


Abbiamo visitato il Monte Lemerle il 5 agosto 2007.
Siamo nel Bosco Nero di Cesuna, che già da solo merita una visita, dove il sentiero regala scorci incredibili tra tronchi, rami e fogliame. La salita non è molto impegnativa, tranne qualche piccolo tratto. Non scoraggiatevi!
Si cominciano a vedere già lungo il sentiero alcune postazioni a difesa del monte.
Si arriva in cima al monte, non aspettatevi di vedere il panorama, perché gli alberi coprono tutto. Nella cima due cippi ricordano le gesta dei grandi uomini che hanno difeso l'Italia. Oltre questa montagna il nemico non è passato!
Dopo un pensiero o una preghiera a quegli eroi ci si addentra ancora un po' nel bosco.
Si scopre un'area che doveva essere saldamente fortificata. Altissime trincee e tre grotte proteggevano le nostre truppe e rendevano il caposaldo inespugnabile.
Le trincee arrivano ad altezze di 2-3 metri e le grotte sono molto ampie.
Intorno alla cima altri rifugi e postazioni. Tentando una scorciatoia tra il bosco, con la brutta esperienza di una scivolata che quasi mi slogava un ginocchio, abbiamo rinvenuto un'altra grotta, rinforzata da una copertura in cemento armato, con due ingressi e molto ampia all'interno. Forse un deposito munizioni.
Aggiornamento del 2011.
Abbiamo rivisitato il Monte Lemerle il 12 giugno 2011 dopo l'intervento di ristrutturazione dell'Ecomuseo della Grande Guerra.
A parte le tabelle indicative e storiche (leggi sotto) non sono stati fatti grandi interventi.
A selletta Lemerle è stata ripulita una trincea e una postazioni di mitragliatrice che, sinceramente, sembra più un'osservatorio.
Sulla cima del Lemerle non è stato fatto nessun tipo di intervento.
Invece, nota importante, è stato sistemato un sentiero che fa percorrere il giro completo del monte, segnalato da una piccola tabella (a volte poco visibile) e che porta al Comando Inglese del 9° Staffordshire Rgt. Nella precedente visita non era chiaro cosa fosse questa costruzione.
Come si raggiunge:
Dal centro di Cesuna (VI) seguire le indicazioni per il Monte Zovetto (Ristorante Kubelek o British Cemetery). Parcheggiate nei pressi dei cimiteri di guerra Italiano e Inglese, e proseguite a piedi o in bici nella strada che sale a sinistra della chiesetta verso il rifugio Alpino. Un centinaio di metri dopo il primo tornante inizia a sinistra la strada verso il Monte Lemerle. La strada prosegue per circa 2 km fino alla cima del monte. Troverete un altro incrocio ma la strada è indicata chiaramente.
Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario
Monte Lemerle | ||
| SCHEDA PERCORSO | ||
| Provincia: Vicenza Comune: Roana | ||
| Coordinate punto di arrivo: 45.836036 - 11.472552 (45°50'9.73" N - 11°28'21.19" E) | ||
| Altitudine di arrivo (m): 1233 | ||
| Difficoltà del percorso: T - Turistico Ore a piedi (esclusa visita): 2 ore | ||
| Come si raggiunge: a piedi, in mountain bike | ||
| Tipologia: Storico |
Altre foto:
Storia: (da bollettini di guerra del 1916)
"Nella giornata di ieri
l'avversario concentrò i suoi sforzi contro un breve tratto del nostro
fronte a sud-ovest di Asiago. Dopo intenso bombardamento dense masse
nemiche della forza di una divisione circa si lanciarono più volte
all'attacco della nostra posizione di Monte Lemerle. Furono
contrattaccate e respinte con gravissime perdite" (bollettino dell'11
giugno). - "Ulteriori particolari giunti mettono in rilievo il
brillante successo delle nostre armi nei combattimenti del giorno 10
sul Monte Lemerle. Le valorose fanterie della brigata "Forlì" (43° e
44° reggimento) sostennero fieramente l'urto delle ingenti masse
nemiche, giunte sul ciglio delle nostre posizioni. Indi le
contrattaccarono e le dispersero inseguendole per lungo tratto con la
baionetta alle reni".. Coadiuvarono la brigata "Forlì" reparti della
"Piemonte". In uno dei nostri audaci contrattacchi, fu mortalmente
ferito il maggior generale MARCELLO PRESTINARI, che in Eritrea, con il
grado di Maggiore, dopo la battaglia di Adua, era rimasto a comandare
il forte di Adigrat, difendendolo fino a quando non era venuto a
liberarlo il generale Baldissera (bollettino del 12 giugno).
"Sull'altipiano di Asiago, dopo violenta preparazione delle
artiglierie, masse nemiche valutate a 18 battaglioni attaccarono più
volte il nostro fronte da Monte Paù a Monte Lemerle, con azione
dimostrativa alle ali, decisiva al centro. Gli impetuosi assalti delle
fanterie nemiche, preceduti e protetti da cortine di fuoco delle
artiglierie, si infransero ogni volta contro le nostre linee, dinanzi
alle quali l'avversario lasciò montagne di cadaveri. All'incontro un
nostro contrattacco da Monte Lemerle ci procurò prigionieri ed una
mitragliatrice " (bollettino del 16 giugno). - "A sud-ovest di Asiago,
dopo violento bombardamento delle nostre posizioni da Monte Paù a
Boscon, l'avversario lanciò ieri due attacchi in direzione di Monte
Lemerle e Boscon. Con reiterati sanguinosi sforzi, le fanterie nemiche
riuscirono per un momento a toccare la cima del Lemerle, ma furono
subito sloggiate da un nostro contrattacco". (bollettino del 17
giugno). - "La persistente accanita lotta sulle posizioni da noi
possedute lungo il margine meridionale della conca d'Asiago attesta che
l'avversario persegue con ostinazione il concetto originario del suo
piano offensivo. La sua costante tenace aggressività prova che gli
avvenimenti sul fronte orientale non hanno moderato l'attività
offensiva del nemico sul fronte del Trentino. Da questo nessuna
sottrazione di forze finora egli ha effettuato, tanto meno agevolmente
potrà sottrarne in avvenire di fronte alla nostra energica azione
controffensiva in corso .... A sud-ovest di Asiago l'avversario rinnovò
furiosi sforzi per aprirsi un varco nelle nostre linee, specialmente
tra monte Lemerle e Monte Magnaboschi. Fu sempre respinto con
gravissime perdite " (bollettino del 18 giugno).
Dalle tabelle trovate in loco
SELLETTA LEMERLE
L'idea della trincea e della vita che si faceva che domina l'immaginario
collettivo è sicuramente quella di solchi fetidi, scavati alla meglio nel
terreno e che non consentivano la più grama e difficile delle esistenze. Ciò è
certamente vero per questo genere di fortificazione campale quando essa veniva
realizzata in prossimità del nemico o in posizioni dominate ed esposte al tiro
dell'artiglieria avversaria, dove semplicemente era venuta ad esaurirsi la
spinta offensiva come durante la Strafexpedition della primavera del 1916.
Dopo la fine dell'offensiva e l'arretramento conseguente delle forze
austro-ungariche sulla dorsale Val d'Assa-Zebio-Forno-Ortigara, la costruzione
delle trincee venne invece in prevalenza affidata a reparti specializzati del
genio. Le linee realizzate sull'Altopiano, come attestano i documenti e le foto
dell'epoca ma anche i resti ancora visibili, erano quindi una serie di lavori
campali eseguiti secondo progetti standard elaborati dai Comandi del Genio con
lo scopo di assicurare ad un tempo la massima protezione possibile ai difensori,
il miglior campo di tiro sul terreno antistante, con l'incrocio delle
traiettorie delle armi di reparto, e, non ultimo, un livello di vita quanto meno
accettabile e spesso confortevole per le truppe che avrebbero dovuto presidiare
i lavori. E' il caso delle linee realizzate nel settore di Cesuna, dal Lemerle
allo Zovetto, a partire dall'estate del 1916.
Nella primavera del 1918 ai reparti italiani subentrarono le unità del Corpo di
Spedizione britannico che avviarono a loro volta una complessiva
ristrutturazione delle prime linee secondo nuovi criteri tattici con la
costruzione di postazioni fortificate, trincee trasversali, nuovi posti di
osservazione e, data l'estrema vulnerabilità del settore in caso di
bombardamento nemico, di numerosi ricoveri in caverna.
MONTE LEMERLE
Quella che oggi è un'altura completamente coperta dal bosco svolse nelle fasi
cruciali dell'offensiva austriaca del maggio-giugno 1916 (la cosiddetta
Strafexpedition) il ruolo di caposaldo di cerniera tra l'estremità occidentale
del fronte di combattimento e la parte centro-orientale della difesa italiana,
incentrata sui capisaldi del Kaberlaba e del Torle. A partire dal 6 giugno 1916
e, con diverse riprese, fino al 18 successivo il Lemerle venne attaccato dalla
34ª Divisione austro-ungarica, la famosa unità del
Banato di Temesvar (l'attuale Timisoara), e battuto da tre brigate di
artiglieria da campagna e dal raggruppamento pesante Janeka. Le forze italiane,
sorrette da poca artiglieria e prive di adeguati trinceramenti riuscirono
tuttavia a resistere e, dopo aver perso la cima in seguito ad un attacco del 24°
Rgt. fanteria k.u.k. di Czernoviz, la riconquistarono con un contrattacco di due
battaglioni di bersaglieri. Gli sforzi austro-ungarici per rompere il centro
dello schieramento difensivo italiano erano, alla fine, risultati vani. Sul
Lemerle e la sua cresta combatterono soprattutto i fanti della Brigata "Forlì"
(43° e 44° Regt.). Così il loro comandante, il Gen. G. Franchi, ricorda quelle
giornate di lotta:
"Dieci giorni e dieci notti di eroismo e di sacrificio avevano vissute
quelle valorose truppe, in un continuo inferno di fuoco e di sangue, in una
continua tragedia di lotta e di morte, con privazioni di rancio, colle labbra
spesso riarse dalla sete e dalla febbre, prive di sonno e di riposo; nessuno,
nessuno ebbe il pensiero alla fuga, alla diserzione, all'esonero."
POSTO COMANDO DEL 9° STAFFORDSHIRE RGT.
Ciascuna delle Divisioni britanniche inviate in Italia dopo l'offensiva
austro-tedesca dell'autunno 1917 aveva alle proprie dipendenze un battaglione di
Pionieri formato da unità appositamente addestrate per la costruzione delle
difese campali.
Uno di questi fu il 9° Battaglione del South Staffordshire Regiment, che aveva
in questa zona il suo posto di comando, il quale prestò servizio sull'Altopiano
con la 23ª Divisione contribuendo in prevalenza alla realizzazione di gallerie e
postazioni in caverna nel settore compreso tra Cesuna e la strada del Barental.
Dopo aver contribuito a fronteggiare l'offensiva austriaca della Battaglia del
Solstizio, nell'autunno il 9° Battaglione seguì la 23ª Divisione sul Piave dove,
nel corso della Battaglia di Vittorio Veneto, partecipò allo sfondamento delle
linee austriache.
La lapide con il fregio del Reggimento è una copia dell'originale conservato
presso la cappella di S.Antonio situata all'ingresso della Val Magnaboschi.
Creato il: 08/11/07
Aggiornato il: 29/06/11
IMPORTANTE: Il materiale presente nel sito è puramente indicativo. L'utilizzo libero e personale delle informazioni, contenute all'interno del sito, è e rimane di responsabilità dell'utente. Non ci si assume alcuna responsabilità giuridica nel caso di incidente o danni di qualsiasi genere ed origine nell'uso del citato materiale. La visualizzazione o la stampa di informazioni contenute nel sito www.montagnando.it implicano, in modo imprescindibile, la presa visione e l'accettazione di quanto contenuto nell'allegata NOTA INFORMATIVA DI RESPONSABILITA' riguardante la "responsabilità dell'utente" nell'utilizzo delle sopracitate informazioni.
Attenzione: per visualizzare gli annunci pubblicitari viene utilizzato un cookie DoubleClick DART. L’utilizzo di questo cookie consente a Google di pubblicare annunci mirati per gli utenti. Questi cookie non permettono in alcun modo di identificare personalmente l’utente e non includono dati personali.
grazie per la tua visita.
L'obiettivo del nostro sito è quello di far conoscere questi posti storici cercando di raccontarne la storia ed il modo per arrivarci.
Nei luoghi di battaglia ci sono da ricordare i caduti e tutti i combattenti, la lista sarebbe lunga ed imprecisa.
Ti ringraziamo per la tua segnalazione e per noi è un onore ospitare e ricordare il nome di tuo zio.
Corrado & Flavio