


Abbiamo percorso la Strada delle 52 Gallerie del Monte Pasubio il 5 giugno 2010.
La giornata nuvolosa non ci ha permesso di vedere lo splendido panorama ne tantomeno farci capire quanto scoscesa è la montagna e la difficoltà che hanno avuto nel realizzare questo splendido tracciato in costa.
Il tracciato è percorribile solo a piedi, è mantenuto dagli Alpini e recentemente sono state aggiunte delle tabelle sulla storia di questa meraviglia a cura dell'Ecomuseo della Grande Guerra. Il tutto riportato alla fine della pagina e nelle pagine successive relative alla descrizione delle gallerie.
A Bocchetta Campiglia, l'inizio del percorso, c'è un parcheggio per una trentina di macchine e ne è stato realizzato un'altro ad una cinquantina di metri.
Alle 9 del mattino il primo parcheggio era già pieno a dimostrazione di quanta gente ha la passione della montagna e della storia che ha vissuto.
Il monumentale ingresso è stato migliorato il mese successivo alla nostra visita, le foto prima e dopo l'intervento.
Il sentiero comincia subito in salita e dopo un centinaio di metri si trovano le prime tabelle sulla descrizione storica di questo sentiero.
La prima galleria, un monumentale ingresso ad un monumento lungo 6.300 metri. E' necessaria la torcia elettrica, molte delle 52 gallerie sono lunghe (la più lunga è di 320 metri) ed alcune sono particolarmente ripide ed impegnative.
L'ottava galleria presenta una diramazione sulla destra per una postazione da cannoni. Altre gallerie avevano delle aperture che potevano essere utilizzate, oltre che per l'illuminazione delle stesse, anche come possibili postazioni.
Tra la 18ª e 19ª galleria dei pozzetti permettevano di minare ed eventualmente far saltare parte del tracciato rendendo inutilizzabile la mulattiera.
Spettacolare l'uscita della 20ª galleria, si commenta da sola anche con la nuvola che parzialmente la nasconde!
Qualche tratto con neve, prima di partire è meglio consultare il sito su Facebook del Rifugio Papa che indica lo stato dei sentieri del Pasubio.
Finalmente siamo sopra alle nuvole!
Si comincia a vedere lontano e rimaniamo di stucco alla vista del Rifugio Papa che è alla fine della Strada delle Gallerie.
Dopo 3 ore siamo arrivati all'uscita dalla 52ª galleria alle Porte del Pasubio, ci meritiamo la foto di rito.
Il nostro percorso prosegue con la visita a Cima Palon ed al Dente Italiano, ma questo andrà in un altra pagina.
Per il ritorno si può scegliere di ripercorrere le gallerie oppure utilizzare la strada degli Scarubbi. Abbiamo optato per la seconda soluzione essendo un tracciato più facile da percorrere anche se molto lungo. Il tempo impiegato è stato di 2 ore e 20 minuti con qualche scorciatoia.
Piacevole la presenza di camosci e del panorama sulla Val Posina.
Descrizione dettaglia delle gallerie:
- dalla 1ª alla 7ª
- dall'8ª alla 15ª
- dalla 16ª alla 18ª
- dalla 19ª alla 21ª
- dalla 22ª alla 30ª
- dalla 31ª alla 35ª
- dalla 36ª alla 45ª
- dalla 46ª alla 52ª
Come si raggiunge: Esistono tre possibili vie d'accesso, tutte asfaltate
e ben segnalate, che portano a Colle Xomo e da li si prosegue per altri 1,5 km verso Bocchetta Campiglia:
- da Schio (VI) prendendo la SS46 verso Rovereto dopo circa 17 km in località
Ponte Verde si prende la strada a destra
- da Schio (VI) verso S.Caterina di Tretto, al tornate prima del paese si
prosegue a sinistra
- da Posina (VI) si attraversa il paese seguendo la segnaletica
Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario
Pasubio - Strada delle Gallerie | ||
| SCHEDA PERCORSO | ||
| Provincia: Vicenza Comune: Valli del Pasubio | ||
| Coordinate punto di arrivo: 45.778583 - 11.227984 (45°46'42.9" N - 11°13'40.74" E) | ||
| Altitudine di partenza (m): 1216 Altitudine di arrivo (m): 1928 | ||
| Difficoltà del percorso: E - Escursionisti Ore a piedi (esclusa visita): 5 ore 20 minuti | ||
| Come si raggiunge: a piedi | ||
| Tipologia: Storico, Naturalistico, Paesaggistico, Panoramico |
Storia: (tratta dai tabelloni trovati in loco dell'Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi vicentine)
Tra le mulattiere di guerra che salgono al Pasubio, la Strada delle Gallerie o
della Iª Armata, che da Bocchetta Campiglia (mt.1216) conduce a Porte del
Pasubio (mt.1928), rappresenta un percorso di straordinario interesse storico e
ambientale.
La sua realizzazione è definita "impresa dei giganti, che nessun'altra opera
eguaglia su tutta la fronte europea", "miracolo di ardimento e lavoro di
incomparabile grandiosità", "vera e propria meraviglia nei fasti dell'ingegneria
militare". Fu certamente il risultato di "tenaci volontà, di lavoro
esemplare, di sacrificio e abnegazione, di commovente spirito di emulazione fra
le squadre dei genieri minatori addetti alla costruzione", come ebbe a
sostenere il capitano Corrado Picone, allora comandante di quegli uomini.
Progettata dal tenente ing. Giuseppe Zappa per incarico del comando della Iª
Armata, fu realizzata dalla 33ª compagnia minatori del 5° reggimento Genio e da
6 centurie di lavoratori militarizzati. La sua costruzione doveva sostituire,
nella parte più esposta alle artiglierie austro-ungariche e più pericolosa al
transito invernale per le numerose valanghe, la camionabile Ponte Verde-Colle
Xomo-Bocchetta di Campiglia-Porte Pasubio.
Le difficoltà furono molte. Tutta la parte rocciosa, quella rivolta verso la Val
Leogra, si presentava quasi inaccessibile. Proprio nel primo tratto, dalla
Bocchetta di Campiglia fino a quasi quota mt.2023 dei Forni Alti, correva una
lunga cresta tormentata da pareti nude e verticali, da guglie vertiginose e da
canaloni oscuri e profondi, che non era mai stata percorsa: la Bella Laita.
La sola opera di rilevamento topografico, compiuto in uno degli inverni più
rigidi e nevosi del secolo, dovette superare difficoltà estreme.
I lavori iniziarono nel marzo del 1917 e furono portati a termine in pochi mesi.
Ai primi di novembre l'opera era realizzata fino a passo di Fontana d'Oro (43ª
galleria) e nel dicembre successivo giungeva alle Porte del Pasubio.
Il tracciato si svolge in una zona totalmente rocciosa. La sua lunghezza
complessiva è di circa mt.6300, dei quali 2399 distribuiti in 52 gallerie e i
restanti tagliati a mezza costa. La larghezza minima misura mt.2,20 e quella
media mt.2,50; la pendenza media risulta del 12% e il raggio esterno minimo
delle curve è di mt.3,00.
Le gallerie, illuminate elettricamente e mediante finestroni aperti nella
roccia, consentivano il transito di salmerie sia con carico centrale che
laterale.
Sul bordo esterno dell'intero tracciato ed in corrispondenza delle finestre in
galleria correva una ringhiera in ferro tondo sostenuta da paletti a T.
Quattro gallerie sono a tracciato elicoidale, la 19ª è la più lunga, misurando
mt.320, mentre la successiva passa a spirale, per quattro volte su se stessa,
entro un gigantesco torrione ed è, senza dubbio, motivo di curiosità e
meraviglia per quanti percorrono la Strada.
La Strada della Iª Armata, attraversando le Porte del Pasubio, si accorda alla
rotabile della Val di Fieno, che conduceva alle posizioni della Lora e del
Cosmagnon attraverso la Strada degli Eroi con altre undici gallerie e completa,
con la galleria dedicata al gen. D'Havet, il già straordinario percorso. La
Strada delle 52 gallerie in 6 chilometri supera dunque oltre 800 metri di
dislivello.
Circa la sua efficacia, dal punto di vista strategico, basti dire che gli
austriaci, perfettamente informati di ogni cosa, considerarono impresa vana e
disperata ogni attacco.
I lavori iniziati in pieno inverno con una ventina di uomini arrivarono, nel
periodo aprile-settembre 1917, nel tratto B.Campiglia-Fontana d'Oro, ad
impegnare non meno di 600 persone. L'apertura della Strada richiese quasi
esclusivamente lavori di mina, furono usati martelli perforatori ad aria
compressa, l'erogazione della quale proveniva dall'impianto di Malga Busi.
L'aria veniva compressa e spinta nella tubazione (con pressione di circa 5/6
atmosfere) da 2 motori da 100 e 60 HP ad olio pesante.
A Malga Busi era collocato anche l'impianto elettrico, con la cabina di
trasformazione a Fontana d'Oro, che provvedeva all'illuminazione delle gallerie.
L'esplosivo adoperato fu, a seconda della disponibilità dei magazzini di
rifornimento, gelatina, cheddite, echo, salubite, vibrite e polvere nera.
Naturalmente tutto questo comportò l'organizzazione di un cantiere che previde
la costruzione di grandiosi baraccamenti, di numerosi telefori (teleferiche a
mano), la sistemazione di sentieri di servizio e di accesso al lavoro e lo
stendimento di chilometri di tubi per l'erogazione dell'aria compressa. Opera
questa che culminò nella posa della grande tubazione, issata per la Val
Camossara e dalla quale si diramavano le tubazioni secondarie, da una parte
verso la Bella Laita e dall'altra verso Fontana d'Oro ed il Soglio Rosso.
INQUADRAMENTO STORICO AMBIENTALE - IL PASUBIO
Perno centrale delle Prealpi Venete, il Pasubio è un massiccio calcareo,
compatto dalla possente struttura perfettamente circoscritta ed esaltata da
profondi solchi vallivi che gli conferiscono una precisa identità. L'insieme del
massiccio è infatti circoscritto dalle vallate del Leogra, del Posina, del Leno
di Terragnolo e del Leno di Vallarsa. Le pendici del monte sono molto scoscese,
di carattere prettamente dolomitico e dalle caratteristiche guglie, forre e
gole, soprattutto sul versante meridionale. La parte sommitale è invece un ampio
e ondeggiato altipiano in cui si alternano crinali brulli e rocciosi ed ampie
conche prative, con una serie di alture superiori ai 2000 metri di quota.
La displuviale è costituita dalla serie di cime che, dal Soglio dell'Incudine
(mt.2114) vanno al Col Santo (mt.2112), attraverso Cima Palon (mt.2232) massima
sommità del massiccio, passando per i Denti italiano e austriaco (mt.2220 e
mt.2203), M.te Roite (mt.2144) e M.te Testo (mt.1998). Dall'asse principale di
cresta si staccano vari rami culminanti sul M.te Forni Alti (mt.2023), sul M.te
Corno di Pasubio (mt.2141) e sul M.te Roite, che insieme ad altre cime minori
creano vaste conche fra le quali l'alpe Pozze, l'Alpe Cosmagnon e, verso le
Porte, l'Alpe Pasubio. Dalla cima del Palon si gode uno scenario meraviglioso,
lo sguardo può spaziare sulla pianura vicentina e veneta fino alla laguna di
Venezia e all'Appennino emiliano, sugli Altipiani d'Asiago e di Tonezza, sulle
dolomiti bellunesi e trentine, sui ghiacciai dell'Adamello e della Presanella,
sui gruppi del Sengio Alto, Carega e Tre Croci, sul M.te Baldo e Lessini
veronesi. Una grandiosa rete di strade, mulattieri e sentieri percorre il
massiccio da ogni lato, fornendo una vastissima gamma di itinerari d'accesso.
L'attuale limite amministrativo fra le province di Vicenza e di Trento ricalca
esattamente anche sul Pasubio il confine politico esistente fino al 1918 fra
Italia e Austria-Ungheria. Fu questa la premessa all'eccezionale ruolo
strategico che questo luogo ricoperse durante la Grande Guerra, diventando
"la montagna più accanitamente contesa fra tutte sul fronte alpino".
Tra la fine del maggio 1915 e il successivo dicembre, le truppe italiane
contestualmente alla progressiva ritirata delle esigue forze austro-ungariche,
occuparono l'intero massiccio del Pasubio arrivando a breve distanza da
Rovereto. Simile avanzata compiuta in un settore al quale era stato affidato un
compito strettamente difensivo, assunse allora aspetti esaltanti, costringendo
però a fermarsi davanti alla linea di massimo arretramento prevista dagli
Imperiali. Linea dalla quale gli austroungarici, il 15 maggio 1916, sferrarono
la grande "Offensiva di Primavera" destinata a passare alla storia col termine
di "Strafexpedition", ormai unanimemente riconosciuta come una delle più grandi
battaglie che mai si siano combattute in montagna.
Cominciava esattamente in questo momento, l'epopea del Pasubio. Nel volgere di
pochi giorni la battaglia si trasferiva prima sul Col Santo, e successivamente
sulla sommità del monte, nel contempo attraverso le valli sottostanti gli
Austro-Ungarici tentavano l'avvolgimento e, mentre in Vallarsa la loro pressione
veniva bloccata all'altezza degli abitati di Parrocchia e Zondri, non
altrettanto accadeva in Val Posina dove essi si accostarono pericolosamente al
Colle Xomo e a Bocchetta Campiglia intercettando la rotabile degli Scarubbi.
Sul versante occidentale gli Austriaci riuscirono ad impadronirsi quasi per
intero dell'Alpe di Cosmagnon e del Ciglione Lora-Sogi. Al centro lo scontro si
stabilizzava su due sommità rocciose che torvamente si fronteggiavano: fino a
quel momento prive di nome, diverranno celebri come Dente Italiano e Dente
Austriaco.
Su queste posizioni, strenuamente difese dagli italiani, il 17 giugno 1916 si
esauriva lo slancio dell'offensiva austroungarica che, mancata la conquista del
Pasubio, pesò in maniera determinante sul suo sostanziale fallimento.
Da allora il Pasubio divenne protagonista di una grandiosa vicenda storica che
non trova paragoni sull'intera fronte tridentina e che trasformerà la montagna
in quella che un combattente austriaco non esitò a definire "la caldaia
delle streghe".
Sull'asprezza dei combattimenti avvenuti in Pasubio le versioni tratte dai
racconti, dalle memorie e dai diari sono concordi e si muovono tutte nello
sfondo di una allucinante tragicità.
Dal giugno del 1916 al novembre del 1918 la vita su questo monte superò ogni
possibilità di umana sopportazione.
"Il vivere fu ben più duro che il morire".
Valga per tutti il racconto che, l'allora tenente Michele Campana nel suo "Un
anno sul Pasubio" ci lascia di uno delle centinaia di episodi della battaglia
combattuta fra italiani e imperiali dal 9 al 20 ottobre 1916 per il possesso del
Dente Austriaco: "Due batterie di nostre bombarde concentravano il fuoco sul
camminamento che dalla "Casermetta difensiva" conduce al Dente. Vedemmo fra i
nugoli di fumo saltar per aria pezzi d'uomini. In uno scoppio si scorsero
proprio soltanto due gambe nel cielo divaricarsi. Tutta l'intera colonna dei
nemici venne a farsi maciullare così, in quel passaggio obbligato dove minuto
per minuto cadeva una nostra bombarda... Nessuno potrà mai dare una pallida idea
della terribilità di quella mischia. Alcuni momenti si vedevano uomini
avvicinarsi. Un obice faceva saltare in aria amici e nemici. La morte li
coglieva insieme, nella stretta dell'odio. I duecento metri del Dente erano
divenuti un formichio di esseri, non umani, ma sovrannaturali; demoni certo che
correvano fra le rovine; sopravvivevano tra le fiammate delle bombe a mano e le
eruzioni delle granate".
Nella vastissima memorialistica della guerra sul Pasubio ci sono pagine, come
questa, che fanno un quadro di tutti i martiri, di tutte le crudeltà, di tutte
le sofferenze e degli aspetti più spietati di una lotta che non aveva più niente
di umano. Ad inasprire questa sorta di immenso calvario contribuì la natura
ostile, che si accanì con terribili avversità. Inverni con temperature fino a 35
gradi sotto zero e abbondantissime nevicate, con spessori di quasi 10 metri,
mutarono spesso l'aspetto della montagna; frane e valanghe seppellirono interi
reparti rendendo proibitivi i già difficili accessi al monte.
Creato il: 02/09/10 (a ricordo di papà ad un anno dalla scomparsa, che tante
volte ci ha scarrozzato tra Rif.Papa e Rif.Lancia)
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Sono rimasto sconvolto dall'accesso che è stato costruito di recente: è orrendo e volgare, assolutamnete fuori luogo.
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NATURALMENTE SIETE SEMPRE FORTI CON QUESTA VOSTRA "CREATURA"