


Abbiamo visitato il Monte Cengio il 29 agosto 2010.
La prima volta che visitai questo luogo risale a 30 anni fa ed è stato, insieme al Forte Corbin, la scintilla per la passione della montagna e della storia della Grande Guerra. Il percorso è stato recentemente messo in sicurezza con dei parapetti, che, se anni fa non c'erano, c'erano anche nel periodo della Grande Guerra.
Il percorso può essere fatto partendo dal Piazzale Principe o dal Piazzale dei Granatieri, ma per tradizione ho sempre preferito partire dal Piazzale dei Granatieri dove all'occorrenza c'è anche un bar.
Dopo un saluto alla bandiera, ed un pensiero alla chiesetta ed al Granatiere fatto con schegge e materiali del periodo bellico si prosegue con una facile salita verso la cima.
Altre foto dell'inizio sentiero
Dapprima si incontra il Piazzale Pennella, dove iniziano anche le gallerie, ma è d'obbligo salire prima alla cima del Monte Cengio. Sul piazzale hanno messo delle tabelle con l'indicazione dei monti che si vedono. Particolare è sicuramente la vista del vicino forte Corbin.
Altre foto dal Piazzale Pennella
Sulla cima una enorme croce, un altare ed un magnifico panorama a tutto tondo. Guardando verso la pianura, sulle coste del monte, si vede già il sentiero che andremmo a percorrere a picco sulla valle.
Altre foto dalla cima del Monte Cengio
Si ritorna sugli stessi passi fino al Piazzale Pennella per prendere l'imboccatura della galleria comando (consiglio una torcia elettrica).
All'interno un paio di postazioni per cannoni ed una stanza con dei gradini. Sede del comando e dell'infermeria (leggi sotto la storia).
Altre foto della galleria comando
Il sentiero gira la montagna passando attraverso un crepaccio naturale.
Da qui in poi si soffrono di vertigini, il sentiero è a strapiombo!
Si rientra in galleria, un tratto è a forma elicoidale, e dei finestroni danno luce ed una bella vista verso valle.
In qualche punto bisogna stare attenti, il sentiero non è perfetto ma percorribile.
La galleria sbuca sotto alla chiesetta e qui si è arrivati al Piazzale dei Granatieri. Sono passati 50 minuti dalla partenza, volendo si può proseguire per un altra ora lungo la "Granatiera", scoprendo altri interessanti luoghi.
La "Granatiera" è una mulattiera arroccata alla montagna costruita dopo la sconfitta del 3 giugno 1916 (se ci fosse stata prima probabilmente sarebbe andata in un altro modo). Il sentiero continua in salita, prima con dei tornanti e poi di nuovo a strapiombo sulla valle. In alcuni tratti si nota come i militari abbiano sfruttato gli strati naturali della roccia.
Si arriva alla galleria più lunga, dove la torcia elettrica è obbligatoria. All'interno una importante cisterna d'acqua, e un po' più avanti attenzione alla testa, il soffitto si fa basso.
Altre foto della galleria e cisterna
Al termine sono presenti due uscite, una porta a delle trincee recentemente ricostruite e l'altra prosegue sulla mulattiera.
L'ultima galleria che si attraversa era munita di un osservatorio.
Fuori dal sentiero si trova un altra galleria che sbuca ad una postazione di artiglieria per 4 cannoni da 70 mm (leggi sotto i dettagli)
Altre foto della galleria cannoniera
Il sentiero sbuca sulla strada asfaltata al Piazzale Principe da dove ritornare a piedi oppure ripercorrere al contrario le gallerie.
Altre foto del Piazzale Principe
Facendo tutto il percorso, con varie soste di lettura e approfondimenti, noi ci abbiamo impiegato due ore senza accorgersi ne del tempo ne della fatica.
Prima di procedere alla visita di questo sito storico, invito ad una lettura attenta della storia riportata e possibilmente di immaginarla. Nel calpestare i sassi lungo il sentiero ricordarsi di quanto sangue è stato versato dai nostri avi per la libertà dell'Italia.
Per approfondire la storia di questo luogo consigliamo il libro "Monte Cengio - Realtà e leggenda di un campo di battaglia" di P.Volpato e P.Pozzato.
Come si raggiunge: Da Piovene Rocchette (VI) in direzione Asiago, dopo aver superato i 10 tornanti della SP349 del "Costo" e la "Barricata" si procede per circa 2 km fino alla località Campiello. Sulla sinistra si trova la strada che porta al Monte Cengio (con le indicazioni).
Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario
Monte Cengio - Salto dei Granatieri | ||
| SCHEDA PERCORSO | ||
| Provincia: Vicenza Comune: Roana | ||
| Coordinate punto di arrivo: 45.81045 - 11.398798 (45°48'37.62" N - 11°23'55.67" E) | ||
| Altitudine di arrivo (m): 1354 | ||
| Difficoltà del percorso: T - Turistico Ore a piedi (esclusa visita): 2 ore | ||
| Come si raggiunge: a piedi, in mountain bike, in auto | ||
| Tipologia: Storico, Paesaggistico, Panoramico |
Storia: (tratta dai tabelloni trovati in loco dell'Ecomuseo della Grande Guerra)
LA BATTAGLIA DEL MONTE CENGIO
Il 15 maggio 1916, ad un anno dall'inizio della prima guerra mondiale,
l'esercito austro-ungarico lanciò un'offensiva sugli altipiani trentini e
veneti, meglio conosciuta come Strafexpedition, al fine di invadere la pianura
padana e prendere alle spalle l'esercito italiano schierato sul Carso. Il 28
maggio 1916, dopo aver superato in ripetuti assalti le linee difensive italiane,
i fanti imperiali entrarono ad Asiago e si prepararono ad affrontare l'ultimo
baluardo montano a guardia della pianura vicentina: il pianoro del Monte Cengio.
Lo stesso giorno il Gen. Cadorna aveva inviato sull'Altopiano dei Sette
Comuni la Brigata Granatieri di Sardegna, comandata dal Gen. Pennella, con il
compito di fermare l'avanzata austriaca sulle ultime propaggini meridionali
della montagna.
I soldati italiani occuparono alcuni rilievi a nord (corona) del Cengio, Monte Barco, Monte Belmonte, quota 1152 di Cesuna, oltre naturalmente
allo stesso sistema montuoso del Cengio. Su queste posizioni combatterono per
giorni senza cannoni, con poche munizioni e con scarse riserve di viveri ed
acqua.
Il 3 giugno 1916, dopo aver respinto per giorni i furiosi assalti degli
austro-ungarici, subendo gravi perdite, i granatieri si trovarono circondati
nelle trincee del Monte Cengio. Con un ultimo assalto, l'esercito imperiale
conquistò la montagna, catturò ufficiali e semplici granatieri che non erano
riusciti a sfuggire all'accerchiamento e che avevano tentato di resistere fino
all'ultimo in trincea.
La strada che dalla ex stazione ferroviaria di Campiello congiunge ancora
oggi la Val Canaglia con il Monte Cengio, era allora l'unica via carrozzabile
utilizzata per il rifornimento di viveri e munizioni alle truppe in trincea. Il
2 giugno 1916, gli austriaci riuscirono ad attestarsi a ridosso di Monte Barco
da dove con delle mitragliatrici opportunamente posizionate impedirono alla
corvées di portare i rifornimenti ai granatieri e ai fanti impegnati nei
combattimenti, di fatto isolandoli dal resto delle truppe italiane.
Il 3 giugno,
giorno dell'assalto finale, gli imperiali scesero nella Val Barchetto e
assalirono l'ala destra della linea italiana, improvvisate trincee scavate sulle
alture del Cengio, piegando la resistenza dei soldati del Regio Esercito.
Di circa 10.000 uomini che erano giunti ad Asiago, riuscirono a salvarsi in
poco più di 1.000. Alla sera del 3 giugno il Monte Cengio era in mano austriaca,
ma le perdite furono alte anche per gli imperiali e il sacrificio della Brigata
Granatieri di Sardegna era riuscito a fermare per sempre la discesa in pianura
dei fanti dell'Imperatore Francesco Giuseppe. Con i granatieri combatterono i
fanti delle Brigate Catanzaro, Novara, Pescara e Modena.
Al termine della Strafexpedition, gli austriaci si ritirarono dai territori
occupati e, il 24 giugno 1916, le truppe italiane ripresero possesso del Monte
Cengio e di tutto il pianoro circostante fino alla Val d'Assa.
I comandi italiani decisero di predisporre una serie di opere difensive,
articolate su tre successive linee: la linea di massima resistenza, la linea di
resistenza ad oltranza, la linea di difesa marginale.
La "linea di massima resistenza" era formata da tanti piccoli posti di
sorveglianza, situati in posizione avanzata sul ciglio della Val d'Assa, a
guardia dei sentieri che dal fondo della valle risalivano gli scoscesi dirupi.
La "linea di resistenza ad oltranza", la più importante, era in realtà un
sistema di postazioni difensive, unite tra loro da un unica lunga trincea,
costruite proprio sulle quote dove i granatieri avevano combattuto per la difesa dell'Altopiano. Il Monte
Cengio, il Monte Barco, il Monte Belmonte, Monte
Busibollo, Malga Ciaramella, divennero altrettanti fortini naturali che,
supportandosi a vicenda, costituirono un complesso difensivo che, peraltro, non
venne più direttamente interessato da vicende belliche. La Val Barchetto fu
compresa nel sistema difensivo di Monte Barco e attraversata da un sistema
difensivo che collegava il caposaldo di quota 1363 (a sinistra) con le trincee
principali dello stesso Barco (a destra), lasciando peraltro libera la rotabile
utile per il trasporto del materiale.
Infine, la "linea di difesa marginale", mai ultimata, costituiva l'ultima
linea difensiva che, sfruttando le alture che delimitavano a sud l'altopiano di
Asiago, doveva servire a fermare eventuali attacchi austriaci, nella probabilità
che avessero ceduto le due altre linee di difesa.
Il settore di Monte Cengio, per la sua importanza e per la sua posizione, era
compreso nella "linea di resistenza ad oltranza" e a sua volta contava sui suoi
capisaldi difensivi delle quote 1363, 1312, 1351, 1356 e 1332, rilievi che si
alzano sui dirupi della Val d'Astico. Per collegare tra loro i sistemi difensivi
si costruì una mulattiera di arroccamento, in seguito denominata "La Granatiera"
in onore del Corpo che qui difese la pianura veneta.
PIAZZALE PENNELLA
Aspirante Attilio Discepoli, ufficiale del I Battaglione Granatieri di
Sardegna:
"Io mi trovavo proprio sotto i due pezzi di artiglieria; mi separava
dalla loro piazzola situata innanzi alla caverna, alla fine della strada, uno
strapiombo dell'altezza di 6 o 7 metri.
Siccome non vi era affatto trincea, si cercò subito di improvvisare una
specie di muricciolo con delle pietre trovate sul posto, essendo la natura del
terreno rocciosa. Questo è stato l'unico riparo anche in seguito, non essendosi
mai avuto neppure un filo di ferro con cui costruire una specie di reticolato
... Verso le ore una dopo mezzogiorno (3 giugno 1916), mentre era massima
l'attenzione per scoprire il nemico, sento tutto ad un tratto a sinistra
indietro, a breve distanza delle grida in lingua a me sconosciuta ... Nello
stesso tempo mi rivolgo con la pistola in pugno e vedo quasi immediatamente
spuntare al di sopra di me le teste di alcuni austriaci che si erano gettati a
terra sulla strada, che era a picco sulla mia testa alla sinistra di 6/7 metri.
Sparo due soli colpi con la pistola, mentre vedo affacciarsi delle altre
teste, e sporgere punte di fucile che fanno fuoco e braccia che lanciano bombe a
mano.
Non passa però nemmeno mezzo minuto che vengo ferito da un colpo di pistola
che mi spezza il braccio sinistro. In seguito alla ferita perdetti
immediatamente conoscenza. Sentii confusamente ancora qualche colpo introno a
me, poi delle grida, poi più niente".
Il piazzale antistante l'ingresso della galleria comando, oggi denominato
Piazzale Pennella in onore del Comandante della Brigata Granatieri di Sardegna,
costituì, durante la battaglia, il nodo centrale dell'intero fronte del Monte
Cengio.
Da qui, il 3 giugno 1916, il Comandante del IV Battaglione del I Reggimento
Granatieri di Sardegna, Cap. Federico Morozzo della Rocca, nominato già dal 31
maggio comandante del settore del Monte Cengio, diresse la battaglia difensiva.
Nei giorni antecedenti lo scontro finale, mentre i comandi austriaci alternavano
bombardamenti estremamente distruttivi con gli assalti delle fanterie, i
granatieri assieme ai fanti tentavano di adattare il terreno alla difesa. Con
pochissimi attrezzi da scavo, i soldati italiani scavarono sulla nuda roccia
calcarea del Cengio delle rudimentali trincee, guarnite con dei muretti a secco
costruiti con delle pietre trovate sulla montagna. Il poco reticolato a
disposizione consentì lo stendimento di un unico filo spinato che, però, non
riusciva a coprire l'intero fronte e, pertanto, alcuni punti dovettero essere
lasciati scoperti.
Vennero portati fuori dalla caverna due cannoni da 149 mm e
posizionati proprio sul piazzale da dove contrastarono per qualche tempo gli
assalti dei soldati dell'Imperatore. Peraltro, vennero ben presto ridotti al
silenzio a causa della mancanza delle munizioni e perché non dovevano rivelare la
loro presenza agli osservatori dell'artiglieria austriaca.
Gli attacchi portati a sinistra, contro la quota 1332, e a destra, contro la
Val Barchetto e il Monte Barco, consentirono agli austriaci di conquistare
alcune posizioni dominanti attorno alle quote del Cengio a strapiombo sulla Val
d'Astico e a circondare e isolare dal resto dell'esercito italiano, l'intero
settore del Cengio. Alcune mitragliatrici austriache ben posizionate, tenevano
sotto tiro l'unica strada che congiungeva lo stesso settore con la Val Canaglia,
interrompendo l'invio dei rifornimenti e costringendo granatieri e fanti
italiani alla privazione di acqua, cibo e munizioni.
All'alba del 3 giugno un intenso bombardamento precede l'assalto dei soldati
austriaci. Gli Schutzen del Col. Alpi, che avevano l'ordine di conquistare la
quota 1363 del Cengio, smarrirono la strada nella folta vegetazione e alle ore
14 del 3 giugno 1916, giungendo dalla sottostante Val Silà, assalirono per
errore la quota 1351, il piazzale sottostante e la galleria comando. Riuscirono
ad aver ragione degli stremati granatieri e fanti italiani, ormai senza più
munizioni e costretti a difendersi con le sole baionette, catturarono l'intero
presidio italiano e conquistarono la quota trigonometrica del Monte Cengio.
ZONA SACRA
Dei 6000 granatieri che erano giunti in zona Cengio il 22 maggio 1916, la
notte sul 4 giugno riparavano sul M.Pàu circa 1300 superstiti. Quando questi,
pochi giorni dopo, sfileranno nuovamente per le strade di Marostica, la
popolazione incredula e allibita rimarrà convintamente in attesa di una seconda
colonna.
Composta di morti, feriti e prigionieri, essa era rimasta lassù, sulle
balze del Cengio, fra Treschè e Cesuna.
Le perdite complessivamente registrate dalla brigata Granatieri di Sardegna, dai reggimenti di fanteria, 211°, 212°, 154°
142° e 144°, oltre ai militari di altre armi, fra il 29 maggio e il 3 giugno
compreso furono le seguenti: ufficiali morti 51, feriti 112, dispersi 77;
militari morti 1098, feriti 2482, dispersi 6444. Per un totale di 10264 uomini.
Si deve alla fede, al patriottismo ed alla tenacia dei Granatieri e delle
popolazioni vicentine, se il ricordo degli eroi del Cengio è stato a noi
tramandato sulla terra che fu teatro di una delle più sanguinose battaglie della
fronte Tridentina.
Con legge 534 del 27 Giugno 1967 il Monte Cengio è stato dichiarato Zona
Sacra.
GALLERIA COMANDO
La galleria comando, situata alle pendici di quota 1351, costituiva anche
l'ingresso alle caverne dove erano situati i pezzi d'artiglieria da 149 mm. I
cannoni qui posizionati avevano il compito di ostacolare l'avanzata austriaca
lungo la Val d'Astico e proprio la loro efficace azione costrinse i comandi
austriaci a dover conquistare, nel più breve tempo possibile, il Monte Cengio.
Durante la battaglia del giugno 1916, i cannoni vennero portati all'aperto,
sul piazzale dinnanzi all'entrata della galleria, da dove contrastarono, anche
se solo per poco tempo, gli assalti dei soldati imperiali. Terminate le
munizioni, rimasero inutilizzati.
Nella galleria il Cap. Federico Morozzo della Rocca, comandante del IV
Battaglione del I Reggimento Granatieri di Sardegna, situò il comando del
settore del Cengio. La caverna fungeva anche da posto di primo soccorso
sanitario e qui vennero ammassati i feriti durante l'attacco risolutivo del 3
giugno.
Ricordo il Ten. Giacomo Silimbani, Aiutante Maggiore in II del Cap. Morozzo della Rocca: "Venni portato al posto di medicazione situato in
caverna, già pieno di feriti e posto in una barella. Fuori il combattimento era
accanitamente impegnato ma io non sentivo che il frastuono confuso. Mentre un
caporalmaggiore di sanità stava fasciandomi la seconda ferita, irruppero nella
caverna gli austriaci ... Semisvenuto venni trasportato dagli stessi granatieri
portaferiti, per ordine di un ufficiale austriaco, al poso di medicazione nemico
e poi a Pedescala, presso una sezione di sanità".
QUOTA 1351 - SALTO DEL GRANATIERE
La quota 1351 pur non essendo la cima più alta del sistema montuoso del
Cengio, è la cima principale del monte.
Proprio per la sua importanza tattica, era considerata dagli austriaci
l'obiettivo principale dell'attacco del Monte Cengio. Ai sui piedi i Granatieri
stesero la linea difensiva principale e nelle sue viscere era situato il comando
del Monte Cengio. Presa più volte di mira dall'artiglieria austriaca, fu
aspramente contesa dai Granatieri nell'assalto finale del 3 giugno 1916, tanto
da meritarsi il titolo di "Salto dei Granatieri" o "del
Granatiere", a ricordo
della disperata difesa.
Scrisse il Gen. Pennella, comandante della Brigata
Granatieri di Sardegna: "Si narrava già di aver veduto rotolare per le
rocce strapiombanti sull'Astico nel furore dell'ardente lotta, grovigli umani di
austriaci e granatieri!".
Questa la testimonianza dell'Asp. Franco Bondi, ufficiale del IV Battaglione
del I Reggimento Granatieri di Sardegna: "Improvvisamente poi verso le 2
pomeridiane, il nemico ci assalì alle spalle e contemporaneamente anche di
fronte, data la sorpresa e le condizioni disperate in cui mi trovavamo si
svilupparono una serie di combattimenti singolari con bombe a mano e fucileria
da parte del nemico e all'arma bianca da parte nostra ... Fui testimone oculare
di atti di eroismo dei miei granatieri, e di quelli della sezione mitragliatrici
che si trovava immediatamente alla mia destra, di cui un caporal maggiore,
servente continuò a far fuoco coll'arma fino a che fu ucciso a baionettate sul
pezzo e così pure le vedette, sorprese dall'attacco furono finite a
baionettate".
LA GRANATIERA
Sul rovescio di quota 1363, inizia la mulattiera di arroccamento che
collegava lo stesso caposaldo con quello di quota 1351 e che permetteva il
controllo della Val Cengiotta e della sottostante Val d'Astico. La mulattiera,
defilata alla vista degli austro-ungarici, permetteva il trasferimento celere e
al coperto delle truppe da un settore all'altro del Cengio, pronte ad
intervenire in caso di attacco austriaco.
Per questo era provvista di cinque
gallerie, con robusta massa coprente e adatte a fungere quale ricovero per le
truppe in caso di bombardamento. Infine, per permettere alle truppe un rapido
accesso alle linee difensive scavate a monte della mulattiera, erano state
predisposte delle scale dalle quali accedere velocemente alle trincee superiori.
Al sentiero a strapiombo sullo scoscendimento marginale roccioso sud del Cengio è stato dato il nome di "Granatiera" a ricordo della Brigata Granatieri
di Sardegna, che su queste alture difese le sorti della guerra e dell'Italia. Il
tratto di sentiero di quota 1312 comprende la galleria principale, lunga metri
187 e di sezione metri 3 per 4, dove è stato anche costruito un serbatoio
d'acqua in cemento della capacità di m cubi 130.
La mulattiera doveva essere
collegata alla Val d'Astico da una teleferica, che però non venne mai ultimata.
I lavori in questione furono in gran parte opera del Comando Genio della 12^
Divisione e diretti dal Capitano Ignazio Pace.
SISTEMA IDRICO
Fortemente presidiato dalle truppe italiane e completamente privo d'acqua, il
Monte Cengio fu tra le posizioni che per prime imposero la costruzione di un
nuovo acquedotto che già nel gennaio 1917 poté funzionare fino a Malga Forcella.
Completato in seguito per aumentarne le potenzialità, l'acquedotto del Cengio
alimentò un'estesissima rete di tubazioni che si estendeva da Monte Barco e
Monte Pannocchio verso la Val d'Assa fino a Cima Arde e, ad est, verso la Val
Canaglia raggiungendo a nord l'abitato di Treschè Conca.
Il dislivello totale di
metri 1150 veniva superato con due stazioni di sollevamento. Dal torrente Astico
l'acqua raggiungeva così il serbatoio in caverna della capacità di 150 mc
situato lungo la "Granatiera" da cui veniva poi distribuita in tutta la zona.
Una delle diramazioni più importanti raggiungeva Campiello dove si effettuava il
rifornimento di molte truppe italiane dislocate nella zona meridionale
dell'Altopiano.
QUOTA 1363
Il ridotto di quota 1363 rientra nel più ampio sistema difensivo messo a
punto all'indomani della battaglia del Cengio. In particolare, il caposaldo di
Monte Cengio era stato suddiviso in tre ampi sistemi difensivi: il primo attorno
alla quota 1363, il secondo attorno alla quota 1351 ed il terzo attorno alle
quote 1356 e 1332. Tutte e tre i sistemi consentivano di fiancheggiare
efficacemente il sistema laterale. Per questo ciascun sistema poteva contare su
postazioni in pozzo per mitragliatrici, postazioni in caverna, camminamenti di
raccordo. Per quanto concerne la quota 1363, la sensibile elevazione della
quota, la maggiore del nodo montuoso del Cengio, rendeva la posizione un luogo
particolarmente favorevole ad essere attrezzato come ridotto difensivo. Per tale
ragione vennero scavate trincee a corona della quota, rivolte soprattutto verso
occidente e verso nord, collegando la postazione con le trincee di Val Barchetto
e Monte Barco.
Per difendere poi l'intero settore da un eventuale attacco da ovest, venne
costruita una cannoniera che poteva ospitare 4 pezzi da 70 mm da montagna,
avente come obiettivo la testata di Val Silà. Le due linee trincerate di quota
1363, quella che si collegava con la linea di Val Barchetto e quella che aveva il
suo centro nella cannoniera, vennero chiamate rispettivamente "difesa bassa" e
"difesa alta". Tutta la posizione era difesa da un duplice ordine di reticolato.
GALLERIA CANNONIERA
Postazione con quattro cannoniere per altrettanti cannoni da montagna da 70
mm con direzione di tiro verso la testata della Val Silà.
La postazione venne
costruita tra la primavera e l'estate del 1917 dal Drappello Autonomo 2^
Compagnia Minatori appartenente al Comando del genio del XXVI Corpo d'Armata
sotto il comando del Ten. Cardillo.
La galleria di accesso, della larghezza media di 2 m, sviluppa una lunghezza
di circa 74 m.
Su di essa si affacciano 4 caverne/deposito per munizioni della
profondità di 3 m. Il fronte della batteria sviluppa invece una larghezza
complessiva, escludendo la galleria laterale di accesso all'osservatorio, di
circa 24 m.
La batteria chiudeva ad est il complesso sistema difensivo del caposaldo del
Cengio che si collegava poi all'adiacente caposaldo di Monte Barco.
Creato il: 22/10/10
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Ore 12.10 Ordine alle truppe di Monte Cengio: "Pressione sul fronte nord trincee Cesuna far ripiegare truppe di fondo valle sopra Monte Paù e sul fondo Valla Canaglia. Tenga fino all'estremo limite per l'onore d'Italia. Poi, per il sentiero mulattiero, i superstiti si ricolleghino alla barricata sud in val Canaglia"...
Dopo aver resistito a lungo il caposaldo del Cengio è ormai in mani imperiali.