Monte Palon

Una cima inespugnabile della Grande Guerra (m 1305)

 

Abbiamo scoperto il Monte Palon dalla guida "Forti e postazioni della Grande Guerra" di Fabio Donetto (Edizioni DBS).

Questo luogo storico della Grande Guerra è stato ripulito e reso visitabile dagli Alpini e da volontari.

Monte Palon - uno sguardo al punto di arrivoMonte Palon - Trattoria Miet

E' possibile raggiungere il Monte Palon in macchina, ma noi volevamo fare un percorso più lungo e così siamo partiti dalla trattoria Rifugio da Miet, a metà tra il Monte Tomba e il Castel Cesil.

Monte Palon - inizio del sentiero

Lasciata la strada nei pressi della trattoria seguiamo il segnavia 212 che indica "Castel Cesil - Cima Mandria". Dopo soli due minuti iniziamo a rimanere incantati dai panorami che si mostrano intorno a noi. La giornata era così limpida che si poteva vedere la laguna di Venezia, ma anche il profilo delle montagne nella zona di Trieste.

Monte Palon - panoramaMonte Palon - panorama

Il sentiero prosegue quasi sempre in cresta, dapprima lungo un reticolato dove le tracce sono poco evidenti per poi entrare in una zona boschiva con delle salite impegnative.

Monte Palon - dettaglio del sentieroMonte Palon - dettaglio del sentieroMonte Palon - dettaglio del sentiero

Lungo il percorso si intravedono tracce di trincee, ma poi il sentiero continua all'interno di trincee ripulite.

Monte Palon - sentiero in trinceaMonte Palon - sentiero in trincea

Dopo 20 minuti dalla partenza si arriva a Castel Cesil, una montagna fortificata che presenta manufatti, trincee e postazioni.

Monte Palon - Castel CesilMonte Palon - Castel CesilMonte Palon - Castel Cesil

Monte Palon - Castel CesilMonte Palon - panoramaMonte Palon - vista da Castel Cesil

Dalla cima di Castel Cesil è possibile vedere la complessa struttura del Monte Palon.

Monte Palon - dettagli del sentieroMonte Palon - dettagli del sentieroMonte Palon - dettagli del sentiero

Si scende leggermente proseguendo verso il Palon sempre tra trincee e ricoveri in galleria.

Monte Palon - dettagli del sentieroMonte Palon - sotto la croceMonte Palon - trincee e postazioni

Siamo a 40 minuti di cammino e ci troviamo sotto la croce del Palon. Le trincee si fanno sempre più interessanti.

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - galleria

E non solo le trincee .... Una possente galleria si sviluppa sotto la croce.

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioni

Monte Palon - galleriaMonte Palon - galleriaMonte Palon - galleria

Monte Palon - trincee e postazioni

Nei pressi della croce un altare, un rifugio e il parcheggio per le macchine.

Monte PalonMonte Palon

Monte Palon - rifugioMonte Palon - panorama

Inizia il sentiero del Palon. Un alpino sembra indicarci la strada.

Monte Palon - inizio del sentieroMonte Palon

Il lavoro di recupero di questo luogo è fantastico.

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioni

E il panorama rende ancora più bella la visita.

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioni

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioni

Postazioni in trincea, gallerie di ricovero e per l'artiglieria, questa montagna è una fortezza.

Monte Palon - ingresso galleriaMonte Palon - ingresso galleria

Monte Palon - ingresso galleriaMonte Palon - feritoia in galleriaMonte Palon - in galleria

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - feritoia di uscita per artiglieria

Monte Palon - postazione da mitragliatriceMonte Palon - ingresso galleria

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - ingresso galleria

Monte Palon - in galleriaMonte Palon - verso una postazioneMonte Palon - in galleria

Per arrivare alla cima dal parcheggio nei pressi della croce abbiamo impiegato 40 minuti, ma in questi minuti ci sono anche le visite alle varie postazioni.

Nei pressi della cima si trova la "Baracca Ufficiali", trasformata in bivacco.

Monte Palon - baracca UfficialiMonte Palon - baracca Ufficiali

Dopo una sosta prendiamo il cammino per il ritorno.

Monte Palon

Le trincee si sviluppano in entrambi i lati del monte, e la discesa ci ha portato a visitare altre postazioni.

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioniMonte Palon

Monte Palon - corpo di guardiaMonte Palon - trincea copertaMonte Palon - trincea coperta

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioni

Monte Palon - panoramaMonte Palon - panorama

Monte Palon - trincee e postazioniMonte Palon - trincee e postazioni

Arrivati nei pressi dell'inizio del percorso storico del Monte Palon per il ritorno abbiamo seguito la strada asfaltata.

Monte Palon - strada di ritornoMonte Palon - salita per Castel Cesil

Lungo la strada abbiamo trovato un ulteriore punto da dove poter salire a Castel Cesil.

Dalla cima del Palon al rifugio da Miet abbiamo impiegato poco più di un'ora.

 

Saliti in macchina abbiamo deciso di visitare il vicinissimo Monte Tomba detto "L'ultima cima".

Monte TombaMonte Tomba

Se al ritorno passate per Possagno, non dimenticate di visitare il Tempio Canoviano.

Tempio Canoviano


 



Come si raggiunge:

Da Pederobba (TV) seguire per Via Roma e poi Via Monfenera. Proseguire seguendo le indicazioni per il Monte Tomba e proseguire fino all'agriturismo "Da Miet".

Lasciata la macchina prendere il sentiero a ridosso della strada per Castel Cesil.


 



Mappe Interattive:



Monte Palon
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Treviso
Comune:Possagno
Coordinate punto di arrivo:45.88385 - 11.85075
(45°53'2" N - 11°51'3" E)
Coordinate parcheggio:45.88374 - 11.88632
(45°53'1" N - 11°53'11" E)
Altitudine di partenza (m):850
Altitudine di arrivo (m):1305
Dislivello (m):550
Difficoltà del percorso:E - Escursionistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
2 ore 20 minuti
Come si raggiunge:A piedi
Tipologia:Storico, Panoramico




Storia:

Monte Palon - cartina

Il percorso "Della Memoria"

Il percorso "della memoria" è stato voluto, qui sul Monte Palon, dal Gruppo Alpini Possagno per ricordare e onorare la memoria di quanti su queste cime del Massiccio del Grappa hanno combattuto, hanno sofferto e sono caduti nei tragici eventi della Prima Guerra Mondiale e per riaffermare, soprattutto per le giovani generazioni, il valore primario della pace e della fratellanza tra i popoli.

Il recupero ha interessato il tratto che dal rifugio porta alla cima del Monte Palon da quota 1205m s.l.m. a quota 1306m s.l.m. con la riapertura di 1000m di trincee, 300m di gallerie e la sistemazione di alcuni baraccamenti e appostamenti.

Alpini, amici degli Alpini, appassionati provenienti, oltre che dal Gruppo Alpini di Possagno, anche da altri Gruppi e sezioni Alpine e da altri Enti ed Associazioni hanno dato il loro generoso apporto sia in ore di lavoro (oltre 20.000 ore di volontariato) che in contributo economico (più di 100.000 Euro) e con essi anche gli ultimi muli provenienti dai reparti alpini ancora in attività, simboli di tenacia e attaccamento al dovere di quel binomio inscindibile costituito dall'alpino e dal mulo.

Durante la prima guerra mondiale e più precisamente dalla fine di ottobre 1917 ai primi di novembre del 1918, il Monte Palon ha svolto un ruolo strategico soprattutto come punto di osservazione sul fronte orientale del Massiccio del Grappa. Dalla dorsale del Monte Palon si possono, infatti, vedere a nord-ovest i Salaroli, il Valderoa, e il Fontanasecca, a nord lo Schiarer, le porte di Salton e lo Spenoncia, a nord-est la conca di Alano, a est il Tomba, il Monfenera ed il Piave e a sud-est l'Isola dei Morti ed il Montello.

Visitate questi luoghi con amore e rispetto, memori di quanti hanno combattuto e sono morti per un ideale di patria, di fratellanza e di pace per dare a noi un futuro migliore.

 

Galleria di Castel CesilManufatti di Castel Cesil

Le trincee del Castel Cesil

Un manufatto che ancora testimonia con molta efficacia la Grande Guerra combattuta sul Monte Grappa è la trincea. Chilometri e chilometri si snodano lungo queste montagne a dimostrare il faticoso lavoro che accompagnava le battaglie.

La trincea aveva un andamento a zig zag per impedire che venisse presa d'infilata da colpi nemici e si adattava alla morfologia irregolare del terreno. Lungo il suo percorso si scorgono delle appendici cieche dove venivano collocate mitragliatrici o piccoli mortai destinati al tiro di fiancheggiamento. La sezione di una trincea per tiratori aveva una profondità di almeno 1,35 metri nel terreno per consentire ai soldati di sparare in piedi. Su molte si può ancora scorgere la traccia dello scalino che serviva per appoggiare il gomito nel tiro radente. Talvolta sul gradino si teneva pronto anche uno scudo d'acciaio per riparare il tiratore.

La trincea doveva essere non più ampia di quanto occorresse al soldato in assetto da guerra per passare senza difficoltà, ogni 20-30 metri poi veniva scavata nella parete una nicchia ove i militi potevano scansarsi per non intralciare il trasporto dei feriti.

Per ripararsi dalla pioggia, dal vento e dalla neve, si adoperavano tavole rivestite di carta catramata, poi ricoperte di terra, facilmente removibili: ad ogni tratto di 10 metri coperto, doveva seguirne uno di almeno 20 metri scoperto.

Lo scarico dell'acqua dalla trincea avveniva lungo piccoli canali in lieve ma continua pendenza, inoltre il fondo ed i lati dovevano essere coperti con tavole giacché il continuo passaggio sgretolava a poco a poco la superficie naturale ed il fondo diventava presto impraticabile per il fango.

Fondamentale per la vita dei soldati in trincea era l'igiene, severamente vietato era orinare nelle trincee e nei camminamenti ed abbandonare rifiuti sul terreno. Allo scopo venivano costruite latrine con camminamenti d'accesso che durante il giorno erano ricoperte con terra e calce e pozzetti per la raccolta ed il sotterramento dei rifiuti di ogni genere. Per i combattimenti ravvicinati, a 30 metri dalla trincea, venivano posti dei reticolati di varia fattezza e dimensione a seconda del materiale a disposizione. Per non danneggiare o impedire il tiro, i reticolati erano disposti fino ad un metro dal gradino ed erano fissati su paletti con filo di ferro poco teso e non troppo intrecciato. Se la vicinanza dei nemici impediva di costruire un sistema di reticolati efficiente, si potevano gettare durante la notte, davanti alle trincee, dei cavalli di Frisia ancorati tra loro.

 

La trincea è l'esca: il reticolato è la tagliola

La trincea è la preda, il reticolato è la difesa

Quella pareva tutto: questo fu, invece, tutto

Così si esprimeva un oscuro osservatore a proposito degli immaginabili sacrifici che le fanterie di tutti gli eserciti belligeranti dovettero sopportare per superare le difese passive delle trincee durante la Prima Guerra Mondiale.

 

I segreti di Castel Cesil

La dorsale Monfenera-Tomba-Palon formò una cerniera di massima resistenza per l'Esercito Italiano, impegnato anche sul fronte del Piave. Le montagne che salgono dal Cesil a Cima Grappa furono di capitale importanza per la difesa del fronte: dal Cesil si poteva infatti gestire al meglio la difesa.

Dopo la rotta di Caporetto, la riorganizzazione della nuova linea del fronte comportò lo schieramento in campo aperto dell'artiglieria; i cannoni, gli obici e le mitragliatrici vennero definitivamente sistemati nelle nuove gallerie solo nella primavera del 1918. Questo settore venne particolarmente impegnato nella battaglia di arresto e negli scambi dell'ottobre 1918.

La battaglia di arresto

La conclusione della dodicesima battaglia (la spallata) dell'Isonzo, con la rottura del nostro fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell'Esrcito Italiano sul Piave portò, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento del settore montano tra il Brenta ed il Piave.

La prima battaglia difensiva, quella di arresto dell'avanzata nemica, si svolse in due fasi tra il 14 novembre ed il 31 dicembre 1917. Gli austroungarici in questo luogo fecero ricorso a tutti i mezzi di distruzione in loro possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lanciafiamme, ai gas asfissianti.

Questa battaglia fu particolarmente dura perchè sostenuta dai soldati italiani quando non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata: se gli austroungarici fossero riusciti a superare l'ostacolo del Grappa e calare nella pianura veneta, l'Esercito Italiano avrebbe dovuto abbandonare il Veneto, compresa Venezia.

Vedetta sul Monte Tomba

 

La battaglia del Solstizio

Dopo lunghi mesi di calma ed inoperosità del fronte, il 15 giugno alle ore 3:00 migliaia di bocche da fuoco illuminarono la notte...: comincia la battaglia del Solstizio.

Il piano austroungarico prevedeva di sferrare l'attacco principale dagli Altopiani e dal Grappa per sfondare verso la pianura veneta, mentre con lo stesso obiettivo si muovevano le armate schierate sul Piave. In questa battaglia venne coinvolto tutto il fronte del Grappa, in particolare si combattè duramente sul crinale dei Solaroli, il Valderoa e lo Spinoncia, ove solo il Col dell'Orso e le Porte di Salton dividevano gli attaccanti dalla zona dove erano piazzate le artiglierie italiane.

La battaglia si concluse con gravissime perdite da entrambe le parti e con eroica tenacia le truppe dell'Armata del Grappa difesero il fronte.

 

Monte Palon - artiglieriaMonte Palon - cannone da 65

L'offensiva italiana: la battaglia di Vittorio Veneto

Il 24 ottobre 1918, esatto anniversario di Caporetto, alle tre del mattino le artiglierie italiane iniziarono a sparare. Il fuoco venne concentrato nelle zone del Grappa per attirare le riserve austriache stazionanti a Feltre e a Belluno al fine di favorire lo sfondamento della linea del Piave. Il forzamento del Piave andò molto a rilento a causa delle abbondanti piogge che avevano gonfiato il fiume. Così l'azione sul Grappa, che nei piani del Comando supremo doveva essere di fiancheggiamento, finì per essere, nei primi giorni dell'offensiva, l'unico centro di lotta. La nebbia fitta e la pioggia perseguitavano gli artiglieri che avevano già rilevato le posizioni del nemico nei giorni precedenti con i tiri di inquadramento. Successivamente le fanterie giungevano facilmente a contatto ed i combattimenti si sviluppavano quasi sempre in accaniti e cruenti corpo a corpo.

Con fatica il generale Caviglia, la sera del 26 ottobre, riuscì a passare il Piave e a mettere in movimento le sue truppe risalendo il fiume in direzione di Susegana per prendere alle spalle il nemico nella zona di Sernaglia. La manovra riuscì nel suo intento: spezzò il fronte austriaco e permise ai nostri soldati il 30 ottobre di dilagare nella pianura veneta giungendo a Vittorio Veneto.

Monte Palon - cannone da 210Monte Palon - cannone da 149


 

Data visita: 22/08/2016
Creato il: 09/02/2017

Autore: Corrado DZ.

 

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