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Forte Leone

Fortificazione italiana della Grande Guerra (m 1512)

 

Abbiamo visitato il forte Leone o di Cima Campo nel settembre 2004. A quel tempo, oltre a non avere la macchina digitale, una nuvola copriva interamente la zona. La visibilità era di pochi metri. (Le foto sono state scattate il 10 settembre 2006 in una successiva visita di Corrado e Famiglia.)

Conoscendo la dimensione delle gallerie, anche questa volta siamo andati muniti con il caschetto da speleologia. Il forte è in fase di restauro e non si potrebbe entrare.

La spianata anteriore al forte mette subito in risalto la maestosità della costruzione. Sono chiaramente visibili tutte le feritoie per le postazioni dei fucilieri.

Vista anteriore Postazione fuciliere per la difesa del fronte del forte

La difesa della fanteria prosegue con una trincea in perfetto stato. Il muro di fronte alla trincea serviva da tiro al bersaglio. Se qualcuno fosse sceso da li ..... vi lascio immaginare cosa sarebbe successo. Abbiamo provato a metterci nei panni del fuciliere. La trincea è perfetta e comoda per la posizione con un fucile in mano. Un po' sotto la trincea un camminamento ben protetto poteva servire per arrivare alle postazioni stando defilati dai colpi nemici e per portare le munizioni a chi era in combattimento.

Trincea e muro di difesa Dettaglio trincea

La Santa Barbara presenta ancora le tracce della pavimentazione e della copertura all'interno della grotta. L'umidità è altissima, ma in qualche modo riuscivano a tenere le munizioni all'asciutto. E' posizionata all'interno della montagna, in un posto "a prova di bomba".

Ingresso alla S.Barbara

Dalla S.Barbara alle torrette dei cannoni la strada era lunga e le bombe pesanti. Venivano usati dei carrelli su rotaie per trasportarne il più possibile.

Tracce delle rotaie per il trasporto delle bombe

Non ci sono difficoltà nel visitare il forte, se si vogliono visitare le grotte è necessaria una buona torcia elettrica. Attenzione a non battere la testa.

La storia del forte, che abbiamo riportato qui sotto, sinceramente ci ha fatto venire la pelle d'oca e ci ha emozionato moltissimo. Immaginare tutti gli uomini intenti a rallentare l'avanzata degli austroungarici per difendere la ritirata degli italiani, l'accerchiamento, la tentata fuga dalla postazione della mitragliatrice, ed infine l'onore alle armi concesso al comandante Olmi. Deve essere stata una grande battaglia fatta da grandi e valorosi uomini, di entrambi le fazioni.

La "finestra" della tentata fuga

 

Come si raggiunge: da Arsiè (BL) si seguono le indicazioni per Col Perer, poi si troveranno le indicazioni specifiche per il forte.


Visualizzazione ingrandita della mappa e calcolo itinerario


Forte Leone

SCHEDA PERCORSO
Provincia: Belluno
Comune: Arsiè
Coordinate punto di arrivo: 45.99963 - 11.688638
(45°59'58.67" N - 11°41'19.1" E)
Altitudine di arrivo (m): 1512
Difficoltà del percorso: T - Turistico
Ore a piedi (esclusa visita): 0
Come si raggiunge: in mountain bike, in auto
Tipologia: Storico, Paesaggistico, Panoramico


Altre foto:

Piantina del forte Legenda della piantina

Postazione cannone Corridoio per l'accesso alle cupole dei cannoni Galleria di unione tra la parte bassa e il corridio cannoni

Facciata del forte Galleria di collegamento alle trincee Per le necessità di tutti i giorni!

Accesso alla trincea L'alba dal forte Uscita sopra il forte Un altro particolare della trincea

Storia: (tratta dai tabelloni trovati in loco)

Il Forte Leone di Cima Campo venne costruito tra il 1906 e il 1912 sotto la direzione dell'ingegnere Maggiore Antonio Dal Fabbro di Sedico (BL) come parte della linea di difesa BIl Forte Leone di Cima Campo venne costruito tra il 1906 e il 1912 sotto la direzione dell'ingegnere Maggiore Antonio Dal Fabbro di Sedico (BL) come parte della linea di difesa Brenta-Cismon. Il Forte era armato da 6 pezzi "Armstrong" 149/35 sotto cupole, 8 pezzi 75/27, 5 mitragliatrici in casamatta e 6 in torrette a comparsa. Postazione delle cupoleLe vicende storiche che riguardano il Forte Leone iniziarono solo dopo la rotta di Caporetto, quando il Generale Cadorna affidò al battaglione alpino Monte Pavione, comandato dal Maggiore Roberto Olmi, il compito di proteggere la ritirata delle truppe italiane provenienti dal fronte montano fino al passaggio del complesso fortificato di Primolano: una difesa ad oltranza del forte non fu mai presa in considerazione.
Nel forte, oltre al comandante, vi erano 12 ufficiali, tra i quali uno del Genio, un medico, un cappellano militare, oltre a 230 uomini di truppe: 200 del battaglione Monte Pavione appartenente al 7° Reggimento Alpini e 30 del Battaglione Val Natisone. Il gruppo Austriaco comandato all'assalto era composto da: I^ e II^ Compagnia, plotone d'assalto, mitraglieri del K.K. Tiroler LandSturm-Bataillon I, mitraglieri del Schutzenregiment e compagnia degli Standschutzen di Merano.
Il giorno 12 novembre 1917, tra le ore 7:00 e le 8:00 cominciò l'attacco avvolgente al forte.
L'avvicinamento risultò difficoltoso: a sud-ovest il pendio era molto erto e roccioso, ad ovest, all'interno del fitto bosco, le truppe italiane sparavano all'impazzata.
Dopo i primi momenti di stallo e difficoltà, segnati anche dalla stanchezza delle truppe austriache da giorni impegnate in estenuanti marce, l'assalto riprese. L'attacco finale fu guidato dal Capitano Berkic nonostante poco prima avesse ricevuto l'ordine di arrestarsi sulle posizioni conquistate fino ad allora.
Ormai il forte era completamente accerchiato ed Olmi alle 16:00 ordinò alle sue truppe di abbandonare le trincee esterne e di rifugiarsi all'interno della fortezza., il Forte poteva essere abbandonato e fatto saltareAlle 17:00 arrivò la telefonata che le truppe italiane da tutta la giornata aspettavano: le truppe in ritirata erano al sicuro, il Forte poteva essere abbandonato e fatto saltare! Mestamente Olmi rispose che ormai era troppo tardi, ma comunque era felice che il loro sacrificio fosse stato utile. Come ultima, strenua difesa il comandante inventò uno stratagemma: alcuni soldati avrebbero lanciato dalle torrette le ultime granate rimaste, mentre gli alpini abili avrebbero girato il cappello in modo da portare la penna nera sul davanti, forse potevano in questo modo scappare simulando il pennacchio dei Kaiserschutzen! Gli austriaci si accorsero dell'inganno e spararono sulla colonna dei fuggitivi, solo una ventina riuscì a scappare, mentre tutta la guarnigione fu fatta prigioniera.
Il forte agli occhi degli austriaci si rivelò integro, tuttavia le torrette blindate erano disarmate ed i cannoni puntati sulla valle altro non erano che tronchi d'abete verniciati di nero. impedì tutto ciò.
Al comandante Olmi vennero concessi gli onori delle armi in merito alla strenua difesa del Forte: esso poté portare la sua pistola d'ordinanza fino al campo di prigionia.

 

Creato il: 03/10/06

 

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