Riparo Dalmeri

Un salto nel Paleolitico (m 1240)

 

Due passi nel bosco per visitare un sito archeologico di 13.000 anni fa.

Il percorso è molto semplice e ben segnalato e bastano circa 15 minuti per arrivarci.

Riparo DalmeriRiparo Dalmeri - inizio del percorsoRiparo Dalmeri - inizio del percorso

Riparo DalmeriRiparo DalmeriRiparo Dalmeri

Riparo DalmeriRiparo Dalmeri

Nei pressi del riparo ci sono molte tabelle che riportano la storia del luogo (trascritte a fondo pagina).

Riparo DalmeriRiparo DalmeriRiparo Dalmeri

Riparo DalmeriRiparo DalmeriRiparo Dalmeri

Tornando indietro è possibile visitare la Busa dei Briganti. Anche qui una tabella lungo il percorso indica il sentiero per scendere. Pochi minuti, ma per raggiungerlo il tracciato è sicuramente meno agevole del precedente.

Busa dei BrigantiBusa dei Briganti

A fondo pagina è riportata la tabella di inizio sentiero: Le incisioni su roccia ai "Busa dei Briganti"

Busa dei BrigantiBusa dei BrigantiBusa dei Briganti

Busa dei Briganti - prospettiva sulle dimensioni


 



Come si raggiunge:

Da Enego (VI) in direzione Foza-Asiago, dopo circa 5 km, si trova sulla destra l'indicazione per Marcesina. Si prosegue passando nei pressi degli impianti sciistici di Enego 2000 e del rifugio Barricata.

Da Gallio (VI) in direzione Foza e quindi per Enego. Dopo circa 2 km da Foza si trova la località Lazzaretti dove, a sinistra, si trovano le indicazioni per Marcesina.


 



Mappe Interattive:



Riparo Dalmeri
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Trento
Comune:Grigno
Coordinate punto di arrivo:45.99519 - 11.60166
(45°59'43" N - 11°36'6" E)
Coordinate parcheggio:45.98932 - 11.602
(45°59'22" N - 11°36'7" E)
Altitudine di partenza (m):1285
Altitudine di arrivo (m):1240
Dislivello (m):120
Difficoltà del percorso:T - Turistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
40 minuti
Come si raggiunge:A piedi, In mountain bike
Tipologia:Naturalistico, Storico




Storia: (dai tabelloni in loco)

Storia degli studi sulla piana di Marcesina

Le ricerche preistoriche sulla Piana di Marcesina, situata al margine nord-orientale dell'Altopiano dei Sette Comuni, ebbero inizio nell'estate del 1982, con il ritrovamento dei primi manufatti in selce in località Albi di Val Coperte, sul territorio del comune di Grigno. Negli anni successivi furono promosse nuove prospezioni che portarono alla luce altri siti come quello di Fonte del Palo, in territorio vicentino.

Fece seguito, nel 1983, la scoperta, in modo del tutto casuale, di una cavità carsica con resti di frequentazione umana preistorica, oggi nota col nome di Grotta di Ernesto. Questa cavità, oggetto di occasionali presenze risalenti all'epoca paleo-mesolitica, fu scavata negli anni 1984-1985, 1988 e 1990 da parte dello stesso Museo Tridentino di Scienze Naturali, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento

Le indagini sul vasto territorio della Marcesina proseguirono con una certa regolarità dalla fine degli anni '80 ai primi anni '90, ampliando il quadro d'insieme del popolamento dell'altopiano da parte degli ultimi cacciatori-raccoglitori paleolitici e mesolitici, con un significativo contributo per la conoscenza generale dei primi colonizzatori dei territori alpini.

Il ritrovamento ad oggi più rilevante è un riparo sotto roccia, chiamato Riparo Dalmeri, che ha permesso di scoprire nuovi aspetti sulla ritualità e sulla vita dei cacciatori paleolitici.

 

L'arrivo dell'uomo alla fine delle glaciazioni

I ritrovamenti più antichi nel territorio alpino si riferiscono all'uomo di Neanderthal che visse in Europa e in Medio Oriente fra 200.000 e 40.000 anni fa, per poi estinguersi con l'arrivo della specie africana, Homo sapiens.

Il clima europeo di quei tempi era particolarmente rigido essendo in pieno svolgimento l'Era glaciale pleistocenica. I ritrovamenti attribuibili a questo periodo sono spiegabili da piccole incursioni effettuate dall'uomo di Neanderthal o in aree di rifugio, cioè non ricoperte dal ghiaccio perenne, oppure durante i momenti di clima più mite, detti "interglaciali".

Durante l'ultima glaciazione (Würmiana) che ebbe la massima espansione circa 18.000 anni fa, le Alpi erano occupate da spesse coltri di ghiaccio che ricoprivano le montagne e le vallate fino alla pianura.

A partire da circa 16.000 anni fa, i ghiacciai cominciarono a ritirarsi, a causa del miglioramento climatico globale. Questo permise a specie pioniere come i licheni e i muschi di colonizzare le montagne e le valli del Trentino. Subentrarono poi le specie vegetali e animali di prateria seguite dai gruppi umani che provenivano dalla pianura per praticare la caccia necessaria al loro sostentamento.

In questo contesto l'Altopiano di Marcesina offriva ai cacciatori nomadi condizioni ottimali per la sopravvivenza e occasioni di rifugio sia in aree aperte che in ripari sotto roccia o grotte. In questo periodo della preistoria, chiamato Paleolitico superiore, l'uomo viveva in simbiosi con la natura, in piccoli gruppi con un'economia di caccia, pesca e raccolta dei prodotti spontanei che l'ambiente poteva offrire, costruiva gli utensili di cui aveva bisogno con i materiali che forniva la natura, come il legno, la selce, le ossa, i palchi, la pelle e i tendini degli animali cacciati.

 

Riparo Dalmeri

Riparo Dalmeri ha rappresentato, negli ultimi vent'anni di ricerca preistorica in area alpina, un sito di riferimento per comprendere le abitudini e le modalità di sfruttamento del territorio montano da parte dei cacciatori epigravettiani di 13.000 anni fa. Il buono stato di conservazione dei reperti scoperti nei vari strati archeologici e la loro disposizione, ha permesso di ricostruire momenti di vita quotidiana degli antichi abitanti del sotto roccia.

RESTI DI PASTO

Con il 90% dei resti faunistici, lo stambecco era l'obiettivo principale dell'attività venatoria. Sono comunque documentati: cervo, capriolo e camoscio, orso, tasso, castoro, cinghiale e alce.

LA CACCIA

I territori di caccia comprendevano sicuramente le praterie alpine dell'altopiano attorno a 1.200-1.400 m di quota e le foreste di conifere, situate a quote leggermente inferiori. Si cacciava anche in val Brenta come è testimoniato dal ritrovamento di un frammento di alce e, soprattutto, da numerosi resti di pesci caratteristici delle acque fluenti.

L'ACCAMPAMENTO

La grande quantità di ossa e le tracce di lavorazione su di esse fanno pensare a una consistente attività di macellazione. Si può ipotizzare che le attività prevalenti nel sito fossero proprio quelle della scarnificazione degli animali e di conservazione della carne mediante essiccamento o affumicatura.

STAGIONI DELLA CACCIA

La prevalenza di resti di animali giovani ed altri indizi indicano un'attività di caccia limitata alla bella stagione e riflettono un modello di popolamento caratterizzato da nomadismo stagionale con quartieri di svernamento nella pedemontana.

 

Le pietre dipinte di Riparo Dalmeri

Riparo Dalmeri offre la possibilità di studiare sia l'arte che la ritualità di un gruppo di cacciatori-raccoglitori della fine del Paleolitico che frequentarono circa 13.000 anni fa la fascia prealpina. Un gran numero di pietre con pitture in ocra ha svelato, dopo l'asporto di sedimento e della concrezione che le ricopriva, figure antropomorfe e di animali, disegni schematici e impronte di mani.

Grande significato simbolico assume il contesto di ritrovamento delle pitture, collocate nell'area che corrisponde allo spazio esterno di una struttura abitativa (capanna). La loro deposizione è avvenuta durante le prime occupazioni umane. Le espressioni figurative sono rese con verismo evidenziando il carattere degli animali.

Questo linguaggio pittorico innovatore è di notevole interesse scientifico e si inserisce nella più ampia problematica dell'interpretazione e del significato dell'arte prodotta dai cacciatori-raccoglitori paleolitici europei. Il fatto che alcune decine di pietre conservino una sorta di "marchio di riconoscimento" sulla faccia opposta a quella dipinta, fa pensare a un atto pittorico che contemplava un "rito dinamico", ripetuto nel tempo. Infatti, era verosimilmente possibile riconoscere e riprendere una particolare pietra contraddistinta da una determinata figurazione. Riconoscere, riprendere e ri-capovolgere più volte poteva rappresentare una sorta di rinnovamento o di riattivazione continua del rito (propiziatorio?), a seconda delle esigenze del momento.

L'atto di dipingerle era fondamentale e avrebbe potuto essere già per sé stesso un gesto rituale. Quello delle pitture rappresenta un punto di eccellenza che può essere considerato uno snodo fondamentale per la comprensione e il ruolo di questo insediamento nell'ambito delle comunità epigravettiane alpine.

 

Le incisioni su roccia ai "Busa dei Briganti"

A circa 100 metri da Riparo Dalmeri, lungo la forra del torrente Ombra, ci sono numerose cavità naturali visibili nella roccia, create dall'acqua di scioglimento del ghiacciaio decine di migliaia di anni fa. Particolari sono tre grottine naturali, una singola più ampia e profonda, con accanto le altre due sovrapposte. All'ingresso della principale spicca una liscia parete calcarea verticale, completamente tappezzata da incisioni. Sono iscrizioni con date degli ultimi secoli, legate a particolari vicende storiche locali ed agli eventi bellici della prima guerra mondiale. Tra queste si notano anche simboli "cruciformi", alcune rappresentazioni figurative, medievali o più recenti. Sono appena visibili altri segni lineari che potrebbero appartenere alla preistoria.


 

Data visita: 18/08/2018
Creato il: 09/04/2020

Autore: Corrado DZ.

 

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