


Abbiamo visitato Cima Caldiera il 14 agosto 2011.
Il percorso inizia dal piazzale Lozze con il sentiero CAI 841 che percorre la carrareccia costruita nel 1916 per salire nelle retrovie del Caldiera.
Dopo circa 45 minuti di salita si cominciano a vedere i resti della base logistica costruita nei pressi di Passo Stretto.
La posizione è decisamente strategica, al riparo dai tiri nemici ma vicinissima alla prima linea di guerra solo attraversando il Passo Stretto.
Altre foto dell'area logistica
L'opera di sistemazione fatta recentemente rende visibili i contorni dei vari baraccamenti della zona.
Uno di questi baraccamenti, quando era integro, celava alla vista la galleria magazzino, che è perfettamente percorribile con l'uso di una torcia elettrica.
Nella zona sono visibili altri resti di baraccamenti, altre aree logistiche e la base di una teleferica.
Oltrepassata la zona dei baraccamenti la strada prosegue fino all'osservatorio Torino e fin quasi alla cima del Caldiera.
Altre foto della strada militare
Durante la salita non ci manca mai di guardare lo spettacolo che la montagna ci offre ogni minuto diverso, e, all'improvviso, al di là di una piccola valle e più esattamente allo Scoglio dell'Incudine, vediamo del movimento .... ecco uno stambecco intento a sua volta a guardare il panorama!
Quando la strada è ormai arrivata al limite con un precipizio sulla Valsugana, poco dopo il tornante si trova una deviazione verso destra che porta all'osservatorio Torino.
Ci vogliono pochissimi minuti per arrivare nella punto di osservazione principale del campo di battaglia dell'Ortigara.
Per entrare è necessaria una torcia elettrica.
Altre foto dell'osservatorio Torino
La cima ormai è vicina, ma per raggiungerla l'ultimo tratto si fa un po' pericoloso, ma sono solo 20 metri in cui è necessaria un po' di abilità.
Ed eccoci in cima! Un'ora e venti di salita per chi non si è mai fermato a leggere i tabelloni o ad esplorare le grotte.
Da qui si ha un'ottima visione, il Monte Lozze con la sua Madonna, i campi di battaglia dell'Ortigara, Campigoletti, e il sottostante e ben protetto Pozzo della Scala.
Non può mancare la foto ricordo del Team di Montagnando!
Per il ritorno la scelta è varia. Prima si scende dalla cima e poi si può decidere se tornare indietro, proseguire per il sentiero 841 o deviare percorrendo le trincee.
E così è stato, dopo Pozzo della Scala ci siamo diretti verso il Monte Lozze seguendo diversi trinceramenti.
Ed è un vero labirinto di trincee, recentemente risistemate e percorribili, quasi un tuffo nel 1917.
Altre foto dei dintorni di Pozza della Scala
La trincea che abbiamo seguito passa sotto a Cima Campanella, un altro caposaldo italiano,
fino a sbucare al Monte Lozze.
Anche il Monte Lozze ha un suo complesso sistema di trincee e fortificazioni con l'inizio da questa galleria.
L'enorme lavoro di pulizia e sistemazione delle trincee rendono le stesse molto
belle da vedere e da percorrere, ma abbiamo il timore che non si riesca a
percepire l'immane fatica compiuta per poterle costruire sotto il fuoco nemico, la paura
che, anche se protetti, il prossimo colpo di cannone potesse cadere proprio li,
il terrore del cecchino sempre pronto a colpire chi alzava troppo la testa.
La visita è bella, piacevole e affascinante, ma provate a percorrere le trincee
pensando al rischio di chi ha combattuto, non importa di che nazionalità
fossero, ma pensando solo che potevano perdere la vita in ogni momento.
Come si raggiunge: Da Gallio(VI) in direzione di Enego, appena usciti dal centro abitato sulla sinistra troverete indicazioni per Melette e Ortagara. Proseguire sempre seguendo le indicazioni per Ortigara. La strada a tratti non è asfaltata.
Parcheggio
Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario
La cima del Caldiera
Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario
Cima Caldiera | ||
| SCHEDA PERCORSO | ||
| Provincia: Vicenza Comune: Asiago | ||
| Coordinate punto di arrivo: 46.008796 - 11.522748 (46°0'31.67" N - 11°31'21.89" E) | ||
| Coordinate parcheggio: 45.996395 - 11.531696 (45°59'47.02" N - 11°31'54.11" E) | ||
| Altitudine di partenza (m): 1771 Altitudine di arrivo (m): 2124 Dislivello (m): 350 | ||
| Difficoltà del percorso: E - Escursionisti Ore a piedi (esclusa visita): 2 ore 30 minuti | ||
| Come si raggiunge: a piedi | ||
| Tipologia: Storico, Panoramico |
Storia: (tratta dai tabelloni trovati in loco dell'Ecomuseo della Grande Guerra)
SISTEMAZIONE LOGISTICA
L'area che sorge alle pendici orientali di Cima Caldiera venne trasformata, con
lavori che iniziarono dall'estate del 1916 e proseguirono fino all'ottobre del
1917, in una base logistica per le truppe combattenti di importanza tattica
enorme. In vista della battaglia dell'Ortigara del giugno 1917, proprio per la
vicinanza alla prima linea, a cui era collegata da una ragnatela di
camminamenti, divenne uno dei principali centri di deposito di viveri,
munizionamento e materiali necessari per il combattimento.
Le sei gallerie scavate una di seguito all'altra, rese comunicanti al loro
interno tramite un corridoio unico, avevano la funzione di magazzini ed erano
celate alla vista da baraccamenti esterni in legno che, appoggiati alla roccia,
ne coprivano gli ingressi. Alcune tabelle dell'epoca riportano la quantità di
beni immagazzinati, rapportati al fabbisogno giornaliero della truppa presente
nel settore. La prima tabella è relativa alla dotazione di viveri:
| DOTAZIONE VIVERI DEI MAGAZZINI | |||
| GENERI | GIORNATE | FORZA | QUANTITA' |
| VIVERI RISERVA | |||
| Galletta | 1 giornata | 17.500 | Raz. 17.500 |
| Scatolette carne | 1 giornata | 17.500 | N° 17.500 |
| Scaldaranci | 1 giornata | 17.500 | Sacchetti 50 |
| GENERI DI CONFORTO | |||
| Zucchero | 1 giornata | 8.500 | Q.li 4,25 |
| Caffè | 1 giornata | 8.500 | Q.li 2,55 |
| Fichi secchi | 1 giornata | 8.500 | Q.li 4,25 |
| Marsala | 1 giornata | 8.500 | Hl. 5,10 |
| Latte condensato | 1 giornata | 8.500 | Barattoli 2.500 |
| Latte sterilizzato | 1 giornata | 8.500 | Barattoli 2.500 |
| Marmellata | 1 giornata | 8.500 | Barattoli 1.700 |
| Pancetta lardo | 1 giornata | 8.500 | Q.li 3,50 |
| Noci | 1 giornata | 8.500 | Q.li 5,70 |
| DOTAZIONI DI MATERIALI PER IL GENIO | |
| MATERIALI | QUANTITA' |
| Sacchi a terra | 100.000 |
| Lamiere | 500 |
| Badili | 1.000 |
| Tavoloni blindati | 500 |
| Gravine | 1.000 |
| Filo spinato | Rotoli 2.000 |
| Paletti | 1.000 |
| Rotoli ruberoide | 100 |
| Chiodi | Kg.200 |
| Stuoie | 2.000 |
La stessa area era occupata anche da alcune postazioni di artiglieria da
montagna, per le quali era presente il seguente munizionamento, che tra l'altro
doveva alimentare anche le artiglierie in posizione sul Campanaro, a Pozzo della
Scala, a Cima Caldiera: 777 granate calibro 75, 468 proiettili a shrapnels da 75
e 324 proiettili calibro 65. Per la fanteria erano pronti 805.140 proiettili per
il fucile mod.'91, 84.000 per le mitragliatrici mod. FIAT, 34.400 proiettili per
mitragliatrici St.Etienne e 3.000 petardi.
L'area a sud est della Caldiera ospitava il 138° Reparto sanitario someggiato,
che si avvaleva di una squadra di 20 portatori di barelle.
Per poter trasferire sul settore settentrionale della linea italiana i pezzi
dell'artiglieria, il relativo munizionamento ed il materiale necessario, venne
costruita e ultimata nel mese di settembre 1916, dagli alpini e dai bersaglieri
del 30° Battaglione del 9° Reggimento, una carrareccia che da Passo Stretto
(attuale Piazzale Lozze) sale verso le retrovie della Caldiera. La strada
militare, ancora oggi percorsa per giungere alle retrovie italiane della
Caldiera, è ricavata da scavo a mezza costa, sostenuta in alcuni tratti da muri
a secco, è larga da m. 1,50 a m. 2 ed ha una pendenza media dal 16 al 17 per
cento. La pendenza doveva assicurare la possibilità di poter trainare i grossi
calibri, il cui peso rendeva difficile lo spostamento. Peraltro gran parte del
materiale era portato a braccia dalle colonne di portatori, spesso soldati della
milizia territoriale, ancor più spesso dagli alpini che non erano di servizio di
vigilanze nelle trincee di prima linea, ma "a riposo".
Solamente nell'estate del 1917, venne costruita una teleferica che, superando
il tratto con maggiore pendenza della carrareccia, consentiva il trasporto di
materiale dai baraccamenti ai piedi di Baita dell'aia fino ai baraccamenti alle
pendici della quota 1996 della Campanella.
POZZO DELLA SCALA
Dopo il ripiegamento delle truppe austroungariche sulla linea dell'Ortigara (la
cosiddetta Winterstellung), dall'estate del 1916 i reparti italiani avviarono una
poderosa opera di fortificazione delle posizioni del Campanaro, della Caldiera,
della Cima della Campanella e del Lozze con la realizzazione di un complesso
sistema di trincee, camminamenti, postazioni in caverna ma anche di baraccamenti
e caverne per il ricovero delle truppe e per il deposito di viveri, materiali e
munizioni.
Il Pozzo della Scala, per la sua localizzazione e per la particolare
conformazione del terreno, divenne uno dei principali centri nevralgici delle
difese italiane. Dal Pozzo della Scala si diparte un vero e proprio reticolo di
camminamenti e di trincee dirette verso il Campanaro, la sovrastante cima della
Caldiera e le linee di resistenza e di vigilanza che fiancheggiano il Vallone
dell'Agnelizza.
Nel corso della battaglia del giugno 1917, all'interno della conca del Pozzo
della Scala vennero ammassati i battaglioni alpini del IV Raggruppamento
(affidato al comando del gen. Di Giorgio) che si lanciarono all'assalto del
settore nord dell'Ortigara.
I passaggi che consentivano agli alpini di transitare dalla linea di resistenza
alla linea di vigilanza erano due, i cosiddetti "varco nord" e "varco sud".
Il "varco nord" era uno stretto sentiero, ancora oggi facilmente
individuabile,
che scendeva dalle trincee del Campanaro per giungere poi al Passo dell'Agnella
dinanzi alle linee austriache di quota 2003. Facilmente individuabile dalle
sovrastanti linee austriache, fu spesso bersaglio delle mitragliatrici
Schwarzlose nascoste in caverna sull'Ortigara. Uno di questi episodi vide
protagonisti i Battaglioni Tirano e Spluga che, all'alba dell'11 giugno 1917, si
incolonnarono per scendere nella Pozza dell'Agnelizza e raggiungere la quota
2101 conquistata il giorno prima. L'ufficiale di turno controllava il passaggio
in fila indiana degli alpini, ma le mitragliatrici austriache, individuato il
percorso, aprirono il fuoco e colpirono indistintamente truppa e ufficiali. Così
il fatto nei ricordi del Magg. Milanesio, comandante del Battaglione Sette
Comuni: "Noi vedevamo apparire e venire innanzi gli Alpini: scivolando
sulla neve essi giungevano con mirabile disciplina ad un gradino di roccia, di
dove il sentiero incominciava a scendere. Le mitragliatrici nemiche con tiro
aggiustato battevano con inesorabile precisione quel punto e man mano li
investivano ad uno ad uno e quasi tutti cadevano colpiti, ruzzolando sino in
fondo al vallone morti o feriti. Ogni tanto l'ufficiale cadeva ed un altro lo
sostituiva nella tragica consegna". Il gradino di roccia menzionato verrà
ribattezzato dai superstiti la "roccia della morte".
Il "varco sud", invece, era situato poco sotto la linea di resistenza di quota
2012, nella piega di terreno rientrante verso oriente, che nascondeva
parzialmente alla vista degli austriaci gli alpini che transitavano per il
camminamento.
Dal "varco sud" transitarono gli alpini del Battaglione Sette Comuni che dalle
ore 15 del 10 giugno 1917 iniziarono l'attacco verso la quota 2105 di Monte
Ortigara. Così ricorda Padre Luigi Sbaragli, cappellano del Sette Comuni, quei
momenti drammatici: "Quando ricomincia il bombardamento la terra trema,
ha sussulti, ha fremiti lunghi di spasimo. Per noi l'attesa ora punge. Mancano
cinque minuti: giù i parapetti per gli sbocchi. Ancora tre minuti: via i
reticolati. Una stretta di mano ai più vicini, un bacio a Setti, un segno di
Croce e via giù per la china".
LE LINEE DI DIFESA ITALIANE
L'intero fronte italiano tenuto dal XX Corpo d'Armata era stato suddiviso in due
Sezioni, a loro volta suddivise in altrettanti Sottosettori, convenzionalmente
chiamati Sottosettore Nord e Sottosettore Sud. La linea di demarcazione tra le
due Sezioni passava tra Pozza dell'Ortigara e Molte Lozze. La 1^ Sezione, quella
più settentrionale, comprendeva il Sottosettore Nord, da Cima Campanaro a Baita
dell'Ortigara, e il Sottosettore Sud, da Baita dell'Ortigara a Pozza
dell'Ortigara compresa. La 2^ Sezione era suddivisa tra Sottosettore Nord, da
Pozza dell'Ortigara esclusa a Busa dell'Orco e Sottosettore Sud, da Busa
dell'Orco a Pozza della Terra Nera.
La sistemazione difensiva italiana era costituita da due linee difensive
principali: la "linea di vigilanza e prima resistenza", altresì detta più
semplicemente "linea di vigilanza", e la "prima linea di difesa", anche detta
"linea di resistenza". Entrambe originavano dalle pendici occidentali del
Campanaro e nel primo tratto, quello tra il Campanaro stesso e la Quota 2012,
si confondevano in un unico sistema difensivo. Da qui le due linee si dividevano
e si divaricavano tendendo una verso l'alto e l'altra rimanendo in posizione
avanzata più bassa.
La "linea di vigilanza", un trinceramento profondo scavato ai piedi delle quote
che costituivano la "prima linea di difesa", si snodava ai margini della Pozza
dell'Ortigara e della Pozza dell'Agnelizza.
Provvista di piccoli ricoveri e di postazioni per mitragliatrici, era dominata
dall'alto dalla linea austriaca e, per questo, i lavori di rafforzamento
dovevano compiersi prevalentemente di notte, o in caso di nebbia e pioggia.
I numerosi posti di osservazione ed ascolto dovevano impedire attacchi di
sorpresa da parte austriaca.
La "linea di resistenza" correva sulle quote 1912 e 1959 di Monte Lozze, lambiva
le pendici occidentali di Cima Campanella per raggiungere poi la quota 2012 dove
si affiancava alla "linea di vigilanza". La trincea di resistenza ospitò i
battaglioni alpini nelle ore precedenti gli assalti durante la battaglia
dell'Ortigara (10-19 giugno 1917).
Entrambe
le linee, durante il freddo inverno 1916-1917, furono sommerse da metri di neve.
Le trincee vennero sgomberate dalla neve e si trasformarono in cunicoli
sotterranei che, per chilometri, si ramificavano lungo tutto il settore.
All'esterno, fu scavata nella coltre bianca una trincea di ghiaccio, difesa da
cavalli di Frisia che, man mano che si alzava il manto nevoso, venivano
nuovamente sommersi e dovevano essere continuamente ributtati davanti alle
linee.
Creato il: 05/10/11
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