Malga Lora - Monte Miela

Una zona poco conosciuta dell'area delle Melette (m 1782)

 

Partendo da Foza il nostro intento era quello di seguire il sentiero 860 e con un percorso ad anello ritornare a Foza. Purtroppo il percorso è interrotto il più punti per gli alberi caduti, e così siamo saliti e scesi dalla stessa strada.

Partiti da Foza in direzione Enego, appena fuori dall'abitato, superato sulla destra l'incrocio per Valstagna, si trova a sinistra la strada che sale verso il Pian della Futa. La strada è asfaltata e prosegue fino ad un divieto con tanto di telecamera per il controllo degli accessi .... Il sentiero indica di uscire dalla strada e di proseguire a destra sulla strada bianca.

Uscita dalla strada

Passati nei pressi di un paio di case si entra nel bosco e con gran sorpresa ci imbattiamo su un sentiero e una sorgente antica.

Antico selciatoIngresso alla sorgenteSorgente

Si prosegue il sentiero ma una catasta di legna ci ha obbligato ad arrampicarci per qualche metro per ritornare sulla strada asfaltata (spero che la catasta non rimanga lì in eterno). Proseguendo si trova poco dopo la deviazione a sinistra del sentiero. Però gli alberi abbattuti ci hanno costretto a proseguire per la strada, che tutto sommato, è anche meno ripida e più facile da percorrere.

Imbocco del sentiero bloccatoPanorama di Foza

La strada asfaltata termina al Pian della Futa, ed una volta era proprio il termine della strada. Adesso invece hanno costruito una nuova strada che sale verso il monte Badenecche. Dopo aver valutato nuovamente che il sentiero era inagibile abbiamo proseguito su questa nuovissima strada. La salita è dolce e decisamente piacevole.

La nuova stradaTermine della nuova strada

Superato il tronco ci ritroviamo sulla strada che porta a destra alla casara Xomo del monte Badenecche. Noi proseguiamo a sinistra direzione nord-ovest dove raggiungiamo un ulteriore incrocio con un'area piena di lapidi commemorative di medaglie d'oro e atti valorosi della Grande Guerra.

Verso le lapidiLapidi commemorative

Proseguiamo a sinistra verso ovest rimanendo sempre sulla strada.

Strada verso Malga LoraStrada verso Malga LoraStrada verso Malga Lora

Arrivati nei pressi della malga, e superata una stalla a sinistra, si incontra una tabella dell'Ecomuseo della Grande Guerra che spiega le vicende di questa piana (vedi sotto la parte storica). Sulla destra i resti di una cisterna ed un cimitero.

Cisterna di Malga LoraCimitero di Malga LoraCimitero di Malga Lora

Cimitero e cisterna di Malga LoraMalga Lora

Proseguiamo sulla strada verso malga Lora e continuiamo la salita.

Malga Lora

Verso la fine della salita una lapide ci ricorda le gesta eroiche della Brigata Sassari.

Malga Lora - Brigata Sassari

Superata la lapide la strada prosegue meno impegnativa verso sud-ovest.

Malga LoraMalga Lora

Arrivati all'incrocio si prosegue a sinistra dove già si vede la cima del monte Miela. Per arrivarci è necessario uscire dal percorso e proseguire sul prato.

Incrocio verso il Monte MielaMonte Miela

Sulla cima molti resti di trincee e un panorama fantastico.

Valsugana e la pianura verso VeneziaVenezia vista dal Monte Miela

Non avendo certezze che il sentiero 860 che passa nei pressi di malga Meletta di Foza fosse praticabile siamo ritornati per la strada dell'andata.


 



Come si raggiunge:

Da Foza (Vicenza) in direzione Enego, appena appena fuori dall'abitato, superato sulla destra l'incrocio per Valstagna, inizia a sinistra il percorso. Non ci sono molti posti macchina, altrimenti bisogna parcheggiare in centro a Foza.

E' possibile raggiungere Malga Lora anche in auto, meglio con un SUV. Da Foza verso Enego, arrivati alla contrada Lazzaretti, sale sulla sinistra una strada con indicazione "Marcesina". Dopo circa 3 km a sinistra ci sono le indicazioni per malga Fratte e da li si prosegue fino a malga Lora.


 



Mappe Interattive:



Malga Lora - Monte Miela
SCHEDA PERCORSO
Provincia:Vicenza
Comune:Foza
Coordinate punto di arrivo:45.91643 - 11.61179
(45°54'59" N - 11°36'42" E)
Coordinate parcheggio:45.90046 - 11.62981
(45°54'2" N - 11°37'47" E)
Altitudine di partenza (m):1080
Altitudine di arrivo (m):1782
Dislivello (m):850
Difficoltà del percorso:Escursionistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
4 ore 30 minuti
Km totali:18,0
Come si raggiunge:A piedi, In mountain bike
Tipologia:Storico, Panoramico




Traccia GPS:



Storia: (tratta dai tabelloni in loco)

Melette di Foza - foto storica

Il complesso anfiteatro naturale costituito dalle cime dei monti Badenecche, Tondarecar, Castelgomberto, Fior, Spil e Miela, durante la prima guerra mondiale fu per ben due volte teatro di furiosi combattimenti e di decisive battaglie.

La naturale conformazione e la particolare collocazione del massiccio a sbarramento della sottostante Val Frenzela (principale via di comunicazione tra l'Altopiano dei Sette Comuni ed il Canale del Brenta), fecero delle Melette di Foza, sia nel giugno 1916 (durante la cosiddetta Strafexpedition) che nel novembre e dicembre 1917 il perno delle difese italiane contro gli assalti portati dalle divisioni austro-ungariche nel tentativo di aprirsi la strada verso Bassano e la pianura veneta.

La prima battaglia delle Melette ebbe luogo tra il 5 e l'8 giugno 1916 e coinvolse i reparti austriaci del 27° Reggimento di Graz e del 2° Reggimento bosno-erzegovese (entrambi appartenenti all'11° Brigata) ed i battaglioni alpini del Gruppo Alpini Foza (Morbegno, Monviso, Argentera e Val Maira) coadiuvati dai sardi della Brigata Sassari, protagonista collettiva di Un anno sull'Altipiano del capitano Emilio Lussu. Il primo attacco portato dagli imperiali il 5 e 6 giugno venne subito respinto anche a causa delle avverse condizioni atmosferiche.

Il 7 giugno 1916 i bosniaci comandati dal ten. coll. Stepan Duic avanzarono nuovamente e con un violento assalto riuscirono ad occupare il monte Fior. I combattimenti proseguirono per tutta la notte con i reparti italiani aggrappati alla linea Castelgomberto - Miela - Spil.

L'8 giugno, nel pomeriggio, gli stiriani del 27° Reggimento conquistarono anche il monte Castelgomberto costringendo gli italiani a ritirarsi sul Tondarecar. In quattro giorni di accanita battaglia gli italiani registrarono 200 morti, 980 feriti e 527 dispersi mentre gli austriaci 200 morti e 700 feriti. Dopo il ripiegamento delle truppe austriache sulla linea val d'Assa - monte Zebio - monte Ortigara, dall'estate del 1916 i reparti italiani per ordine dello stesso Comando Supremo sistemarono a difesa l'intero massiccio realizzando un complesso sistema di trincee collegate da camminamenti, gallerie e da numerose postazioni in caverna oltre a strade, teleferiche, impianti idrici e baraccamenti.

La seconda grande battaglia delle Melette ebbe i suoi prodromi sin dal 13 novembre 1917 quando sul monte Castelgomberto reparti del 10° Reggimento italiano respinsero per la prima volta forti attacchi nemici. Il 14 novembre i combattimenti si intensificarono coinvolgendo, oltre al Castelgomberto, anche il monte Fior e, nonostante la strenua difesa dei reparti della Brigata Perugia e degli alpini del 4° Raggruppamento Alpino (Btg. Cuneo, Val Dora, Stelvio, Saccarello, Monte Baldo e Monte Pasubio), la posizione settentrionale del Fior (nota come "Torrione") cadde in mano avversaria. Il 18 novembre, tuttavia, un deciso intervento del IX Reparto d'assalto consentì agli italiani di rioccupare il Torrione di monte Fior e di catturare i difensori. Dal 1 dicembre gli austriaci iniziarono un bombardamento ininterrotto contro le posizioni italiane delle Melette. Il 3 dicembre il bombardamento austriaco si intensificò ulteriormente sino a giungere all'efficacia del tiro di distruzione anche con l'utilizzo di granate a gas.

La battaglia decisiva ebbe inizio il 4 dicembre. Cedettero in rapida successione i presidi italiani della Meletta di Gallio, del Tondarecar, del Badenecche e quindi, con una manovra di aggiramento, anche i capisaldi dello Spil, del Fior e, alla fine, del Castelgomberto. Tutta la linea italiana ripiegò disordinatamente, tra il 4 ed il 6 dicembre verso la Val Frenzela. Le perdite del XX e del XXII Corpo d'Armata italiano assommarono a 700 ufficiali e 18000 soldati (di cui 14000 prigionieri) ovvero il 75 % della 29a divisione.

MALGA LORA

La regione delle Melette, come del resto gran parte dell'Altopiano dei Sette Comuni, non ha proprie sorgenti d'acqua. Questo fattore rappresentò uno dei maggiori problemi nel momento in cui i comandi italiani decisero di fortificare il massiccio delle Melette e di stabilire a malga Lora un centro di logistica militare. L'acqua doveva infatti servire non solo a dissetare migliaia di soldati, operai ed animali, ma anche ad assicurare il funzionamento delle tante attrezzature meccaniche usate in zona.

Il Genio in un primo momento cercò di ovviare all'inconveniente con il trasporto dell'acqua attraverso l'uso di autobotti, salmerie formate da muli o anche da semplici portatori a spalla. In seguito sia a malga Lora che nei pressi di malga Slapeur, furono costruite alcune cisterne aventi il compito di raccogliere l'acqua piovana e quella prodotta dallo scioglimento della neve. La cisterna di malga Lora aveva una capacità di 192 metri cubi e, al fine di occultarla alla vista degli osservatori austriaci, era stato predisposto un apposito sistema di mascheramento.

Successivamente, al fine di migliorare il servizio ed assicurare la continuità dei rifornimenti, si alimentò la cisterna di malga Lora attraverso un apposito acquedotto che attingeva l'acqua dal serbatoio dei Lazzaretti alimentato dall'acquedotto Valstagna - Sasso Rosso - Foza. Da qui, con una pompa idraulica (avente una potenza massima di 80 mc al giorno) l'acqua veniva spinta lungo le pendici meridionali del Badenecche e quindi, seguendo la rotabile, raggiungeva la cisterna di malga Lora.

Malga Lora - foto storica

Dopo l'arresto dell'offensiva austroungarica del maggio giugno 1916 ed il ripiegamento delle truppe imperiali sulla linea Val d'Assa - Monte Zebio - Monte Ortigara, i reparti del XX Corpo d'Armata italiano dall'estate del 1916 iniziarono una poderosa opera di fortificazione del massiccio delle Melette di Foza. In questo contesto, la conca di malga Lora, per la sua posizione centrale, divenne il centro di coordinamento logistico dell'intero caposaldo difensivo delle Melette.

Nei pressi della malga, in posizione defilata alla vista nemica, vennero realizzati una serie di baraccamenti destinati ad ospitare le truppe e le centinaia di operai impegnati a scavare le trincee, le postazioni e le caverne che avrebbero costituito la linea difensiva del caposaldo. A tale scopo venne installato un impianto fornito di un motore diesel da 80 HP che poteva far funzionare i 14 martelli perforatori distribuiti tra il Monte Fior, Monte Castelgomberto ed il Monte Miela.

Nel contempo furono avviati i lavori di costruzione della camionabile per collegare la conca di malga Lora a malga Fratte, e quindi alla strada per Lazzaretti e Foza, che divenne ben presto la principale arteria per il rifornimento di mezzi, materiali, munizioni e viveri dell'intero settore delle Melette.

Per integrare il sistema dei trasporti, sul versante meridionale del monte Miela venne inoltre costruita ad opera del 3° Plotone teleferisti una teleferica che partendo da Casa Ceschi, lungo la strada Foza - Lazzaretti, terminava circa 500 metri sotto la vetta del Miela.

Attorno alla conca, ma anche lungo la viabilità principale sorsero magazzini e depositi, cucine, officine, una imponente segheria ma anche una scuderia per gli insostituibili muli. La Sezione di Sanità venne invece collocata alla testata della Val Vecchia.

CIMITERO DI MALGA LORA

Cimitero di Malga Lora - foto storica

Il piccolo cimitero di malga Lora venne realizzato a partire dall'estate del 1916 per dare sepoltura agli alpini del Gruppo Alpini Foza caduti nella difesa delle Melette nel corso dei combattimenti del giugno 1916 durante l'offensiva austro-ungarica passata alla storia come Strafexpedition. La lapide ricorda in particolare i Battaglioni alpini Monte Argentera, Monviso, Morbegno e Val Maira oltre ai Battaglioni Monte Saccarello e Val Cenischia che combatterono in realtà nella sottostante Piana di Marcesina, inquadrati al 14° Reggimento Bersaglieri nel Gruppo della Marcesina.

Il Battaglione Monte Argentera perse sul monte Fior 16 ufficiali e 420 uomini tra i quali il comandante magg. Mario Bongianni. Tra gli ufficiali caddero: il capitano Federico Giordanengo, il capitano Pier Leone Nasalli Rocca, il sottotenente Giovanni Prato e l'aspirante Antonio Boasso.

Il Battaglione Monviso fu impegnato nella difesa del monte Meletta e del monte Sbarbatal. Tra gli ufficiali caddero il capitano Giovanni Re, il cappellano ten. Lorenzo Robbiano e il s.ten. Ferdinando Prato.

Il Battaglione Morbegno venne inizialmente schierato sullo Sbarbatal per poi ripiegare sul monte Castelgomberto e sul monte Fior. Le perdite ammontarono a 9 ufficiali e 309 uomini di truppa. Tra gli ufficiali caddero il tenente Giuseppe Bricola, il tenente Enzo Zurla e l'aspirante Angelo Borella.

Il Battaglione Val Maira perse sul monte Castelgomberto e sul monte Fior 16 ufficiali e 396 alpini, tra i quali il comandante Magg. Camillo Pasquali.

E proprio per i combattimenti del giugno 1916 furono insigniti della medaglia d'argento al valor militare i Battaglioni Monte Argentera, il Morbegno, il Monviso, il Val Maira e il Monte Saccarello.

BRIGATA SASSARI

La Brigata "Sassari" fu costituita il 1 marzo 1915 a Tempio Pausania e a Sinnai, in Sardegna, su due Reggimenti di Milizia Mobile, il 151° e il 152° fanteria, composti interamente da Sardi.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale la Brigata venne subito impegnata in combattimento sul fronte dell'Isonzo ottenendo la citazione, prima fra le Unità dell'Esercito, sul bollettino del Comando Supremo per la conquista, nel novembre 1915, dei formidabili trinceramenti delle "Frasche" e dei "Razzi". Nasceva così il mito dei "Rote Teufel" (i "Diavoli Rossi") così chiamati dagli austriaci per il colore rosso delle mostrine e per l'irruenza nel combattimento corpo a corpo. Rischierati nel giugno 1916 sull'Altopiano dei "Sette Comuni", per arginare l'offensiva austriaca dal Trentino (la cosiddetta Strafexpedition), i reggimenti della Brigata riconquistarono Monte Fior e Monte Castelgomberto, incalzando l'avversario fino alle nuove posizioni di Casara Zebio, dove rimasero per oltre un anno. Nei tragici giorni di Caporetto i fanti della "Sassari", estrema retroguardia dell'Esercito, contrastarono le avanguardie nemiche fino al Piave, combattendo con straordinaria coesione morale, disperato orgoglio e granitica compattezza. Ritornata sull'Altopiano dei "Sette Comuni", nel gennaio 1918 la Brigata fu protagonista della Battaglia dei "Tre Monti" (Col del Rosso, Col d'Echele e Monte Valbella) che segnò la ripresa operativa e la rinascita morale dell'Esercito Italiano. Nel giugno del 1918, la tenace resistenza opposta dai reggimenti sardi a Capo d'Argine, Croce e Losson, concorse in modo decisivo a fermare l'offensiva nemica nel Basso Piave. La Grande Guerra costò alla "Sassari" 3.819 caduti (1.734 morti e 2.085 dispersi) e 9.104 feriti. L'eroismo ed il valore dei suoi uomini è testimoniato dalle 2 Medaglie d'Oro al Valor Militare concesse a ciascuna delle Bandiere dei suoi reggimenti (caso unico nella Prima Guerra Mondiale) e dalle 9 Medaglie d'Oro, 405 d'Argento e 551 di Bronzo concesse individualmente.

Per lo straordinario valore dimostrato in guerra, la "Sassari" venne mantenuta tra le Brigate permanenti dell'Esercito. Sciolta in seguito ai fatti dell'Armistizio dell'8 settembre 1943 e ricostituita in Sardegna il 1° dicembre 1988, la Brigata meccanizzata "Sassari" è oggi una moderna Grande Unità Elementare e, nel rispetto della tradizione, continua a mantenere l'antica peculiarità del reclutamento regionale.

5 giugno 1916 [...]

Quando la furia delle artiglierie nemiche sembra abbia spazzato via ogni cosa, sul filo della cresta riprende ancora la rabbiosa fucileria dei nostri alpini. E' preannunciato l'arrivo di rinforzi.

Da Malga Lora gli eroici portaordini recano parole di conforto e di incitamento alla resistenza perché là dove c'è un alpino non deve passare nessun austriaco. E più oltre, suona ancora la diana della speranza: "il Battaglione di Fanteria che viene in nostro soccorso appartiene alla gloriosa Brigata Sassari e saprà anch'esso gareggiare in valore con gli eroici Alpini dell'Argentera, del Morbegno, del Val Maira e del Monviso"...

Giunge in rinforzo anche un Battaglione del 152° Fanteria che, stanco della lunga, forzata marcia, viene messo in riserva ad oriente di Malga Lora.

La notte è freddissima: i Fanti della Brigata Sassari, vestiti di tela e privi di coperte, soffrono intensamente [...]

Piero Robbiati, Ten. Battaglione Alpini "Monviso"

8 giugno 1916 [...]

La tortuosa mulattiera finiva a Malga Lora, piccola conca spoglia d'alberi e ricca d'erba, aperta sotto le vette del Monte Fior. Le sommità della conca sono la continuazione delle vette del monte, degradanti verso Monte Tonderecar.

La testa del battaglione vi arrivò alle prime luci dell'alba, quando una colonna di feriti, curati nella Malga e trasportati in barella, incominciò la discesa. La conca si apriva di fronte a noi, verde e riposante, come un'oasi.

Piccoli resti di neve erano ancora attorno ai cespugli e fra le rocce [...]

Il bombardamento dell'artiglieria era fatto, oltre che da tutti i pezzi da campagna appostati nella conca d'Asiago, dai grossi calibri. Per la prima volta, i 305 e i 420 entravano in azione sull'Altipiano. Questi ultimi, noi non li conoscevamo ancora. La traiettoria produceva un rumore speciale, un boato gigantesco, che s'interrompeva di tanto in tanto, per riprendere, sempre più crescente, fino all'esplosione finale. Trombe di terra, sassi e frantumi di corpi si elevavano, altissimi, e ricadevano lontani. Nello scavo prodotto poteva prender posto un plotone ammassato. Io pensavo alla corazza del maggiore.

Rari colpi toccavano la prima linea. La gran parte si rovesciava alle nostre spalle, verso i due grandi avvallamenti laterali e attorno a Monte Spill. Tutto il terreno tremava sotto i nostri piedi. Un terremoto sconvolgeva la montagna. Anche adesso, a tanta distanza di tempo, mentre il nostro amor proprio, per un processo psicologico involontario, mette in rilievo, del passato, solo i sentimenti che ci sembrano i più nobili e accantona gli altri, io ricordo l'idea dominante di quei primi momenti. Più che un'idea, un'agitazione, una spinta istintiva: salvarsi [...]

Emilio Lussu, Ten. 151 Rgt. f. - Brigata Sassari "Un anno sull'Altipiano"

8 giugno 1916 [...]

Procediamo al coperto solo per un brevissimo tratto; poi, continuando nella corsa, sulla destra, si apre, all'improvviso, una selletta rocciosa e si entra nella zona pienamente scoperta.

La selletta è fatta a terrazza, composta di vaste e larghe gradinate. Vedo cadere il primo dei nostri, il soldato Caporali; [...]

Altri cadono; molti cadono. Me l'aspettavo; il nemico, messo evidentemente in guardia, dal passaggio del compagnia precedente, dall'arrivo dei rinforzi, ci attendeva al varco. [...]

Mi volgo indietro; abbiamo percorso appena la metà della asprissima salita. Le sventagliate delle mitragliatrici passano radenti e rabbiose; vedo molti corpi disseminati sul terreno attraversato; molti sono immobili, molti si spostano con lentezza; l'erba bassa si copre, qua e là, di chiazze brune. Quanti morti, quanti feriti soltanto per poter arrivare [...]

Due soli minuti di respiro; riprendo un po' di fiato; tracanno avidamente due sorsate di cognac; do il via; piegando sempre a destra, altri ancora ne cade, ma la cima è raggiunta. [...]

Alfredo Graziani, Ten. 151° Rgt. f. - Brigata Sassari "Fanterie sarde all'ombra del tricolore"

8 giugno 1916 [...]

Quando i nostri, privi di munizioni, si ritirano da Monte Castelgomberto ed il capitano Fiumi muove da Malga Lora per contenere l'impeto nemico, Guido Brunner è il primo a slanciarsi con i suoi. I soldati lo seguono nella corsa impetuosa. Il nemico avanza sparando con le mitragliatrici leggere. Guido è avanti: s'impegna la lotta alla baionetta fra grida altissime di «Savoia» che incitano allo sforzo supremo. -«Qui si vince o si muore», grida nella corsa affannosa, «Viva l'Italia».

Una pallottola di mitragliatrice lo colpisce al cuore e cade. Mentre esce copioso il sangue dalla ferita e col sangue sfugge la vita, il pensiero corre a sua madre e muore col suo nome sulle labbra.

Attorno a lui sono i suoi fanti, morti anch'essi: gli umili fanti dal nome oscuro, vicini per sempre al loro tenente [...]

Leonardo Motzo, Ten. 152°Rgt. f. - Brigata Sassari "Gli intrepidi Sardi della Brigata Sassari"

5 dicembre 1917 [...]

Un vento gelido che penetrava fin nelle ossa sibilava attorno alla colonna che avanzava faticosamente in fila indiana. Lo faceva con una forza tale da strappare dal capo i pesanti elmetti d'acciaio, gettando persino a terra qualcuno. Col suo freddo tagliente spingeva alla disperazione uomini comunque temprati al vento ed alle avversità atmosferiche da quasi 4 anni di guerra. Verso le 3.00 venne raggiunta la cima spoglia e pianeggiante di M. Miela.

Si cercò riparo contro quel vento gelido, insopportabile fino alla perfidia, dietro alcuni massi, in trinceramenti italiani alti poco più di un metro. Comandanti e pattuglie si aggiravano per impedire agli uomini di addormentarsi e di cadere vittime di una sicura morte per assideramento. Ciò nonostante il freddo richiese le sue vittime. 22° sotto lo zero, il caffè ghiacciava nelle borracce Si aggiunga a ciò la necessità di essere preparati alla difesa dai contrattacchi nemici, diretti a riconquistare quanto perduto.

Con le mani semiparalizzate, gli occhi stanchi, le sentinelle stavano ai loro posti ed assolvevano al loro dovere. Si dovette lamentare un morto per assideramento e l'allontanamento di altri 178 con principi anche gravi di congelamento [...]

Diario del 27° I. R.- König der Belgier


 

Data visita: Luglio 2021
Creato il: 01/09/2021

Autore: Corrado De Zanche

 

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