Monte Castelgomberto

Caposaldo italiano della Grande Guerra (m 1764)

 

Il Monte Castelgomberto, a quota 1771 mt al di la delle Melette, offre un bellissimo panorama verso le piana di Marcesina.

Monte Castelgomberto - Monte Fior

La nostra escursione è iniziata nei pressi di Malga Slapeur a 1668 mt.

Monte Castelgomberto - Monumento a Malga SlapeurMonte Castelgomberto - Malga SlapeurMonte Castelgomberto

Il sentiero è ben segnato e facilmente percorribile.

Monte Castelgomberto

Particolari interessanti le formazioni rocciose (in questo caso del Monte Fior) che assomigliano a degli agglomerati urbani.

Monte Castelgomberto - Città di rocciaMonte Castelgomberto - Città di roccia

Monte CastelgombertoMonte Castelgomberto

In queste strane rocce, guardando con attenzione, si possono scorgere anche delle finestrelle, ex postazioni della Grande Guerra.

Monte Castelgomberto - postazioni militariMonte Castelgomberto - postazioni militari

Monte Castelgomberto

Arrivati a Selletta Stringa sulla destra si trova il Monte Fior con le sue incredibili trincee a linea greca, mentre sulla sinistra si prosegue verso il cippo del Monte Castelgomberto. Un cippo, alla medaglia d'oro Guido Brunner volontario di guerra e irredento, ricorda la resistenza Italiana contro l'avanzata nemica.

Monte Castelgomberto - Monte FiorMonte CastelgombertoMonte Castelgomberto

Monte Castelgomberto

Interessanti trincee Italiane sembrano ricavate nelle spaccature naturali delle rocce, un lungo camminamento protetto con feritoie e postazioni verso Marcesina.

Monte CastelgombertoMonte CastelgombertoMonte Castelgomberto

Monte CastelgombertoMonte CastelgombertoMonte Castelgomberto

Sulla cima del Castelgomberto una croce a memoria del Gen. Euclide Turba riporta:

QUI

TRA I MONTI CHE NE VOLLERO LA VITA

E NE SERBANO IL MITO

IL GENERALE EUCLIDE TURBA

IL LEONE DEL CASTELGOMBERTO

PRIMA MORTO CHE CADUTO

STA CON LA MUTA SCHIERA DEI FANTI

CHE VIETARONO LE NOSTRE TERMOPILI

ALL'ETERNO NEMICO

----------------

I MUTILATI

DI ASIAGO ATTERRATA E RISORTA

CONSEGNANO ALLA PIETRA IL SUO NOME

BENEDETTO DAL POPOLO

E CONOSCIUTO DALLA VITTORIA

Monte CastelgombertoMonte Castelgomberto

Dalla cima si possono ammirare ancor meglio le difese a linea greca del Monte Fior,

Monte Castelgomberto - Monte Fior

Il monte Lisser con il suo forte

Monte Castelgomberto - monte LisserMonte Castelgomberto - monte LisserMonte Castelgomberto - monte Lisser

e la piana di Marcesina.

Monte Castelgomberto - la piana di Marcesina

Monte Castelgomberto - la piana di MarcesinaMonte Castelgomberto - la piana di Marcesina

Di seguito alcuni particolari della postazione osservatorio sotto al monumento:

Monte CastelgombertoMonte Castelgomberto

Monte Castelgomberto

Monte CastelgombertoMonte Castelgomberto

Altre postazioni ricavate nella roccia:

Monte Castelgomberto

Monte CastelgombertoMonte Castelgomberto

Monte Castelgomberto

Si torna alla malga .....

Monte Castelgomberto

Aggiornamento 2021.

Dalla galleria osservatorio del Generale Turba inizia un percorso ben segnalato che porta in pochi minuti ad un altro osservatorio e alla lapide del capitano Enrico Busa.

Monte Castelgomberto - osservatorio del Capitano Enrico BusaMonte Castelgomberto - lapide al Capitano Enrico Busa

 


 



Come si raggiunge:

Da Gallio (VI) in direzione di Enego, appena usciti dal centro abitato sulla sinistra troverete le indicazioni per Melette/Campomulo. Passato il rifugio di Campomulo all'incrocio girate a destra verso Marcesina. La strada diventa a fondo naturale. Proseguite per circa 1,5 Km ed imboccate la strada sulla destra per Malga Meletta, Malga Slapeur. La strada si fa più stretta ed in alcuni casi molto sconnessa per circa 2,5 km fino a Malga Slapeur.


 



Mappe Interattive:



Monte Castelgomberto
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Vicenza
Comune:Gallio
Coordinate punto di arrivo:45.92303 - 11.60022
(45°55'23" N - 11°36'1" E)
Coordinate parcheggio:45.92182 - 11.58556
(45°55'19" N - 11°35'8" E)
Altitudine di partenza (m):1610
Altitudine di arrivo (m):1764
Dislivello (m):160
Difficoltà del percorso:Turistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
1 ora 30 minuti
Km totali:3,5
Come si raggiunge:A piedi, Ciaspole
Tipologia:Naturalistico, Paesaggistico, Storico, Panoramico




Traccia GPS:



Storia: (tratta dai tabelloni in loco)

Selletta Stringa

La selletta che unisce le pendici settentrionali del Monte Fior con quelle orientali del Monte Castelgomberto nel giugno 1916 divenne l'obiettivo principale dei reparti austro-ungarici impegnati nel tentativo di penetrare il dispositivo difensivo italiano delle Melette di Foza.

Il primo attacco ebbe luogo il 2 giugno 1916 ad opera di reparti del 27° Reggimento "König Der Belgier" di Graz ma venne respinto, dopo una strenua lotta, dagli alpini dei battaglioni Morbegno e Monviso appartenenti al Gruppo Alpino Foza comandato dal col. Pirio Stringa.

Il 5 giugno l'offensiva austro-ungarica riprese con un prolungato tiro delle artiglierie contro le posizioni italiane. Alle 18 i tre battaglioni del 27° Reggimento si lanciarono all'attacco della selletta (che da allora venne indicata con il nome di Selletta Stringa) senza tuttavia conseguire i risultati sperati anche a causa delle avverse condizioni meteorologiche.

Il 7 giugno dopo un nuovo violento bombardamento le truppe austro-ungariche reiterarono l'attacco e, nonostante la strenua difesa degli alpini e dei fanti della Brigata Sassari, verso le 13,30 dell'8 giugno riuscirono ad occupare la Selletta e le cime del Monte Fior e del Castelgomberto costringendo i reparti italiani a ripiegare sulla linea Monte Spil - Monte Miela.

Nei durissimi scontri venne ucciso il sottotenente Guido Brunner (che sarà insignito alla memoria della medaglia d'oro al valor militare), triestino di nascita ma di famiglia di lingua italiana che, per seguire il sogno degli irredenti positions. At 18.00 che volevano Trieste annessa al Regno d'Italia, si era arruolato nell'Esercito italiano sotto il falso nome di Mario Berti ed era stato aggregato alla 8a compagnia del 152° Reggimento della "Sassari".

 

Monte Castelgomberto

All'interno del complesso sistema difensivo delle Melette, il Monte Castelgomberto costituiva il perno principale del fronte settentrionale come attestano ancor oggi le profonde trincee scavate nella roccia ed i numerosi appostamenti per mitragliatrici in caverna.

Il 13 novembre 1917, nel corso dell'offensiva seguita allo sfondamento di Caporetto, i primi assalti portati dalle truppe austro-ungariche del gruppo Kletter furono respinti dai reparti del 10° Reggimento (Brigata Regina).

Il 16 novembre giungeva a Malga Lora la Brigata Perugia che, dopo aver inizialmente presidiato il Monte Castelgomberto, assunse la difesa del Monte Fior. La comandava il col. brig. Euclide Turba che la mattina del 23 novembre, colpito dall'esplosione di un proiettile di grosso calibro, cadde ucciso proprio sul Castelgomberto. Dopo un breve pausa dei combattimenti nei primi giorni del mese di dicembre il comandante del Gruppo Armate del Tirolo, Franz Conrad von Hotzendorf, lanciò un nuovo decisivo attacco nel tentativo di occupare definitivamente il nodo delle Melette. Dopo tre giorni di incessanti bombardamenti contro le posizioni italiane, il 4 dicembre reparti d'assalto austriaci riuscirono a scardinare la difesa dei bersaglieri tra il Tondarecar e il Badenecche e a raggiungere la Val Vecchia arrivando quindi, quasi senza incontrare resistenza, alle spalle del Fior e del Castelgomberto, dove erano schierati gli alpini del Battaglione Marmolada del capitano Paolo Monelli. Dopo avere respinto gli assalti austro-ungarici per tutta la giornata, privi di viveri e munizioni, all'addiaccio sulla neve, senza ripari, i pochi superstiti del battaglione con il loro comandante, maggiore Boffa, dovettero alla fine arrendersi. I comandi austro-ungarici resero gli onori ai superstiti del battaglione ed il comandante ottenne dallo stesso imperatore Carlo il privilegio di portare la spada in prigionia.

Monte Castelgomberto - pianta delle trincee

 

Lettera del Generale Euclide Turba alla moglie Emira Ferrari, scritta in questa caverna-osservatorio la sera del 22 novembre 1917 (vigilia della morte).

Mia carissima - Tace la bolgia infernale. Oggi giornata memorabile. Mi dispiace non aver tempo per scriverti, per esteso, fatti, sensazioni, trepidazioni, ecc. Tra un fuoco violento la battaglia ha infuriato per più di 6 ore con varia vicenda, ma in ultimo per nostra fortuna il sopravvento è stato nostro e la violenza nemica si è rotta contro la nostra volontà. Su queste alte vette, fra le nevi e sotto il sole, fra gli scoppi ed i sibili di tutte le specie e gradazioni, passano i nostri giorni di distruzione e di speranza. Penso a te, penso a chi mi vuol bene e trovo forza e serenità.

tuo sempre Euclide

 

8 giugno 1916 [...]

Quando i nostri, privi di munizioni, si ritirano da Monte Castelgomberto ed il capitano Fiumi muove da Malga Lora per contenere l'impeto nemico, Guido Brunner è il primo a slanciarsi con i suoi. I soldati lo seguono nella corsa impetuosa. Il nemico avanza sparando con le mitragliatrici leggere. Guido è avanti: s'impegna la lotta alla baionetta fra grida altissime di "Savoia" che incitano allo sforzo supremo. -"Qui si vince o si muore", grida nella corsa affannosa, "Viva l'Italia".

Una pallottola di mitragliatrice lo colpisce al cuore e cade. Mentre esce copioso il sangue dalla ferita e col sangue sfugge la vita, il pensiero come a sua madre e muore col suo nome sulle labbra.

Attorno a lui sono i suoi fanti, morti anch'essi: gli umili fanti dal nome oscuro, vicini per sempre al loro tenente [...]

Leonardo Motzo, Ten. 152°Rgt. f. - Brigata Sassari "Gli intrepidi Sardi della Brigata Sassari"

 

Dal libro "Le scarpe al sole", di Paolo Monelli dedicato al Capitano Enrico Busa

"...Non c'è più, in me, da un pezzo, la presuntuosa certezza di sopravvivere. Troppo si prolunga la guerra, troppi se ne sono andati e se ne vanno ogni giorno per la via tenebrosa della rinuncia. La vicenda è eterna, con giuoco continuo siam presi dentro nella macina e risputati fuori per esserci impigliati di nuovo più tardi. Stasera ho la stanchezza e il terrore di questo destino ferreo; come fossimo già morti e solo c'indugiassimo ancora su questo mondo nella speranza d'una resurrezione impossibile...".

"...Presentimenti. Dice il capitano Busa: Doman quei che xe sul Tondarecar i lo perde, mi vago al contratacco, sparo sora a lori e ai todeschi, e ghe lasso la ghirba.

Uno dei tanti presentimenti, perché indugiarcisi sopra col pensiero? E col suo sorriso un po' stanco sul volto scarno e solcato da trenta mesi di guerra, attinge vino dalla grande zuppiera posata al suolo, nel circolo dei suoi subalterni e di noi ospiti, seduti alla turca sui sacchipelo. E racconta le sue piccole disavventure, sottolineate dai gesti eloquenti, già dimenticando tristezza e previsioni...".

"...Alpini di Castelgomberto, noi lo sappiamo tutti, nevvero, che il nemico noi lo abbiamo respinto, che sconvolse con le sue artiglierie le trinceette basse, e tentò di sorprendere le nostre guardie. Ma il nemico ha rotto i fianchi più deboli, le truppe sulla nostra destra si arrendono, siamo avvolti e minacciati da tre lati...".

"...E' l'ora: quella che io presentivo, pur riluttante, dal mio primo giorno di guerra. Pare che tutto il passato di lotta e di angosce e di sforzi confluisca con enorme violenza ad un solo punto definitivo e tragico per vivere il quale tutto quel passato non fu che un'attesa necessaria. E' il momento in cui la vita non è nulla e la madre è dimenticata e il viso di un morto ha la promessa di un'eguale pace al tuo smarrimento. Ma la fontanella di sangue dalla fronte del caporalmaggiore e le parole concitate del sottotenente con mozzo l'orecchio s'intagliano nei sensi, afferrate con nitidezza di percezione, incasellate per il ricordo eterno...".

"...Lontani, nel bosco, sempre più poveri di voci, i "Savoia" della eroica 300°, che combatte la inutile lotta ineguale, che si dissolve. Ed ecco Tarchetti arriva, l'adolescente meraviglioso, e ci dice che anche Busa è morto, schiantato da una pallottola in fronte, eroe sereno, gaio compagno da diciotto mesi della mia guerra. Io lo invidio, stasera...".

 

Capitano degli Alpini Enrico Busa

Biografia

BUSA ENRICO VITTORIO AMEDEO OTTAVO

Nato a Salcedo il 5 Agosto 1889 - 8° di nove fratelli figlio di Busa Giovannimaria, Segretario Comunale di Salcedo e Zotti Giovanna, abitavano in Via Giuseppe Garibaldi a Salcedo - Vi -

Nei primi del novecento fu ospite presso un Istituto di Sacerdoti a Vicenza, con vitto e alloggio, cominciò così a studiare presso l'Istituto Fusinieri di Vicenza per cinque anni, si distinse come studente modello e fu assunto nel 1908 come Ragioniere contabile presso la ditta Lanerossi di Schio, da lì nacque la passione per il pallone, giocando anche nelle giovanili e alcune partite in prima squadra come riserva, visto che la ditta Lanerossi era sponsor della nuova nata società sportiva (Associazione Calcio Vicenza) fondata nel 1902, diventò anche nel 1911 tesoriere della medesima società, fino allo scoppio della Grande Guerra.

Fu arruolato nelle truppe Alpine maturando il grado di capitano. Iniziò il suo travaglio nelle montagne Trentine, catena montuosa del Lagorai, dove conobbe Paolo Monelli, nacque così una grande amicizia, furono sempre fianco a fianco nei più aspri combattimenti, Busa con Monelli in quei tempi erano nel Btg. Alpini Val Cismon, furono poi entrambi trasferiti nel Btg. Alpini "Monte Marmolada? nella zona del Monte Ortigara combattendo assieme fino alla ritirata nella zona delle Melette. Difesero assieme le postazioni del Monte Castelgomberto.

Busa nel frattempo era passato a comandare la 300a Compagnia del medesimo Btg. e venne ferito.

Fu dimesso dall'infermeria (dopo essere stato curato a seguito delle ferite) poteva ritornare a casa in licenza, ma volle ritornare subito assieme ai suoi Alpini. Il 4 Dicembre 1917, dopo due giorni di ininterrotti bombardamenti, si trovò nella confusione della battaglia dove gli Austriaci attaccando in massa travolsero una Compagnia di Bersaglieri posta in prima linea, ricevette così l'ordine di andare a chiudere il buco, con la sua 300a Compagnia, ma lì fu colpito in fronte da una pallottola nemica e cadde gloriosamente.

Monte Castelgomberto - Capitano Enrico BusaMonte Castelgomberto - Capitano Enrico Busa


 

Data visita: 10/08/2008
Creato il: 13/07/2009

Autore: Corrado De Zanche

 

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bellissime foto
Giochi # 15/03/2011 13:50:46
interessante
le foto della visita al Monte Castelgoberto le ho trovate molto interessanti, anch'io ho avuto il piacere di visitare quei luoghi essendo un appassionato della Granda Guerra.
Ho visitato anche il Monte Zebio, e sono andato anche a cercare, trovandola, la ferritoia numero 14 citata da Emilio Lusso nel suo libro "Un anno sull'Altopiano"
Ho visitato anche altri luoghi come per esempio il Monte Ortigara, la Cima Caldiera.

Grazie per il vostro sito che mi ricorda luoghi da me visitati e per altri che andrò a visitare.
Daniele
Daniele # 20/07/2009 21:57:02


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