34759
(45°49'18" N - 11°20'51" E)
Coordinate parcheggio:45.80806 - 11.34055
(45°48'29" N - 11°20'26" E)
Altitudine di partenza (m):470
Altitudine di arrivo (m):1226
Dislivello (m):800
Difficoltà del percorso:E - Escursionistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
4 ore 20 minuti
Come si raggiunge:A piedi
Tipologia:Storico, Panoramico




Storia:

Strafexpedition

Il 27 maggio 1916, i reparti della 3ª divisione "Edelweiss" dopo aver conquistato il Cimone scesero in Val di Rio Freddo e nei giorni seguenti occuparono anche Arsiero e Sant'Ubaldo. La loro avanzata fu fermata dai fanti delle brigate "Bisagno" e "Novara" (schierati sulla sponda destra del torrente Posina) e dal fuoco delle numerose batterie che l'artiglieria italiana aveva piazzato sui Colletti di Velo e sulle alture della conca sottostante. Per proseguire verso la pianura vicentina il XX Corpo d'armata A.U. doveva quindi proteggersi i fianchi conquistando i monti che cingono la conca di Arsiero. Perciò la 9ª compagnia del 47° reggimento di fanteria stiriano e una del 24° battaglione Feldjager risalirono il versante sinistro della Val d'Assa e alle 14 del 29 maggio occuparono Cima Arde. Tre ore dopo penetrarono nel forte di Punta Corbin, dove catturarono un tenete e 40 soldati.

La mattina dello stesso giorno, mentre una compagnia del 4° reggimento Kaiserjager saliva dalla Strenta per la strada militare, altre cinque compagnie del 1° reggimento si inerpicarono per l'impervio versante nord-ovest del monte Aralta aggirando e costringendo alla resa le tre compagnie del II battaglione del 209° reggimento fanteria della brigata "Bisagno" mandate il giorno prima a difendere la posizione. Nel pomeriggio i Kaiserjager continuarono a risalire il versante nord del Priaforà e verso le 10 del mattino seguente occuparono la cima che trovarono indifesa perché la compagnia di fanti della "Bisagno", mandata la sera prima a presidiarla, aveva sbagliato monte a causa della fitta nebbia e si era schierata su un rilievo 300 metri più a sud.

Intanto la 34ª divisione di fanteria austro-ungarica avanzava da nord verso il ciglio meridionale dell'altopiano attaccando le posizioni Italiane sul Monte Cengio. L'ultimo tentativo di infrangere la resistenza italiana, diventata sempre più tenace in prossimità della pianura vicentina, fu compiuto sul margine orientale del massiccio del Novegno dal 1°, 3° e 4° reggimento Kaiserjager che attaccarono le linee italiane dal monte Giove al Passo di Campedello difese dai battaglioni di fanteria e alpini della 35ª divisione. La battaglia ebbe inizio alle 6,30 del 12 giugno con un violento bombardamento durato quattro ore e terminò la sera del giorno seguente senza che i Kaiserjager riuscissero ad espugnare la debole linea difensiva italiana.

L'insuccesso riportato in questa battaglia e la sconfitta subita la settimana prima sul fronte russo, indussero il Comando Supremo austro-ungarico a sospendere la "Strafexpedition" e far ripiegare i reparti su una linea difendibile con poche truppe. Perciò nelle notti tra il 23 e il 26 giugno, anche i reparti della 3ª divisione "Edelweiss" si ritirarono dalla conca di Arsiero per schierarsi sulla "Winterstllung" ("posizione invernale"), una linea difensiva scavata lungo il perimetro dell'altopiano di Tonezza, sul ciglio di pareti verticali di roccia, il cui punto più avanzato era la vetta del Cimone.

 

La mina del 23 settembre 1916

La notte del 24 agosto gli zappatori austriaci trasportarono sul Cimone due perforatrici ad aria compressa e le parti smontate dell'impianto di alimentazione. In una settimana rimontarono il compressore nella "caverna sud", che nel frattempo avevano allargata e rinforzata all'interno con calcestruzzo, ed installarono il gruppo elettrogeno in un casolare di pietra esistente dietro la postazione principale, perché gli italiani non notassero il rumore ed il fumo di scarico del motore a benzina.

Il 30 agosto iniziarono a scavare i cunicoli di mina, lavorando senza sosta giorno e notte divisi in quattro squadre che si alternavano in turni giornalieri. L'11 settembre avevano completato lo scavo.

Alle 5,45 del 23 settembre Mlaker provocò lo scoppio della carica con un impulso elettrico.

L'esplosione sconvolse la cima, producendo un cratere di circa 50 metri di diametro e 22 di profondità e travolse tre compagnie del 1° battaglione del 219° fanteria della brigata "Sele" e la 136ª compagnia zappatori del Genio. Tre minuti dopo, quando i sassi scagliati in aria dall'esplosione cessarono di cadere, la 1ª compagnia del 59° reggimento "Rainer", seguita a distanza da altre due di rincalzo, uscì dalle trincee della "Hauptstellung" in tre colonne affiancate ed avanzò lungo la stretta cresta verso la sommità del Cimone che conquistò in un quarto d'ora più tardi costringendo alla resa gli italiani superstiti rimasti isolati e privi di rinforzi. Le perdite subite dai reparti italiani, a causa dell'esplosione e durante i tentativi compiuti quel giorno per riconquistare la cima, assommarono complessivamente a 19 ufficiali (2 morti, 2 feriti e 15 dispersi) e 1.118 uomini di truppa (59 morti, 319 feriti e 740 dispersi).

Monte Cimone - piantina storica

 

Monte Cimone - foto storica Avamposto austro-ungarico

Avamposto austro-ungarico n°5

Intorno alla sommità del Cimone, riconquistata la mattina del 23 settembre 1916 da tre compagnie del I battaglione del 59° reggimento di fanteria "Rainer" dopo che la trincea italiana era stata distrutta dallo scoppio della mina, gli Austriaci non realizzarono mai una linea fortificata continua ma si limitarono a difendere l'importante posizione con una cintura di cinque avamposti, distanziati tra loro, che col cratere della mina costituivano la "Vorposten-Stellung" ("posizione degli avamposti"), detta anche "Sektion 59".

La numerazione usata per distinguere gli avamposti iniziava da quello sul versante nord-est, definito "Feldwache 1", situato una quarantina di metri sotto il ciglio orientale della stretta cresta che collega la vetta del Cimone al margine meridionale dell'altopiano di Tonezza e aumentava progressivamente in senso orario con gli altri quattro che si trovavano ad una quota un po' più bassa.

Ognuno dei primi quattro avamposti, che si trovavano sopra pareti di roccia inaccessibili per gli italiani, era presidiato da 9 soldati. Il "Feldwache 5", scavato su un costone meno impervio, era invece difeso da un distaccamento di 20 uomini con una mitragliatrice pesante ed una portatile, piazzate all'interno della postazione di calcestruzzo affiancata ai lati da due tratti di trincea, le cui estremità opposte erano collegate insieme attraverso i due rami della galleria d'accesso alla caverna di ricovero retrostante che rendevano l'avamposto un caposaldo a nucleo chiuso in grado di resistere anche se aggirato dal nemico.

I cinque avamposti erano dotati di una campana d'allarme e potevano comunicare tramite linee telefoniche col cratere della mina dove si trovava l'ufficiale che comandava l'intera "Vorposten-Stellung" ed un'altra trentina di soldati di riserva, tra i quali anche un sottufficiale di sanità, pronti ad accorrere in rinforzo del presidio avanzato che stesse subendo un attacco.

Una decina di giorni dopo aver riconquistato la cima, gli zappatori austro-ungarici cominciarono a scavare una galleria di collegamento tra la "sezione 60" della linea difensiva principale ("Hauptstellung") sul ciglio dell'altopiano e la "posizione degli avamposti" che all'inizio di gennaio del 1917 realizzarono fino al cratere e poi completarono nell'autunno seguente con diramazioni che raggiungevano anche quattro degli avamposti.

 

Monte Cimone - Foto storica, Quota Neutra

Quota Neutra

Questo massiccio torrione di roccia, privo di toponimo nella cartografia di guerra, fu definito dagli italiani "Quota Neutra" perché, dopo che i fanti salisburghesi del 59° reggimento "Rainer" avevano conquistato il Cimone, si trovava nella "terra di nessuno" ed era isolato tra le linee avanzate di entrambi i contendenti.

Nella primavera del 1917 fu collegato alle posizioni italiane del monte Cavioio tramite un camminamento realizzato sul versante ovest della cresta e trasformato in un poderoso caposaldo dai genieri del X Corpo d'armata che scavarono nel suo interno un'estesa fortificazione in caverna il cui ingresso è situato alla base della sua parete sud-ovest.

Si raggiungeva dalla galleria che attraversa la cresta della retrostante Quota 1078 scendendo i gradini di una ripida diramazione laterale comunicante con un camminamento defilato alla vista del nemico che portava all'ingresso della galleria principale e proseguiva poi fino all'avamposto realizzato dagli italiani su un rilievo sottostante la "Feldwache 5" definito dal nemico "Buchenkopf" ("cocuzzolo dei faggi").

Oltre l'ingresso, la galleria principale è dritta e pianeggiante per un breve tratto, ma poi diventa una rampa tortuosa e molto ripida, con gradini alti e stretti, che sale ai piani superiori della fortificazione ed arriva quasi sulla sommità del torrione. Ha una decina di diramazioni secondarie, quasi tutte verso sinistra, che portano ai vari locali del vasto complesso sotterraneo composto di ricoveri per il presidio, depositi di viveri e munizioni, una vasca di calcestruzzo per l'acqua potabile ed inoltre sei osservatori, due postazioni per cannoni da montagna da 65 mm, otto per mitragliatrici ed un'altra per un riflettore, distribuite sui vari piani ed orientate verso Cima Vangelista, i monti Seluggio e Tormeno, la linea avanzata avversaria in Val di Rio Freddo ed i versanti ovest e sud del Cimone.

Un altro camminamento coperto costeggiava le pareti sud ed est del torrione (nelle quali erano state scavate cinque cavernette di ricovero non collegate col complesso sotterraneo) e raggiungeva l'avamposto in galleria che attraversa il contrafforte sud-ovest del Cimone allo sbocco del quale era stata ricavata una postazione per mitragliatrice rivolta verso il pendio sottostante alle pareti orientali del monte.

In seguito, il collegamento tra il Cavioio e la Quota 1078, a sud della quale erano addossate le baracche per le riserve del presidio, fu reso più sicuro mediante un lungo camminamento sotterraneo con numerose uscite laterali che immettevano in una profonda trincea parallela anch'essa scavata nella roccia del versante ovest della cresta.

 

Bolgia delle Streghe

Il 29 giugno 1916, pochi giorni dopo la ritirata dei reparti della 3ª divisione "Edelweiss" dalla conca di Arsiero, tre battaglioni di fanti della brigata "Bisagno" tentarono di riconquistare il Cimone con un'azione concentrica dalla Val di Riofreddo, dal monte Cavioio e dalla Val di Vallezza, ma l'attacco, continuato con tenacia per tre giorni, non ebbe successo. Altri due tentativi compiuti nella notte del 2 luglio e il mattino del 4 da reparti del 209° reggimento fanteria della brigata "Bisagno" (ai quali era stato aggregato anche un plotone della 21ª compagnia del 5° battaglione guardia di finanza che attaccò da est risalendo la ripida Val di Vallezza) furono respinti dai "Rainer" con bombe a mano e slavine di sassi fatte precipitare dall'alto.

Gli insuccessi dimostrarono che, senza un'adeguata preparazione d'artiglieria, non era possibile attaccare questo monte così impervio e tenacemente difeso da uno dei migliori reggimenti di fanteria dell'esercito austro-ungarico. Perciò, verso le ore 16 del 22 luglio, le batterie italiane piazzate sui monti circostanti iniziarono a bombardare la vetta del Cimone costringendo i soldati che presidiavano i tre avamposti sulla cima a ritirarsi nella "Haupstellung" ("posizione principale").

Il violento fuoco fu continuato senza interruzioni fino alle 5,30 del mattino seguente e poi allungato sulla "posizione principale" nemica per impedire ai rincalzi avversari di raggiungere la cima minacciata e permettere alle truppe che dovevano compiere l'attacco di avvicinarsi all'obbiettivo. I primi a raggiungere la vetta furono gli alpini del battaglione "Val Leogra" che si erano arrampicati sulle scale di corda agganciate alla parte verticale di roccia nelle notti precedenti e verso le 6,30 erano arrivati ai piedi del pendio sommitale, anticipando di poco le due compagnie del 154° fanteria salite dal versante ovest.

Dopo l'insuccesso dei ripetuti tentativi di riconquistare la cima perduta il comando dell'11ª Armata austro-ungarica ordinò di farla saltare con una mina.

L'incarico di realizzarla fu affidato il 9 agosto al tenente Albin Mlaker, della 1ª compagnia del 14° battaglione zappatori di Linz, cui furono assegnati per questo lavoro 64 uomini. Per maggiore sicurezza fu deciso di scavare contemporaneamente due cunicoli paralleli distanziati un paio di metri l'uno dall'altro e come punto di partenza fu scelta la "caverna sud". Lo scavo fu realizzato verso la fine di giugno dagli zappatori austro-ungarici per il presidio degli avamposti sulla cima, che penetrava per otto metri nella roccia del versante nord-ovest del monte e si trovava nella "terra di nessuno", ad una ventina di passi di distanza dalla trincea italiana.

Per difendere l'ingresso della caverna fu eretto un avamposto, che gradualmente fu trasformato in una torretta semicircolare di calcestruzzo munita di otto scudi d'acciaio con altrettante feritoie chiudibili rivolte in tutte le direzioni e sempre presidiata da quattro soldati.

 

Bolgia delle Streghe - Sistemazione logistica

Questa posizione denominata "Hauptstellung" ("posizione principale") o anche "Sektion 60" era l'estremo tratto meridionale del sottosettore "Cimone-Sud" della "Winterstellung" ("posizione invernale") che qui formava un saliente incuneato nel territorio rioccupato dalle truppe italiane. La posizione è situata sul margine sud di una conca che i soldati definirono "Hexenkessel", un termine traducibile con "conca delle streghe", "calderone delle streghe" o perfino "inferno", dal quale si comprende quanto fosse pericoloso questo tratto della linea difensiva, completamente esposto al tiro delle batterie italiane piazzate sui monti circostanti. Partirono da qui, tre minuti dopo lo scoppio della mina, le tre compagnie del 59° reggimento "Rainer" mandate la mattina del 23 settembre 1916 ad espugnare la sommità sconvolta del Cimone che gli italiani tentarono inutilmente di riconquistare fino alla sera del 28 settembre, quando ricevettero l'ordine di desistere da ulteriori attacchi perché i vantaggi ottenuti rioccupando la cima non avrebbero compensato le gravi perdite prevedibili.

Gli italiani tentarono altri due attacchi il 5 e l'11 ottobre, ma furono respinti dal fuoco delle mitragliatrici.

Per tutto il resto del conflitto questo fu un settore relativamente tranquillo. Questa posizione fu comunque ulteriormente rafforzata, rifornita d'acqua potabile mediante una tubazione d'acciaio e trasformata in un caposaldo a nucleo chiuso in grado di difendersi da attacchi provenienti da ogni lato e di resistere fino all'arrivo dei rinforzi anche se aggirata.

La trincea avanzata fu collegata a quella parallela retrostante tramite quattro profondi camminamenti ortogonali con diramazioni che portavano a caverne di ricovero e baracche interrate per i soldati del presidio.

Lungo la trincea avanzata furono piazzati due lanciafiamme da 50 litri e quattro mitragliatrici.

Affinché i soldati che percorrevano questo profondo labirinto potessero orientarsi, ad ognuno dei camminamenti era stato dato un nome riportato su tabelle segnaletiche. Il primo da est fu chiamato "Eugen Graben" ed era dedicato all'arciduca Eugenio d'Asburgo, comandante del "Sud-West-Front", ossia di tutto il fronte italiano; il secondo "Karl Graben", dedicato all'imperatore Carlo; il terzo "Friedrich Graben", dedicato all'imperatore tedesco Gugliemo II.

Le truppe austro-ungariche presidiarono questa posizione fino alla notte sul 2 novembre 1918 quando abbandonarono l'altopiani di Tonezza e si ritirarono verso Folgaria, tentando di raggiungere la Val Lagarina per ritornare in patria.

 

Ossario

Dopo la fine della guerra sul Cimone era stata collocata una bara di legno nella quale i visitatori che salivano quassù potevano deporre i resti umani raccolti intorno al cratere della mina e sul versante ovest del monte. Resti che successivamente venivano traslati nel cimitero militare di Arsiero.

Nel 1927 si costituì il "Comitato per l'erigendo Ossario", presieduto dall'avvocato Antonio Franceschini, allora podestà di Vicenza che trovò i finanziamenti necessari per realizzare un ossario sulla sommità del Cimone, grazie anche al contributo del commissariato del Governo per le Onoranze ai Caduti in guerra. Il monumento, eretto sul margine meridionale del grande cratere prodotto dall'esplosione della mina austriaca, fu progettato gratuitamente dall'ingegnere vicentino Thom Cevese che ne diresse i lavori. L'incarico di costruirlo fu assegnato ad una cooperativa di scalpellini e muratori di Tonezza organizzata da Antonio Canale valente capomastro e abile scalpellino locale.

Le pietre necessarie furono tratte dalle cave dell'altopiano trasportate con carretti per la mulattiera che da Contrà Campana saliva fino ad una carbonaia situata a monte del piazzale d'arrivo della "Strada degli Alpini" e poi portate a spalla da donne fino al cantiere sulla cresta del Cimone. Quando la costruzione fu terminata, sulla parte frontale delle chiavi di volta dei quattro archi che sostengono la slanciata cuspide a base ottagonale, il capomastro Antonio Canale scolpì in rilievo altrettanti scudi araldici con gli stemmi di Vicenza e di Tonezza, il fascio littorio e il leone di San Marco.

Il basamento del sacello, che fu inaugurato il 22 settembre 1929 con la partecipazione del principe ereditario Umberto di Savoia, è un ossario interrato composto di un unico vano nel quale furono tumulate le salme di 1210 soldati ignoti raccolte sul Cimone o riesumate da sepolture sommarie fatte al termine dei combattimenti.

Successivamente furono inumati nell'ossario anche i caduti ignoti provenienti dagli ultimi cimiteri di guerra eliminati in anni più recenti che fecero aumentare le salme a 2173.

L'altare al centro del sacello è un masso cubico di pietra raccolto dal cratere della mina col piano superiore livellato e gli altri lati lasciati allo stato naturale sopra il quale è appesa una lampada votiva di ferro battuto fatta col metallo ricavato da residuati bellici. In origine, nel pavimento del sacello esisteva una botola chiusa da un'inferriata attraverso la quale i passanti potevano deporre nell'ossario sottostante le numerose ossa umane riportate alla luce dal dilavamento del terreno. Un'epigrafe collocata sul monumento invitava a raccogliere con sentimenti di fratellanza e amore i resti dei soldati caduti.

In seguito, fu tumulata nell'ossario anche la salma del suo progettista, l'ingegnere Thom Cevese, morto nel 1947.

 

Strada degli Alpini

Questa larga mulattiera militare fu costruita nel 1909 dalle tre compagnie del battaglione alpini "Vicenza" per collegare l'altopiano di Tonezza con la conca di Arsiero tramite un percorso che, in caso di guerra contro l'Impero austro-ungarico, fosse defilato alla vista e al fuoco nemico.

Inizia da Casa Pierini, in Val di Rio Freddo, e risale il versante ovest del Cimone con una moderata pendenza costante e tornanti di raggio adeguato al transito di carriaggi leggeri e cannoni da montagna al traino terminando quasi sul ciglio orientale dell'altopiano dove esisteva una caserma dotata di una stazione radiotelegrafica.

Prima che fosse costruita l'altopiano di Tonezza, pur avendo una notevole importanza strategica per la sua vicinanza al confine col Tirolo, era accessibile da sud solo per pochi sentieri impervi e per la stretta e disagevole mulattiera di Val della Sola inadatta al transito di grossi reparti militari o colonne di salmerie; l'unica strada carrozzabile allora esistente, che saliva da Barcarola per la Costa del Vento ed era stata inaugurata nel 1890, rischiava di trovarsi sotto il tiro dei quattro obici da 10 cm del forte austro-ungarico di Campo Luserna.

Durante il primo anno di guerra fu una delle principali vie di rifornimento per la 9ª divisione italiana. Nel pomeriggio del 18 maggio 1916, tre giorni dopo l'inizio della "Strafexpedition", per questa mulattiera scesero a valle gli abitanti di Tonezza, costretti dai carabinieri ad abbandonare in fretta le proprie case minacciate dalle granate austriache.

Nella notte sul 24 giugno, dopo il fallimento della "Strafexpedition", si ritirarono sull'altopiano di Tonezza per questa mulattiera il 14° reggimento di fanteria "Hessen" di Linz e reparti czechi del 21° fanteria di Caslau, mentre metà della 6ª compagnia del 59° reggimento di fanteria "Rainer" di Salisburgo proteggeva il loro ripiegamento da un costone roccioso a sud-est del Cason Brusà, mantenendo la posizione fino alla sera del 26 giugno.

Quando anche questo reparto di retroguardia si fu ritirato, gli zappatori austro-ungarici interruppero la mulattiera distruggendone con cariche esplosive un tratto di circa 75 metri davanti alla propria linea avanzata per impedire agli italiani di attaccarla agevolmente.


 

Data visita: 02/01/2017
Creato il: 29/05/2017

Autore: Corrado DZ.

 

Altri itinerari nelle vicinanze:




;-) :-) :-D :-( :-o :-O B-) :oops: :-[] :-P
Commento
E' possibile modificare le sottoscrizioni o l'invio automatico di nuovi commenti inseriti di questa pagina su Iscriviti a Montagnando.
Per la rimozione dei propri commenti scrivere a montagnando@montagnando.it
Ci riserviamo il diritto di eliminare i commenti ritenuti diffamatori, pubblicitari e non inerenti al contenuto.
Per prevenire lo SPAM automatico, inserisci nella text-box il testo che visualizzi nell'immagine. Inoltre controlla che il tuo browser supporti i cookie, altrimenti il sistema non riconoscerà il controllo e non ti sarà inserito il commento. Grazie.
Aggiorna Captcha »
Ciao Laura, grazie per i complimenti.
La galleria con le corde si trova in una deviazione del normale percorso, è quindi possibile evitarla.
La salita sulla strada degli Alpini è sicuramente più facile e non presenta difficoltà.

Buona escursione
Corrado
Corrado # 03/07/2017 14:01:40
Innanzitutto voglio farvi i complimenti per le descrizioni degli itinerari, vi seguo da un paio di anni ed ho già utilizzato più volte le vostre indicazioni per le varie escursioni fatte sull'Altopiano di Asiago. Ora avrei bisogno di alcune informazioni per quanto riguarda questa escursione. Volendo salire sul Cimone facendo la strada degli Alpini, bisogna per forza passare attraverso la galleria con le corde? Purtroppo ho qualche problema e non penso di riuscire a salire, ma sopprattutto a scendere!!! Grazie.
Laura # 02/07/2017 12:39:12


IMPORTANTE: Il materiale presente nel sito è puramente indicativo. L'utilizzo libero e personale delle informazioni, contenute all'interno del sito, è e rimane di responsabilità dell'utente. Non ci si assume alcuna responsabilità giuridica nel caso di incidente o danni di qualsiasi genere ed origine nell'uso del citato materiale. La visualizzazione o la stampa di informazioni contenute nel sito www.montagnando.it implicano, in modo imprescindibile, la presa visione e l'accettazione di quanto contenuto nell'allegata NOTA INFORMATIVA DI RESPONSABILITA' riguardante la "responsabilità dell'utente" nell'utilizzo delle sopracitate informazioni.

Attenzione: per visualizzare gli annunci pubblicitari viene utilizzato un cookie DoubleClick DART. L'utilizzo di questo cookie consente a Google di pubblicare annunci mirati per gli utenti. Questi cookie non permettono in alcun modo di identificare personalmente l'utente e non includono dati personali.





In questo sito utilizziamo cookies di profiliazione e di terze parti per l'inoltro di pubblicità mirata. Nell'informativa è possibile negare il consenso all'installazione di qualunque cookie. Continuando a navigare in questo sito acconsenti all'uso dei cookies. Ok Informativa

- Stampa -