Valle della Covola (Val Frenzela)

Passeggiata tra le sponde di un torrente (m 1000)

 

Continuo a stupirmi di quanti anni ho trascorso ad Asiago e di quanto ancora poco conosco del territorio e di come sa sorprendermi ogni anno che ci torno

E' il caso di questa stretta valle con una cosa rara nell'altopiano: "l'acqua".

Valle della CovolaValle della Covola

Il sentiero, con una lieve pendenza, costeggia e attraversa più volte questo corso d'acqua .....

Valle della CovolaValle della CovolaValle della Covola

... e la sua dolce musica ci ha accompagnati fino a dove il sentiero si è fatto ripido.

Valle della CovolaValle della CovolaValle della Covola

Con qualche tornate ed una rapida salita si arriva velocemente a Gallio.

Questa salita costeggia il punto più ripido della valle, dove la forza dell'acqua veniva usata per dei mulini (leggi la storia sotto).

Valle della Covola - MulinoValle della Covola - Centrale idroelettrica

Soddisfatti di questa scoperta, e dopo una scorpacciata di lamponi trovati nel posto, abbiamo ripercorso il sentiero ripensando e rigustandoci quanto la natura ci offre

Valle della Covola - MulinoValle della Covola - Mulino

Buon divertimento


 



Come si raggiunge:

Dal centro di Gallio (Vi) in direzione Bassano prima di uscire dal paese, in corrispondenza del parco giochi, si trovano le indicazioni del "sentiero dei mulini" oppure, girare a destra al municipio e seguire per Val dei Ronchi. 100 mt prima che la strada diventi bianca sulla destra, in mezzo ad alcune case, una sentiero porta alla valle. Si riconosce per una macina in sasso messa proprio come segnale. Il sentiero è percorribile solo a piedi.


 



Mappe Interattive:



Valle della Covola (Val Frenzela)
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Vicenza
Comune:Gallio
Coordinate punto di arrivo:45.88956 - 11.55809
(45°53'22" N - 11°33'29" E)
Altitudine di arrivo (m):1000
Difficoltà del percorso:T - Turistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
1 ora
Come si raggiunge:A piedi
Tipologia:Naturalistico, Storico




Altre Foto:



Storia: (tratta dai tabelloni trovati in loco)

Gli opifici della Valle della Covola

Il territorio di Gallio, a differenza di altre zone dell'Altopiano, è ricco di sorgenti d'acqua perenne. La loro abbondanza assieme all'estensione dei boschi, ha fatto sì che nel corso dei secoli si sviluppassero attività artigianali o paleoindustriali, prima fra tutte la concia delle pelli. Vi era infatti sia l'acqua per muovere le ruote degli opifici che la corteccia d'abete dalla quale ricavare il tannino, utilizzato per rendere imputrescibili le pelli. L'arte della concia rappresentava un ramo dell'industria dell'Altopiano e costituiva "uno dei capi di qualche importanza nel loro commercio col di fuori".

Tra le principali sorgenti vi è la Covola, ricordata da numerosi storici, che sgorga proprio sotto l'abitato di Gallio, dando il nome alla Valle. Essa scende lungo la Val Ghiaia fino al Buso e al canyon che da qui prende il nome di Val Frenzela, termine comunemente usato per indicare l'intero susseguirsi delle tre valli. L'esistenza degli opifici è documentata fin dal '500. Per secoli, fino allo scoppio della 1 Guerra Mondiale, gli edifici a più piani erano in parte ad uso produttivo e in parte abitazioni. Nel loro insieme diedero quindi luogo ad una vera e propria Contrada fornita anche di lavatoi, usati dalle donne di Gallio fino agli anni '50.

Nel 1892, su un totale di 26 concerie esistenti nella provincia di Vicenza, Gallio ne contava 8. Le vasche e i tini per la concia erano 50, gli addetti 44. Nel 1916 l'edificio localizzato nei pressi della sorgente venne utilizzato dall'esercito italiano e trasformato in centrale idroelettrica e stazione di pompaggio dell'acquedotto che portava l'acqua fino a ridosso delle linee dello Zebio. Durante il conflitto gli edifici vennero distrutti, tranne la centrale.

 

La funzione degli opifici

Numerosi storici e viaggiatori hanno ricordato gli opifici della Covola accennandone l'attività, ma è attraverso i Catasti storici che si può risalire al tipo di lavorazione che venivano effettuate. L'acqua della sorgente, convogliata in una canaletta in pietra, muoveva otto ruote di opifici, di cui sei localizzate in linea retta lungo il ripido pendio. Le attività documentate sono:

- PISTA DA SCORZA. L'attività principale era quella di "pestar scorze" ed era strettamente legata alla concia delle pelli, in quanto permetteva di ottenere il tannino. La corteccia d'albero, posta in recipienti di sostanza dura (mortai o pile), veniva sottoposta ripetutamente ad una serie di colpi per mezzo di pestello o mazza. Dalla corteccia così frantumata veniva estratto il tannino, impiegato nella concia delle pelli per le sue proprietà di rendere insolubili e imputrescibili le sostanze con cui si combina.

- MULINO DA GRANO E PILA D'ORZO. Alcuni opifici svolgevano l'attività di macinazione del grano e dell'orzo. Esistevano due metodi: frantumazione dei grani in mortai a mezzo di percussione con pestelli; loro stritolamento fra due pietre monolitiche, dette palmeti, una più o meno incavata che serviva da supporto fisso, l'altra mobile, manovrata secondo determinate regole (da cui deriva il detto "mangiare a quattro palmenti" ovvero con voracità).

La pilatura è un procedimento per eliminare dai grani il loro rivestimento rendendoli commestibili.

- FOLLATOJO DA PANNI. La follatura, detta anche gualca o feltratura, è un trattamento meccanico che ha lo scopo di conferire compattezza, leggerezza e morbidezza ai tessuti di lana e ai feltri. Si attua per mezzo del follo o follone, ovvero una macchina a martelli o mazze. I folloni più antichi, in cui le mazze erano mosse dalla ruota che girava con l'acqua, sono detti anche gualchiere (dal longobardo walkan "rotolare").


 

Data visita: 06/08/2007
Creato il: 19/10/2007

Autore: Corrado DZ.

 

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