


Abbiamo visitato Il Forte Cherle, ribattezzato S.Sebastiano il 24 luglio 2007.
Dalle mie prime visite di 20 anni fa devo dire che è migliorato molto, è stato fatto un buon lavoro di pulizia e messa in sicurezza delle zone visitabili.
Il forte a pianta triangolare è stato smantellato per il recupero del ferro nel periodo tra le due guerre. Comunque da l'idea della complessità e della magnifica struttura.
Un enorme fossato circonda tutto il forte per rendere difficoltoso l'accesso da parte della fanteria nemica. In effetti, una volta dentro, le mitragliatrici erano pronte a fermare chiunque avesse avuto il coraggio (o l'ordine) di entrarci.
La zona delle batterie è stata in parte ricostruita con delle tabelle informative su come era armato il forte (vedi sotto).
Purtroppo di tutta la struttura che rendeva il forte indipendente e anche assediabile per un mese non rimane niente. Non si può visitare la sala macchine, telefonia, camerate ..... pazienza, il fatto di visitare tante di queste strutture ci permette di farci un'idea di come poteva essere.
Altro foto dell'esterno forte, fossato, zona batterie e casamatta principale
Questa costruzione ci è sembrata strana, ancora con delle piastrelle. Abbiamo pensato alle docce, anche i militari si lavano!
Un passaggio sbarrato permette l'accesso ai sotterranei (a vostro rischio) verso il cofano di difesa del fossato e nelle riservette delle munizioni. Gli Austroungarici non costruivano le S.Barbara come nei forti Italiani, erano stanze più piccole. Ma a pensarci bene noi avevamo anche munizioni più grosse, i nostri calibri erano da 149 contro i loro 105.
Ancora passaggi e zone franate.
L'ingresso è bello da studiare un po'. Un grosso portone d'acciaio doveva sigillare il forte, ma alcune feritoie per fucilieri sicuramente avrebbero ostacolato l'avvicinarsi del nemico, se solo fosse riuscito ad avvicinarsi! Tra reticolati, fossato, colpi di mortai, mitragliatrici, e fucilieri sempre pronti come si faceva ad avvicinarsi? Beh, magari non qui, ma il valore e il coraggio che hanno avuto i militari di ambo le fazioni è sempre da ammirare .... vi consiglio di leggere qualche libro in merito per capire come vivevano, soffrivano e come erano in grado di affrontare ogni avversità.
Altre foto dei corridoi, sotterranei e ingresso
Come si raggiunge: Sulla strada che da Folgaria (TN) porta a S.Sebastiano, al passo del Sommo, seguire le indicazioni per il Forte Cherle, ci si arriva dopo circa 5 Km. Prima si incontra il cimitero militare austriaco, con un piccolo parcheggio e la possibilità di raggiungere il forte a piedi in meno di 10 minuti, oppure si può proseguire fino all'albergo Cherle e anche da li in pochi minuti a piedi si arriva al forte.
Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario
Forte Cherle - S.Sebastiano | ||
| SCHEDA PERCORSO | ||
| Provincia: Trento Comune: Folgaria | ||
| Coordinate punto di arrivo: 45.915522 - 11.229127 (45°54'55.88" N - 11°13'44.86" E) | ||
| Altitudine di arrivo (m): 1445 | ||
| Difficoltà del percorso: T - Turistico Ore a piedi (esclusa visita): 30 minuti | ||
| Come si raggiunge: a piedi, in mountain bike | ||
| Tipologia: Storico |
Altre foto:
Foto dell'esterno forte, fossato, zona batterie e casamatta principale
Foto dei corridoi, sotterranei e ingresso
Storia: (tratta dai tabelloni trovati in loco)
Costruito tra il 1909 e il 1914, venne in seguito ribattezzato "Werk San
Sebastian" (dal nome del paese che si trova al di là della valle) per
evitare
che nelle comunicazioni militari venisse confuso con Forte Busa Verle.
Progettista e direttore dei lavori fu l'Ing. Eugen Luschiniski, tenente dello
Stato Maggiore del Genio militare austriaco.
Nella sua struttura di base Forte Cherle ricalca il modello delle fortezze
austro-ungariche degli Altipiani: ampio blocco casematte in pietra, spessa
copertura in cemento rinforzata con putrelle di acciaio e - a distanza di
sicurezza - blocco batterie munito di obici in cupola corazzata, cannoncini a
tiro rapido, cupole osservatorio e postazioni di mitragliatrice. La difesa
passiva era costruita dal fossato e da ampi fasci di reticolati che fasciavano
tutta l'area circostante. Assieme a Forte Sommo alto (1614 m), opera intermedia
che teneva sotto controllo gli accessi da Val Orsara - Passo Coe e Forte Dosso
del Sommo (1670 m) che controllava l'accesso dal Passo della Borcola, Forte
Cherle (1455 m) costituiva uno dei principali punti di forza dello schieramento
fortificato dell'altopiano di Folgaria. In combinazione con Forte Gschwent
Belvedere dominava il solco dell'alta Val d'Astico e in concerto con Forte Sommo
alto sbarrava l'accesso dal Passo della Vena e dall'altopiano dei Fiorentini. Fu
sottoposto al fuoco delle artiglierie italiane dislocate a Forte Campomolon.
A pianta triangolare, il forte è circondato su tutti i lati da un profondo
fossato di gola. Il corpo casematte, lungo circa 80 m e largo 16 m, si sviluppa
su due piani ed era protetto da una copertura di 2,5 m di cemento rinforzata con
putrelle d'acciaio.
A Forte Cherle si contrapponeva il forte italiano di Campomolon, situato a
sud-est in posizione più elevata (1853 m) e armato con obici e mortai mobili di
grosso calibro che più volte lo presero di mira come testimoniano i crateri
delle granate ancora visibili sui pascoli circostanti il forte.
Tra il maggio 1915 e l'offensiva austro-ungarica del maggio 1916 Forte Cherle
intervenne coi propri pezzi a sostegno delle operazioni condotte nell'area
compresa tra il Durer e il monte Coston. Non subì mai attacchi diretti da parte
della fanteria italiana: comandante era il capitano Edmund Prosch. Nel novembre
1918 venne abbandonato dalla guarnigione e venne occupato dalle truppe italiane
avanzanti dal Passo della Vena.
La struttura fortificata - Al piano terra i locali di servizio (centrale
elettrica, centrale telefonica, depositi, cucina, infermeria, officina etc.), al
primo piano gli alloggi della guarnigione, copertura in cemento e - a distanza
di sicurezza - il blocco batterie dotato di corridoio di collegamento, scale di
accesso alle torri corazzate e cupole osservatorio. Il forte era autonomo,
capace di operare in assoluto isolamento per oltre trenta giorni senza
rifornimenti né di viveri né di munizioni.
Disponeva di un capiente deposito d'acqua alimentato da un acquedotto che la
prelevava dal torrente Astico, cisterne di carburante per il funzionamento del
gruppo elettrogeno, deposito di munizioni, stazione telefonica e due postazioni
ottiche orientate verso Forte Sommo Alto e monte Rust. Verso est si avvaleva di
una postazione avanzata a quota 1446 m: in caso di necessità un tunnel
sotterraneo permetteva la rapida evacuazione del personale.
Dalla frazione Cùeli una teleferica saliva il versante settentrionale
dell'altura fino a poche decine di metri dal complesso fortificato permettendo
il veloce approvvigionamento di materiali e munizioni: forte Cherle era infatti
un forte di "prima linea", il più vicino alle posizioni italiane nel settore
Campomolon - Coston d'Arsiero - Costa d'Agra.
Nei pressi si trovano le caserme di servizio, il cimitero militare e, in cima
alla cosiddetta Scala dell'Imperatore, l'ospedale militare di Val Fredda.
Forte
Cherle rappresentò il principale ostacolo per un'avanzata italiana verso
l'altopiano di Folgaria dall'altopiano dei Fiorentini e del Passo della Vena. I
suoi obici, le molte postazioni di mitragliatrici e un articolato sistema di
difesa avanzato basato su ridotte e ampia fasce di reticolati scoraggiarono
l'avanzata nemica tant'è che non vi furono attacchi significativi. Gli obici da
10 cm in cupola corazzata, di piccolo calibro e della gittata massima di 7 km,
non avevano un potenziale offensivo rilevante, erano adatti soprattutto ad
impedire un' eventuale avanzata nemica, tuttavia entrarono in funzione nel
maggio 1916 a sostegno dell'Offensiva di Primavera (Strafexpedition).
Nelle
cupole corazzate stavano alloggiati gli obici, che potevano essere di modelli
diversi (M99, M5, M6 e M9). Erano pezzi di modeste dimensioni adatti soprattutto
all'azione difensiva, non concepiti per azioni offensive di rilievo, da
contrapporre ad esempio ai cannoni da 149 mm installati sui forti italiani. Il
modello M9, in dotazione a Forte Cherle, era installato su un affusto a
deformazione. Munito di due freni idraulici per il recupero dell'assetto di
tiro, aveva un alzata che andava da -15° a +45°. Le granate utilizzate erano di
quattro tipi, in particolare granate ad ecrasite, molto utilizzate sugli
Altipiani e note per il fuma giallo che provocavano e il puzzo acre conseguente
lo scoppio; erano utilizzate inoltre granate a shrapnel, usate in
funzione anti-fanteria (granate a pallettoni) e proiettili illuminanti, utili
per fare luce sui campi trincerati e sul terreno antistante la fortezza.
Completavano l'armamento del forte vari pezzi atti alla difesa ravvicinata,
soprattutto cannoncini da 60 e da 80 mm. Non erano pezzi molto moderni, comunque adatti a postazione di fortezza. I pezzi da 60 mm erano capaci di 12 colpi al
minuto con una gittata massima di 1,5 Km e sparavano granate e shrapnel. Erano
montati in casamatta su affusti deformabili e muniti di scudo protettivo. I
cannoni da 80 mm, i più diffusi in casamatta, avevano una gittata di 2,5 Km e
sparavano lo stesso tipo di proiettili. Le mitragliatrici erano invece
rappresentate dalle moderne Schwarzlose M07/12 e M07/8.
Aggiornato il: 02/09/07
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Corrado
visitino i luoghi dove fu combattuta la grande guerra,
portino il loro contributo di pietà agli oscuri eroi che dormono e dormiranno eternamente
nei cimiteri del fronte i quali
raccolgono le loro salme gloriose ..."
Ten.Adolfo Zamboni