Val Frenzela - Stoccareddo - malga Stenfle

Lunga passeggiata sulle pendici della val Frenzela (m 1180)

 

Questo giro ad anello inizia con un bellissimo falsopiano. Il giusto modo per scaldare i muscoli per affrontare questa lunga escursione.

Val Frenzela - area pic-nicVal Frenzela - strada vecchia del Buso

Siamo in val Frenzela e a poche decine di metri più in basso scorre l'omonimo torrente. La strada carreggiabile prosegue verso est per circa 25 minuti quasi tutta nel bosco.

Val Frenzela - strada vecchia del BusoVal Frenzela - incrocio con la strada asfaltata

Raggiunta la strada asfaltata noi siamo scesi a destra verso la Madonna del Buso che si raggiunge in 10 minuti. Qui però non abbiamo potuto proseguire sulla vecchia strada per Stoccareddo, in quanto c'è un cartello di divieto di circolazione ai pedoni ..... ma forse viene tolto nel periodo estivo? In effetti non si nota nessun pericolo e abbiamo visto diversa gente percorrere quella strada.

Madonna del BusoMadonna del Buso

Sicuramente è la strada più breve, però .....

Noi siamo tornati indietro, abbiamo proseguito dritti all'incrocio precedente e tenendo sempre la destra ci siamo trovati sulla strada principale. Da qui, sempre a destra si attraversa il ponte che passa sopra al Buso.

Verso StoccareddoIl ponte di StoccareddoScultura all'ingresso di Stoccareddo

Una raccomandazione: per legge, nelle strade a doppio senso di circolazione e senza marciapiede, è obbligatorio camminare sul lato sinistro della strada, ovvero quello contrario alle auto. Sembra che molta gente non conosca questa regola.

Dal ponte a Stoccareddo ci voglio circa 20 minuti.

Poco prima dell'ingresso al paese una scultura sulla roccia controlla i viandanti.

Chiesa di StoccareddoStoccareddoStoccareddo - strada per contrada Zaibena

Stoccareddo è in una posizione fantastica e con una storia particolare. In fondo alla pagina troverete quanto indicato nelle tabelle della piazza.

Dopo una sosta ed un caffè si riparte prendendo la strada sulla destra che è poco sopra alla chiesa con indicazione "contrada Zaibena".

Strada da Stoccareddo alla contradaVista di Stoccareddo

Altri 25 minuti di strada asfaltata per arrivare alla contrada, con una bellissima vista dall'alto di Stoccareddo.

Val Frenzela - Stoccareddo - malga StenfleVal Frenzela - Stoccareddo - malga Stenfle

Appena oltrepassata la contrada la strada prosegue a fondo naturale e finalmente si torna nel bosco.

Da Zaibena verso malga StenfleDa Zaibena verso malga StenfleDa Zaibena verso malga Stenfle

Continuando la salita, poche volte impegnativa, si incrocia un'altra strada che unisce malga Stenfle a casara Melaghetto. Qui si prosegue a destra e la strada diventa un falsopiano.

Incrocio verso malga Stenfle

All'uscita del bosco si intravede il tetto della malga. Ci sono voluti 60 minuti da Zaibena alla malga.

Verso malga Stenflemalga Stenflemalga Stenfle

Si prosegue andando verso la malga e, poco prima dell'ingresso, la strada svolta a sinistra. Inizia la discesa, dapprima su un prato erboso per poi rientrare nel bosco.

Strada in uscita da malga StenfleDa malga Stenfle verso il bosco

Ingresso al bosco da malga Stenfle

Terminata la discesa la strada attraversa un torrente con una secca curva a destra. Purtroppo un pezzo di strada è devastato dagli schianti degli alberi. Si riesce comunque a passare.

In discesa verso la partenzaAttraversamento del torrenteStrada bloccata dagli schianti

Una brevissima salita e poi si scende nuovamente fino a Valle dei Ronchi dove si incrocia la strada già percorsa in macchina. Dalla malga alla macchina ci abbiamo messo circa 60 minuti.

Valle dei RonchiLa strada verso il punto di partenza


 



Come si raggiunge:

Dal centro di Gallio (VI) in direzione est, si prende la strada a destra che passa tra la piazzetta e il municipio (via IV Novembre). Si prosegue seguendo le indicazioni per Valle dei Ronchi. Arrivati alla contrada la strada diventa a fondo naturale. Proseguendo si trova l'area pic-nic da dove abbiamo iniziato l'escursione.


 



Mappe Interattive:



Val Frenzela - Stoccareddo - malga Stenfle
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Vicenza
Comune:Gallio
Coordinate punto di arrivo:45.88038 - 11.57342
(45°52'49" N - 11°34'24" E)
Coordinate parcheggio:45.88846 - 11.57369
(45°53'18" N - 11°34'25" E)
Altitudine di partenza (m):820
Altitudine di arrivo (m):1180
Dislivello (m):830
Difficoltà del percorso:Escursionistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
3 ore 45 minuti
Km totali:14,0
Come si raggiunge:A piedi, In mountain bike
Tipologia:Paesaggistico, Panoramico




Traccia GPS:



Storia: (tratta dai tabelloni in loco)

LA VALLE FRENZELA

Sotto, oltre Gallio, nel varco, la pianura si apre in un taglio improvviso. È la Val Frenzela, un cedimento nel bordo dell' Altopiano, una gola che scende ripida e stretta, profonda, lunga, ancora verde di prati all'inizio, quasi un "canyon" fra pareti alte di pietra alla fine. Si apre di colpo, ottocento metri più in basso, sul paese di Valstagna in Valsugana, appena sopra Bassano" (Da "I fogli del Capitano Michel" di Claudio Rigoni).

La Val Frenzela (dal tedesco medioevale "Frön-ziel-â/Fran-zeel-â" che significa "valle torrentizia terminale con strada incassata ripida") svolse nel corso della storia un ruolo assai importante per le genti di pianura e per quelle dell'Altopiano nel senso che essa venne usata e praticata:

- Come "VIA DELLA LANA" in quanto dai lontani secoli della Repubblica Romana fino agli inizi del 1900 venne percorsa dalle greggi di pianura e dell'Altopiano per le transumanze autunnali e primaverili, collegando l'Altopiano alle vie armentarie, che conducevano a Padova, Vicenza, Treviso e Pordenone;

- Come "VIA DEL LEGNAME", perché a partire dalla fine del XIV secolo agevolò il trasporto del legname di Gallio e Asiago verso il Brenta e, quindi, verso l'Arsenale di Venezia;

- Come "VIA DEL CONTRABBANDO", che assicurò alle genti dell'Altopiano quei beni necessari al vivere quotidiano, come alcoolici, vestiario, olio, zucchero, sale, caffè e tabacco, che a causa dei dazi oltremodo onerosi non potevano facilmente essere acquistati al libero mercato;

- Come "VIA DEI PROFUGHI E DEI SOLDATI" perché nel maggio del 1916 a seguito dei bombardamenti austroungarici gran parte della popolazione di Gallio e Asiago fuggì in pianura, mentre truppe di soldati italiani risalivano la Valle per posizionarsi nelle trincee dell'Altopiano onde contrastare l'avanzata delle truppe austriache.

Testi a cura del Prof. Danillo Finco

 

Stoccareddo

Le origini del "paese dei Baù"

Stoccareddo è conosciuto come il paese dei Baù per la forte presenza di questo antico cognome che è portato con orgoglio dalla stragrande maggioranza dei suoi abitanti.

Frazione del Comune di Gallio, l'affascinante borgo altopianese era un tempo chiamato Stockereck che, nella lingua cimbra ormai in disuso, probabilmente significa "collina dei bastoni", mentre è tuttora chiamato dai sui abitanti Stocare, nella forma dialettale veneta.

Un antico documento del 1556 riguardante una contesa territoriale fra Asiago e Valstagna parla di una piccola comunità con una presenza stabile alle pendici del Col del Rosso già nel 1400. Inoltre il documento riferisce che nel 1502 vivevano quattro famiglie a Stocarè e cinque alla Zaibena:

"...All'albeggiare del dì seguente, montata la sua cavalcatura, s'incamminarono per la via di Gallio fino alla Frenzèla: ove giunti ascesero sin quasi la sommità del monte. Da questo luogo il Podestà (di Vicenza) fu da Fieramosca (suo Vicario) condotto sopra una roccia fatta a modo di guglia (lo Spitzknotto) e da quel luogo gli indicò le case e abitazioni di Stoccarè che erano in numero di quattro, l'una lontana dall'altra. I possessori di esse erano: Girolamo Baù, Pietro Baù, Bartolomeo e Gaspare Baù e Giovanni Rossi (...). Quelle case giacevano in mezzo a pezze prative, arative e zappative, dove le biade mature ondeggiavano ed increspavansi al leggero e fresco venterello che spirava. Qui e là erano piantate noci, ciliegi ed altri alberi fruttiferi. Ogni casa era fornita di orto. Cinque case pure esistevano alla Zàibena con prati, campi ed orti, dove abitavano Marco, Domenico, Pellegrino, Bartolomeo e Girolamo Marini (...). Eseguita la perticazione delle terre e prati risultò che la Zàibena aveva 70 campi, Stoccarè 136 campi e il Sasso 207 campi..."

Questa è la prima documentazione ufficiale che parla di Stocarè, Zaibena e anche di Sasso. Si può ragionevolmente dedurre che questi paesi si formarono solo dopo la costruzione della Calà del Sasso, la lunga gradinata che conta ben 4444 scalini di pietra e che collega Sasso di Asiago a Valstagna, costruita nel 1388 per il trasporto del legname.

Alcuni alpigiani scelsero di fermarsi stabilmente in questo magico ambiente naturale adagiato sulle pendici del Col del Rosso, fondando così le comunità di Stocarè e della Zaibena.

 

Terra di emigranti, terra di lavoratori

Anche Stoccareddo e Zaibena, come tutto l'Altopiano di Asiago, hanno vissuto il fenomeno dell'emigrazione. Per almeno 100 anni, dal 1870 al 1970, decine di migliaia di compaesani hanno dovuto scegliere la strada dell'espatrio, andandosene con la morte nel cuore da una terra unica, la terra che hanno continuato ad amare e sognare e che molti di loro non hanno più rivisto.

Stoccareddo è un paese emigrante; anzi, un po' più emigrante di altre località altopianesi, perché da qui partivano quasi tutti, talvolta lasciando a casa gli anziani e le donne con i piccoli, quando anche questi non erano costretti a lasciare le loro case per andare in cerca di fortuna negli Stati Uniti, in Australia, ma anche nelle più "vicine" nazioni europee, come il Belgio, la Francia o la Germania.

I discendenti degli emigranti Baù e Marini di Stocarè e della Zaibena sono sparsi nelle varie contrade d'Italia, d'Europa e di tutti i continenti. Solo i Baù nel mondo si contano in oltre 15 mila persone.

In occasione dei periodici raduni delle famiglie, Stoccareddo ha avuto modo di percepire come sia ancora ben vivo negli emigranti, anche di terza o quarta generazione, l'attaccamento alla loro terra. Nacque così l'idea di ricordare questi compaesani, anche per far capire ai giovani che il benessere del quale tutti oggi possiamo godere è possibile anche grazie ai sacrifici di tanti nostri paesani.

Ecco quindi l'affresco-monumento dedicato agli emigranti, collocato sulla parete di un edificio che si affaccia sulla piazza principale di Stoccareddo, opera dell'artista Anna Maria Trevisan.

 

Una chiesa inconfondibile

Il 9 novembre 1669, al cardinale Gregorio Barbarigo si presentò Domenico Baù di Cristiano, anche a nome di Bartolomeo Baù di Gaspare e di Domenico Marini di Gabriele, procuratori degli uomini di Stocarè, Zaibena e Ronchi, portando al vescovo di Padova un'istanza scritta che recitava: "...affinché venga concesso di costruire una chiesa, nella quale si possa partecipare al sacrificio Eucaristico da parte degli abitanti di quelle zone contrattuali (contrade) che distano 4 miglia dalla chiesa di Gallio e gli stessi possano ricevere dal cappellano che celebrerà nella stessa chiesa altri documenti che riguardano lo spirito".

I fedeli avevano già costituito la dote per il mantenimento della chiesa e per la ricompensa al cappellano. Il santo Cardinale, trattandosi di aumentare il culto divino, concesse la licenza per costruire la chiesa. Quando il 20 settembre 1672 il cardinale Barbarigo venne in visita pastorale a Gallio, nella chiesa di San Giovanni Battista di Stoccareddo si celebrava già tutti i giorni festivi.

Nello scorso secolo la vecchia chiesa con un solo altare fu sostituita da una nuova con tre altari, benedetta il 25 febbraio 1906, ma questa ebbe breve vita. Distrutta assieme a tutto il paese nella guerra 1915-1918, venne infine ricostruita assieme al campanile nel 1923, così come la vediamo oggi, su progetto dell'architetto Vincenzo Bonato. Immediatamente ci si rende conto del grande valore architettonico, tanto che viene ben presto considerata "monumento di interesse nazionale".

Ancora oggi la chiesa di San Giovanni Battista di Stoccareddo resta unica nel Veneto, soprattutto per l'originale soluzione architettonica delle capriate ogivali, che le hanno fatto guadagnare la definizione di edificio in stile "gotico alpino" che si inserisce perfettamente nell'ambiente circostante.

All'interno, oltre alla maestosità delle capriate in legno, si possono ammirare quattro altari in marmo locale di ottima fattura, una pala raffigurante il Battista che sta per essere decollato, copia dell'originale del Tiepolo custodita a Vicenza, e una Via Crucis su tela. La facciata presenta un affresco raffigurante la consegna della testa del Battista su un piatto a Erodiade.

La storia recente racconta dell'incendio del tetto dell'abside, alla vigilia del Natale 1978, con la riparazione pressoché istantanea, eseguita dai paesani. Dopo la ristrutturazione interna eseguita negli anni 80, la chiesa è stata ristrutturata esternamente nel 2003.


 

Data visita: Maggio 2021
Creato il: 14/06/2021

Autore: Corrado De Zanche

 

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