


Abbiamo visitato il monte Novegno il 12 ottobre 2007.
Con il nome di Monte Novegno si nasconde un complesso montuoso formato da più cime, Monte Rione, Monte Giove, Priaforà, Cima Alta, Monte Vaccaresse, Monte Summano, Monte Novegno ognuna diversa dalle altre ed ognuna con le sue tracce di storia.
L'obiettivo della giornata era quello di raggiungere Priaforà, ma visto che nelle vicinanze c'è anche la cima del monte Novegno perché non allungare un po'?
Per raggiungere i suoi 1548 metri basta veramente poco perché la macchina è stata parcheggiata a 1484 metri appena fuori dal cancello che chiude tutta l'area del Novegno.
Lasciata la strada già si cominciano ad intravedere le tracce degli insediamenti militari della prima guerra mondiale.
Se il tempo fosse stato bello avremmo visto subito la croce del Novegno, ma delle nuvole dispettose (che erano solo lì) ci nascondevano quasi tutto.
Ed eccoci alla croce. Il nostro augurio è che se andrete anche voi abbiate la possibilità di vedere il panorama della piana di Schio.
Tutto intorno alla cima 6 piazzole, 2 in alto e 4 un po' più in basso. Non siamo riusciti a trovare notizie su che armamento era presente, ma avevamo visto qualcosa di simile sul Forte Cherle. La piazzola doveva permettere una rotazione di un cannoncino che era saldamente fissato al centro del cerchio. Probabilmente un muretto e sacchi di sabbia creavano anche una piccola difesa alla batteria.
Intorno alla cima altri resti di costruzioni e baraccamenti.
Come si raggiunge: Da Schio (VI) seguite le indicazioni per Bosco di Tretto - S. Caterina. Arrivati alla contrada Rossi troverete la strada bianca che porta al Monte Novegno.
Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario
Novegno - M. Novegno | ||
| SCHEDA PERCORSO | ||
| Provincia: Vicenza Comune: Schio | ||
| Coordinate punto di arrivo: 45.763152 - 11.313675 (45°45'47.35" N - 11°18'49.23" E) | ||
| Altitudine di arrivo (m): 1548 | ||
| Difficoltà del percorso: T - Turistico Ore a piedi (esclusa visita): 30 minuti | ||
| Come si raggiunge: a piedi | ||
| Tipologia: Storico, Paesaggistico, Panoramico |
Storia: (tratta dai tabelloni trovati in loco)
"Siamo adesso sul culmine del M.Novegno, in realtà costituito da un'inattesa
e ampia scodella prativa, sui cui bordi s'ingobbano placidamente vari montuccoli,
quali affacciati sui ripidi costoni e canaloni che scoscendono nella vallata del
Posina o affacciati a meridione sulla pianura vicentina, verso cui lo sguardo
può rilassarsi nell'incontrare il delizioso gradino formato dal piccolo
Altopiano di Tretto".
Il brano riportato fornisce un'immagine fedele della struttura sommitale del
Novegno, poiché descrive quelle caratteristiche ambientali che non è dato
scorgere dal basso. Dalla depressione di Colle Xomo, dove si salda alle
propaggini del Pasubio, il massiccio del Novegno scorre nella lunga dorsale di
M.Alba (m 1230), dove s'inclina sul Colletto di Posina (m 1057) per alzarsi
repentinamente su M.Spin (m 1304) e sui roccioni di M.Caliano (m 1622) e
passando su M.Covolo (m 1670) attestarsi in ultima sul Monte Rivon (m 1691),
massima sommità del massiccio.
A Sud-Est, oltre l'alta insellatura di Passo Campedello (m 1437), si eleva
l'arcigno M.Priaforà (m 1659); di qui, retrocedendo verso Sud, a cavaliere tra
la profonda conca d'Arsiero e il Tretto, il groppone di M.Giove (m 1596) prelude
al risalto di M.Brazome (m 1283), che scende dopo qualche sussulto nella lunga
depressione dei Colletti di Velo. Da essi prende avvio il seghettato crestone
che s'arrampica fin sul M.Summano (m 1296), le cui erte pendici si radicano
nell'alta pianura vicentina.
Da qualunque parte lo si osservi, il massiccio del Novegno dà l'esatta
impressione di costituire un estremo e imponente baluardo verso la pianura
vicentina, quale in effetti divenne durante l'offensiva austroungarica della
primavera del 1916.
Nella prima quindicina del giugno 1916, il Novegno fu la chiave di volta
dell'estremo schieramento italiano lungo la destra dell'Astico; resse all'urto
conclusivo dell'11a Armata imperiale che, scavalcandolo, sarebbe sfociata nella
pianura veneta precedendo la 3a Armata irretita sul vicino Altopiano dei Sette
Comuni. In quei giorni, soprattutto fra il 12 e 13 giungo, fanti ed alpini della
35a divisione di fanteria al comando del magg.Carlo Petitti di Roreto, che aveva
sostituito il discusso suo predecessore Felice De Chaurand de Saint Eustache, si
batterono in maniera quasi sovrumana contro i Kaiserjager dell'8a divisione, il
cui attacco era stato preceduto da una massiccia, pesante e micidiale azione di
fuoco da parte dell'artiglieria, nettamente superiore per quantità e qualità a
quella italiana. L'azione si concentrò contro Passo Campedello e M.Giove, ma
alla fine a spuntarla furono i fanti della 35a, vanificando così l'attività
offensiva della XI Armata dell'arciduca Eugenio e, in particolare, quella della
44a Divisione austroungarica al comando del generale Viktor Dankl.
Veniva così arrestata, alle porte di Schio e sul limitare della pianura
vicentina, la "strafexpedition", operazione che probabilmente rappresentò la più
grande battaglia che mai sia stata combattuta in montagna in un contesto che fu
l'unico dell'intera fronte a subire ininterrottamente per tutti i quarantun
mesi, le sorti di uno stato di belligeranza e divenendo teatro di alcune tra le
più sanguinose battaglie combattute durante il conflitto.
Sgomberato durante la notte del 24 giugno 1916, il Novegno fu interamente
rioccupato dall'Esercito italiano, che negli anni successivi vi realizzò
grandiose opere campali, sistemandovi artiglierie che, oltre ad esercitare
azione offensiva sulle linee oltre il Posina, ne fecero un formidabile caposaldo
in grado di sventare possibili ritorni offensivi. Sul "Letzeberg" l'ultimo
monte, com'era stato chiamato dagli austriaci il Novegno, il terreno intorno
alla conca, rivela tracce di quel tempo in cui hanno vissuto migliaia di uomini
in armi: resti di strade, mulattiere, piazzole per baracche, postazioni di
artiglieria, resti di un cimitero di guerra; segni dell'immane opera
fortificatoria e difensiva realizzata in guerra senza risparmio di fatica, coi
mezzi ancora rudimentali del tempo.
Tutto ciò, fa del Novegno un grande laboratorio all'aperto per la conoscenza e
lo studio della Grande Guerra. Qui più che altrove, le testimonianze, le
ricerche, i documenti, trovano sul terreno il tangibile riscontro di opere,
alcune delle quali sono da considerarsi veri capolavori dell'ingegneria
militare. Sotto il profilo naturalistico il massiccio del Novegno offre
eccezionali aspetti, magnifici esemplari di una fauna unica vivono in ampia
simbiosi in un patrimonio floreale di pregio e degno di attenzione e cura.
Creato il: 30/12/07
Aggiornato il: 17/06/10
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purtroppo all'inizio della strada sterrata c'è ben poco posto per parcheggiare, mentre è stato creato un parcheggio apposito più in cima.
Non ci sono controindicazioni per far apprezzare la bellezza della montagna anche a chi a poco fiato o a difficoltà a camminare e che quindi ha la necessità di parcheggiare più vicino alla destinazione.
Purtorppo ci sono autisti che si comportano male con chi passeggia in montagna come pure in città, ma ci sono pure escursionisti che per alleggerirsi lo zaino lasciano volentieri le immondizie sul posto dove hanno consumato.
La montagna è di tutti e tutti devono rispettarla il più possibile.