Monte Corno Battisti - da malga Cheserle

Cima storica della Grande Guerra dove fu catturato Cesare Battisti (m 1762)

 

Questa cima del Massiccio del Pasubio ha preso il nome dall'irredento Cesare Battisti dove fu catturato dagli austriaci il 10 luglio 1916 insieme all'irredento Fabio Filzi. Gli irredenti erano persone che vivevano in territori non ancora appartenenti all'Italia (Trento e Trieste) e che combattevano per l'Italia nel tentativo di liberare le loro terre. Per ovvie ragioni erano considerati traditori dagli austriaci e pertanto venivano subito giustiziati.

La storia della cattura è riportata a fine pagina.

Corno Battisti - inizio del sentieroCorno Battisti - inizio del sentiero

Partendo nei pressi di malga Cheserle si prende il sentiero SAT 122. Il sentiero è tabellato e sale verso destra rispetto alla salita della strada principale.

Corno Battisti - particolari del sentiero

Il sentiero inizialmente è in zona boschiva. Alcuni punti sono impegnativi con salite ripide.

Corno Battisti - particolari del sentieroCorno Battisti - particolari del sentiero

Al termine del bosco si arriva alla radura di malga Zocchi. Il sentiero diventa un po' più fantasioso e difficile da seguire, ma comunque non si può sbagliare.

Corno Battisti - nei pressi di malga ZocchiCorno Battisti - nei pressi di malga ZocchiCorno Battisti - nei pressi di malga Zocchi

Passata la malga si prosegue fino ad arrivare alla Bocchetta dei Foxi.

Corno Battisti - bocchetta dei FoxiCorno Battisti - bocchetta dei Foxi

Alla bocchetta si continua sulla destra. Il sentiero rimane scoperto, con un piccolissimo tratto nel bosco, e già si può ammirare il panorama delle sottostanti valli.

Corno Battisti - panoramaCorno Battisti - particolare del sentiero

Siamo in vista del Corno Battisti. Il sentiero si fa stretto e pericoloso in quanto molto esposto ad una ripida discesa (per questo è classificato EE).

Corno BattistiCorno Battisti - particolare del sentiero

Alla selletta Battisti un altare e delle lapidi a ricordo di Battisti e Filzi.

Corno Battisti - selletta Battisti

Corno Battisti - monumentiCorno Battisti - altare

La nostra escursione è capitata pochi giorni dopo il centenario della loro cattura. Ci siamo permessi di raddrizzare la Bandiera Italiana, che qualcuno aveva impropriamente messo con i colori al contrario, per onorare meglio gli irridenti che per questa bandiera hanno combattuto (non proprio questa bandiera, la loro aveva lo stemma Savoia).

Corno Battisti

Ancora pochi minuti e si arriva a Corno Battisti, camminando vicino a delle tracce di trinceramenti.

Corno Battisti - ultimi tratti del sentieroCorno Battisti - ultimi tratti del sentiero

Dai pressi di malga Cheserle a Corno Battisti abbiamo impiegato 1h 20m.

 

Ottima la vista sulla Vallarsa, sullo Zugna, sul forte Pozzacchio. Sicuramente questo sperone è una posizione strategica.

Corno Battisti - panorama sulla VallarsaCorno Battisti - panorama sulla VallarsaCorno Battisti - Forte PozzacchioCorno Battisti - panorama sulla Vallarsa

Sul punto estremo i resti di una piccola postazione.

Corno Battisti - postazione

L'emozione più grande è stata quella di conoscere quattro ragazzi, che conoscevano molto bene il sito di Montagnando.

 

Per raggiungere il Corno Battisti esistono altri sentieri, uno tra questi è una mulattiera militare con passaggi in galleria. Un particolare interessante di questo percorso è proprio sotto al Corno Battisti denominato Pozzo della Carrucola. Questo pozzo è una galleria verticale e percorribile per i più audaci e con attrezzature adatte. Decidiamo di visitare questo pozzo.

Tornando a selletta Battisti si devia a sinistra e si comincia a scendere.

Corno Battisti - sentiero verso il Pozzo della CarrucolaCorno Battisti - sentiero verso il Pozzo della Carrucola

Arrivati sotto al Corno bisogna un po' inerpicarsi lungo un ghiaione. Zona ricca di piccoli reperti bellici.

Corno Battisti - sentiero verso il Pozzo della CarrucolaCorno Battisti - sentiero verso il Pozzo della Carrucola

Corno Battisti - sentiero verso il Pozzo della CarrucolaCorno Battisti - sentiero verso il Pozzo della Carrucola

Corno Battisti - sentiero verso il Pozzo della CarrucolaCorno Battisti - Pozzo della CarrucolaCorno Battisti - Pozzo della Carrucola

Corno Battisti - Pozzo della Carrucola

Non essendo adeguatamente attrezzati non siamo saliti per il pozzo. Ritornati sui nostri passi fino a selletta Battisti abbiamo impiegato un'ora per questa deviazione.

 

Per il ritorno abbiamo voluto allungare passando per il rifugio Lancia. Quindi, tornati a bocchetta dei Foxi, abbiamo seguito il sentiero 102.

Corno Battisti - particolari del sentieroCorno Battisti - particolari del sentiero

Corno Battisti - panorama verso il Pasubio

Corno Battisti - particolari del sentieroCorno Battisti - particolari del sentieroCorno Battisti - particolari del sentiero

Corno Battisti - Vista verso Bocchetta delle Corde

Corno Battisti - vista da Bocchetta delle CordeCorno Battisti - trinceramenti su Bocchetta delle Corde

Corno Battisti - Bocchetta delle CordeCorno Battisti - particolari del sentiero

Ecco il Lancia Era da tantissimo tempo che non ritornavo, credo 35 anni. Da bambino salivamo in macchina fino a qui con mio padre autista e mia madre che mi accompagnava attraverso queste montagne. Mitica l'escursione con partenza da Bocchetta Campiglia percorrendo la Strada delle 52 gallerie, attraversando il dente Italiano e il dente Austriaco fino ad arrivare proprio qui.

Adesso accompagno e condivido la passione di mio figlio.

 

Per arrivare da Corno Battisti al Lancia abbiamo impiegato 1h 15 m.

Corno Battisti - rifugio LanciaCorno Battisti - rifugio LanciaCorno Battisti - rifugio Lancia

Sfiorato il rifugio Lancia abbiamo iniziato la discesa lungo la carreggiabile impiegando altri 45 minuti per arrivare alla macchina.

Corno Battisti - rifugio LanciaCorno Battisti - strada di ritornoCorno Battisti - strada di ritorno

Corno Battisti - strada di ritornoCorno Battisti - fontanella lungo la strada di ritorno


 



Come si raggiunge:

Da Schio (VI) in direzione Trento o da Rovereto (TN) in direzione Vicenza sulla SP46 si seguono le indicazioni per Trambileno e le successive tabelle che indicano "Rifugio Lancia". La strada è stretta dopo Trambileno e non è più asfaltata all'ultimo chilometro.

Salendo verso il rifugio Lancia si trova sulla destra il sentiero 122, si passa nei pressi di malga Zocchi fino ad arrivare a bocchetta dei Foxi dove si prosegue a destra seguendo sempre il sentiero 122. Si arriva a Corno Battisti in un'ora e venti minuti.

Per il ritorno è possibile ripercorrere lo stesso sentiero o a bocchetta dei Foxi seguire il sentiero 102 per raggiungere il rifugio Lancia e dal Lancia scendere a sinistra lungo la strada fino a raggiungere l'auto. In tutto per il ritorno ci vogliono circa due ore.


 



Mappe Interattive:



Monte Corno Battisti - da malga Cheserle
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Trento
Comune:Vallarsa
Coordinate punto di arrivo:45.81039 - 11.12294
(45°48'37" N - 11°7'23" E)
Coordinate parcheggio:45.83225 - 11.11603
(45°49'56" N - 11°6'58" E)
Altitudine di partenza (m):1404
Altitudine di arrivo (m):1762
Dislivello (m):700
Difficoltà del percorso:EE - Escursionisti Esperti
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
3 ore 20 minuti
Come si raggiunge:A piedi
Tipologia:Storico, Panoramico




Storia: (tratta da 1914-1918 La Grande Guerra sugli Altipiani - Gino Rossato Editore)

La notte è chiara, splendente di stelle, ma senza luna; i sentieri che si snodano sulle montagne biancheggiano a tratti, per brevi istanti, nel bagliore dei razzi. E' il tocco: le due prime compagnie del battaglione, la 59a e la 61a, iniziano la salita del canalone che porta alla selletta. La loro marcia si svolge in gran parte al coperto. Tuttavia esse procedono con cautela, fin presso la selletta. Qualche ombra si muove sulle trincee austriache, ma gli attaccanti non s'arrestano: i reticolati sono tosto tagliati: poche fucilate rompono bruscamente il profondo silenzio notturno: gli alpini piombano sui difensori della selletta, li mettono in fuga, occupano la posizione. La sorpresa è riuscita: all'artiglieria è già stato dato il segnale convenuto. Sono le due. Il capitano Modena, appostato con i suoi in una piccola caverna, sotto i dirupi del Corno, ode, ad un certo momento, la voce del maggiore Frattola, che lo chiama presso di sé; lungo il tragitto, incontra il tenente Brusa, aiutante maggiore, che scende ferito e che gli indica il luogo preciso dove si trova il comandante. Giunto sulla selletta, fa lanciare dal sergente Burba dietro ordine del maggiore, i razzi rossi per avvertire i reparti dell'operazione riuscita e schiera i suoi uomini in una trincea austriaca.

Ora gli austriaci sono tagliati in due parti; urge attaccare le posizioni che dominano la depressione della sella - quota 1801 e Monte Corno - dove già crepitano le mitragliatrici, anche per evitare di essere attanagliati.

Guai se l'alba, che già si annunzia a oriente, fra le creste dei Sogli Bianchi, sorprendesse gli attaccanti prima che l'impresa sia condotta a termine. Poiché i rinforzi della fanteria ritardano, il comandante decide diversamente, e dice ai suoi ufficiali; "Tentiamo di prendere la cima da soli". Il tenente Suppi punta immediatamente col suo plotone su Monte Corno, risoluto a qualsiasi audacia. Gli austriaci accolgono gli alpini con un intenso fuoco di fucileria. Ma i più audaci sono già presso le loro trincee. Col crepitio delle fucilate giungono i lamenti dei feriti e dei moribondi. All'improvviso, si ode il tenente Suppi lanciare per primo, il grido: "Savoia", al quale fa subito eco, dalla trincea austriaca, una voce impaurita che urla in cattivo italiano: "Non sbarate, Non sbarate" Ogni resistenza è venuta meno e il presidio nemico, ormai isolato completamente, si arrende. Venticinque uomini e un sottufficiale sono fatti prigionieri. Il bottino è discreto: una mitragliatrice, una quarantina di fucili e altro materiale. I prigionieri vengono disarmati e condotti sul rovescio della posizione.

Frattanto la 59a compagnia, metà della 61a e gli uomini della 60a si riordinano sulla selletta.

L'intervento dei battaglioni di fanteria dev'essere prossimo. Nell'attesa, il maggiore Frattola ordina al capitano Talamini, che comanda la 59a, e al capitano Righi, che comanda la 61a, di prendere posizione a cavaliere dello sperone che scende da quota 1801; la 60a rimane di riserva alla selletta.

Il successo dell'operazione pare ormai assicurato.

Ma gli austriaci, che difendono Quota 1801, passato il primo momento di sorpresa e di confusione, si preparano al contrattacco, iniziando a un tratto un violento fuoco di fucileria, di mitragliatrici e di artiglieria. Ci sono già numerosi feriti e alcuni morti. Quando. verso le 3, arrivano i primi uomini della compagnia comandata da Cesare Battisti coi sottotenenti Filzi e Vassallo, il maggiore Frattola, che comprende che la situazione si fa grave, dà ordine alla 61a di avanzare; al tenente Cesco Tomaselli, comandante del plotone esploratori, al tenente Solari e al comandante della sezione mitragliatrici, che si trovano sulla punta più bassa del Corno, dà ordine di raggiungere i reparti che puntano su Quota 1801. Ma il terreno, oltre che risalire quasi liscio e solo qua e là coperto da mughi, è continuamente battuto dal tiro radente delle mitragliatrici. Oramai è troppo tardi ed ogni movimento diventa quasi impossibile. I morti e i feriti sono numerosissimi. Anche il ripiegamento verso la selletta è ora molto difficile. il maggiore Frattola ordina al capitano Modena di recarsi coi suoi verso Monte Corno e di disporre gli uomini in modo che la selletta possa essere battuta efficacemente e sia evitato ogni pericolo di aggiramento. Il movimento viene eseguito rapidamente e silenziosamente: il nemico se ne accorge solo in ultimo. Il capitano Modena si affretta a riordinare i superstiti delle compagnie rimaste con un solo ufficiale; sulla destra, distende una quarantina di soldati agli ordini del sottotenente Ingravalle; alla sinistra ne manda altrettanti col sottotenente Domenico Manea, ed altrettanti al centro col Suppi. Vengono cominciate in fretta e furia anche talune opere di difesa e lo scavo di un camminamento che dovrebbe congiungere Monte Corno col canalone di sinistra, unica via di accesso.

Il capitano Righi, appostato coi suoi fra i massi e i mughi del costone, incarica Battisti di informare dell'aspra difficile resistenza il comandante del Battaglione.

"Battisti - così Achille Benedetti - stacca un foglio dal taccuino, scrive e conclude avvertendo che forse gli austriaci preparano un contrattacco".

Si deve risolvere un'altra difficoltà: far pervenire il biglietto al comando. Il terreno è tutto battuto. Gli altri alpini sulla destra sono impegnati anche essi. Un alpino si offre. Prende il biglietto, fa pochi passi carponi, discendendo il declivio, e poi ruzzola tra il polverone e il lampo di una granata.

"Maledizione - mormora il capitano - Me l'hanno ucciso"

"E' inutile. Ogni uomo è prezioso in una simile circostanza. E' un fucile in più." Il capitano si prepara a respingere le prime pattuglie nemiche, pur ripiegando lentamente senza scoprirsi. Con i suoi pochi uomini e con Battisti continua a sparare durante le soste. Il contrattacco in forze ancora non si pronunzia.

I cannoni austriaci sparano sempre. Una granata scoppia vicino al capitano che è riuscito a racimolare con Battisti alcuni altri alpini. Li dispone in vari punti, in modo da fronteggiare il primo assalto.

Ormai albeggia. La situazione grave del minuscolo reparto è facilmente accertabile dal nemico. Un'altra granata scoppia nel mezzo del gruppo dei soldati, del capitano e Battisti. Dieci uomini restano colpiti. Qualcuno geme in modo straziante, perdendo sangue. Anche il capitano resta ferito lievemente alla testa. Battisti è illeso. Pare che una divinità lo protegga, perché possa vivere la realtà del suo apostolato. Un amaro sorriso illumina il suo volto.

Il capitano vede balzare dal trinceramento nemico qualche austriaco. Impugna il fucile, Battisiti lo imita. Gli altri alpini cominciano a sparare. Verso quelle figure ritagliate nitidamente nel cielo ormai chiaro partono raffiche furiose. Battisti continua a scaricare il fucile.

I pochi austriaci si dileguano. Qualcuno cade. Il trinceramento torna immobile, ma se ne intende l'accresciuta difesa. Ormai sono più di cinquecento i fucili che sparano dalla posizione nemica sovrastante. Forse gli austriaci attendono altri rincalzi dal vicini accampamento di Zocchi per attaccare quel manipolo di uomini appiattati fra la terra, dietro qualche raro sasso, con la canna del fucile fremente

Le artiglierie nemiche intensificano i loro tiri. Cadono i grossi proiettili lacerando l'aria, squassando il terreno, sfracellando qualche alpino isolato. Per un'ora di seguito continua il tiro intensificato, preannunziante ormai il contrattacco. Le mitragliatrici fanno eco con il loro schioppettio. Le perdite sono rilevanti in quel pugno d'uomini che resistono alle raffiche infernali con gli occhi accesi dalla febbre.

I centoquaranta uomini di un'ora prima sono ridotti alla metà. "Attaccati di fronte - così il Modena - quei settanta eroi ributtarono gli austriaci"; ma la loro linea è troppo breve per non poter essere aggirata con la massima facilità. E così avvenne infatti. I difensori dell'ala destra si trovano a un tratto gli austriaci alle spalle. Ogni possibilità di ripiegamento è tagliate; pure il centro e l'ala sinistra non si arrendono: incalzanti, retrocedono fino alla vetta de Corno: e la difesa che non cede si fraziona in tanti piccoli focolari di lotta isolati tra i cespugli bassi. Sulla vetta del Corno sono catturati il maggiore Frattola, il capitano Modena, il sottotenente Filzi. Più in giù, verso il canalone, un piccolissimo numero d'italiani resiste ancora, isolato da tutte le parti. Pochi uomini si dibattono furiosamente: ma infine sono sopraffatti e catturati: il comandante di quest'ultimo pugno d'uomini è Cesare Battisti.

Il tenente Matteo Ingravalle, che partecipò all'azione, rimanendo, come il Vassallo, ferito gravemente e prigioniero, assistette alla cattura dell'eroe trentino: "Io vidi il Battisti - egli narra - quando il combattimento poteva dirsi finito; per la gravità delle mie ferite e per le forti sofferenze avevo quasi perduta ogni conoscenza: non potrei dire con certezza l'ora e mi trovavo sul dorso del monte sopra la selletta che sta tra il M.Corno e quota 1801, lo chiamai ed Egli premurosamente venne da me. In poche parole m'informò della situazione: non vi era più scampo; stretti da ogni parte i pochissimi superstiti, quasi tutti feriti, avevano ceduto. - Per me, - egli disse, - non rimane che la forca... - Ci guardammo in silenzio... Era sereno e taciturno come sempre, e per nulla stanco. Si preoccupò delle mie ferite e con affettuosità infinita volle medicarmi. Anima buona, gentile e generosa, anche in quell'ora terribile, che segnava il trapasso dalla vita al sacrificio, Egli pensava ai nostri gloriosi caduti e a quanti attorno a noi attendevano doloranti la morte."

"Il cadetto dei kaiseriager Brunetto Franceschini della valle del Non e quattro soldati si avvicinarono a noi. Indubbiamente egli riconobbe subito Cesare Battisti, ma non ebbe il coraggio di dirlo. Parlò prima con me, indi, rivoltosi al Battisti, gli chiese la pistola. Ma Battisti, alzatosi di scatto, rispose: -Mi sono battuto con onore, mi avete preso con le armi in pugno, ho diritto all'onore delle armi; consegnerò la pistola ad un superiore di grado, non mai ad un inferiore-. Il cadetto tacque per qualche istante, e poi rivoltosi nuovamente al Battisti gli chiese il binocolo:- No, - rispose - questo è proprietà personale -. Allora invitò il Battisti a seguirlo e ordinò ai quattro soldati di scortarlo."


 

Data visita: 30/07/2016
Creato il: 09/01/2017

Autore: Corrado DZ.

 

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