Monte Pasubio - Strada delle 52 Gallerie

dalla 22ª alla 30ª galleria

 

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Verso la fine di settembre 1917 fu completato il tronco stradale, lungo circa 1.100 m, che dalla 20ª galleria, correndo circa 150 m sotto il crinale della Bella Laita con una pendenza uniforme, arrivava fino all'impluvio della Val Camossara, in un punto poco al di sotto della selletta Cuaro.

22ª galleria BREGANZE, mt.8

Non è certo,ma questa galleria potrebbe aver preso il nome dal col.Giovanni di Breganze, ufficiale del Comando Supremo addetto ai rapporti con gli alleati.

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23ª galleria GENERALE CAPELLO, mt.18

Comandante dal 14 dicembre 1916 al 3 marzo del 1917 del V Corpo d'Armata, da cui dipendeva il settore del Pasubio, il gen. Luigi Capello fu schierato successivamente al comando della 2ª Armata sul fronte dell'Isonzo fino alla rotta di Caporetto.

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24ª galleria BOLOGNA, mt.16

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25ª galleria AQUILA, mt.11

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26ª galleria NAPOLI, mt.24

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27ª galleria PICONE, mt.98

Il cap. Corrado Picone sostituì il ten. Zappa al comando della 33ª compagnia minatori dal 23 aprile 1917 alla fine del conflitto. Fu uno dei principali artefici della realizzazione della Strada della Iª Armata. La sua realizzazione tecnica per il comando del Genio, assieme agli appunti e a ricordi personali, costituiscono la guida principale alla conoscenza delle caratteristiche della realizzazione.

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28ª galleria GENOVA, mt.14

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29ª galleria SPEZIA, mt.31

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30ª galleria MISS, mt.10

Con questa galleria, il cui percorso gira entro un torrione di roccia, la strada prosegue allo scoperto per un tratto di 327m girando la testata della Val Camossara ed entrando nell'enorme apertura che separa la Bella Laita dal M.te Forni Alti.

Dai Ricordi di un reduce del Pasubio del s.ten. Ugo Cassina, dattiloscritto conservato nella raccolta G.Pieropan presso il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza, riportiamo:

La costruzione del tratto di strada lungo il costone meridionale della Bella Laita fino a raggiungere la parete di Forni Alti nel canalone di val Camuzzara, poco al disotto della selletta Cuaro, si deve alle cure assidue e continue del capitano Picone e del sottotenente Forestiere, quest'ultimo giunto in compagnia alla fine di agosto. Picone dirigeva tutti i lavori stradali ed illuminava col suo consiglio l'opera di tutti quanti. Però questo tratto ricevette da lui il maggior interessamento personale. Qui, più che altrove, concentrò la sua attività meravigliosa.

Non c'era che Ruffini che potesse competere con lui nelle rapide e lunghe corse montane. Mi rammento che, quando ero in loro compagnia, spesso ero costretto a fermarmi ansante e sudato per riposarmi un poco.

Al primo di agosto, data del trasloco del comando di compagnia da Bocchetta di Campiglia a Bella Laita, questa era fornita di una sola baracca 3x5, che era servita a Ruffini ed a me, e di un'altra baracca di circostanza, costruita principalmente con eternit dove avevano alloggiato i sergenti dei nostri drappelli.

Ma in breve queste baracche furono contornate da altre. Vennero stesi altri piccoli rami di teleferica. Vennero innalzate numerose tende Carbone. Dove prima erano rocce deserte, forse mai calpestate da piede umano, sorse in breve un popoloso paese in legno e tela, ospitante qualche centinaio di uomini: minatori della compagnia o centurioni di Surdo, bel tipo di pugliese, direttore della mensa di Comando.

Lassù venne eretta una bella veranda, dove spesso si riunivano gli ufficiali della Bella Laita, per ammirare il panorama magnifico in quel punto: da una parte si stendeva sotto lo sguardo dell'osservatore tutta la val Leogra con la pianura vicentina, la catena dei Lessini con le cime più vicine del Cornetto e del Baffelan; e, dall'altra parte, la triste val di Posina con le cime nemiche del Majo e della Borcoletta, la cima Palon, il Corno del Pasubio e, più indietro, il Col Santo.

Da quella veranda, spesso, sebbene inutilmente partivano colpi di fucile agli aeroplani crociati che di sopra volteggiavano e, la sera, sguardi di ammirazione per gli effetti di luce prodotti da riflettori nostri o nemici che striavano la val Posina di fasci luminosi, spianti a vicenda i movimenti che, fra le tenebre, gli opposti nemici avessero in animo di fare.

Nessun osservatorio migliore della veranda di Bella Laita, nelle notti in cui o noi o il nemico tentavano reciprocamente di sloggiarci dai terribili roccioni del Majo. Quando, più tardi, venne fondato il drappello di Fontana d'Oro, la mensa di Bella Laita era la tappa ristoratrice, il punto di ritrovo fra gli abitatori di Bocchette Campiglia e quelli di Fontana d'Oro.

Credo che nei dintorni non esistesse luogo più pittoresco, più isolato, e quindi più tranquillo, di quello dei baraccamenti di Bella Laita.

Tutto vi arrivava da Bocchette Campiglia (ove sempre restava un nostro distaccamento) e, a Bocchette, era congiunta solo dai vari rami del nostro teleforo e della strada costruita che, non essendo ancora ufficialmente aperta al transito, era percorsa più che atro dalle salmerie della compagnia.

Più tardi venne collocata una tubazione che portava l'acqua da Fontana d'Oro (ove già arrivava), attraverso Caneve di Campiglia e la selletta Cuaro, fino alla Bella Laita, evitandone il lungo trasporto che, per teleforo o mediante muli, bisognava fare da Bocchette.

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Data visita: 05/06/2010 - 02/07/2016
Creato il: 02/09/2010

Autore: Corrado DZ.

 



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